domenica 18 agosto 2013

Da Maribor - Slovenia ore 17.45 (sulla strada del Kurdistan)



16 agosto 2013 – Dopo circa quattro giorni di preparativi svolti senza limiti di tempo è giunto l'attimo: non è stato semplice liquidare in così poco tempo l'interpretazione del ruolo da cittadino di un piccolo borgo marinaro per calarsi in quella da cittadino del mondo, interpretazione interrotta contro voglia 135 giorni prima!
Si è trattato di giornate trascorse più o meno staticamente, intramezzate dalle visite nella zona della Franciacorta dove il Nomade ha trascorso un periodo della sua vita assai complicato.
Non c'è stato nemmeno uno fra i tanti passaggi operativi che non abbia riservato qualche sorpresa: la cronistoria dettaglia che ho dovuto registrare è stata un vero thrilling!
Si sono alternati momenti di sconforto (di più) ad altri di euforia (di meno), a seconda delle notizie che mi raggiungevano da parte dei vari primari dei reparti degli ospedali che lo hanno curato: alla fine si è trattato di saldare dei conti di una certa importanza, per quanto da tutti i primari mitigati per il senso di rispetto che il suo andare per il mondo insieme a Bambini nel Deserto riesce a destare negli animi delle persone di buona volontà.
E' stato così che lunedì 12 l'ho raggiunto in una officina ormai chiusa per ferie dove il titolare si è voluto dedicare in prima persona a tutte quegli interventi relativi all'impianto elettrico che avevo riscontrato come necessari dopo le ultime traversie costellate di esecuzioni parziali da parte di chi forse non poteva fare di più a causa della mancata conoscenza sia del veicolo che dei suoi impianti.
Dopo aver lasciato la Franciacorta il Nomade si è recato a Modena dove, nella sede di Bambini nel Deserto, ha caricato nel vano garage indumenti e scarpe per i bimbi del Kurdistan; quindi, a mezzanotte, ha scaricato ogni cosa a Sestri per poter essere riallestito con criterio nei giorni successivi.
Lasciato a terra la maggior parte dei ricambi meccanici in dotazione e sistemati su cerchio alcuni pneumatici addizionali, giorno dopo giorno è stato via via organizzato per affrontare le destinazioni dove effettuare le consegne.


Quando alle 15 odierne tutto era ormai accettabilmente in ordine per dare motore, l'occhio mi è caduto sul display dei pannelli fotovoltaici: un numero lampeggiante in costante decrescita stava indicando la carica ridotta delle batterie di servizio!
Come ci si arrugginisce in fretta: avrei dovuto evitare di tenere il frigorifero in funzione in questi giorni di sosta, ma tant'è che tutta l'esperienza acquisita non è stata messa a frutto dalla mia mente che, tesa a cercare di partire il prima possibile, ha ignorato la questione: mi rimane solo da augurarmi che non sia intervenuto qualche fatto dannoso e nuovo.
Con questo tarlo per la mente ho comunque deciso: partenza e direzione di marcia così come stabilito, con la possibilità, una volta raggiunta Parma, di cambiare itinerario nel caso la situazione non avesse dato segni di positiva evoluzione.
Già a Borgo Val di Taro dal 30% iniziale il valore lampeggiante era salito al 35%, quindi la ricarica fornita dai pannelli in base ai raggi di sole catturati e dal motore stava funzionando, anche se i valori restavano ancora critici tanto da continuare a lampeggiare.


A Ferrara il luogo deputato ad ospitare il Nomade per la notte si è però rivelato dotato di colonnine per la connessione all'energia elettrica e la mia decisione in tal senso è stata immediata.
Ho dovuto lavorare più del previsto per riattivare il cavo “europeo” dopo tanto utilizzo di quello “americano” in quanto il primo era rimasto inattivo con una spina montata non adatta alla colonnina qui presente.
Altro problema: la fornitura avviene solo introducendo monete da 50 centesimi o da 1 € ed io ho poche possibilità nel mio portamonete! Data l'ora che si è fatta ormai sono poco invogliato a raggiungere qualche esercizio in centro dove poter cambiare, così ho provveduto ad infilare nella fessura il mio eurino che avrebbe garantito una erogazione di energia per quattro ore, ma subito si è accesa una luce rossa a segnalare il funzionamento anomalo della connessione.
Temendo di non aver collegato i fili correttamente nella presa ho lavorato ancora cercando di venirne a capo, salvo decidere di chiedere poi l'ausilio di una persona che aveva già effettuato il collegamento poco lontano da me.
Niente da fare, ogni volta che il mio cavo ha cercato la connessione l'impianto è andato in tilt: anche il soccorritore non riusciva a capacitarsene sino a che non ho osservato il retro della colonnina: ho così visto che ogni presa era dotata di interruttore da riarmare in caso di avaria!
Detto fatto, ma solo dopo plurimi tentativi l'operazione è andata a buon fine: finalmente la carica è divenuta potente e costante sul filo dei 14 V e il display ha smesso di lampeggiare al raggiungimento del valore pari al 45% di carica.
Consumata una frugale cena non mi è rimasto altro da fare che cominciare a sistemare un po' di cose ancora rimaste in giro volanti prima di dedicarmi al riposo notturno, quest'ultimo preceduto dalla conferma che qui vi è la possibilità di connessione WiFi a patto di seguire una certa procedura a me ignota e molto originale: grande città questa Ferrara!



Sabato 17 agosto 2013 – Mi sono risvegliato con l'idea di muovermi presto da qui, ma subito dopo ho riflettuto sul fatto che mi stavo trovando in un giorno feriale nell'ultima città italiana dove poter effettuare un acquisto utile al viaggio prima di passare il confine con l'Austria attraverso Tarvisio.
Allora via per il centro “pedibus calcantibus”: avevo ricordi molto buoni della città, ed anche la breve escursione odierna li ha riconfermati.
Prima di lasciare casa ho potuto chiedere ad altri camperisti (intenti ad osservare il Nomade) il cambio di miei spicciolini con una loro moneta da 50 centesimi, tanto per rinforzare la carica delle batterie con altre due ore di energia elettrica: loro intanto mi stavano sottoponendo ad una serie di domande alle quali le mie risposte destavano stupore e meraviglia.


Dopo, mentre mi stavo muovendo lungo stradine silenziose e vuote, ombreggiate e dotate spesso di portici, mi è capitato di ascoltare un simpatico scambio di battute fra due locali alla fine delle quali mi sono rivolto loro chiedendo informazioni circa la possibilità di trovare una libreria aperta da qualche parte.
Con dovizia di particolari mi sono state fornite le coordinate utili a raggiungere le due librerie più importanti in città, nel caso una potesse essere chiusa per ferie:qui, oltre alla cortesia, si percepisce nella gente il piacere dell'incontro.


