mercoledì 18 gennaio 2017

Il dado è tratto

Sabato 14.01.2017
Notizie varie mi sono giunte da amici in patria: fra questi colui che l'anno scorso sembrava cauto sulle qualità della moringa conosciuta in Burkina Faso, ora me ne caldeggia l'assunzione, anche in semi, dopo che specialisti italici fra i suoi contatti la stanno tenendo da allora sotto controllo in laboratori farmaceutici con riscontri assai positivi.
Alle 18.15 ecco materializzarsi il Beninoise: di argomenti da discutere con lui ce ne saranno molti da adesso in avanti.


Domenica 15.01.2017
Mattinata iniziata introducendo l'ospite giunto ieri alla conoscenza del mercato e delle boutique nelle vicinanze di casa.
Alle 11 incontro programmato al Bengue Pokai con il vice presidente della camera di commercio Italia/Africa Occidentale: argomenti tanti, purtroppo interrotti alle 14 per pausa pranzo durante la quale sono tornato su alcuni punti espressi dall'illustre V.P.


La situazione che ne era emersa per molti aspetti è desolante, di quelle che ti fanno rimettere in discussione tutto: il continente africano sembrerebbe essere stato dato per perso da tempo da chi tiene le redini degli affari di questo mondo, il paese è stato abituato sin dalla sua nascita a ricevere aiuti da tutto l'Occidente, è quello che ospita il maggior numero di ambasciate in rappresentanza di vari paesi al mondo, la gente si sente superiore a quella delle nazioni attorno, ha un atteggiamento di pretesa ormai ben noto anche a me dopo il recente incontro con il Capo Villaggio, il governo in carica è il primo dal 1952 che ha iniziato ad affrontare il discorso della tassazione imboccando presto la strada già praticata in tutto il mondo, quella che va a discapito dei piccoli, non esistono programmi né pianificazioni, tutto accade sotto la spinta di momentanee esigenze, le casse dello stato sono sempre a zero.
Forse sarebbe più corretto pensare a degli investimenti privati, ma per questi ci vorrebbero iniziative decise e ben organizzate dotate ciascuna di importi consistenti da investire e di responsabili in grado di supervisionarle in loco; ci sono esempi di successo, anche italici, ma chi ha denaro da investire spesso può ottenere risultati migliori nello stesso campo utilizzando altri paesi come base operativa. Il Baobab, per esempio, dal quale si possono ottenere vari prodotti interessanti che già arrivano in Europa, cresce in tanti altri posti dove è più conveniente per una azienda investire piuttosto che qui. Questo è un paese privo di materie prime e l'agricoltura, insieme alla pesca, continua a trainarne l'economia.


Per produrre meglio e di più serve la disponibilità di acqua, quindi si torna alla base della piramide delle necessità.
Lo stato non ha risorse per pensarci, ed ecco il perché delle molteplici iniziative che ai miei occhi appaiono come sperpero di denaro, anche se denaro in buona parte proveniente dalle rimesse dall'estero verso le famiglie.
Forse io sino ad ora ho visto realtà “opulente”, quelle in cui il cibo è assicurato in misura congrua, ma ovunque ci sono invece situazioni di sofferenza, spesso a pochi km. dai luoghi dove si vedono girare auto a livello super europeo, solo che io non ho avuto modo di entrarci in contatto per come mi muovo sul territorio.


Il pacchetto basico da organizzare sarebbe sempre lo stesso, replicabile in tutti i villaggi dimenticati: acqua (igiene + agricoltura), sanità (alfabetizzazione sanitaria + prevenzione + assistenza), istruzione (a partire dalla materna affrontata con il sistema “Bruna” e via andare sin dove si può).
Resta il problema della mentalità della popolazione, argomento non secondario, se no si rischia di imporre soluzioni che queste genti hanno già avuto modo di subire.


Nel pomeriggio passeggiata relax sulla spiaggia: inizialmente la bassa marea ha consentito di superare gli ostacoli rappresentati dal superamento della parte rocciosa e di arrivare più lontano che in precedenza.
Pur non tirando vento in maniera significativa ad un certo punto ho sentito sotto i denti qualcosa come la sabbia che normalmente entra in bocca, ma con vento forte! Che sta succedendo? L'ho capito subito: si è scheggiata la copertura di un molare ed io me la stavo inavvertitamente masticando.


