mercoledì 20 giugno 2012

problemi meccanici on the road


Per essere stata la prima sosta on the road, quella di ieri sera si è rivelata una scelta felice.
Oggi è sabato 16 e devo assolutamente cominciare a mettere ordine prelevando materiale che avevo chiuso in garage per la traversata; in realtà mi sembra di non essere stato visitato, se manca qualche piccola cosa lo capirò nel tempo.
Inoltre devo continuare la lotta alle formiche: all'interno praticamente non se ne vedono, però nell'area motore si percepisce un certo fermento, così come sotto al doppio tetto, e poi tutta la polvere che avevo sparso in giro devo assolutamente togliermela dai piedi.
Mi faccio forza e mi infilo sotto al veicolo cercando di capire come risolvere il problema dei ferma marmitta spariti: inizio usando delle stringhe per tenere ferme le bici, ma dopo due applicazioni volatilizzate durante gli spostamenti, mi rendo conto che serve una diversa soluzione al problema.


Fra una cosa e l'altra si è fatto quasi mezzogiorno; comunque decido di partire. Mi trovo a ridosso di un'area tanto ricca di fiumi da svolgere il compito di riserva d'acqua per NYC; si tratta di un'area collinare, verdissima e ricca di fauna selvaggia, denominata Catskill Mountaines, percorsa da molte stradine tutte un sali scendi e curve, impegnative e molto piacevoli.


Pur trattandosi di quote s.l.m. piuttosto modeste, dappertutto vedo indicazioni per sciatori: ne deduco che qui nevica abbastanza a bassa quota per svolgere copiose attività invernali di vario genere.
Ad ogni sosta controllo la situazione delle macchie che si depositano sull'asfalto: la spiegazione che mi aveva dato il meccanico, da me interpellato telefonicamente quando stavo conducendo il Nomade a Zeebrugge, regge sempre meno. Non è possibile che una eventuale esuberanza di olio rifornito nel carter del cambio possa produrre un rigetto tanto abbondante e prolungato. Che si tratti di un liquido non ci sono dubbi, sul tipo di liquido è tutto da scoprire.
Purtroppo, di tutti i livelli, quello dell'olio del cambio si trova in una posizione così complicata che mi risulta impossibile da verificare!
Inoltre potrebbe trattarsi di altro, anche se i livelli olio motore e servosterzo permangono ai massimi. Olio del servofreno non può essere perché me ne sarei accorto alla prima frenata, del servosterzo nemmeno perché me ne sarei accorto alla prima manovra da fermo.
Se non fosse che bisogna smontare tutto il carter ripara fondo motore, mi sarei già messo all'opera: resta il fatto che l'intervento va fatto con il veicolo sul ponte e quindi soprassiedo.


Oggi ho bisogno di fare cambusa, ma sulle stradine per le quali mi muovo incontro solo targhe indicanti villaggi impalpabili, dove le case restano invisibili dentro alla boscaglia e se ne percepisce l'esistenza per il box posta su strada, fintanto che si materializza un incrocio di più vie di comunicazione e lì non manca un centro commerciale.
Sul grande piazzale c'è uno spazio dotato di gazebo attorno al quale sono piazzate vetture d'epoca e non, tutte con i cofani aperti per consentire a chi vuole di ammirarne i motori, probabilmente tirati a lucido e resi brillanti.


Il primo approccio con il super market Chopper Price contraddice le mie aspettative basate sui ricordi di Vancouver, così realizzo che non si tratta di ieri, bensì di dieci anni fa precisi!
Mediamente trovo tutto caro e cerco di spiegarmi il fatto con la vicinanza di NYC, o meglio, con la presenza di seconde case abitate da gente che normalmente vive là.
Tenuto conto che $ ed € stanno viaggiando quasi alla pari, 770 gr. di nettarine a $ 3.40 - formaggio cheddar nemmeno paragonabile con l'originale inglese 283 gr. a $ 4.99 - 400 gr. di olive (buone) a $ 7.27 - 820 gr. di pomodori a $ 4.63 - 855 gr. di cipolle a $ 2.45 mi sono sembrati prezzi alti, senza citare il parmigiano di importazione a $ 15 per 300 gr.; solo la carne di porco mi è sembrata allo stesso prezzo che conosco, gr. 740 a $ 4.90 – mentre il diesel a $ 4.40 a gallone è più conveniente che a casa, ma non di tantissimo.


A parte queste considerazioni, si vede che anche il potente stato di NY (Empire State) non ha risorse da destinare alle manutenzioni in generale: né quelle delle strade né quelle del verde. Essendo che qui è quasi tutto in mano al privato, gli agglomerati di case sembrano mal coordinati, tutto è mischiato con un certo disordine, a meno che non si tratti di un'area residenziale dalle 4 star in su!
Dopo una serie di soste in punti panoramici durante un'altra giornata calda, mi fermo volentieri in uno spazio defilato ed ombroso a fianco ad un gazebo in legno riportante info su Catskills area. Dopo essermele lette tutte decido di passare qui la notte, così mi metto a cucinare seriamente mentre vado elucubrando se con un monitor aggiuntivo il pc potrà rigenerarsi e come dovrò comportarmi con il mobile.


E' domenica 17 e oggi terminerò Catskill area per spostarmi su quella molto più ampia e famosa denominata Adirondack Mountains.
Inizio a muovermi senza mete precise, tanto per verificare la nomea di questi luoghi, e devo dire che sono effettivamente dei bei posti.
Nell'affrontare una delle tante curve, con la coda dell'occhio intuisco la presenza di vari rottami di auto a lato di un capannone, anch'esso in uno stato di semi rottamazione; l'occhio è stato catturato dalla sagoma di un'auto che mi è familiare. Osservo meglio, quindi scendo a fare un giro ravvicinato: ciò che mi aveva colpito è un'Alfa Romeo GT rossa, tirata a nuovo, inizialmente penso ad una Junior 1300, ma poi capisco che qui negli U.S.A., con quel motore che da noi furoreggiava, sarebbe stata considerata un soprammobile; infatti questa è nella versione con motore o 1750 o 2000. Non pensavo proprio che un'auto di questo tipo, praticamente scomparsa in Italia, potesse trovarsi oltre oceano.


