sabato 27 ottobre 2012

Giornata speciale in Mendocino area


Venerdì 26.10-Grande giornata, e non tanto per i luoghi che ho in parte rivisitato, quanto per un incontro avvenuto nel primo pomeriggio a Point Cabrillo Light Station.






Dopo una escursione mattutina per le strade di Fort Bragg ancora addormentate ed una puntata alla foce del Noyo mi sono diretto verso sud.




Climaticamente è in corso un cambiamento, e questo ha cominciato a manifestarsi proprio mentre ero impegnato in un Trial a Point Cabrillo.


Ritornato a bordo mi stavo apprestando ad organizzare la partenza quando ho visto una persona avvicinarsi al finestrino con l'atteggiamento di volermi salutare.
Che sorpresa quando ho aperto la porta e mi sono trovato di fronte Franco, subito raggiunto da Michela, una bella coppia di italici romani qui residenti da 12 anni: ci parliamo e vorremmo continuare ancora, ma un loro impegno impone il saluto che avviene non prima di esserci scambiati i riferimenti per rintracciarci.
Nella fitta conversazione mi è stata lanciata l'offerta di parcheggiare per la notte davanti a casa loro, poco lontana da qui; al momento ringrazio senza impegnarmi perché non so ancora come evolverà la giornata.





Da lì proseguo per Mendocino, gioiellino architettonico incastonato in un ocean front di notevole pregio.
Restando attratto dalla tipologia delle case e dalla gente che vedo in giro mi ritrovo davanti al Visitor Center che qui ha sede in una casa museo; una volta entrato conosco Laura, la signora che presta servizio oggi, dotata di una bella pronuncia British style. Ecco una persona con la quale mi trovo bene al punto da sviluppare una bella chiacchierata a raggio più ampio rispetto alla funzione da lei svolta.
Apprendo così che in loco è impossibile trovare una sistemazione overnight. Sono le 16 quando a piedi mi avvio prima verso Portuguese Beach, una spiaggia raggiungibile solo a marea bassa, e poi con il Nomade lungo Heeser Drive, la strada panoramica che corre all'interno di Mendocino Headlands State Parks. Ora il cielo si sta completamente coprendo annullando i raggi del sole, togliendo quei colori che ieri avevo visto tanto brillanti.




Basta veramente poco a cambiare un'immagine, in questo caso facendola diventare scura e inquietante.




Una caratteristica che penso non mi appartenga è quella della intrusività, tanto che resto a lungo indeciso sull'opportunità di presentarmi all'indirizzo di Michela e Franco; poi penso che in realtà non andrei ad intralciare i ritmi della loro vita sostando nella loro proprietà e mantenendo la mia autonomia.
Quindi telefono per avvisare, ma trovo una segreteria telefonica che mi limita a lasciare un messaggio.
Pensando che la coppia potrebbe avere degli impegni fuori casa, dopo un po' inizio la manovra di avvicinamento.



Raggiunto l'indirizzo, una grande villa immersa nel verde con vista su una baia, la sensazione che non ci sia nessuno in casa prende forza; particolare curioso, mentre guardo qua e la, in una parte del giardino noto una statua raffigurante due mule deer. Quando il mio sguardo torna sulla statua quella si è mossa: infatti non è una statua, sono due mule deer che si muovono cautamente e, avendo percepito la mia presenza, agiscono d'istinto, cioè immobilizzandosi così bene da poter sembrare essere di bronzo.
Alla fine apro il cancelletto ed arrivo alla porta di ingresso, dai vetri della quale filtra della luce proveniente da una lampada: è arrivato il momento di bussare, quindi busso.
Alla porta si presenta Franco felice di rivedermi: gli spiego della telefonata effettuata e di aver accettato di sostare per la notte nel loro giardino.
L'accoglienza che trovo è genuinamente calda, con Michela il saluto avviene tramite un abbraccio, vengo presentato al figlio diciottenne impegnato nella preparazione della documentazione per accedere al college (facoltà di economia, ma il ragazzo è molto interessato anche a filosofia), lavoro che tiene coinvolto anche Franco.
Intanto la figlia è occupata con un'altra persona e poi non ho più occasione di vederla.
La gentilezza di questa gente verso l'estraneo viandante ha connotazioni bibliche: mi viene offerta la possibilità di sistemarmi in un cottage dove trascorrere una notte su un comodo King size e di prendere una doccia calda ad acqua illimitata. Ringrazio ancora pensando che forse una doccia domattina ci potrebbe scappare.
A questo punto Michela mi propone di cenare insieme: è talmente evidente che farebbe piacere a tutti una serata di buona conversazione che il mio assenso non si fa pregare, anche perché il mio spirito ha captato subito il loro trovandosi su lunghezze d'onda compatibili ad una connessione di ottimo segnale.
In una tavola dove le candele non mancano noi tre ci troviamo a consumare la cena accompagnata da un ottimo rosso californiano: è il primo assaggio di vino che effettuo da che mi trovo negli U.S.A. e non poteva avvenire in modo migliore.
Verso le 21.30 ci lasciamo con abbracci dopo avere avuto la passward per accedere alla loro rete wifi: appuntamento a domattina per un cappuccino e poi ognuno ai propri impegni.
Mentre scrivo queste note sento i rumori di vari animali notturni che stanno girando attorno al Nomade: Franco mi aveva preavvisato queste visite, visite che a me non procurano alcun fastidio.