Nella prima visitata mi sono soffermato anche in altri reparti oltre a quello dotato di ciò che andavo cercando: avrei potuto rientrare a casa e muovermi, ma perché non rimettere il naso più in centro ed annusare quel sapore della vita che solo le città di questa regione che si muovono in bici possiedono, contornato dal colore caldo del materiale da costruzione utilizzato per secoli, il mattone rosso.


Il mio itinerario odierno avrebbe potuto condurmi sino a Villach o a Klagenfurt, ma essendomela presa comoda certamente la fermata per sosta notturna avverrà prima.


Me la sono presa comoda anche perché ho da tempo preso un impegno con me stesso che prevede un appuntamento lungo la strada, appuntamento possibile solo in certi orari.


Erano anni che non mettevo piede nell'area geografica che considero come quella originaria della mia famiglia da parte di padre; questa volta, prima di allontanarmi dall'Italia, ho sentito il desiderio di recarmi dove si perdono nel tempo le tracce del mio spirito.


La visita nel luogo dove sul marmo sono apposti i nomi dei miei familiari che hanno da tempo conclusa la loro esperienza più o meno lunga di vita vissuta, per alcuni di loro indicanti esclusivamente l'anno in cui sono andati via, per me è stata importante non tanto per un dialogo ipotetico con loro quanto esclusivamente per quelle considerazioni che mi sono sentito di sviluppare, troppo personali per essere qui riportate.


Resta il fatto curioso della lapide indicante il nome della famiglia: la storia è vera e risale nel tempo, ma è accertato che il cognome reale è Zambon mentre quello scolpito lì è Zamboni, quasi una snobberia dovuta ad un certo passato del quale ormai non c'è più nessuno che possa smentirlo, di quando a Ca Donà costoro la facevano da padroni dando lavoro ai locali nelle fornaci di proprietà ed esportando mattoni sino in Dalmazia.
Ma giacché nulla è destinato a perdurare in questa dimensione, vista ex post questa sembra una storia pertinente con l'affermazione: persino il seme di questo nucleo familiare si è disperso, in parte non troppo lontano da lì, ma per un'altra parte allontanandosi parecchio.
L'unica cosa rimasta è la tomba che ha riunito nel tempo le persone di generazioni precedenti: storie ormai disperse delle quali più nulla sarà dato sapere ai posteri, tomba che terminerà la sua funzione nel momento in cui riceverà l'ultimo fra i nati nel primo novecento di questo nucleo familiare, evento che prevedo andare in scadenza presto, molto presto.
Oltre a quei nomi e quelle date non c'è nulla di me in questi luoghi; i miei genitori sono arrivati qui perché lo desideravano quasi come atto dovuto essendoci la loro primogenita, persona che solo dopo cinque anni se ne era andata ancora tenera e pura come solo i bimbi possono essere.
La tragedia ha segnato tutti quelli che allora vivevano, ed in misura e forme diverse anche chi è arrivato in quella famiglia poco dopo.
Ormai i giochi di tutti si sono giocati, anche quelli di chi sta ancora effettuando gli ultimi giri della giostra: tutto sarebbe potuto essere diverso.
Ma le recriminazioni ormai non servono più a nessuno: la concretezza porta a dire che è andata così in questa vita.
Solo un arcaico sentimento mi ha portato qui oggi, forse..... per l'ultima volta!


Quando ho lasciato Donada, oggi inglobata con Contarina sotto il nome di Porto Viro, ha cominciato ad allentarsi il dolore alla nuca che mi aveva preso a partire da metà mattinata.
Poi sono stati gli scorci del paesaggio semi lagunare che andavo attraversando a calamitare il mio interesse: tanta acqua, elemento con il quale non sono mai stato in grande sintonia.


Un liquido, come quello che ti alimenta, quello nel quale prendi forma, il grembo materno dal quale sei costretto a staccarti con dolore e nel quale vorresti sempre trovare un conforto senza tempo.


Il clima caldo, per quanto con un tasso d'umidità piuttosto basso, è portatore del subdolo colpo di sonno; quindi, appena trovato lo spazio adatto, meglio effettuare una sosta e assumere coca cola fresca.
Poi la viabilità è diventata abbastanza penosa a partire dall'area di Venezia; non tanto per il traffico quanto per i limiti di velocità: nel momento in cui ho cominciato ad accusare stanchezza mi sono venuto a trovare in un'altra area geografica per me significativa, quella nella quale ho maturato il rapporto con l'unico nonno che ho conosciuto, quello materno: è la zona attorno al fiume Tagliamento, area coinvolta nella prima guerra mondiale, della quale sentivo le storie raccontate dal nonno, storie che avevo sempre piacere riascoltare.
Attorno alle 20 non ho potuto evitare di verificare la possibilità di sosta a San Vito al T.to, ma poi ho deciso di continuare ancora un po' sino a Gemona, solo 60 km. da Tarvisio, luogo che consideravo sede di tappa.


Sono arrivato con il buio, ma domattina non sarebbe male scalare il borgo antico: inch'Allah!