Ora la temperatura è notevolmente salita e vado deciso per Adirondack area, dove godo di bei panorami. Mi trovo ad immaginare i luoghi quando ci vivevano solo i First Nations, quotidianamente impegnati nelle varie attività di caccia nei boschi e pesca lungo i numerosi corsi d'acqua e laghi, mentre le donne provvedevano alla raccolta di varie tipologie di bacche e funghi ed alla legna.


Durante il pomeriggio transito davanti ad un altro centro commerciale posto sulla confluenza di più strade di grande comunicazione. Vedo la scritta WallMart e mi fermo subito per dare un'occhiata: questo è il marchio di una catena conosciuta per un ottimo rapporto qualità/prezzo e che penso di utilizzare con continuità.
Inoltre sono curioso di confrontare i prezzi Chopper Price, ma mi sembra che ci sia un pareggio sostanziale fra le due organizzazioni in questa parte del paese.
Metto gli occhi su un monitor da $ 100 e vado oltre, alla ricerca di soluzioni più valide per sostenere e bloccare la marmitta. Poi però ripasso davanti alla zona dove è esposta la tecnologia e così sollecito il venditore a prendere in esame il mio problema. Questi, quando estraggo dallo zainetto il mio pc, si da molto da fare per riuscire a collegarlo con lo schermo di un televisore in funzione dimostrativa sul banco: l'operazione non è facile perché bisogna dare degli imput per far si che l'apparecchio esterno diventi monitor principale, e con lo schermo disastrato del mio pc la vedo dura.


Lui dimostra di essere molto più bravo di me e, effettuati i collegamenti dei cavi, smanetta sin tanto che riesce nell'impresa. Ora che è dimostrato che la cosa può funzionare gli chiedo di riprovare l'operazione con il monitor da me prescelto. Quando posso constatare che è tutto ok, mi decido prontamente ad effettuare l'acquisto: è chiaro che ho raggiunto brillantemente il mio scopo, ma devo precisare che ho capito si e no 1/10 di ciò che continuava a sciorinare il venditore, il quale invece ha sostenuto che il mio inglese va benissimo.


Ora però l'apparecchio non è più un portatile, con questo monitor da 19” ho perso la possibilità di agili connessioni durante i movimenti pedonali in ogni dove.
Riprendo la strada e la temperatura mi sembra insopportabile, così colgo l'occasione di un bel posto ventoso, Lake Pleasant, per sostare e fare una gradevole escursione rinfrescante.
Qui c'è una bella struttura a disposizione dei vacanzieri; girondolando noto la prima possibilità per rifornirmi d'acqua in quanto le stazioni di servizio dove mi sono fermato non ne disponevano: quando sono circa le 20 e quasi nessuno è più in giro, avvicino il Nomade e rifornisco. Ho appena terminato l'operazione quando vengo affrontato da un addetto ai lavori in maniera non del tutto urbana per il fatto di essermi messo in una posizione non consentita: non perdo tempo in chiacchiere e mi sposto immediatamente, assai soddisfatto del risultato conseguito.

Ora è arrivato il momento della verità per provare la combinazione pc + monitor: così mi rendo conto che esso non si alimenta tramite pc ma che va alimentato autonomamente e che è dotato di spina americana. Io ho le conversioni verso tutte le prese del mondo, ma non di queste verso quella nostrana! Fra le dotazioni di bordo trovo però una schuco e decido di azzardare la sostituzione, stante la mia avversione verso i lavori che hanno a che fare con l'elettricità.


Tagliato il cavo noto che i fili interni sono uno bianco, uno nero ed uno verde. Ritengo che quello verde sia il neutro, quindi passo ai collegamenti: terminati eseguo il collegamento e....funziona! Ora posso riprendere a scrivere e, se trovo la rete, anche a fare dell'altro.


Senza troppa convinzione per il luogo abbastanza isolato in cui mi trovo, ci provo comunque, trovando subito una rete non protetta con segnale ballerino, ma tanto mi basta per verificare la posta ed aggiornare il blog.

Lunedì 18
Dopo il risveglio penso di connettermi ancora cercando di comunicare con qualcuno tramite skype: tenuto conto delle sei ore di differenza, l'orario è favorevole per comunicare. Certo, con il segnale così debole, anche escludendo la telecamera, le conversazioni sono quel che sono, però si può fare.


Apprendo così che per Vodafone, l'operatore telefonico che uso in Europa, la mia scheda è perfettamente funzionante e pertanto il problema che mi impedisce di usare il telefono potrebbe essere dell'apparecchio Nokia.


Dalla sofisticata tecnologia passo alla manualità pura cercando ancora di sistemare la marmitta; questa volta utilizzo i cunei per alzare il veicolo nella zona dove devo intervenire, ciononostante lavoro con difficoltà pur realizzando qualche cosa: solo viaggiando capirò se sarò riuscito ad ottenere un risultato apprezzabile!


Prima di lasciare il luogo, visto la rarefazione degli insediamenti umani e la tipologia delle strade da percorrere nella zona, preferisco aumentare la quantità di gasolio. Poi via per Indian Lake e tanti altri successivi, sino a raggiungere Lake Placid, sede di giochi olimpici invernali per ben due volte.
Il luogo non mi entusiasma, continuo ad essere sorpreso per le grandi quantità di neve che devono cadere a queste quote modeste, dove le montagne non superano quasi mai i 1.200 m.s.l.m., ma le pendenze ed i dislivelli per gare olimpiche ci sono. Oggi resto colpito dal fatto che noto molti alberi malati o già morti fra la boscaglia, in particolare abeti.



Mi dirigo verso Lake Champlain che prende il nome dall'esploratore francese che lo scoprì, e qui i panorami, da aspri e selvaggi, cominciano ad ingentilirsi: al di là delle acque del lago c'è il Vermont, ed io lo raggiungo attraversando un ponte a Crown Point.