Dunque un altro elemento, per quanto marginale, che va ad aggiungersi a tutti quelli che sono andati storti sin da prima della partenza.
Sulla spiaggia, assai meno frequentata rispetto ad altre volte, nessuna presenza di toubab; al calar del sole e con l'aria di mare montante sono stato raggiunto telefonicamente dall'amico di St. Louis che oramai non riuscirò a rivedere in questo paese.



Lunedì 16.01.2016
Sto attendendo il volontario pistoiese per programmare un itinerario al quale parteciperà anche l'amico Beninoise.
Nel frattempo il mio ospite si era accorto ieri in tarda serata di non avere con se il proprio tablet con relativi annessi e connessi: sicuramente è stato dimenticato nell'auto che lo ha condotto sin qui dall'aeroporto.



Egli si è autoconvinto di poterlo rintracciare recandosi là dove è atterrato onde individuare fra mille quella Reanault Laguna ed il suo autista al quale chiedere notizie della sua apparecchiatura.
Io al suo posto avrei accettato la perdita che a me è parsa meno grave del previsto in quanto riguarda solo films scaricati nel tempo e poco più; ma lui è giovane (+ di 37 cmq.) e caparbio, quindi stamane si è mosso. Quando ho voluto cercarlo per capire come stessero andando le sue indagini, mi ha risposto che si stava recando presso la gendarmerie dell'aeroporto per sporgere denuncia di smarrimento (una denuncia priva della targa dell'auto e del nome dell'autista: sic!).


Verso le 15 è arrivato il gruppo italico capeggiato dal pistoiese e composto da cinque persone in quanto una sesta si è recata direttamente in zona operativa.
Siamo presto entrati nel merito di questioni rimaste in sospeso sin dall'incontro di Sarzana avvenuto a novembre mentre i suoi accompagnatori si recavano in spiaggia intenzionati a bagnarsi.
Alla luce di quanto è emerso io sarò sul loro terreno operativo fra qualche giorno; sono fiducioso di trovare quelle condizioni con le quali sino ad ora non sono entrato in contatto.
All'ora canonica si è organizzata una cena alla buona alla quale è mancato il Beninoise ancora impegnato nella sua missione impossibile.


Martedì 17.01.2017
Verso le 10 sono arrivati i toscani dopo che il Beninoise mi aveva dettagliatamente messo al corrente circa la sua missione di ieri: in pratica la ricerca del tablet abbandonato sull'auto che l'aveva accompagnato qui, oltre ad una generica denuncia di smarrimento alla gendarmerie, è consistita in un messaggio rilasciato ad una radio locale che trasmette più volte al giorno per qualche giorno queste richieste di aiuto.
Sia la gendarmerie che la radio avevano assicurato che con le intelligenti mosse messe in essere SICURAMENTE l'oggetto smarrito sarebbe stato ritrovato!
Questa non se l'è bevuta nemmeno l'amico il quale però è rimasto sino alle ore 17 inchiodato all'aeroporto cercando di identificare l'auto e lo chaffeur, purtroppo senza successo.


I toscani si erano dotati di pane e uova che, con l'ausilio della cucina maison, sono stati trasformati in panini imbottiti di scrambled eggs ai quali si è aggiunto del buon italico caffe.
Tutto concordato fra di noi e quindi appuntamento al villaggio nei prossimi giorni con l'aggiunta della bella pensata di far tornare sin qui il loro chaffeur a prendere me e l'amico.