martedì 6 agosto 2013

La rinascita del Nomade sotto il segno del Leone

Dal 11 luglio al 06 agosto

Le cose poi si sono evolute in maniera diversa dall'attesa, come spesso accade nella vita.
Quando sono stato chiamato dall'officina meccanica per provare su strada il Nomade prima del suo passaggio all'allestitore storico, mi sono immediatamente dato da fare per ottenere in prestito un'auto in grado di portarmi direttamente da Sestri a Rovato.
L'auto, una piccola tedesca mossa da un motore diesel dai consumi contenuti, mi ha condotto sin là nella giornata del 18 luglio; ma il giorno prima, effettuato il rifornimento di carburante, alla fine dell'operazione mi ero accorto di aver introdotto benzina super anziché diesel!
Non mi era mai capitato prima una cosa del genere, quasi un segnale premonitore sulle difficoltà che avrei dovuto ancora affrontare: ormai esse sembravano del tutto superate mentre invece la verità è che bisogna essere sempre presenti e concentrati su ciò che si affronta, anche se si tratta di cose di poco conto .
Ho dovuto così lasciare ferma l'auto, cercare dei meccanici compiacenti ad effettuare l'intervento a ridosso del loro orario di chiusura serale, ripetere poi il rifornimento con il combustibile giusto: il tutto per eccesso di zelo in quanto di carburante il serbatoio ne conteneva già a sufficienza, ma le notizie sullo sciopero dei gestori delle stazioni di servizio mi aveva spinto a cercare di non complicarmi la vita sulla strada: così me la sono complicata sotto casa!
Il giorno dopo la partenza è avvenuta in orario mattutino in modo da essere a destinazione in un orario utile alla bisogna, dopo 240 km. percorsi su viabilità ordinaria in sole quattro ore.
Una volta apprese le spiegazioni sull'andamento del lavoro ottenute dal titolare dell'officina, purtroppo mi sono reso conto immediatamente che non è in queste condizioni che ci si aspetta di trovare un veicolo dopo tanto tempo sapendo di dover poi saldare un conto importante.
Inizialmente ho pensato di accettare la situazione così come l'ho trovata per non doverlo lasciare ancora nelle mani di chi, pur dimostrandomi grande disponibilità, non era riuscito a coordinare i propri vari specialisti in maniera tale da ottenere un risultato accettabile, ammesso che fosse possibile ottenerlo su un veicolo tanto diverso da quello nato la prima volta nel giugno del 1990.
Inoltre ormai i tempi si erano fatti stretti per i successivi interventi in quanto il mese di agosto si stava avvicinando prepotentemente; durante quel mese le attività vanno tutte in blocco tanto da diventare complicato inanellare quelle mancanti e da indurre il Nomade umano al pensiero di vedersi costretto a rinunciare a questa partenza.
Sarebbe folle muoversi nelle condizioni testate sapendo che nei territori da raggiungere avrei trovato anche la complicazione rappresentata dalle comunicazione con gli autoctoni.
In aggiunta il presidente di Bambini nel Deserto, persona che nel tempo ha frequentato diverse volte i territori meta del viaggio, mi aveva informato by email delle possibili difficoltà a raggiungere i villaggi curdi in quanto questi sono posti lungo il confine con Siria, Iraq e Iran: la guerra in Siria ha sicuramente modificato ogni cosa ed il suo consiglio era di stare più spostati verso Nord.
Quanto più i villaggi sono piccoli e dispersi tanto più le condizioni di vita delle popolazioni sono simili, qualsiasi etnia vi si trovi, e pertanto l'obiettivo umanitario sarebbe comunque centrato anche senza arrivare proprio dove risuona l'eco dei mortiferi mortaretti.
Nel pomeriggio, dopo aver consultato direttamente chi aveva effettuato le ultime tarature sull'avantreno senza trovare la possibilità di miglioramento, sono stato indirizzato presso una grande organizzazione che opera prevalentemente sugli allineamenti di veicoli di vario genere.
Il tentativo non è servito a nulla, anzi, ha reso più confuso il quadro d'insieme tirando in ballo i semiassi ed un cuscinetto di una ruota a causa di un certo rumore di fondo percepibile in movimento. A questo punto il titolare dell'officina meccanica, comprendendo perfettamente i miei sentimenti, ma convinto che la sostituzione delle molle degli ammortizzatori con altre rinforzate avesse peggiorato la situazione alzando ulteriormente il veicolo da terra, su mio consiglio ha accettato di parlare con il fornitore di quelle molle per trovare insieme una soluzione: perché alla fine si tratta di azzeccare la giusta taratura dell'apparato, ma solo uno capace può essere in grado di farlo su un veicolo che non è predisposto a questo tipo di trattamento per scelta costruttiva, e pertanto la riuscita dell'opera sta tutta nelle capacità e nell'inventiva di chi ci lavora.
Dopo aver consegnato il Nomade all'allestitore per procedere agli alleggerimenti concordati e ad altre operazioni di ripristino e di finitura prima di ritornare sull'argomento “assetto dell'avantreno”, alle 17 non mi è rimasto altro da fare che salire in auto e tornarmene a casa.
Durante il viaggio ho ripensato ai vari passaggi intervenuti nelle operazioni iniziate alla fine di aprile: i tempi previsti non sono stati rispettati, è vero, ma la complessità delle operazioni e le difficoltà nel coordinamento fra i vari artigiani li giustificano, soprattutto in rapporto al convincente risultato ottenuto sul telaio.
Inoltre, per quanto poco si possa alleggerire il veicolo, fra una cosa e l'altra sarà sempre in condizioni di salute migliori rispetto all'utilizzo effettuato in ogni epoca precedente, tanto da decidermi ad utilizzare ancora pneumatici della misura ammessa prima di accollarmi un superiore rischio rappresentato dall'adozione della misura maggiorata.
Mentre stavo cullando tutte queste considerazioni rimanendo presente alla guida, guida che su viabilità ordinaria è sempre più impegnativa rispetto all'utilizzo dell'autostrada, ho superato l'area di Borgo Val di Taro in un attimo così fallendo l'imbocco del Cento Croci, venendomi automaticamente a trovare sulla strada per Bedonia; ho indugiato il tempo minimo necessario e mi sono immediatamente attivato per riprendere la “retta via”, così per le 21 sono rientrato in casa avendo compiuto il percorso di ritorno praticamente nello stesso tempo dell'andata: tenuto conto della tipologia della strada l'ho considerato un buon risultato.
Nei giorni immediatamente successivi al mio rientro sono stato informato dal meccanico circa l'esistenza di una super struttura industriale che opera nel rimettere in sesto - per consentire di viaggiare diritti - veicoli di grossa taglia; il meccanico me lo ha consigliato dopo aver effettuato il consulto con l'operatore di Brescia da me inizialmente interpellato per il rinforzo dell'avantreno in questa lunga vicenda: ho subito deciso di affidarmi a costoro.
Visto che l'allestitore aveva nel frattempo eseguito la maggior parte dei lavori concordati, ho pensato di lasciare per ultimo l'intervento dell'elettricista, disponibile a lavorare per me anche in agosto, e di far portare il Nomade a Montichiari, sede dei super specialisti.
Il meccanico mi aveva poi informato che questi lo avrebbero esaminato fra il 26 ed il 27, venerdì pomeriggio e sabato mattina, in modo da avere un contatto telefonico diretto con Battista, il socio dell'organizzazione che lo ha preso in esame, per ottenere dei chiarimenti già nella giornata di sabato.
Prima del contatto avevo indagato sul web trovando il sito dei super specialisti in modo da visionare le tipologie degli interventi che costoro sono in grado di effettuare: vi ho trovato positivi riscontri (www.pesciattrezzature.it).
Ma questi positivi riscontri sono stati un niente in confronto alla chiacchierata telefonica avvenuta prima di mezzogiorno: Battista mi ha elencato il da farsi sulla base dello stato in cui si trova il Nomade comunicandomi la certezza di potergli dare l'assetto corretto lavorandoci un paio di giorni a partire da martedì.