Ora le farms, per quanto ben distanziate fra loro, si intensificano. Raggiungo Middlebury alle 19, giusto in tempo per cercare il punto sosta. 


Credo di averlo identificato in una zona splendida costituita da campi sportivi e museo d'arte di un collegio prestigioso: qui le case non sono più in legno bensì in pietra grigia che infonde loro un senso di austerità, ma lo spazio dove mi trovo è talmente ampio e verde che la sensazione si stempera. Mi colloco entro spazi destinati ai Visitors e mi sento a posto.



Dopo cena comincio a piazzare l'ambaradam costituito dal monitor con i suoi collegamenti al pc, ma dopo un po' sento bussare alla porta: toc-toc, polizia! 

Mi viene spiegato con gentilezza che lì non posso stare, è terreno del college, che le norme antiterrorismo escludono la possibilità di sosta libera; io spiego la mia situazione, vengo identificato, il poliziotto si allontana per informarsi se potrò restare oppure no. 




Dopo un po' si presenta dicendomi di seguirlo in un luogo dove potrò fermarmi; penso al piazzale del posto di polizia, ma in realtà mi conduce in un parcheggio dove è permessa la sosta overnight. Ringrazio e riprendo i miei lavori, purtroppo senza possibilità di connessione.


Oggi martedì 19 ho in programma di dirigermi verso Portland nel Maine o verso Portsmouth nel New Hampshire o verso Boston nel Massachusetts: dipenderà da come si metterà la giornata.
Sono già in moto prima delle otto ma non parto che alle 11; l'itinerario, su viabilità ordinaria, mi porta a Montpelier, capitale dello stato, attraverso The Appalachian Gap - sito sul The Long Trail.



Le quote sono modeste, ma le rampe per raggiungerle sono dure; nella scalata al Gap mi son visto costretto ad utilizzare girare le marce più basse, che fatica per il motore!
Inoltre, giunto allo scollinamento, penso di fermarmi per immortalare i panorami: appena sceso vedo un gocciolio costante di un liquido chiaro sulla parte anteriore lato passeggero.


Accidenti, non riesco proprio a trovare un attimo di serenità, ogni due per due si presenta un problema nuovo o la variante di un problema esistente.
Decido per un'ulteriore ispezione, dall'alto aprendo il vano motore, dal basso stendendo il tappetino ed infilandomi sotto allo chassis: credo che a causa del surriscaldamento dovuto allo sforzo nell'effettuare la salita sia uscito del liquido di raffreddamento esuberante andato in ebollizione.


Mi convinco che non posso continuare così e quindi punto a cercare un'assistenza meccanica nella piccola capitale dello stato: credo che la perdita sia di gasolio, anche l'odore che percepisco a bordo me lo conferma, ma dove sia incentrata è ancora un mistero.
Potrebbe essere la pompa, il filtro non mi sembra, o qualche guarnizione lungo il percorso serbatoio-motore.
Su tutte queste strade montuose percorse ho incontrato quotidianamente qualche ciclista solitario, sia maschio che femmina, sia su bici da corsa che su bici da viaggio con tanto di carico, e anche un paio di tandem: un bel coraggio, quello di gente che è abituata alla sfida, caratteristica questa ben ancorata alle forme elicoidali del proprio DNA.



Stante la situazione non posso dire che mi sto godendo ciò che mi circonda; arrivo a Montpelier affamato senza avere avuto la possibilità di acquisti, quindi mi devo arrangiare dopo aver cercato un parcheggio adeguato. La città è piccola, ma mi sembra molto frequentata, tanto che tutti i parcheggi a pagamento del centro sono occupati ed io manco delle monetine così utili in questi casi: il ricordo mi va al parcheggio di Stavanger in Norvegia programmato per accettare le carte di credito, una vera furbata!


Fa anche parecchio caldo, la gente gira molto allegerita, incontro parecchi tipi che in Europa classificherei come alternativi, ma in questo Stato non sfigurano. Mi decido ad effettuare una perlustrazione: devo confessare che questi insediamenti, salvo qualche raro caso, destano in me un interesse molto scarso. E pensare che in ogni stato si trovano le repliche di nomi di città europee, delle quali i fondatori hanno saputo riportare esclusivamente quelli.



Alla fine del percorso metto il naso nel visitor centre e spiego la mia necessità: la segaligna tipa non più freschissima ma ben tenuta, dalla carnagione bianco latte tanto diffusa da queste parti, contenuta nella maglietta in dotazione color lilla sbiadito, aguzza gli occhi cerulei da dietro le piccole lenti e si mette a mia completa disposizione. Consulta l'elenco telefonico e comincia a chiedere in giro ricevendo sempre risposte negative; poi mi suggerisce un certo indirizzo a una decina di km. da qui; si tratta di un grosso rivenditore di V.R.(veicoli ricreazionali) ed io so per esperienza che non si tratta del giusto interlocutore. Durante la conversazione, a un certo punto mi passa la cornetta affinché sia io direttamente a spiegare il mio bisogno, così forzo le resistenze che sento dall'altra parte onde poter essere esaminato subito.



Detto fatto, con la collaborazione di Garmin arrivo in un attimo; lì, fra i tanti dipendenti, prima identifico la persona con la quale ho parlato, poi questa cerca un addetto che però al momento è impegnato. Dopo un po' mi affida ad un altro il quale, dopo un rapido esame al veicolo, mi dice ciò che già sapevo: devo recarmi da un meccanico di motori diesel. Rientrati in ufficio si danno da fare per me ben tre persone contemporaneamente, che senza la mia presenza si sarebbero date al concorso di chi fa girare i pollici più velocemente! 