Successivamente mi sono messo in contatto con la missione cattolica di Sokone concordando il nostro arrivo per il prossimo lunedì.
A questo punto non mi resta che decidere la data del rientro in Italia sulla base dell'offerta voli, anche se qualche cosa in me continua a spingere in direzione opposta & contraria quando invece so che il dado è tratto indipendentemente dal numero che ne è uscito.



lunedì 16 gennaio 2017

Ritorno a Gandigal

Ho avuto la fortuna di trovare l'autobus in arrivo appena uscito di casa; è il vettore che preferisco, inoltre è particolarmente economico.
Al croissement del Grande Baobab ho subito trovato una vettura disponibile a raccattarmi per depositarmi all'arret de Gandigal.
Quando sono sceso mi sembrava di essere al posto giusto ma mi sbagliavo, anche se solo per una ventina di metri.


Raggiunto il buco dove avrei dovuto lavorare per l'intera giornata il mio interlocutore spariva per lasciarmi nelle mani di una sua giovane collaboratrice proveniente dalla Guinea che mi ha preparato e servito una petite dejuner della quale non sentivo la necessità: la tipa si alza tutti i giorni lavorativi alle quattro del mattino e resta impegnata sino alle 22 fra famiglia e lavoro, lavoro dove si porta appresso il piccolo di due anni che ho visto essere un tipino assai precoce.
Il lavoro consiste per la maggior parte nell'eseguire pratiche - richieste dal pubblico - di movimento denaro tramite operatori telefonici (ma nel buco ho visto anche esposto in vendita abbigliamento sportivo, scarpe apparentemente usate, valige e l'indicazione per i polli, e altro ancora: il buco di un broker!).


Quando l'uomo è tornato erano già quasi le 11 e quindi ho dovuto ricordargli il mio programma di lavoro odierno in quanto costui erroneamente pensava che io mi sarei trattenuto sino a domattina.
Dopo una introduzione inerente alla mia avvenuta lettura del voluminoso piano di sviluppo poliennale di Gandigal ho seguito pedissequamente il piano stesso che mie era stato affidato la volta precedente e sul quale avevo annotato i punti da approfondire.
E' emerso incidentalmente anche l'argomento Talibé: qui ho avuto ulteriori informazioni sulla base della situazione locale. Ci sono tre Dahara, le scuole coraniche altrove chiamate madrasse, due delle quali emanazioni di due moschee e quindi sotto l'egida di due Imam, mentre la terza fa capo ad un Marabout.
Mi è stato spiegato come spesso il Marabout sfrutti i ragazzini a lui affidati, ma secondo il mio interlocutore la colpa sarebbe per la massima parte dei genitori che si disinteressano in tutti i sensi dei figli a cominciare dal fatto che loro dovrebbero fornire il sostegno per il loro mantenimento e non lo fanno.
Inoltre i Marabout che profittano della loro “muta” spesso operano assai lontano dai luoghi di provenienza dei bambini; per esempio quello di Gandigal si è materializzato tempo fa, ma sarebbe originario di St. Louis, località un bel po lontana da qui trovandosi sul confine mauritano.
Tralascio di accennare ad altri passaggi, ma certo è che questo argomento è più complicato di quanto potrebbe apparire ad una prima lettura; sembra che il Governo abbia in programma di fornire quattrini affinché le Dahara abbiano certi requisiti sia in termini di insegnamento sia in termini di dotazioni proprio per arrivare a togliere i ragazzi dall'attività di accattonaggio.
Verso le 15.30 si è consumata una pausa per consumare il pranzo fatto arrivare da poco lontano; in realtà si è perso tempo ulteriore in quanto il tipo ha atteso il ritorno della collaboratrice affinché questa sistemasse la ciotola contenente una gustosa tibudjne su un appoggio (bidoncino tipo pittura rovesciato) offrendoci due cucchiai: operazione questa non ritenuta adatta ad essere svolta dal mio interlocutore maschio.
A seguire egli mi ha fatto capire che non sarebbe stato in grado di riprendere subito il lavoro e pertanto mi sono accodato a lui onde lasciargli il tempo di fumare una sigaretta mentre passava da un telefono che include tre diverse schede telefoniche ad un altro, il tutto in maniera compulsiva.
Quando l'ho richiamato all'ordine siamo tornati in postazione sino alle 19.00 quando l'ho invitato ad inviarmi via email certi dati da lui già quasi totalmente acquisiti.