Alla mia richiesta di conoscere l'entità dell'importo che avrebbe comportato l'intervento mi sono sentito dire che, avendo saputo dal meccanico che il Nomade non va in giro per il mondo solo per divertirsi, mi sarebbe stato riservato un trattamento speciale in virtù delle operazioni umanitarie che contraddistinguono il suo muoversi nel mondo, senza escludere che, dopo averne parlato con i socio, ciò avrebbe potuto essere del tutto gratuito.
Nell'ascoltare quanto sopra riferito, per di più da persona assolutamente sconosciuta, sono stato preso da un profondo moto di commozione che è stato percepito anche dall'altra parte.
Le mie parole di ringraziamento sono subito sgorgate sincere come testimonianza di un atteggiamento di talune persone che personalmente ho trovato diffuso anche in altre parti del mondo a me noto; il mio pensiero mi ha portato a quei parenti tanto vicini a noi che sono i Bonobo, esseri altruisti, compassionevoli e sensibili, dediti l'uno all'altro pur nel rispetto di una gerarchia.
Nel loro habitat vige un sano matriarcato naturale ed una sensazione diffusa di benessere dovuto alla pacifica convivenza, laddove l'eccezionale propensione a praticare sesso ricreativo di ogni tipo possibile secondo NATURA (cioè seguendo qualsiasi fantasia) tende ad appianare le tensioni all'interno del gruppo e rappresenta una forma evoluta di comunicazione sociale.
Altri prima di me hanno osannato i Bonobo; io, nel mio basso profilo, sono limitato ad una conoscenza che in talune occasioni mi ha fatto pensare: perché l'umanità non si è maggiormente attenuta alle tradizioni degli antenati? Probabilmente è stata la ricerca di un “padrone superiore” che non c'è a creare tanti divieti, tante regole fasulle, a pensare di risolvere le questioni con delle “sante crociate” delle quali ogni epoca ha avute le proprie.
E così nella giornata di domenica ho raggiunto Milano dove ho potuto contare sulla disponibilità dell'auto di mia figlia per i movimenti nel bresciano.
Quindi lunedì di buonora mi sono mosso alla volta di Montichiari dove ho incontrato qualche difficoltà a trovare la sede della super organizzazione; questa non è lontano dall'aeroporto, solo che la zona non è riconosciuta da Garmin e così sono stato costretto ad arrangiarmi usando i metodi antichi.
Arrivato all'aeroporto di Montichiari verso le 8.30 mi sono trovato in un ambiente surreale, disabitato, come se fosse stato abbandonato per chiusura estiva.
All'interno dell'aerostazione nessun segnale di vita; poi ho percepito il ticchettio in avvicinamento di un alzo 17 cm. indossato da una creatura con abbronzatura lacustre da fine settimana: Quando è stata a tiro ho chiesto aiuto ed aiuto mi è stato dato consentendomi l'accesso ad un ufficio dotato di p.c. al quale è stata girata la mia richiesta.
Il p.c. é stato poi rapido a fornire la dritta necessaria, trasformata in un dato utile dalla creatura, la quale mi ha aperto gli occhi sul fatto che avrei dovuto indirizzarmi verso la zona artigianale non lontana da dove mi ero fermato.
Giunto sul posto sono stato introdotto in una enorme e linda officina dotata di molti macchinari e di una serie di fosse utili per lavorare i bisonti della strada ed altri affini.
Il Nomade era lì ad attendermi, parcheggiato un po' defilato, tutto impettito per quanto il frontale risulta alto da terra.
Nell'attesa del rientro di Battista sono stato intrattenuto con un caffè condito con una conversazione incentrata sulle attività che vengono normalmente svolte lì dove il Nomade rappresenta un ospite inusuale.
Quindi è arrivato Battista, 54 anni ben portati, la maggior parte dei quali spesi nel dedicarsi allo stesso lavoro, dotato di capacità professionali ad alto livello, un cuore grande e tanta sensibilità.
Mi ha spiegato dettagliatamente come si dovrà operare iniziando con l'eliminazione del disassamento fra le due ruote anteriori, un possibile limitato abbassamento del veicolo per consentire di lavorare al meglio a tutte le componentistiche coinvolte, la ricampanatura e poi la convergenza.
Ho colto l'occasione per lasciare lì i tre pneumatici nuovi da montare prima della fine delle operazioni mentre Battista mi comunicava la decisione presa con il socio di mettere il Nomade in condizione di marciare con il giusto assetto senza chiedermi alcuna contropartita economica, semmai al rientro dal mio prossimo itinerario qualche foto dei luoghi e delle genti.
Ancora una volta sono stato colto da commozione, ma questa volta ho voluto intanto subito regalare a lui ed al socio l'album fotografico relativo alla missione in Africa, con l'idea di fare loro omaggio anche di due tele maliane fra quelle che mi sono rimaste e poi di devolvere a BnD e a Pam Young l'importo che non mi verrà richiesto.
La giornata e poi proseguita presso la Vola s.n.c., il mio storico allestitore, e poi facendo visita al meccanico per pianificare i tempi dei successivi movimenti in quanto sono state rilevate alcune perdite di liquidi da eliminare.
Il giorno successivo l'ho trascorso a Milano per decidere se attendere in zona la fine del lavoro di Battista onde poter provare subito su strada Il Nomade oppure no.
Tenuto conto che la storia della sua rinascita si è caratterizzata per i continui ritardi, dopo aver trascorso del tempo visitando Gallerie d'Italia in Piazza della Scala dove sono esposte opere della collezione Intesa San Polo sotto il nome di Cantiere del '900 (fra queste ho trovato anche Emilio Scanavino al quale sono legato per l'amicizia condivisa con un amico che era della sua scuola, e poi Vincenzo Agnetti, il padre di una persona alla quale sono stato molto legato emotivamente negli anni ottanta in quanto sorellina gemella in un percorso personale che ci ha fatto frequentare gli stessi luoghi per anni), ho ritenuto fosse preferibile rientrare a casa a rilassarmi nelle attività di giardinaggio/agricole e rimanere aggiornato sull'evoluzione telefonicamente.
Scelta azzeccata: infatti il Nomade è stato ritirato dal meccanico dopo essere stato riassettato solo il tre di agosto; dopo il suo trasferimento a Rovato - che è servito anche come prova su strada superata positivamente - sono stato informato circa le tipologie delle perdite.
Due macchioline dipendono dall'olio motore e sarebbero di facile eliminazione, ma le altre due dipendono dal differenziale e si tratta di tutta un'altra storia.
Infatti il meccanico ha escluso di lasciarmi partire con questa tipologia di perdita in quanto il controllo del livello dell'olio del cambio e differenziale comporta l'entrata in officina e tutta una serie di difficoltà che sarebbe meglio cercare di evitare in partenza.
Ok., vada per un altro smontaggio del gruppo differenziale/cambio, ma che tempi si prospettano? ho chiesto.
Ora il personale è in ferie e quindi se ne può riparlare più avanti, mi sono sentito rispondere.
No Cesare, forse non hai capito che io punto ad essere in viaggio fra il 10 ed il 15 di agosto: bisogna trovare una soluzione!
Cesare ha allora dato la sua disponibilità a cominciare lo smontaggio già in giornata in modo da poter terminare personalmente l'intervento entro martedì.
Ora che tutti sono ormai chiusi per ferie è solo la buona volontà e disponibilità dei singoli operatori nei miei confronti a farmi pensare che la partenza sarà ancora fattibile attorno alla data da me ipotizzata.
Il fatto che il Nomade sia rinato questa volta a nuova vita sotto il segno del Leone potrebbe essere di buon auspicio; d'altronde anche prima ha dimostrato di essere uno che non molla facilmente.
Nell'attesa dell'ultimo atto ho avuto la soddisfazione di far arrivare in Mali un importo consistente per quel paese: ho provveduto ad informare Pam la quale mi ha espresso subito la sua riconoscenza.
Hello Fantastic ..i was so worried about donations for the food program .. it helps so much me..If you send the money as before i will call Salihou so he can collect it..
Thankyou so much... Keep well hear from you when you have time