Osservo e penso che qui c'è esuberanza di personale, i cui costi sono evidentemente inglobati nel servizio al cliente: altro che favoletta della concorrenza, qui mi sembra che il sistema si regga sul fatto che tutto si paga e non poco, sintomo di un'economia drogata che Marchionne sta modificando su questa sponda dell'oceano mantenendo i posti di lavoro e riducendo gli stipendi, mentre sull'altra sponda si limita solo a ridurre gli stipendi senza mantenere i posti di lavoro.


Alla fine ottengo un indirizzo, ringrazio e vado, solo che è un indirizzo fasullo in quanto si tratta di un meccanico che non opera sui motori diesel: in sostanza mi è sembrato di aver avuto a che fare con tante persone singolarmente gentili, ma del tutto inconcludenti!
Quindi è stata così anche la mia giornata. Raggiungo un altra località sperando in una connessione, ma ne resto deluso: non so che fare, se rimanere dove sono o spostarmi ancora in una località poco lontana dotata di WallMart. Alla fine vince l'accoppiata stanchezza e pigrizia: resto dove già mi trovo.


lunedì 18 giugno 2012

18.06.12 Adirondack Area


Nei primi due giorni in territorio U.S.A. sono stato quasi completamente impegnato a riconquistarmi la vita da Nomade, il che ha voluto dire prendere tutti i contatti necessari e raggiungere i vari siti di persona. Ho usato i pullman sia per raggiungere il centro di Newark che poi il luogo dello scarico dei veicoli dalle navi sito in un braccio del porto.

Fin dal mattino del primo giorno il segnale di rete è risultato debole o inesistente, e questa è l'unica pecca palesata dall'alberghetto che fa parte della catena Americas Best Value Inn; ciò mi induce ad affrontare quello che più temo, le conversazioni telefoniche! 
Consapevole che la giornata mi avrebbe fatto saltare di qua e di là, ho provveduto ad una abbondante colazione (inclusa nel prezzo), anche se la qualità si è rivelata mediocre.
Noto subito che la popolazione che usa i mezzi pubblici è prevalentemente di colore o ispanica, bianchi pochi e quei pochi presentano la stessa stazza degli altri: sono per la maggior parte obesi, ma di un obeso tale che mi vien da chiedere se questo non imponga loro delle limitazioni fisiche.
A parte ciò, a chiunque mi sono rivolto per un'informazione, ho sempre trovato risposte immediate, anche se a volte le persone non erano a conoscenza dell'ubicazione di certe strade.


Peraltro tutto questo è avvenuto dopo che in Dogana ho avuto a che fare con persone veramente gentili; tante preoccupazioni ingenerate da Bill si sono improvvisamente dissolte quando il funzionario ha visionato i forms da me predisposti: di tutti ne ha tenuti per buoni solo tre sui quali ha immediatamente apposto i timbri necessari. Alla mia domanda circa l'ispezione del veicolo ha risposto invitandomi ad andare a ritirarlo anche subito. Grande felicità! Una collega femmina mi ha poi indicato come fare a raggiungere F.A.P.S.(acronimo indicante il luogo di scarico e consegna) lasciandomi anche l'orario che osserva il pullman: meraviglioso! 


L'autista poi mi ha in parte agevolato lasciandomi scendere in un posto dove non avrebbe dovuto fermarsi; dopo una bella passeggiata sotto il sole con lo zaino caricato pesantemente sulle spalle raggiungo gli uffici di PortsAmerica in modo da parlare direttamente con il personale e venendo così a sapere che la nave è schedulata per le 6 del mattino del giorno dopo. Mi è anche stato precisato di tornare verso le 11.


Rasserenato ho affrontato il percorso inverso; al dunque è ancora lo stesso autista a prendermi a bordo. Sono senza biglietto ma mi sono già sgamato; sono pronto a farlo a bordo, ma ora so che la macchinetta non da resto, così come so anche che da senior pago un importo ridotto del quale non dispongo completamente. Allora l'autista mi dice di imbucare quello che ho agevolandomi ancora una volta, un vero amico! In ogni caso avevo già regalato alla compagnia dei cents durante il primo utilizzo, quello che mi è servito per fare esperienza.
Una volta rientrato, noto che c'è ancora da soffrire per la connessione. Ora affiora tutta la stanchezza: in realtà sono sveglio da molto presto e resto meravigliato di essere riuscito ad agire tanto efficacemente per tutta la giornata, portandomi sulle spalle lo zaino carico di tutta la tecnologia di cui dispongo.



Nel secondo giorno succedono molti fatti; dopo un risveglio avvenuto troppo presto, tengo duro sino alle 6.30 (corrispondenti alle 12.30 in patria); quindi mi preparo per lasciare l'albergo ma non la valigia, con l'idea di ripassare a prenderla a bordo del Nomade. Questa volta l'ispanica mi suggerisce di utilizzare lo shuttle che sta partendo per l'aeroporto in modo da arrivare senza stress alla fermata del pullman: accetto il suggerimento così mi porto al seguito anche la valigia. Una volta salito sul pullman diretto al porto, questo segue un itinerario diverso per cui mi deposita con tutto il bagaglio direttamente a destinazione, poco prima di mezzogiorno. Ora capisco perché ieri l'impiegato mi aveva indicato come orario quello delle 11! perché alle 11.45 qui si va in pausa pranzo sino alle 13.



Attendo serenamente perché o già individuato Il Nomade fermo sul piazzale; anche altri utenti entrano nell'ufficio e si mettono in attesa. 
Quando è il momento della mia pratica io insisto sul fatto che devo pagare ancora circa $ 85, importo che qui non risulta. Capisco al volo che non è a quelli del porto che devo pagare, bensì a WWL della quale vedo solo ora la segnaletica per raggiungere i loro uffici. Con i documenti attestanti il ritiro raggiungo WWL, ma l'impiegato mi informa che non posso andarmene in quanto deve essere effettuata un'ispezione su mio veicolo.