venerdì 26 ottobre 2012

Mendocino area


Giovedì 25-Avevo proprio bisogno di trascorrere una giornata così come ho vissuto quella odierna: in assoluta calma e relax.
In quest'area mi sono sentito subito a mio agio e sin dal mattino ho cominciato le mie esplorazioni o le rivisitazioni di luoghi già incontrati ieri.
Ho camminato molto e mi sono divertito vivendo ogni attimo in sintonia con la natura che mi circonda.
Unico neo è rappresentato dal fatto che, al momento di passare le oltre 200 foto scattate dalla scheda di memoria al p.c., quest'ultimo ha deciso di eliminarle!
Tutto perso, come quando mi fu rubato il computer alcuni anni fa.
Pazienza: è un segnale per l'attaccamento che sto sviluppando verso la cattura di immagini dei luoghi?
So di persone che, per scelta, viaggiano senza strumenti, anche elementari, per riprendere immagini.
A parte ciò, il p.c. è già da un po' di tempo che mi crea problemi di vario genere, tanto che ho deciso per una sostituzione in coincidenza con l'arrivo dell'amico italico: lui si sta già facendo carico dell'acquisizione del nuovo, intanto però devo continuare a cercar di far andare questo senza procurarmi altri danni.
Mi preoccupa il fatto che l'azione odierna l'ha decisa autonomamente emettendo dei din dlon che non sono stato di in grado di interpretare; ma tanto, una volta emessi i suoni il pasticcio era già avvenuto.
Mi viene in mente il consiglio di chi se ne intende di questa tecnologia che mi ha indottrinato a salvare in vari modi ed in diversi luoghi di destinazione il lavoro effettuato: ci scappa una risata? Si, ci scappa!
Perciò oggi si va in onda senza immagini. 
Stavo dimenticando un particolare odierno interessante: mentre stavo camminando su un promontorio a picco sul mare ho notato una tipa in assetto da fotografo professionista poco più avanti di me. Quando l'ho affiancata questa ha cominciato a parlarmi: io non me l'aspettavo e inizialmente non ho capito nulla di ciò che mi stava dicendo.
In pratica costei mi stava chiedendo se ero stato in Oregon a fine agosto perché aveva già notato da quelle parti un veicolo che gli sembrava essere il Nomade, da lei visto parcheggiato dove anche costei aveva parcheggiato la sua auto.
L'ho rassicurata che si trattava proprio di lui; così mi ha raccontato di certi amici viaggiatori in camper che hanno percorso varie rotte, fra le quali alcune che sarebbero difficili per me.
Era talmente gasata che ha voluto riprendere varie foto, alcune anche con il sottoscritto davanti alla porta di casa.
Incontro effimero che si è concluso appena terminato lo show.

giovedì 25 ottobre 2012

Incontro con Pacific Ocean a Fort Bragg


Mercoledì 24-Mattinata iniziata abbastanza presto, partenza invece un po' ritardata. Con Dual Top funzionante è molto più facile uscire dalle coperte; prima spesa, poi cucina, e nel durante connessione. Verso mattina si era messo a piovere, ma ora il tempo sembra promettere bene.