Pam”
E così tutti questi ritardi non sono avvenuti per nulla; mi hanno permesso di consentire a Pam di poter andare avanti con il programma incentrato sull'alimentazione dei bambini orfani che vivono nella “brousse”: mi sento di dire che miglior risultato non sarebbe stato raggiungibile altrimenti.
Chissà se qualche lettore del blog vorrà unirsi a me per un ulteriore conferimento quanto prima!




mercoledì 10 luglio 2013

Consultazioni circa lo stato di salute del Nomade


        Periodo dal 7 maggio al 4 giugno 2013

Mi è stato chiesto del Nomade da parte di chi lo ha sempre seguito "on the road" : ecco il racconto di questo ultimo periodo.

Ci è voluto del tempo per individuare il male che ha colpito il Nomade e che a partire dagli ultimi ventimila chilometri di percorso effettuato fra Mexico e Centro America lo ha reso boccheggiante.


Il primo consulto è avvenuto a Brescia presso la sede di un preparatore di veicoli per la Paris – Dakar: ne è emerso subito che il lavoro eseguito da don Rito in Nicaragua è stato un buon lavoro.
Ma il sovrappeso, solo in parte dovuto all'ultima trasformazione, al quale è stata costretta la struttura del veicolo è risultato determinante.


Infatti come è stato possibile costringere un veicolo omologato per 31 q.li a viaggiare costantemente fra ì 40 ed i 44 q.li?
Me ne assumo tutte le responsabilità perché non è possibile che un individuo nel pieno delle proprie facoltà mentali rimanga con l'idea di avere a disposizione un mezzo da 35 q.li quando i documenti mettono in evidenza un'altra realtà.


E comunque da 35 a 40, per non dire dei 44, la differenza è così consistente da rappresentare una percentuale esagerata sul peso ammesso.

Non è la prima volta che incappo in situazioni di questo tipo, quelle che si verificano quando il prosciutto sugli occhi me lo vado infilando con le mie stesse mani, creandomi delle convinzioni alternative alla pura verità.
Il preparatore mi ha così comunicato come, preliminarmente, dovrebbe essere asportato il motore onde accertare lo stato degli scatolati e delle saldature ancora prima di pensare ad un ripristino dell'avantreno.
Lasciata la sede del preparatore Il Nomade è tornato in Franciacorta piuttosto mogio, ma lì gli è stato dato un po' di ossigeno dopo aver interpellato anche un esperto di gare automobilistiche su strada, titolare di una grande organizzazione che si occupa di veicoli industriali.
Dopo aver esposto il caso ho ricevuto l'assenso all'effettuazione di un sopralluogo, anche se al telefono ho percepito tutta lo scetticismo di chi la sa lunga in materia.
Nei giorni successivi, quando io ero ormai tornato a casa, il Nomade è stato osservato dopo essere stato alzato su un ponte; gli aggiornamenti che ne ricevevo erano incoraggianti: il danno sarebbe localizzato solo da una parte e può essere sistemato, mi è stato detto dopo che il veicolo ha avuto anche il conforto di un gommista che ha verificato la possibilità di riportarlo a dei valori di convergenza accettabili nella prospettiva dell'esecuzione di tutto il lavoro.
Bene, a questo punto si tratta di dare il via libera all'operazione iniziando dallo smontaggio del motore per poter poi intervenire nel suo vano quando questo sarà accessibile in ogni sua parte.
Il coordinato fra i vari specialisti è iniziato quindi con l'intervento del meccanico andato a domicilio nella carrozzeria industriale dove il veicolo deve essere operato, ma questo intervento preliminare ha subito dei ritardi.
Finalmente, fra il giorno 30 ed il 31 di maggio, il motore è stato tolto dal suo alloggiamento e questo è stato lavato per bene in modo da non lasciarsi sfuggire nulla; è così che è stato possibile rilevare una serie di micro fratture/fessurazioni concentrate sullo scatolato del lato che ha evidenziato la maggior parte dei malanni.
Quando questa informazione mi è stata comunicata telefonicamente il giorno 3 di giugno, alla vigilia di un mio sopralluogo, la voce che mi è giunta all'orecchio non era più quella che esprimeva ottimismo come le volte scorse; era una voce che comunicava una sensazione di difficoltà diffusa, come quando ci si trova in un “cul de sac” e non si sa più come fare per uscirne decorosamente.


Inoltre avevo ricevuto dei preventivi che avrei dovuto discutere, non tanto quello per l'intervento tecnico essenziale quanto quello inerente ai possibili alleggerimenti da apportare togliendo della componentistica da me voluta con successivo ripristino delle parti interessate: si ratta di importi rilevanti che ora non avrebbe più senso spendere su un probabile candidato alla demolizione.
Dopo aver allertato anche l'elettrauto per coordinarne l'opera nei prossimi giorni, ora mi sono visto costretto a prendere tempo sospendendone temporaneamente l'intervento.
Al mio arrivo nella carrozzeria martedì giorno quattro ho trovato Il Nomade ancora alzato sul ponte; di lato il blocco motore appoggiato sul pavimento, i semiassi e i freni poco più lontano insieme ai due pneumatici: evidenti anche senza l'aiuto della luce di una pila una serie di fratture, fra le quali una più consistente dovuta all'insaccamento dello scatolato probabilmente a causa di un colpo incassato.
Dove? Non è dato saperlo perché le possibilità sono state tante.
La pista per Chinguetti o la strada resa impraticabile per le buche che conduce verso il Mali in territorio Mauro, qualche passaggio ardito in Mali, idem in Senegal, e poi la serie infinita di “topas” a partire dal Mexico dove, a fine giornata, se eri stato molto attento e bravo nel condurre, almeno in una ci eri incappato senza poterci fare nulla.
Ho così percepito la trasformazione dello scenario in maniera drammatica: all'improvviso non è stato più solo un discorso circa la quantità di soldi da spendere, ora in discussione è la sopravvivenza stessa del Nomade.
Ho trascorso un pomeriggio intento ad esaminare ogni variante possibile sul tema continuando a sbattere sul limite insuperabile dovuto al peso: impossibile riportarlo al livello indicato sul libretto di circolazione!
Ciò sta a significare che sin dalla sua nascita il veicolo ha viaggiato in sovrappeso a causa del mal vezzo dei costruttori di omologare un prototipo di cartapesta e di mettere poi in produzione veicoli dove la cartapesta viene sostituita da materiali più pesanti.
Solo negli ultimi anni, dopo reclami e denunce da parte dei consumatori avvenute al seguito di controlli effettuati in particolare in territorio austriaco ed elvetico dalle locali forze di polizia (questi hanno evidenziato come i veicoli dovrebbero viaggiare senza nessuno a bordo, telecomandati, per essere in grado di rispettare i pesi in quanto lo stesso veicolo che in Italia è omologato per 35 q.li, all'estero lo è per 42 di q.li e pertanto i problemi che rientrano in quei 7 q.li di differenza non sussistono se il veicolo è stato immatricolato in quei luoghi!) , i costruttori sono diventati un po' più trasparenti tanto che le riviste di settore hanno iniziato ad evidenziare la reale possibilità di carico dei singoli veicoli proposti in vendita.
Quindi è pacifico che la meccanica Ducato allestita a suo tempo da Pilote (uno dei maggiori costruttori europei) per essere utilizzata da sei persone, se sottoposta ad una verifica di peso su strada sarebbe sicuramente risultata ben oltre i 31 q.li indicati nei documenti ufficiali, ed io per tutto il tempo ho viaggiato in giro per l'Europa piuttosto inconsapevole di ciò, toccando spesso i 135 km./h di tachimetro durante i lunghi trasferimenti con la famiglia a bordo!
Qualora dovessi dar seguito ad una operazione di alleggerimento, su uno stimato di max. 250 kg. asportabili, salo verifica in pesa, mi troverei con un veicolo da 37 q.li, pari al 20% oltre al consentito.
In una situazione del genere non è tanto il rischio di essere multati quanto quello di vedersi sequestrare il mezzo a lasciarmi fortemente perplesso.
In quelle ore trascorse in Franciacorta ho avuto pensieri altalenanti, alcuni dei quali validi solo a condizione di trovarsi con delle disponibilità economiche notevoli, disponibilità che però io ho esaurito tre anni fa creando di fatto una situazione non più riproducibile.
Stringendo all'osso il discorso, mi sono trovo davanti a poche alternative:

1) investire altri quattrini esclusivamente per ripristinare gli scatolati e rimettere su strada il veicolo così com'è sapendo che il suo utilizzo dovrà essere limitato alla percorrenza di strade perfette, nella consapevolezza di essere sempre a rischio per il peso;

2) investire più quattrini rispetto al punto precedente, in modo da alleggerire di un tot. Il veicolo, fermo il suo utilizzo su strade perfette, sempre con il rischio derivante dal peso;

3) eseguire il punto uno per poi mantenere il veicolo parcheggiato da qualche parte (all'interno della mia proprietà o altrove) come “monolocale” da utilizzare saltuariamente.

La possibilità di vendita non vale nemmeno la pena prenderla in esame in quanto, al di là dell'impossibilità di recuperare un equo valore sull'investimento sostenuto, non sarebbe corretto passare il cerino di mano con tutti i rischi che ciò comporta.
Devo dire che non mi è mancata la lucidità per sviluppare le varie ipotesi, ma subito dopo sono stato preso da un senso di abbattimento derivante dal fatto che sento la responsabilità di aver imposto un lavoro fuori dalla sua portata al Nomade, consumandone la “fibra” sino a logorarla compromettendo lo stato di salute necessario per poter vivere una decorosa vecchiaia, sfruttandolo come solo i padroni degli schiavi utilizzati nelle piantagioni sono stati capaci di fare, portandolo alla soglia della morte.
In questo caso la buona fede sarebbe un'attenuante? Non credo, sempre di morte si tratta, di morte di una creatura con la quale sei stato in rapporto da vent'anni, una creatura che ha avuto la mia attenzione prolungata nel tempo, come in un rapporto d'amore fra umani.
Al momento non mi sono sentito di aggiungere altro, consapevole che i miracoli non avvengono mai e che la libertà della quale ha goduto il Nomade si è andata confondendo con la solitudine, sia per il Nomade meccanico che per quell'altro.

Pensieri e avvenimenti riguardanti Il Nomade dal 5 giugno al 10 luglio

Dopo la breve permanenza in Franciacorta ho trovato rifugio a Milano, ma prima di rientrare a casa ho voluto transitare da Monte Cremasco, località della quale non avevo mai memorizzato l'esistenza pur essendoci transitato attorno in più occasioni nel tempo.
Monte Cremasco perché?
Perché quando mi ero trovato nella disperazione indotta dalle notizie provenienti dagli “specialisti” chiamati a consulto avevo reagito cercando una economica alternativa indagando “on line” sul mercato dell'usato dei Veicoli Ricreazionali.




Avevo scambiato qualche emails con il proprietario di un Iveco Daily fermo da tempo in un cortile di Monte Cremasco, allestito con cellula in vetroresina ed anziano come il Nomade: il proprietario me lo aveva presentato dedicandomi tutto il tempo necessario, ma io me ne ero poi andato con la sensazione che non avrei mai potuto sostituire il Nomade con nessun altro (come dire: fin che morte non ci separi).

Quando il 17 giugno ho effettuato un altro sopralluogo in Franciacorta ho trovato il Nomade in uno stato di salute tale da far pensare ad una fase di pre - guarigione a seguito dell'intervento subito e delle intense terapie alle quali era stato sottoposto, terapie non ancora del tutto completate.



Le saldature, le cuciture, i rinforzi apportati erano in bella vista così che ho potuto convincermi che negli ultimi 70.000 km. il Nomade non era mai stato così bene come mi stava apparendo ora: se nello stato precedente si era sobbarcato la percorrenza complessiva di 280.000 km. accusando difficoltà solo negli ultimi 70.000, forse dopo la convalescenza potrà reggerne almeno altri 100.000, quanto basta per concludere insieme le nostre avventure se spalmati sapientemente in un periodo sufficientemente lungo.....inch'Allah!




Per non rimanere troppo concentrato esclusivamente sull'argomento, il giorno 20 giugno mi è stata data l'opportunità di presentare le iniziative di Bambini nel Deserto e alcuni dipinti provenienti dal Mali nell'ambito di una conferenza avente per tema “La malattia è un'altra cosa”, conferenza tenutasi a Chiavari presso la sede della prestigiosa Società Economica.
Con la collaborazione di Bambini nel Deserto è stata predisposta una pergamena, il cui testo è riprodotto di seguito, da consegnare ai partecipanti, unitamente ad una graziosa bottiglietta contenete sabbia proveniente dal Sahara:

Quelli attuali sono giorni in cui è ancora possibile fare qualche cosa:
F A C C I A M O L O !
A volte ognuno per conto proprio, a volte tutti insieme; questa è una buona occasione.
Un caloroso ringraziamento per aver partecipato alla conferenza tenuta da D.O. Fabrizio Aliotta che ti ha consentito di ampliare i tuoi orizzonti e contemporaneamente conoscerci.
Con la tua offerta libera stai dando un contributo alla realizzazione dei progetti che ci vedono impegnati in varie aree dell'Africa nei settori prioritari rappresentati da:
Acqua – Cibo / Autonomia Alimentare – Sanità – Istruzione – Sviluppo Economico – Migrazione
Per maggiori informazioni visita il sito www.bambinineldeserto.org
o chiamami al 3427854948.