Spiego che gli uffici doganali hanno escluso questa ipotesi, ma l'impiegato insiste spiegandomi che l'ispezione non è doganale, ma di un organo di polizia che ha a che fare con l'agricoltura. Allora capisco di che si tratta: il mio veicolo ha l'aria di poter provenire da paesi pericolosi e questi vogliono accertarsi che non introduca sul suolo U.S. qualche microbo o infestante deleterio alle loro coltivazioni. L'ispezione sarebbe prevista per lunedì, ma pur essendo venerdì ore 14 il tipo si da da fare e ottiene per le 15.30 il sopralluogo.
Con due addetti portuali raggiungiamo tutti assieme Il Nomade proprio nel momento in cui l'auto degli incaricati all'esame si sta allontanando: si sono fatte le 16 e finalmente apprendo che posso andarmene.
Mi sposto fuori dal recinto e cerco di dialogare con Garmin, per la prima volta da soli; non sono pratico e pertanto non è facile,non ci intendiamo, alla fine, pur di togliermi da lì e dal caldo esagerato che mi circonda, sapendo che la mia direzione è Nord, seguo solo questa indicazione che mi viene fornita con precisione. Un po' si va per NE, quindi aggiusto con NO, cercando sostanzialmente di compensare sin tanto che, dopo aver schivato vari quartieri di NY, su una viabilità di tipo cittadino, mi trovo fuori in zone residenziali con strade strette tutte curve. Al primo momento possibile decido di fermarmi per guardare meglio la mappa che poi tanto dettagliata non è, ma lo è abbastanza per farmi decidere di andare a incrociare la 87, quella giusta per la mia direzione. La trovo e mi inserisco: ora il ritmo di marcia cambia decisamente, anche se il traffico è assai intenso. Quando si tratta di rifornire scopro che il gasolio costava meno fronte mare; chiedo la possibilità di caricare acqua, ma non c'è, guardo le merci esposte nello store e vedo la mappa Rand McNally formato atlante, più dettagliata rispetto a quella forse più maneggevole ma con le tavole più piccole, che mi procuro al volo ritenendolo un acquisto indispensabile.



Almeno ora ho dei nomi di località da seguire e li comunico a Garmin il quale sembra contento di potermi fornire un servizio più completo. Mi trovo indirizzato verso l'area delle Catskill Mtns, Stato di NY, relativamente vicina al grande agglomerato urbano e già presenta un ambiente tanto selvaggio, con vegetazione varia e fitta, grande presenza di animali selvatici, spesso spiaccicati sull'asfalto. Trovo un posto interessante dove sostare per la notte: si tratta di un complesso sportivo appartenente alle scuole locali, inserito in un'ampio spazio verde tenuto perfettamente.
La mia stanchezza ora è notevole, tanto da farmi assorbire alcune note dolenti che approfondirò domani: ancora gocce d'olio sull'asfalto ogni volta che mi fermo, marmitta senza più i suoi ancoraggi di gomma andati dispersi, computer inutilizzabile a causa dello schermo a cristalli liquidi per tre quarti andato a causa caduta.


lunedì 11 giugno 2012

13 giugno 2012 passaggio nel nuovo mondo


Dopo i frenetici giorni trascorsi nell'eremo che è la mia casa a Sestri Levante, intento agli ultimi preparativi, arrivato a Milano il giorno prima dell'imbarco mi appresto a controllare le mails ricevute trovandone una serie che non contribuiscono a conferire tranquillità.
Mi riferisco a quelle inviatemi dallo spedizioniere di New York, fra le quali la seguente le comprende tutte: “More bad news. Shipment shows on hold by Customs and is scheduled for an exam. Exams are done on Thurdays. So you are looking at June 21, possibly extending to June 22 to pickup. Also additional charges are due for exam. I don't know what they charge.”
Proprio notizie che mi servono per convincermi a modificare il mio itinerario; tutti i ritardi già accumulati mi stavano facendo riflettere su quei 16.000 km ed il tempo necessario per percorrerli, necessari per visitare l'Alaska, ritrovandomi a Seattle orientativamente verso fine agosto, ma ora sembra essere stato calato l'asso di briscola sulla faccenda.
Con le prenotazioni effettuate e senza più tempo utile per effettuare dei cambiamenti mi avvio di buon mattino mercoledì 13 all'aeroporto di Linate; prima operazione, ottenimento di un visto su una mia dichiarazione da parte della Dogana circa gli oggetti in mio possesso non corredati da fattura in funzione del rimpatrio per quando avverrà, seconda operazione, check-in e consegna valigia, terza operazione, controllo del bagaglio a mano per l'imbarco: tutto avviene senza intoppi, il volo Air Lingus EI 433 decolla regolarmente alle 11.20 con destinazione Dublino. A bordo non viene servito nulla a nessuno, anche se sarebbe possibile ottenere qualche cosa a pagamento: personalmente opto per mettere in pancia del cibo durante il tempo da trascorrere a terra in attesa dell'imbarco sul volo EI 109 per New York che decollerà alle 18.30 l.t.. 
Una volta giunto nell'aeroporto della capitale irlandese vengo indirizzato nella zona di collegamento con il volo successivo per ottenere la carta d'imbarco non prima di un ulteriore controllo del mio bagaglio a mano.
La sosta si rivela proficua perché è possibile la connessione wi fi for free in modo tale da consentirmi ulteriori aggiornamenti con invio di emails.
Fuori il cielo è di un grigio pesante e sono contento sulle scelte di abbigliamento effettuate.
In men che non si dica mi trovo a bordo di un velivolo diverso che decolla in orario e raggiunge la meta persino prima del previsto; durante la traversata viene servita sia una cena (la scelgo nella composizione beef per trovarmi in realtà di fronte ad una vaschetta di fusilli al ragu)  che una prima colazione leggera poco dopo. Nello stato in cui mi trovo assumo tutte le calorie del caso non sapendo cosa mi aspetta oltre.
Leggendo, dormicchiando, guardando il piccolo video a mia disposizione senza usare l'audio, le otto ore di volo si consumano nel tempo giusto.
A NY il temuto passaggio davanti ai funzionari dell'Immigration avviene senza difficoltà, così come quello della dogana dopo aver ritirato il bagaglio arrivato indenne, pur non essendo sigillato.
Dopo mi aspetta il desk per prenotare il passaggio shuttle a Newark airport, ore 8.34 locali (2.34 del mattino in patria); ancora un'ora e arrivo a questa destinazione. 
Purtroppo ho a fianco un altro viaggiatore che quando si tratta di indicare al driver dove essere lasciato indica con decisione il Parking n° 5 dove gli shuttle dei vari alberghi continuano a prelevare e ad accompagnare i loro clienti. Io comunico la stessa indicazione senza la certezza sul n° del parcheggio, ma è stata straripante la certezza dell'uomo bianco parlante la lingua del posto che ho subito accreditato come esperto. Il driver diventa matto a cercare il parking n° 5 e, non trovandolo, ci lascia al terminal A.
L'esperto mi porta davanti ai telefoni per chiamare l'albergo in quanto il cellulare qui risulta incapace di operare. 
Bisogna avere degli spiccioli che non ho, allora il tizio acquista una bottiglia di minerale in modo da darmi la possibilità di effettuare un cambio. Tornato ai telefoni prende in mano la cornetta e mi invita ad inserire gli spiccioli mentre imposta i numeri sulla tastiera. Li imposta così bene che non riesce a parlare ma solo a fare scendere i quattrini. Lui non capisce il perché e ci riprova ottenendo lo stesso risultato: così ora devo andare ad effettuare un altro cambio. Al mio ritorna modifica la strategia; dopo aver bruciato un altro carico di spiccioli, finalmente, al quarto tentativo ci riesce. Così apprende che il luogo dove approdano gli shuttle degli alberghi è il parking n° 4, il 5 è del tutto inesistente.
Anche nello spostamento necessario per raggiungere il P 4 a mezzo Airtrain cerca di sbagliare; finalmente, giunti nel posto giusto dove rintraccio il telefono di cortesia con il quale allertare lo shuttle del mio albergo, il troglodita mi saluta dileguandosi: quando mai dare fiducia a qualcuno solo perché parla miagolando come i locali! Anche fisicamente assomigliava al tipo del cartoon Wilma dammi la clava!
Sono le 11 di sera L.T., pari alle cinque del mattino in patria, quando entro nella mega camera dell'alberghetto prescelto: la connessione funziona e mi do da fare prima di coricarmi.