In realtà ancora prima si era materializzato sul vano porta del buco un personaggio anziano che si poteva capire da uno sguardo essere uomo di potere; infatti si trattava del Capo Villaggio, incarico elettivo che conserva dal 1994 forse solo per il fatto che appartiene alla famiglia del fondatore dell'insediamento.
Era appositamente venuto per conoscermi; non parla francese e quindi il poco che ci siamo detti è stato detto tramite il mio interlocutore. Non ho troppo gradito la richiesta di fare in fretta perché loro sono stanchi e pertanto ho voluto fosse edotto di quale è la procedura per arrivare a prendere in considerazione un progetto a vantaggio di una comunità come la loro.
Poi ci ha lasciati praticamente senza un saluto diretto; mi è stato riferito che la bizzarria sarebbe dovuta al fatto di un certo stato di malessere ai piedi: sic! Ma io sono portato a pensare invece che sia dipeso dal fatto che il mio atteggiamento nei suoi confronti non è stato di sudditanza (forse può aver percepito che non si era creato un campo magnetico particolarmente positivo fra noi).
A conclusione del lavoro svolto il mio interlocutore mi ha chiesto alcune delucidazioni; circa l'aspetto inerente ai collegamenti del luogo con le città vicine non aveva avuto dubbi ad affermare che sono frequenti durante le 24 ore, anzi, continui e senza sosta!


Una volta attraversata la strada gli ha cominciato a cercare di fermare un'auto per me dandomi l'occasione per capire una certa mimica che ho sempre visto utilizzare sia ai richiedenti il passaggio che ai conduttori agitando le dita della mano in un certo modo: si tratta di un codice che consente al conduttore di accettare di fermarsi oppure no a seconda della direzione dichiarata dal viaggiatore attraverso il codice: una furbata di tutto rispetto!
Dopo non poco si è fermata una Dacia quasi vuota e sono partito. Ho commesso la stessa imprudenza della volta scorsa quando avevo già riflettuto sul fatto che con il buio sarebbe stato meglio arrivare a Djamandjo piuttosto che cercare un passaggio al croissement del Grande Baobab.
Questa volta, dopo un tot di sept palce completi sfilati sotto il mio naso, ho sentito due accenni di clakson provenire da una station wagon fermatasi qualche metro più in là.


Appena raggiunta ho capito che si trattava di un privato gentile che si stava offrendo di accompagnarmi sino alla sua meta; ho accettato e subito il tipo ha cominciato a dirmi che non è prudente di notte seguire la strategia che anche oggi stavo seguendo in quanto al buio avrei potuto essere facile preda di giovani che appena vedono un Toubab pensano che questo possa disporre di denaro (anche se magari non lo dovesse avere, ma io l'avrei avuto!).
Il discorso non fa una grinza, ma per un po' ho pensato che avrei potuto diventare la sua preda! Invece la persona si è comportata in maniera squisita. Parlando un po e osservandomi meglio ha deciso che per la mia età avrei potuto essere suo padre e quindi, anziché farmi scendere dove lui, informatico presso il ministero delle finanze a Dakar, si sarebbe dovuto arrestare, ha voluto accompagnarmi gratuitamente sino a casa: ci voleva una manifestazione di questo genere a compensazione del tentato scippo della volta precedente consumatosi a Mbour, ma solo per il fatto che la cosa è avvenuta per come è avvenuta ha assunto ai miei occhi una importanza superiore.
Ci siamo lasciati con innumerevoli strette di mano dopo che aveva rifiutato la mia proposta simbolica consistente nell'offrirgli un caffe: di denaro non se ne parla, ha replicato, ed è stato irremovibile.




Ritorno in pista


Dopo tanti giorni durante i quali non mi sono sentito in grado di essere operativo, ieri ho ripreso il passo.


Quando sono arrivato presso l'organizzazione in calendario per oggi ho trovato solo ragazzini e qualche educatore; nell'attesa del responsabile li ho osservati muoversi ed ho notato una certa predisposizione alla bagarre, anche fra maschio e femmina.