Anche se ai miei occhi non sono stati tanti i fondi raccolti, sono consapevole che il loro potere d'acquisto risulterà di molto superiore una volta che avranno raggiunto Diema-Mali attraverso un trasferimento Western Union: i numerosi orfani che vivono nei villaggi della “brousse” potranno contare ancora su qualche pasto caldo organizzato da Pam Young e Salihou Soukouna, le persone conosciute durante la mia spedizione in Africa Occidentale e con le quali sono rimasto sempre in contatto grazie ad internet, la cui abilità è stata quella di consentire di accedere ad un paese che dal giorno del colpo di stato è rimasto irraggiungibile.
Amici che durante l'inverno avevano provato a superare il confine fra il Marocco e la Mauritania diretti verso il Senegal mi avevano riferito dell'impossibilità a passare a causa degli avvertimenti da parte delle forze dell'ordine Maure circa i movimenti di forze armate regolari e non su tutte le aree di confine: l'etere mi ha consentito di riuscire da lontano in ciò che non sarebbe stato possibile sul campo!
Poi, senza alcun preavviso, dopo almeno un paio d'anni trascorsi senza essere stato visitato da virus malefici, mi sono trovato febbricitante; mi sono reso conto immediatamente che “la malattia è un'altra cosa”, non fosse altro che per la partecipazione alla conferenza di qualche giorno prima!....probabilmente si stava aggiustando qualcosa in me che si era incrinato precedentemente.....
Nei primi giorni di luglio vedendo che la pratica iniziata oltre un mese prima con Fiat non stava producendo alcun risultato circa la possibilità di ottenere la certificazione idonea all'utilizzo di pneumatici di maggior sezione rispetto a quelli approvati in un'epoca ormai lontana (e ciò onde poter disporre di pneumatici che anziché portare 950 kg.l'uno per un totale di 3.800 kg. come quelli indicati sulla carta di circolazione, ne possano sopportare 1.250 di kg. per un totale di 5.000) sono riuscito nell'impresa di farmi dare una risposta.
Questa è sembrata elusiva alle mie orecchie in quanto ha scaricato sull'allestitore francese Pilote la competenza ad esprimersi: se le cose stanno così, non me lo potevate dire prima?
Senza perdermi d'animo ho cercato chi rappresenta tecnicamente in Italia il marchio Pilote; anche se la conversazione telefonica non mi ha indotto a sperare, ho voluto comunque girare loro tutti gli incartamenti della mia richiesta a Fiat, consapevole che non ci sarà alcuna risposta da parte loro se non forse una di cortesia che lascerà le cose come sono.
Anche su questo argomento, così come su quello inerente ai pesi, non mi resterà che rendermi responsabile unico della modifica che vorrò apportare autonomamente adottando la misura 215/75 R 16 C 113 Q al posto della 195/75 R 16 C 113 R.......inch'Allah!
Ora il Nomade nei prossimi giorni passerà nelle mani dell'ultimo fra gli specialisti dell'ospedale che lo hanno prima operato e poi tenuto in terapia riabilitativa; 


sta per maturare il momento in cui ci ritroveremo con la voglia di sintonizzarci sulla dimensione che più ci è congeniale, quella che già conosciamo, quella della libertà, quella di "canadian goose/duck", l'animale nel quale mi identifico maggiormente.
Pertanto sono ansioso di rivederlo a breve in Franciacorta prima di ritornare a casa insieme per dedicarci alla partenza in direzione di Ungheria - Romania – Bulgaria – Turchia – Armenia – Giorgia con l'obiettivo di raggiungere i villaggi abitati da popolazioni curde siti al confine fra Turchia ed Iran (mantenendo la consueta flessibilità sull'itinerario che sarà realmente possibile).

lunedì 6 maggio 2013

Zeebrugge - Paderno Franciacorta


Dal 22 al 26 aprile

Dopo un volo tranquillo, una volta giunto in Italia alla fine di marzo ho avuto modo di trascorrere una settimana a Milano, quindi quindici giorni a Sestri senza alcuna voglia di calarmi nel ruolo dismesso circa un anno addietro, anche se non ho potuto trattenermi dal raccogliere gli agrumi maturati già da tempo negli intervalli fra un acquazzone e l'altro.


L'attesa della nave non è andata delusa: è così arrivato il momento di muoversi per andare a ritirare la parte meccanica del Nomade  sbarcata a Zeebrugge sabato giorno 20.


Tutto ha funzionato perfettamente sino al Terminal dove un donnone fiammingo si è occupato della mia pratica senza che io riuscissi troppo a comprenderlo.
Solo quando costei è uscita a verificare il veicolo, accortasi della targa italica, è diventata molto più simpatica rivolgendosi a me in italiano, lingua che ha iniziato a studiare durante gli ultimi soggiorni estivi nel nostro paese, dopo essersene innamorata avendolo scoperto incantevole.


Verso le 15.30 il Nomade ha lasciato Zeebrugge in uno stato di guidabilità molto precaria; purtroppo non è stato possibile trovare un'assistenza meccanica lungo il percorso che è diventato quasi subito di tipo autostradale.
Dopo 350 km. è avvenuta la sosta per trascorrere la notte;  appena ripresa la marcia il mattino seguente è avvenuto ciò che mi auguravo non dovesse avvenire. 


Esattamente ciò che i sogni premonitori avevano in qualche modo preannunciato e che percepivo già dal mio rientro in patria si è avverato in un momento, alle 8.15: la causa è stato l'impatto con la ruota anteriore destra in uno sperone di asfalto che ha  scatenato l'inferno!
Fumo a bordo e odore di bruciato, sbandamento dell'avantreno controllato a fatica.
L'autostrada a tre corsie è priva di quella di emergenza; fortunatamente sono riuscito ad infilarmi nell'unica piazzola disponibile a latere per controllare la situazione: pneumatico fresato centralmente nell'impatto con la giuntura della parte posteriore del passaruota, ruota rimasta decentrata fuori asse.


Mi sono rivolto all'assistenza stradale fornita dalla copertura assicurativa; dopo una attesa di circa due ore è arrivato un bel camion MAN a caricarmi per poi depositarmi presso un Fiat Service alla periferia della cittadina di Mayen, a venti km. da Koblenz.


Quando il meccanico ha controllato è emerso che la barra trapezoidale era uscita dalla sua sede a causa dello svitamento e perdita del dado di fissaggio: colpevole il rollio della nave? Vai a saperlo, forse il meccanico di David – Panama si sarà sentito fischiare nelle orecchie!


Pensavo peggio ed ho così sperato di poter riprendere a viaggiare nel giro di poco, ma la precisione teutonica ha imposto la sistemazione dell'avaria ricorrendo a pezzi originali (rondelle e dadi) che sono poi arrivati da Francoforte il mattino successivo.
Il telaio presentava una lacerazione che si sarebbe dovuta saldare, ma qui l'operazione non è possibile: ad ognuno il proprio mestiere, la farai in Italia, mi ha detto nel suo inglese addirittura più povero del mio!