Mi sento nuovamente a mio agio on the road anziché prigioniero di necessità per soddisfare le quali si rende inevitabile una dipendenza da altri.
Come un Argonauta continuo a viaggiare alla ricerca di un vello d'oro, ora sulla 20 sino a Redwood Valley: la strada è gradevole da percorrere, ai suoi lati c'è grande variabilità di coltivazioni con predominanza di frutteti, inclusa la vigna. 



Dopo Colusa il tempo va peggiorando e a Clear Lake sono raggiunto dalla pioggia. Peccato perché in queste condizioni non riesco a esprimere un giudizio; ciononostante mi fermo a Lucerne, che oltre ad essere la replica del nome della città CH, qui è anche sinonimo di una marca di formaggio: però non sono riuscito a capire se vi è un'associazione con questa Lucerne. La strada, per arrivare al lago, si inerpica con una buona pendenza e mi offre un primo vista point sul Bear Creek dove trovo un ambiente che sembra andato a fuoco recentemente creando dei contrasti di colori molto interessanti. 




Di laghi lungo il percorso se ne incontrano ancora altri prima di immettersi sulla oneOone sino a Willitis 


(la 101 è una delle mitiche rotte nord-americane; personalmente ho avuto il piacere di percorrerla nel suo tratto finale dove, in British Columbia, arriavata a Ruby Lake termina nello Strait of Georgia, di fronte a Vancouver Island: da lì in poi zero strade! O sai nuotare, o sai pagaiare, oppure ti fermi a meditare), poi si gira a sinistra e ti ritrovi ancora sulla 20, in un tratto spettacolare totalmente inforestato: si tratta di Mendocino Woodlands S.P.. 




Ed è da qui in poi che il tempo migliora sino a consentire al sole di vincere ai punti il suo match quotidiano con le nuvole e di essere dichiarato Winner al centro del Ring; poi la foresta si dirada in prossimità di Fort Bragg tanto che quando giro a destra immettendomi sulla 1 posso immediatamente vedere l'oceano subendone il richiamo: è un tutt'uno, sosta con escursione sulla costa ed entusiasmo che monta al mio interno.








Trovo persino dei Deer Mule che usano il parato di una bella magione ocean front temporaneamente inabitata! 


Mi mancava questo profumo condito con le voci dei gabbiani, era dai primi di settembre-costa dell'Oregon-che mancavo di queste viste!
Mi muovo abbastanza velocemente per non essere preso dal buio mentre sono in corso le mie esplorazioni praticando diverse soste; 





all'ultima, quando sto per riavvicinare Safeway che ho notato in precedenza, sento bussare alla porta: si tratta di una simpatica coppia di ritirati proveniente da Burnaby, B.C.-Canada, curiosa di sapere del Nomade e di me. Incredibile con che velocità sono riuscito ad esprimermi con costoro, forse è dipeso dal fatto che li ho capiti bene da subito, e questo facilita.




Arrivato alla mia meta trovo un furgone che avevo già visto alla prima fermata: questa è una coppia di alternativi datati che credo vivano di sussidi muovendosi qua e là: dei due ho capito meglio la voluminosa signora, Jennifer, mentre lui, William, che stava sorseggiando una birra, poteva forse anche essere un po' brillo per come parlava.
La giornata si conclude qui svolgendo tutte quelle operazioni che mi tengono impegnato sino a mezzanotte. 