Ad un certo punto una ragazzina, per sfuggire al maschio inseguitore, si è riparata dietro di me; all'arrivo del nemico io ho cercato di distoglierlo in mille modi ma questi si è rivelato concentrato nella sua missione e tenace nel perseguirla per cui ad un certo punto mi sono tolto di mezzo affinché trovassero i loro naturali equilibri.


Poi è arrivata la figlia del responsabile, responsabile che si sta impegnando da tempo in questa iniziativa indirizzata ai bambini non scolarizzati di qualsiasi età.
La figlia nell'organizzazione si occupa della parte creativa, quindi ho conosciuto una matrona elegantemente vestita con funzione di autorevole direttrice, a seguire sono arrivate le ragazze più grandi che seguono un corso professionale di sartoria; infine si sono presentate due ragazze dai tratti somatici indocinesi che mi hanno fatto pensare a due volontarie francesi con origini lontane e pertanto in francese le ho salutate.


Quando è arrivato il responsabile mi ha spiegato che si tratta si di due volontarie, ma giapponesi, delle quali la più alta fra le due è per metà Nicaraguense (mi è sembrato un meticciato apprezzabilmente riuscito come sovente succede meticciando).
Non parlano il francese se non marginalmente, ma tanto con dei bambini che conoscono solo il wolof la comunicazione comunque non sarebbe stata possibile se non sul piano dell'empatia.


Mi sono trattenuto sino a mezzogiorno quando le attività con questi ragazzini, definiti ragazzini di spiaggia perché è lì che vengono raccattati, ragazzini che normalmente non andrebbero a scuola mentre così vengono loro fornite quelle conoscenze di base tali per cui l'anno successivo dovrebbero essere in grado di accedere alla scuola pubblica (dopo essere stati registrati all'anagrafe in quanto ancora tantissime persone in Senegal non dispongono di documenti perché la procreazione in ambito domestico ha fatto ignorare questo obbligo a tanti genitori; per voler sistemare le cose successivamente bisogna rivolgersi ad un giudice davanti al quale far presentare tutti gli interessati oltre a dei testimoni).


Il giovedì ed il venerdì l'organizzazione si occupa anche di bambini Talibé, che poi è l'argomento per il quale oggi sono qui.
I Talibé sono bambini che sin da piccoli vengono affidati dalle loro famiglie ai Marabout i quali dovrebbero inquadrarli istruendoli al corano, di fatto una buona parte di essi li usano per l'accattonaggio imponendo loro degli importi quotidiani minimi con i quali tornare all'ovile: nel caso di mancato raggiungimento di quell'importo per i bimbi scattano angherie di tutti i tipi, incluse quelle fisiche.


Ho saputo che questi ragazzi, dovendo sottostare ad una dura regola con il loro “datore di lavoro”, sono più facilmente gestibili e dimostrano spesso maggior propensione all'apprendimento.
Inoltre, quando riescono a racimolare il dovuto giornaliero, per una forma di solidarietà fra di loro, contabilizzano gli importi in qualche modo in maniera da bilanciarli fra tutti affinché nessuno debba subire un castigo.
Anzi, pare che nei villaggi ci siano delle boutique amiche che conservano il denaro in più fungendo da loro banca; il pericolo è che ogni tanto qualcuno fra i ragazzi più grandi prelevi il malloppo dileguandosi nel nulla.
Andando dove? Presumibilmente a Dakar per finire presto in giri dannosi.
Per poter effettuare il lavoro con i Talibé l'organizzazione ha dovuto lottare con i Marabout, a volte sospendendo la collaborazione.
Il fatto è che i Marabout sono accettati dalla gente che ne apprezza varie capacità (quando ci sono perché quando non ci sono vengono solo millantate) e perché viene loro riconosciuta una funzione in ambito religioso.
Per lo stato non esisterebbero, ma ne subisce il condizionamento ogni volta che deve prendere decisioni.