Il giorno seguente sono stato in grado di ripartire verso le 14 ed il veicolo era tornato guidabile in maniera quasi inaspettata.


Dopo aver condotto per quasi 500 km. ho deciso di utilizzare l'ultima area autostradale possibile per la sosta in quanto poi la viabilità sarebbe diventata ordinaria: così mi sono fermato con una bella luna piena poco prima di Kempten, nella zona del castello di Ludwing, una delle prime mete raggiunte fra il 1990 ed il 1991in motorhome, quando correvano altri tempi, quelli in cui a bordo viaggiava una famiglia intera.


Pur trovandomi un po' in quota e con montagne innevate tutto attorno il clima trovato era più mite che nei giorni precedenti, quasi dolce come sicuramente sarà quello che troverò valicando le Alpi.
Appena sceso ho però constatato un notevole disassamento fra le due ruote anteriori: strano, visto il lavoro appena eseguito e la buona guidabilità del veicolo. Tanto è bastato a indurmi a pensare che il resto del viaggio sarebbe stato a rischio costante.


Il mattino seguente, prima di dare motore, ho voluto rilevare con delle misurazioni la situazione, in modo da poterla tenere sotto controllo ad ogni sosta.





Da Kempten la strada va via via stringendosi sino a scalare il Fernpass, disceso il quale si costeggia il fiume sino a raggiungere Innsbruck: qui ho effettuato una pausa caffè e rifornito il serbatoio con gasolio a buon mercato; quindi ho ripetuto le misurazioni constatando che la situazione era rimasta quella della sera precedente: ma come è possibile che la guidabilità risulti così buona correndo in questo stato? Ho cominciato a pensare al telaio!




La giornata era splendida, la corona di montagne che ha consentito ad Innsbruck di essere sede di Olimpiadi invernali si presentava in forma smagliante, le abetaie al di sotto della linea dell'innevamento producevano un forte contrasto cromatico ed in me un grande senso di appagamento.
Ora tocca al Brennerpass, mi sono detto, ed il Nomade lo ha affrontato con tutto il brio possibile raggiungendo il confine prima di mezzogiorno: da adesso un eventuale soccorso potrà essere richiesto in madre lingua!


Superata Bolzano ho poi trovato una soluzione per pausa pranzo appena dopo Ora, cittadina invasa da gente attratta da una manifestazione fieristica open air.




Ho pensato bene di non infilarmi nella Gardesana per non correre il rischio di bloccarla in caso di avaria; quindi ho proceduto sulla provinciale dell'Abetone e del Brennero godendomi i panorami, la vista della Paganella e del Bondone prima, quella degli uliveti della zona del Garda dopo.


Una coda verso Peschiera del Garda mi ha inibito di arrivare prima alla meta, quell'officina di Paderno Franciacorta che ha partorito Il Nomade e che ho incaricato di farmi da capo commessa per tutti gli interventi necessari da parte dei vari operatori; meta raggiunta prima dell'imbrunire dopo aver percorso 500 km. su viabilità ordinaria.
Domattina di buon ora mi spetta lo smobilizzo di tutto quanto sarà bene riportare a casa per non esporlo alle polveri delle officine, tutto ciò prima di essere prelevato dall'operatore che ha svolto per me funzioni da base logistica per tanti mesi, una delle persone più affidabili che ho potuto conoscere nella mia vita: mio fratello.        

venerdì 29 marzo 2013

Il sipario cala: questa avventura è conclusa.


Giovedì 28.03 – Il condizionatore è andato per tutta la notte emettendo la sua rumorosità molesta.


Sbrigate le faccende mattutine mi sono deciso ad effettuare una escursione mirata in zona, escursione che mi è pesata in maniera eccessiva tanto da gradire il rientro in albergo verso mezzogiorno, e senza aver combinato ciò che avevo in mente.


Infatti questa è una zona dotata di cliniche ed ospedali, di alberghi e di uffici governativi, di ambasciate, ma non dei negozi che mi sarebbero serviti per trovare l'omaggio che avevo in mente per Janet.


Dopo aver dato l'assetto definitivo alla valigia ho cominciato a stilare l'elenco dei lavori del quali il Nomade necessita in tutti i casi, sia che in futuro venga utilizzato solo per mete raggiungibili con i propri mezzi, sia nel caso in cui dovesse essere sostituto con un altro tipo di veicolo.



Non sto pensando alla realizzazione del Nomade II, c'è solo qualche idea che ogni tanto si spinge oltre: d'altronde questo è stato un prototipo e come tutti i prototipi ha dovuto percorrere molti chilometri per evidenziare ciò che funziona e ciò che sarebbe stato meglio realizzare diversamente.
E ciò che non ha funzionato è stato lo chassis, inadatto a reggere tutto il peso aggiuntivo che ha dovuto sopportare su ogni tipo di strada: ci sarebbe voluto un telaio da 50 q.li per andare bene, anche se questa scelta avrebbe imposto una licenza di guida differente dalla “B” in mio possesso.
Il sovrappeso ha fatto lavorare male vari organi meccanici, e prima o poi tutti i nodi sono arrivati al pettine nei circa 70.000 km. percorsi dal veicolo con la livrea del Nomade.
Se avessi potuto disporre di migliori insegnanti, forse già dopo i primi 20.000 km. si sarebbe potuto mettere una pezza, ma ormai le cose sono andate così.


Verso le 15.00 ho effettuato un'altra uscita, questa volta in una direzione diversa: la mia ricerca è però andata delusa come in mattinata, anzi, ora mi è sembrato di notare che molti esercizi sono rimasti chiusi nel pomeriggio; quelli aperti sono negozi di mobili, di abbigliamento e di cianfrusaglie.


Si vede che era scritto che non sarebbe stato questo il momento per ringraziare Janet con un presente oltre che con delle belle parole; sono comunque rimasto molto dispiaciuto per questo, come lo studente che non è riuscito a portare a termine il compito nel tempo assegnato.


Con .la disponibilità di wifi in albergo mi è stato possibile inviare e ricevere emails, oltre a comunicare by skype: da adesso però diventerò irreperibile sino all'atterraggio, sperando che il mio Nokia da quattro soldi riprenda a funzionare appena capirà di essere tornato sul suolo europeo.


Ora non mi resta che chiudere i bagagli, fissare la sveglia per le 4.00 e cercare di riposare quanto basta per riuscire a prendere la navetta per l'aeroporto da sveglio.


L'occasione mi sembra quella buona per ringraziare chi, leggendo il blog, ha condiviso le mie esperienze in questi mesi; inoltre è anche il momento giusto per augurare un buon periodo di vacanze pasquali, augurio che idealmente esprimo a tutte quelle persone che ho incontrato sulle strade dei vari paesi visitati, con le quali ho dialogato, dalle quali ho avuto simpatia ed amicizia: PAZ Y BIEN!