Pit Stop a Grass Valley: una storia sofferta


Lunedì 22.10- A proposito di California, pare che il nome di questo stato derivi dallo storpiamento delle parole spagnole Calienda Fornax o qualcosa del genere. Probabilmente era piena estate quando i conquistadores, forse trovandosi nelle zone desertiche e soffrendo il caldo sotto alle loro armature, definirono in quel modo le terre che stavano attraversando: diverso sarebbe stato se si fossero trovati sulla Sierra in una giornata come quella che ho trovato io ieri. Forse le avrebbero definite “viento helado/frio” o qualcosa di simile, e chissà se la storia avrebbe seguito una strada differente!
Oggi sono incappato in una assistenza Webasto di una piccola organizzazione di nicchia dedita alla costruzione di camper in vetroresina: sono i primi VR che vedo realizzati con questo materiale negli U.S.A..
Il titolare, che ho visto lavorare con due assistenti, si è dimostrato interessato ad occuparsi della mia faccenda.
Già dalla notte scorsa si è messo a piovere e fa freddo, ma avevo potuto cavarmela con il riscaldamento sia ieri sera che stamane appena alzato.
Quando è cominciato l'intervento di assistenza la mia giornata è diventata presto infernale.
L'addetto, un bavarese un pò alternativo trasferito qui da oltre vent'anni, mi ha chiesto dove si trovassero i fusibili, e non aveva nessuna intenzione di cercarli sulla base delle mie indicazioni.
Quindi è toccato a me cercarli; mi sono buttato schiena a terra per avere la faccia rivolta verso l'alto nello spazio claustrofobico nel quale alloggia la centralina; stupidamente ho cominciato ad estrarla dal suo vano perché ricordavo vagamente che i fusibili trovassero la loro allocazione sul retro, e così è successo il fattaccio.
A causa dei cavi corti e di un fermo che non avevo visto, nella manovra di uscita si sono staccati un tot. di fili: quando mai non ho scritto da qualche parte come fare in situazioni del genere!
Quindi ho agito sulla base della loro lunghezza, ma prima di fare ciò alcuni si erano toccati fra di loro facendo scintille; risultato, impianto in corto e mancanza di alimentazione generale.
L'addetto mi ha informato che lui si occupa solo di Webasto e quindi non sarebbe stato in grado di fare nulla; e lo capisco, solo che io mi sono sentito un po' lasciato al mio destino.
Avevo capito che doveva trattarsi del fusibile nel vano batteria, ma ero confuso e quando mi sono messo a cercarlo non l'ho visto.
Dopo un po', su indicazione di un collaboratore del bavarese, ho trovato un'altra organizzazione che mi ha dato un'occhiata, ha trovato il fusibile da 50 A fuori uso e ne ha procurato uno apparentemente uguale, ma uguale non era, per cui non entrava nell'alloggiamento.
Allora mi sono ricordato che l'elettricista in Italia mi aveva fornito una scorta e ho tirato fuori ciò che serviva. Quando la corrente è tornata,l'unica cosa che continuava a non andare per niente era il Dual Top Webasto (aria calda e acqua calda), inoltre c'erano ancora alcuni cavi volanti che proprio non sapevo dove infilare.
Sono tornato da Webasto convinto che lì avrebbero risolto al volo la questione, ma non è stato così e ci dovrò tornare domattina, anche se nutro poche speranze.
Perciò ho fatto una foto che ho proseguito all'elettricista italico sperando che possa darmi dei lumi.
I cavi che non so dove infilare sono tre:
uno cortissimo, grosso e rosso con finale giallo, uno lungo marrone con finale azzurro,un altro rosso con finale azzurro.


Ho provato qualche soluzione: quando ho provato ad infilare il rosso finale azzurro in una certa presa sembrava facesse partire Webasto, ma in realtà è venuto subito fuori un lampeggio verde continuo che non è descritto né nel mio manuale né in quello dell'operatore.
Avendo dei dubbi ho fatto una prova successiva invertendo un pò di prese, ma è saltato nuovamente il fusibile batteria.
Ne avevo giusto ancora un altro e l'ho sostituito, ma ora ho l'incubo che possa succedere ancora domani quando il tipo Webasto ci metterà mano, e se salta tutto sono veramente alla canna del gas.
Dovrò mai far venire qui per un fine settimana in California l'elettricista?
Queste sono le situazioni in cui ti senti veramente smarrito perché non c'è una figura di meccanico che voglia prendersi la briga di indagare per risolvere: certo, capisco che qui gli impianti saranno fatti in maniera diversa, ma sempre di corrente che entra in una centralina si tratta.
O forse è davvero complicato capire dove inserire i vari spinottini se l'impianto non lo hai realizzato tu!
In questo momento la temperatura a bordo è di 12°, sono coperto con tutto il possibile, vedremo se sopravviverò alla notte.
Mi è subito venuto in mente quel film del ragazzo che muore di freddo in Alaska dentro ad un bus o camper abbandonato dove aveva trovato riparo.
Quando il tipo Webasto mi ha rimandato al domani, ho pensato bene di cercare riparo in un luogo caldo; ho così raggiunto Safeway, ma senza riuscire a trovare beneficio, mentre fuori la pioggia è diventata temporaneamente grandine.
Nel liberare il vano garage onde consentire l'accesso a Marc ho tenuto a bordo la valigia dalla quale ho estratto materiale prezioso per situazioni come questa; stanotte doppio piumino + sacco a pelo ed il sottoscritto ci si infila indossando una calda tuta.