Il problema è che secondo la legge in vigore in Senegal la situazione dell'accattonaggio infantile non sarebbe ammessa, ma i Marabout si rifanno alla religione che prevede un periodo “formativo” per i bambini entro il quale è previsto quello che qui è accattonaggio e che io penso sia idealmente affine alla questua dei piccoli di fede buddhista affidati pro tempore al tempio.
Il fatto è che questi Marabout, esplicitamente definiti Farabout dal responsabile dell'organizzazione (anche se non tutti) gestiscono i ragazzini mantenendoli nello squallore più completo, senza preoccuparsi sotto alcun aspetto del loro benessere. Tant'è che l'organizzazione ha dovuto adottare una politica assai cauta verso questi ragazzi in quanto si era resa conto di come qualsiasi dotazione fornita ai bambini venisse poi loro tolta per essere venduta (dalla stuoia su cui dormire, agli abiti e alle scarpe).


Nell'attesa circa la programmazione della prossima settimana sto pensando di tornare nella giornata di venerdì a Gandigal.
Intanto stamani ho raggiunto il centro storico a piedi con l'intento di fare qualche acquisto di verdura fresca direttamente dalle donne che giornalmente espongono le loro cose sotto una copertura appositamente predisposta.
Prima di raggiungerlo sono stato avvicinato da una giovane studentessa mentre stavo osservando i disegni sul muro di una scuola; inizialmente non avevo capito la sua richiesta e quando l'ho capita ho acconsentito automaticamente a donarle fcfa 100 richiesti per pagarsi l'autobus sino a Niandigal.
Per carità, niente di male a chiedere, certo è che per me andare a Niandigal a piedi non sarebbe stato un dramma: qui vedo che si sta perdendo la mobilità autonoma. Individuale.


Di quella scuola stavo osservando i murales in quanto alcuni li ho trovati significativi; in particolare quello inerente alle ragazzine incinta.


Dopo aver dato uno sguardo alla scarsa offerta proposta al “mercato”mi sono deciso per rivolgermi ad una venditrice che esponeva una certa varietà di articoli: ho acquistato un minuscolo cavolo verza, un trancio di zucca, tre carote africane (corte e grossissime) e quattro pomodori al prezzo complessivo di fcfa 1.400 = circa € 2.00.


Mi è sembrato un trattamento onesto tenuto conto che qui siamo nella petite cote, nel suo centro più prestigioso: Toubab Dialaw, dove i bianchi (in lingua locale giusto Toubab) sono presenti in un certo numero.


Nel pomeriggio il volontario pistoiese si è fatto vivo: sarà qui lunedì con il suo gruppetto. Anche dal Benin ho avuto notizie in funzione dell'imminente arrivo della persona l'anno scorso conosciuta in Burkina Faso.
Sono poi stato contattato dal redattore del piano di sviluppo di Gandigal, con il quale ho perfezionato un incontro per domani.


Ciò che non comprendo è il fatto che questo vecchio ferro, con tutti i limiti dati dall'età, tutto sommato funziona discretamente; ma se si attiva una connessione rallenta in tutto, sia l'operatività in internet che l'apertura dei programmi open office, rendendo ogni operazione più impegnativa! Chissà se fra chi mi segue ci sarà qualcuno in grado di dare una spiegazione in merito!


venerdì 13 gennaio 2017

Attività in moderata ripresa


Il volontario della zona di Pistoia è in partenza oggi, sfebbrato ma malconcio, in attesa di notizie sulla praticabilità o meno dell'aeroporto di Istanbul sommerso da una grande nevicata e completamente andato in tilt: mi auguro che riesca ad arrivare perché ai giorni in affiancamento sul territorio non vorrei proprio rinunciare.


Dopo una mattinata da cielo grigio, nel pomeriggio è cambiata la direzione del vento ed i colori sono ricomparsi.
Era da tempo che avrei voluto dare un'occhiata a Begue Pokai, che altro non è se non un resort per niente smorfioso molto caratterizzato dalla sua ideatrice, una signora marchigiana che vive a Milano e che prima o poi pensa di stabilirsi in Senegal: ho conosciuto una gradevole realtà tale per cui, se lo avessi saputo prima, avrei forse potuto prendere in considerazione di utilizzarla come base.