Zeebrugge-Sestri Levante prima del decollo


Tanto è stata soleggiata e luminosa la giornata precedente quanto è autunnale quella successiva. 
Le operazioni di consegna del Nomade a Zeebrugge si sono svolte in tre momenti ed in tre luoghi diversi: prima tappa lo spedizioniere, seconda tappa gli uffici doganali, terza tappa il terminal della compagnia di navigazione. Ogni tappa è stata rapida e senza intoppi, gli interlocutori hanno avuto tutti un atteggiamento cortese, in particolare al terminal dove ho richiesto un taxi per recarmi alla stazione ferroviaria di Zeebrugge. Al banco della stazione ho avuto la sorpresa di poter usufruire di una tariffa agevolata in funzione della mia età, il tutto su iniziativa dell'impiegato delle ferrovie; ho così pagato un terzo del prezzo pieno per raggiungere Brussels. 

Quello che non sapevo era che il collegamento con l'aeroporto Charleroi avviene dalla stazione Midi e non da Central; poco male, appena uscito ho cercato la navette e quando ho trovato difficile rintracciarla ho chiesto info. Sono allora rientrato in stazione per proseguire verso la fermata giusta. Qui non è stato facile trovare la fermata per carenza di segnaletica, ma alla fine ci sono arrivato. 
Mentre attendevo il pullman è passato un taxista che offriva, a chi ancora sprovvisto di biglietto, il passaggio all'aeroporto allo stesso prezzo del pullman, ma a bordo del suo veicolo 7 posti multiconfort. Sono stato il primo ad accettare, poi via via sono arrivati altri componenti in modo da poter partire subito. 
Altra sorpresa: arrivato all'aeroporto verso le 15 non mi restava che la possibilità di un volo Ryanair schedulato per le 19.30, e questo lo sapevo, ma quello che ignoravo era il costo del biglietto. Rispetto a ciò che avevo visto on line, dove non ho potuto prenotare a causa delle molte variabili che avrebbero potuto condizionarmi, e cioè un costo medio di circa € 50, mi sono sentito chiedere € 360! 
Alternativa unica possibile il volo del mattino successivo alle 6.30, visto on line a € 9.90 ma al banco € 80. Breve riflessione e conseguente pronta decisione per questa soluzione. L'impiegato mi ha allora informato della necessità di eseguire le operazioni di chek-in on line almeno 4 ore prima della partenza in una delle tante postazioni sparpagliate nel salone. No problem, visto che ho deciso di rimanere in aeroporto. 
L'aeroporto è piccolo e piuttosto limitato nelle offerte per il passeggero; appena posso mi accomodo in un sedile scomodissimo quando se ne libera uno, pensando a come è tutto più semplice ed economico quando viaggio come Nomade. 