Martedì 23-La notte è trascorsa in maniera confortevole. Con 8° in casa non c'è da stare allegri, ma la buona novella mi stava attendendo alla riapertura della connessione: ho trovato una mail speditami dal progettista del Dual Top Webasto.
Ho immediatamente replicato fornendo il mio numero telefonico e poco dopo sono stato contattato: lui si trovava in Germania, ma è italico, e mi ha invitato ad operare così come mi veniva indicato: in poco tempo il Dual top è partito iniziando a scaldare l'ambiente.
A questo punto mi rimane un cavo scollegato; veloci scambi di email e foto con l'elettricista italiano non portano lontano perché io non vedo alcuno spazio libero dove infilare l'ultimo spinotto, così si passa ad una comunicazione telefonica.
Il tutto avviene con me inginocchiato a terra per reggere la centralina fatta uscire dal suo vano e contemporaneamente il telefono in mano: capisco che il cavo scollegato è importante perché è quello che dall'alternatore fornisce energia alle batterie di servizio mentre viaggio, e quando provo a inserirlo al posto di un altro accendendo il motore il display dovrebbe evidenziare valori diversi di voltaggio, ma così non avviene.
L'elettricista mi suggerisce che probabilmente è saltato un megafusibile anche nel vano motore e mi invita a provvedere in qualche modo, facendo fare un ponte che possa collegare due cavi insieme: facile a dirsi!
Quando ci lasciamo verifico il megafusibile, ma si è rimesso a piovere e non posso procedere. Allora raggiungo Marc e gli spiego che il Dual top è funzionante ma che devo trovare il modo di collegare due cavi in uno. In poco tempo torna con strumenti e materiale occorrenti alla bisogna e si procede. Parlando vengo a sapere che lui è uno chef che ha deciso di dedicarsi ad una nuova attività da un anno a questa parte. Gli chiedo quanti veicoli riesce a produrre e mi dice che nel primo anno ne ha prodotti 10: un bel numero! Giusto stamane ho visto che dei camions stavano movimentando delle cellule: portavano via quelle finite e ne stavano lasciando un paio da allestire. Il Bavarese ha una bella stazza e tiene i capelli lunghi e ormai grigi raccolti a codino; il suo cane, manco a dirlo, è un grosso pastore bavarese, e la sua auto, una Bayerische Motor Werke 330i!


Recuperato il materiale da rimettere nel garage mi appresto a partire: ci salutiamo calorosamente, alla mia richiesta per pagarlo mi dice che non vuole nulla, quindi consumo un boccone e successivamente, prima di partire, gli chiedo se dispone di un megafusibile; si, ma di quelli che non entrano nel portafusibile italico. Mi suggerisce di raggiungere un negozio di ricambi dove, forse, potrei trovare ciò che mi serve. Ci vado al volo, ma senza successo. Il negoziante mi fornisce un'altra indicazione ed io la raggiungo: anche qui nessun risultato. Mi viene suggerito di raggiungere il posto dove ero stato già ieri:ok, ci vado. Spiego ciò che mi serve, ma non hanno il maxi fuse housing. Gentilmente l'addetto mi fornisce un altro indirizzo, un po' fuori mano: anche qui niente da fare! 