Ci siamo conosciuti tardivamente in quanto lei domani rientra, quindi per azioni umanitarie verso le quali è molto sensibile ci terremo in contatto.
Durante l'incontro sono stato presentato ad una persona che vive a Dakar da oltre 20 anni, che svolge una mansione per Bengue Pokai e che copre anche l'incarico di vicepresidente della Camera di Commercio con competenza sull'Africa Occidentale: interessante!
Tornerò a trovarlo sicuramente in quanto - nel pur breve scambio intrattenuto - entrambi abbiamo annusato argomenti da approfondire.


Nei giorni scorsi avevo pensato ad una considerazione che mi sembra di non aver ancora sintetizzato: si tratta dei prima 30 gg. in Senegal.
Anzi, partendo da più lontano, la ricerca di contatti e conoscenze, il progetto St. Louis autodileguatosi alla fine di luglio, l'acquisizione del progetto “forage” dato per fatto, l'arrivo e la ricerca di una sistemazione dopo i giorni del Festival che avrebbero potuto delineare un mio impegno immediato a Sud, la visita al villaggio di Gandigal alla quale sono seguiti due giorni a Yoff e la conoscenza dei progetti di un italico (insediato qui da una quindicina d'anni) prima di raggiungere l'area di St. Louis.
L'entusiasmo destato dalla conoscenza della comunità autogestita incontrata nella “brousse”, l'interesse per le attività agricole a ridosso del fiume a confine con la Mauritania, le difficoltà della visita al villaggio del “forage” avendo capito subito che non sarebbe stata un'operazione da ONG pur avendone condiviso la validità con il giovane Niang, le possibilità di creare una collaborazione con un'altra organizzazione incontrata a Thies dove sono stato costretto ad un trattamento da “ricco”, l'arrivo alla maison dove ho trovato una situazione differente da quella per la quale avevo dato la parola alla locazione, il dover rinegoziare prima della sottoscrizione per rendermi poi conto, durante i giorni della malattia consumati infra muros, che la realtà era ancora un'altra completamente a forbice con quella attesa, la visita a Mbour che pensavo potesse fornirmi delle alternative abitative ma che, per quanto riguarda Saly = ambiente da turista, non fa per me mentre la città in quanto tale mi è sembrata squallida e calda = entrambe condizioni di alcun interesse. Poi il tentativo di saccheggio, il viaggio nel buio con la difficoltà a trovare un vettore al grande Baobab, il rientro a casa dove scopro che delle tre camere locate quel giorno ben due sono utilizzate da altri mentre sono pagate da me, la richiesta della moglie di Yaques di trovare un accordo per Yacine dei cui servigi non so che farmene, la mia lunga replica articolata a spiegare che questa non è una locazione di una casa bensì l'utilizzo in famiglia di tre camere con servizio cucina e bagno condiviso, la replica che mi indirizza a parlarne con il marito, altra seduta per cercare di bilanciare l'accordo sottoscritto. Insomma tutto questo è stato vissuto come un percorso travagliato, con momenti di soddisfazione e altri di demotivazione, la voglia di fare ma anche la consapevolezza delle difficoltà, l'attesa delle persone in arrivo con le quali visitare varie iniziative, la relazione al donatore e a BnD con la sensazione che non ci sia stata una buona comprensione fra di noi, la scoperta che la patologia che mi son portato al seguito è in peggioramento continuo.


Sembra l'intero percorso di una vita concentrato in un breve periodo, ma proprio questo è stato.
Concludo con un accenno ai concetti a me noti ma che avevo consapevolmente messo in stand by: avrei dovuto rimandare la partenza almeno a dopo quell'esame che mi era stato prescritto alla fine della visita di controllo del primo dicembre alla quale mi ero presentato già con le valige pronte e il biglietto aereo in mano, avrei dovuto vivere alla giornata e non sbilanciarmi in programmi ambiziosi, avrei dovuto tenere un profilo più basso.
Ora che responsabilmente ho fatto autocritica vedrò come sarà possibile modificare la rotta in funzione di un rientro anticipato che però vorrei effettuare solo dopo aver espletato il lavoro ancora pendente, consapevole che potrei lasciarlo invece incompiuto se dovessi riscontare ulteriori peggioramenti.