Mi metto a leggere il libro che ho portato con me ed ogni tanto provo ad effettuare il chek-in, ma la postazione sostiene che è ancora troppo presto e la mia prenotazione non risulta ancora memorizzata. Mi trovo a ripetere il rito diverse volte ricevendone sempre la stessa informazione; il tempo c'è, quindi proverò più tardi. Le ore passano, si fa buio, le persone attorno a me si rarefanno, vado alla ricerca di una soluzione più comoda per la notte, ma non ce n'è, se non quella adottata da alcuni ragazzi consistente nello stendersi a terra. Quando mi assopisco non sono ancora riuscito ad effettuare il chek-in. Non è dormire quello che sto facendo, però gli occhi restano chiusi per lunghi intervalli di tempo; ad un certo punto mi prende un morso allo stomaco e decido di assumere della marmellata direttamente dal barattolo che ho in valigia (ho dovuto toglierlo dalla cambusa del Nomade per non incorrere nel sequestro a NY), poi inizio a muovermi e già stanno arrivando i passeggeri per i vari voli del mattino. Torno alla postazione ed ora ho il consenso, ma devo sganciare altri € 60! a mio parere questa è stata una vera e propria trappola; appena riapre il banco vado a protestare. La tizia è graziosa ed in tiro già alle 3.30 del mattino, ma è anche inflessibile. 
Sono tutte esperienze nuove per me: e pensare che mio figlio l'anno scorso ha utilizzato questo stesso vettore per raggiungere il Marocco ben due volte, la prima a € 15 A/R e la seconda ad € 25 A/R! Quando gli racconto l'episodio mi suggerisce, per casi futuri, di prenotare per tempo on line e, nel dubbio, di acquistare due biglietti per due voli diversi in orari differenti. 
Infatti è vero, se avessi acquistato due biglietti al prezzo medio di € 30 cad. avrei potuto volare al costo di € 60 contro i 360 richiesti al banco! 
Ma tutto questo ormai fa parte del passato. Appena rientrato trovo il suggerimento dello spedizioniere di NY il quale mi informa che l'arrivo della nave è previsto per giovedì 14; quello potrebbe essere il giorno buono per sbrigare le pratiche doganali in modo da avere fra le mani il Nomade venerdì 15 in quanto gli uffici non lavorano durante il fine settimana, né io ho voglia di starmene inutilmente in un alberghetto della zona. 
Così prenoto un volo Air Lingus con scalo a Dublino, un albergo in area Newark - dove ci sono sia gli uffici doganali che il Discharge Location Foreign Auto Processing Station (FAPS)- per due notti, compilo e spedisco forms per queste operazioni, sollecito la consegna della polizza assicurativa da parte della compagnia statunitense a mezzo del broker di Amburgo, rimetto il carnet de passage en douane all'ente emittente, sblocco i quattrini tenuti a garanzia di questo per tutta la durata dell'operazione, sbrigo altre faccende sino a tenermi lo spazio residuo per effettuare un po' di rilassante giardinaggio che mi consente di portare con me solo ricordi del mio eremo, lasciando nient'altro che tracce del mio lavoro. 
Per precisione di informazione, la frase originale, attribuita a Chief Seattle, Capo Squamish 1786-1866, testualmente dice: “Portar via solo ricordi. Lasciare nient'altro che orme”. 
E' una frase che mi è piaciuta sin dal primo momento in cui l'ho conosciuta circa 15 anni or sono, e cerco di ricordarla sempre, anche se con alterni risultati nel tempo.

giovedì 7 giugno 2012

Arrivo a Zeebrugge



Sono le 19.30 di mercoledì giorno 30 quando approccio l'area degli spedizionieri a Zeebrugge;  l'ufficio apre domattina alle 9 ed io  sarò puntuale.
Qualche dettaglio circa il trasferimento: è andato bene, salvo qualche coda di troppo per lavori nell'area di Koblenz (ma quanti grandi lavori stanno affrontando questi tedeschi!) e quella più snervante trovata nel Ring di Brussels, intasato di traffico che presumo in buona parte pendolare, dove ho rischiato di fermarmi a causa della mancanza di stazioni di servizio dove poter rifornire.
La stella della Texaco mi è comparsa davanti agli occhi proprio quando mi stavo decidendo ad uscire dal Ring, poco dopo aver imboccato la direzione della destinazione finale.
Considerazioni sul costo del carburante: persino sulle autostrade tedesche è meno caro rispetto a quello venduto da noi sulla viabilità ordinaria! Per non dire dell'Austria dove, al Brenner pass, un posto non certo semplice da servire da parte delle compagnie petrolifere, l'ho pagato € 1, 45/lt. (l'ho poi visto in giro sino ad un minimo di 1, 40).

Imprevisti: la sorpresa ad inizio viaggio mi è stata riservata dalla massiccia presenza di formiche a bordo; in venti anni non avevo mai vissuto questa esperienza!
Una volta raggiunta l'officina a Paderno Franciacorta, dopo una breve indagine, ho notato che quelle indefesse lavoratrici viaggiavano all'interno calandosi dall'alto.
Sono allora passato ad esaminare il tetto scoprendo un grande movimento nell'intercapedine del doppio tetto: ciò ha immediatamente dato inizio ad un'azione di repressione utilizzando specifiche schiume e polveri, continuando poi ogni giorno a bonificare e ribonificare ogni parte del veicolo. 


Oggi ne ho viste girare solo due all'interno, pertanto ho deciso di scaricare a volontà sia polvere che schiuma poco prima di lasciare il veicolo al Terminal WWL, in modo da creare un ambiente ostile non solo alle formiche, ma anche a quei potenziali visitatori che durante la traversata trovano sempre modo di farsi vivi.
In realtà ne ho colte poi parecchie in giro sul muso del veicolo, impegnate a lavorarsi le carcasse degli insetti entrati in rotta di collisione con  Il Nomade; che non si pensi che ho avuto due pesi e due misure, state certi che ho trattato anche queste come quelle, senza alcuna differenza.


Ora sono quasi le 21 e brilla ancora alto un bel sole caldo: dopo un giro di orientamento che mi ha portato sino al mare, la scelta per la sosta cade in uno spazio limitrofo alla stazione di servizio Total posta all'interno della “transportzone”, poco lontano dal luogo dell'appuntamento di domani.
E' giunto il momento per darmi da fare sia per la cena che per predisporre ogni cosa in funzione della consegna del veicolo.


mercoledì 6 giugno 2012

Il Nomade muove verso l'imbarco a Zeebrugge


E' già il pomeriggio inoltrato di domenica 27 maggio: sono circa le 18 ed ho appena terminato il lungo, faticoso e complesso lavoro tendente a mettere Il Nomade in condizione di muovere per quella parte di mondo normalmente identificato come America.
Sì, è arrivato il momento di questa partenza contrassegnata da segnali di profonda ambivalenza, sia generati al mio interno che provenienti dall'esterno.
Perché è vero che il progetto del grande viaggio è stato cullato amorevolmente da anni, tanto da considerarlo l'evento significativo di quella parte di vita che ancora mi verrà concessa, ma è altrettanto vero che prima di iniziarlo ho fortemente voluto andare in Africa Nord Occidentale.
I tre mesi impegnati lì, vissuti come per un appuntamento stabilito dal destino già negli anni settanta per una manifestazione di fantasie ancora giovanili, si sono impadroniti di una parte di me tenuta più o meno latente; questa ne ha approfittato per svilupparsi rapidamente, espandendosi sia nel cuore che nella mente dell'anziano prototipo umano frutto di darwiniana evoluzione costantemente perseguita.