Girando come una trottola mi trovo ancora dalle parti del Bavarese; decido di ritornarci con l'idea di usare il megafusibile di cui dispone dopo aver modificato l'alloggiamento italiano. Spiego questa faccenda e lui vuol vederla dal vivo così, dopo, mi offre un'altra soluzione. Mi fornisce un oggetto che dovrebbe svolgere la stessa funzioni del fusibile, salvo che questo dura in eterno perché se va in corto può essere resettato. Mi do da fare per la sostituzione ma, accidenti, quanto sono dure da far girare le viti: una riesco a mollarla, ma l'altra assolutamente no. Coinvolgo ancora Marc e resto soddisfatto dal fatto che neanche lui ci riesca; allora manda un suo collaboratore e la cosa pare fatta.
Quando sto infilando i capicorda, uno dei due ha l'occhiello troppo stretto e non riesco a farlo entrare. Per fortuna il ragazzo è ancora lì e capisce al volo la situazione. Si procura un trapano e con la punta allarga l'occhiello sino a che può andare a dimora. Bene, stringo i bulloni e provo subito se la cosa funziona mettendo in moto il motore: Funziona!
Solo poche ore fa non riuscivo ad immaginare di poterne venire fuori.
Finalmente rimetto le viti alla centralina, sgombero gli spazi di tutti gli attrezzi e PARTO: data l'ora non posso fare troppa strada, ma almeno sino a Yuba City penso di poter arrivare.
Chiedo a Gramin di portarmi nella giusta direzione, ma mi trovo per stradine residenziali strettissime, inforestate, tutte salite ardite e discese e curve strette, bellissime le residenze che intravvedo, tutti i colori dell'autunno a portata di mano, ma mi rendo conto che sto andando nella direzione opposta a quella che mi serve.
Riprese in mano le redini, trascuro le indicazioni e percorro la 20 sino a Maryville: paesaggi incantevoli, molto bucolici, mentre il sole vince il suo match con le nuvole e riappare sul ring poco prima del suo tramonto.
Arrivato a Maryville potrei già fermarmi, però non vedo possibilità di connessione; allora proseguo di quel tanto che mi fa raggiungere Yuba City dove trovo tutte le facilities che mi servono: domani dovrebbe tornare il bel tempo, essenziale per me che voglio raggiungere la costa.



mercoledì 24 ottobre 2012

Da Carson City a Grass Valley via Genoa e Tahoe Lake


Domenica 21.10-Attori protagonisti della giornata Genoa town e Lake Tahoe.
Avrei potuto scegliere un altro itinerario per raggiungere Grass Valley, ma la curiosità che nutrivo sin dal mio arrivo a Carson City circa Genoa Town doveva essere appagata.
Pertanto, quando giunge il momento di muoversi, vado sulla 395 South sino a che le indicazioni mi fanno girare a dx sulla 206; poco dopo arrivo alla località in questione apprendendo subito trattarsi di un insediamento di Mormoni risalente al 1851. 





Quindi resta inappagata la mia curiosità sull'origine del nome della città, anche se rilevo cognomi italici (Prestigiacomo e Alfiero) di epoca recente sui mattoncini di un monumento.
Una questione seria qui in Nevada è stata al centro di accesi dibattiti per molto tempo; dalla fine degli anni 90 del secolo scorso sembra però ormai accertato che fra le città di Dytona e Genoa spetti a quest'ultima l'onore di essere il primo insediamento stabile dello Stato.




Onestamente nutrivo dubbi circa il fatto che dei genovesi fossero arrivati sin qui già a metà dell'ottocento per dedicarsi ad allevamento ed agricoltura!
I Mormoni, una volta giunti in questi luoghi dopo un viaggio di patimenti, anche se diretti in California (e ci sarebbe voluto almeno un altro mese di sofferenze), verificate le caratteristiche favorevoli del posto, decisero di insediarsi iniziando con la costruzione di una palizzata di legno a protezione dagli attacchi dei Nativi.




La località è sicuramente graziosa e la deviazione non ha influito sulle mie tempistiche odierne, anzi, mi ha consentito sia di incrociare il primo coyote U.S. che di viaggiare sempre su strade assai sceniche, anche se molto impegnative in termini di curve, salite e discese, in certi casi anche piuttosto strette e prive di protezione verso il baratro.
E' così che ho raggiunto Lake Tahoe, equamente suddiviso fra Nevada e California: sarà che di costa in Nevada ne ho fatta poca per dare un giudizio, però l'impatto con le grandi costruzioni dei Casinos-che in questo stato sono ovunque- non mi è piaciuto, mentre in California la situazione mi è sembrata più armoniosa.