In certi momenti mi sembra di essere nello stesso stato di questa L.R.Defender trovata abbandonata chissà da quanto lungo una strada di in un paese che non ha conosciuto guerre ultimamente. 

sabato 31 dicembre 2016

Fuori il 2016 & Dentro il 2017; altro giro, altra corsa.



Sono già due giorni che mi trovo temporaneamente ospite di Yaques nella casa che avrò in carico fra poco.
Quando è stato il momento di firmare il contratto ho voluto venisse precisato quante persone dispongono delle chiavi perché alla fine si tratta di una condivisione più che di una locazione pura; inoltre ho chiesto di rettificare la clausola della cauzione proprio per il motivo appena citato e di conseguenza l'importo previsto pari ad una mensilità è stato ridimensionato così come ho precisato.


Tenuto conto che il proprietario tornerà in Francia – Normandia/Rouen il giorno 11, che il figlio verrà qui probabilmente ogni fine settimana, che un altro tizio dorme in una appendice ma usa bagno e cucina, che Yacine – la persona di fiducia del proprietario - è qui tutti i giorni spesso con i due figlioletti al seguito, il mese di gennaio risulterà più che condiviso.


Attivata la connessione via modem ho constatato come sia più cara rispetto al Burkina: me ne farò una ragione.




Solo a pomeriggio inoltrato ho effettuato una passeggiata sulla spiaggia verso il “centro storico”: ho incrociato un pescatore che entrava in acqua (da me percepita a livello dei piedi come piuttosto fresca) sino alla vita e dopo aver lanciato la rete in un battibaleno gli ho visto estrarre alcuni pesci; sulla spiaggia ho inavvertitamente calpestato due meduse di notevoli dimensioni mentre vari gruppi di ragazzi giocavano al pallone li attorno con grande determinazione.



Più mi avvicinavo al “centro storico” più notavo esposizioni di venditori, spesso Rasta, e la presenza di bianchissimi bianchi per lo più datati. Non so dire se proprietari delle case che sovrastano la spiaggia in continua erosione o se villeggianti da albergo, comunque in netta minoranza rispetto al nero dominante sia dei locali che della roccia scura affiorante dalla sabbia e che presenta due grandi asperità completamente attorniate dall'acqua posizionate in un punto in cui la spiaggia ne resta spezzata.



Quando sono passato a vedere ciò che c'era dall'altra parte effettivamente ho trovato una situazione completamente diversa, più da villaggio storico, con tante piroghe sulla spiaggia, ragazzini impegnati nel gioco del pallone, ma anche donne che facevano la spola dal pozzo a casa con il carico sulla testa e montoni golosi di plastica e legnetti impegnati a fare scorpacciate (si fa per dire), mentre dei notabili in abito tradizionale, in parte seduti e in parte in piedi, davano la sensazione di riposarsi amabilmente controllando tutto attorno.





Appena sopra la spiaggia, su stradine fatte di sabbia e ruderi maciullati, si sviluppa una zona di vendita articoli artigianali per cui non si scappa dai continui inviti a soffermarsi.
La cosa più curiosa, ma oggi non ero troppo in vena ed ho scartato qualsiasi approccio, è stata una scenetta gestita da alcune ragazzine fra le quali la giovanissima leader voleva che prendessi una busta strapazzata dove lasciare probabilmente qualche moneta dopo averne letto il contenuto; ma dato che già altre ragazzine in precedenza avevano fatto seguire il saluto da una richiesta di denaro che non avevo gradito, ho bofonchiato qualcosa allontanandomi.


Con l'attivazione del modem portatile ho passato del tempo impegnato a sbrigare corrispondenza, in particolare con il Presidente BnD in riferimento alla visita al villaggio del”forage” in merito alla quale desideravo fosse edotto.



L'anno 2015 lo avevo chiuso in Africa, allora con la visita di amici italici che questa volta non ci saranno; ma il tempo non attende e a breve si chiuderà il 2016 ancora in Africa da dove invio un augurio a tutti le persone di buona volontà per trovare nuove positive energie da investire nell'anno che verrà.