Ecco allora concretizzarsi quella che si potrebbe chiamare l'apertura di una finestra su uno scenario inatteso, l'opportunità di dare un senso più nobile alla propria aspettativa di vita residua, la possibilità di rimanere vivacemente attivo sviluppando un progetto nel quale impegnare le proprie inesplorate capacità, la propria volontà, la propria conquistata essenzialità al servizio di chi, pur disponendo di altrettanta capacità, volontà ed essenzialità, si è trovato suo malgrado a vivere in luoghi attualmente dotati di minori risorse da offrire all'individuo per la propria sopravvivenza: il riferimento è a quelle genti che vivono nella “brousse”, il deserto del Sahel, sparpagliate in territori distribuiti in varie nazioni dell'Africa Nord Occidentale, accomunate da una cultura piuttosto incontaminata incentrata in un sistema di vivere la vita attimo per attimo, nella speranza quotidiana di poter disporre di quanto basta per sopravvivere, spinte a guadagnarsi un altro giorno per guardare l'altro negli occhi capendone l'anima.
Rientrato alla mia base ai primi di marzo, sono stato preso da dubbi circa il mio viaggio attorno al mondo: da una parte ho percepito l'attrazione che continua a ingenerare in me ciò che ho trovato in quella parte di Africa, dall'altro parte ho incontrato una serie di difficoltà quasi quotidiane per riuscire a portare Il Nomade oltre Atlantico, tanto che sino a pochi giorni fa, in carenza di una soluzione ad uno dei tanti problemi, sono stato sul punto di gettare la spugna e modificare l'itinerario.


Poi ho riflettuto ancora ed ho pensato che eventualmente avrei potuto semplicemente utilizzare una nave successiva per l'imbarco nell'attesa della maturazione della soluzione.
Mercoledì scorso, dopo che tutte le ricerche di aiuto da me indirizzate ovunque si erano rivelate vane, ho avuto un primo segnale di disponibilità dal New Jersey che ho coltivato immediatamente, sino poi a raggiungere l'obiettivo: a quel punto anche l'ultimo cerchio si è chiuso ed ho così potuto decidere di mollare quella catena che mi ha tenuto all'ormeggio.
Ora mi sono convinto che è meglio non avere programmi definiti, in modo da poter scegliere con maggiore selettività il da farsi in ogni momento, senza dare una costanza di continuità alla mia permanenza in un continente piuttosto che saltare in un altro, continuando intanto a portare avanti il lavoro impostato con Bambini nel Deserto, ma mantenendo la giusta distanza, quella che ti consente di dare il meglio conservando un'ottica realistica, senza subire le pressioni emotive: capisco che queste sono solo parole ragionate, il resto si vedrà!

Anche in occasione di questa partenza, a testimonianza del fatto che il nome che si è data la ONG non comporta esclusivamente interventi di soccorso in Africa, trasporterò del materiale sanitario destinato ad un piccolo ospedale organizzato in Nicaragua da due medici volontari italiani poco tempo fa: mi auguro soltanto di poter ricambiare la fiducia rappresentata tangibilmente dal materiale affidatomi riuscendo a portare a buon fine la missione entro termini di tempo ragionevoli.
Dovrò compiere un lungo itinerario per raggiungere Zeebrugge, il porto di Brugge (patrimonio UNESCO) che si trova nel Belgio.
Da lì Il Nomade partirà alla volta del porto di New York - che poi è Newark in NJ.
Una volta espletate le pratiche di spedizione e assolte le formalità doganali esso sarà affidato alla compagnia Wallenius Wilhelmsen Logistic che provvederà ad imbarcarlo sulla propria nave Turandot che effettua servizio ro.ro (roll in roll out), in partenza il giorno 3 giugno, previsto arrivo a NY il 13/14 giugno.
Quindi il primo pit stop avverrà presso la sede di Bambini nel Deserto a Modena.
Seguirà un altro pit stop a Paderno Franciacorta per piccoli interventi da effettuare in officina e rimasti sempre in sospeso.
L'itinerario ottimale consigliato da google per arrivare alla meta prevede l'attraversamento della Svizzera con proseguimento in Francia, per poi raggiungere la meta: la mia scelta sarà un'altra.
Quindi via per il Nord attraversando l'Austria, entrando in Germania da Reutte e risalendola sino ad Aachen, girando a sinistra in direzione Eindhoven, entrando poi in Belgio per arrivare a destinazione dopo almeno 1.750 km. al costo del solo gasolio, in quanto è ormai per me consolidata da tempo la scelta di evitare il salasso dei pedaggi.
In realtà penso che mi consentirò la Vignette per l'Austria (minimo 10 gg. per € 8, escluso il tratto Brenner-Innsbruk che eviterò con cura in quanto escluso dalla Vignette), mentre in Germania ed in Belgio è risaputo che non esistono.
Il tutto dovrà avvenire entro mercoledì, in modo da sbrigare ogni pratica giovedì in mattinata e, se non ci saranno intoppi, poter correre all'aeroporto Charleroi per essere accettato sul volo Raynair della sera in partenza per Orio al Serio.
Ciò che avverrà dopo sarà la prenotazione del volo che mi ricongiungerà con il Nomade, la prenotazione di un albergo funzionale a ciò che dovrò affrontare laggiù, e poi ...on the road, nel vero senso della parola.