Ci sono molte costruzioni, anche ravvicinate fra loro, ma molte sono ben inforestate; anche se ormai la stagione è finita e molte strutture risultano già chiuse, pur essendo incappato in una giornata fredda caratterizzata da un forte vento proveniente dalla Sierra (con del nevischio in sospensione), ho visto diverse persone impegnate in attività sportive all'aria aperta.
Il lago si trova ad una quota di 2.100 m.s.l.m. e svolge il ruolo di centro sportivo per sport invernali.
Mentre ero in sosta poco dopo South Lake Tahoe ho avuto la fortuna di assistere ad arrivi e partenze di squadriglie di Canadian Grouses ( l'oca canadese è il volatile con il quale mi immedesimo da tempo), riuscendo ad inquadrarne due in un decollo appena avvenuto: per me ed il mio vissuto è stato un momento emozionante vederle nel momento del riposo, sapendo che a breve avrebbero ripreso la loro rotta in direzione South.
A partire da metà maggio del 2001 trascorsi un periodo della mia vita a Vancouver; erano i primi giorni e mi ero temporaneamente dotato di un'auto a noleggio. In quell'epoca downtown non soffriva di problemi di traffico per cui non riuscivo a capire il motivo della lunga sosta mentre un semaforo continuava a passare dal verde al rosso senza che nulla accadesse.
Quando le auto ripresero a muoversi mi resi conto che lo stop era dipeso dall'atterraggio di un'oca canadese con la sua nidiata al seguito proprio ai margini della strada, e sin che tutta la famiglia non l'ebbe attraversata per immergersi in una fontana gli automobilisti rimasero in paziente attesa.
Fu una scena memorabile avvalorata dal trovarmi in perfetta sintonia con l'atteggiamento della popolazione locale verso gli animali selvatici con i quali sono abituati a condividere gli spazi.
Tutto ciò è tornato oggi prepotentemente alla mia mente mentre stavo osservando questi meravigliosi ed indefessi volatili.






Ho proseguito poi sulla 89 sostando a Emerald Bay, uno dei luoghi paesaggisticamente più interessanti di tutta la costa lacustre: ma che freddo!
Via Tahoe City ho raggiunto Truckee dove mi sono infilato sulla 80 percorrendone una quarantina di chilometri molto più facilmente dei precedenti, sempre in un contesto paesaggistico notevole; credo che questi luoghi siano stati anche teatro di giochi olimpici in un recente passato.
Sul versante montano che sto percorrendo riappare un bel sole splendente ormai alla fine del suo lavoro da questa parte del mondo proprio quando viene il momento di passare sulla 20 che mi condurrà a destinazione.



Quando decido di chiedere a Garmin di portarmi all'indirizzo dell'assistenza Webasto, questi si da da fare positivamente, salvo che mi annuncia l'arrivo in un incrocio buio senza alcun riferimento riconoscibile: avendo già avuto esperienze di questo genere, so che può sbagliare di qualche decina di metri.
Mentre penso di reimpostare la mia richiesta effettuo una conversione ad U fermandomi dopo 100 m.: con la coda dell'occhio leggo un numero civico al quale fanno capo varie attività; guardo meglio e fra queste trovo anche X Camper, il posto che stavo cercando di raggiungere.
Breve esplorazione di rilevamento e decisione immediata di sostare sul posto, molto vicino ad un veicolo in sosta che trovo interessante: meccanica Mitsubishi Fuso e cellula sul cassone tipo veicolo da deserto africano (ma si potrebbe anche dire da deserti americani), dotato di una serie infinita di fari supplementari e di verricelli per togliersi dagli impacci autonomamente.
Una volta parcheggiato provo a mettere in funzione il riscaldamento del quale sento il bisogno: poco dopo aver dato l'avvio mettendolo al massimo sento arrivare una mandata di aria calda notevole. Ok, allora del Dual Top questa componente funziona!