venerdì 16 dicembre 2011

14.12.2011 trasferimento a Merzuga



Avendo un po' di raucedine, per la notte ho rinforzato la copertura. Quando M mi raggiunge, lo metto al corrente che non sono ancora riuscito a parlare con Dave per cui non sono in condizione di programmare nulla con lui. Ci lasciamo con grandi abbracci fraterni, dopo essermi fatto carico di un caso relativo alla figlia sedicenne di un addetto dell'Hotel, costretta su sedia a rotelle da sette anni a causa di una distrofia muscolare al momento incurabile. In pratica mi viene richiesto un interessamento per una sedia a rotelle con movimento supportato da batteria: ma io che capacità di intervento ho al momento?

Esco facilmente da Er Rachidia andando a sostare alla Source Bleue de Meski, luogo gradevole come tutte le oasi. All'arrivo due bimbi si dicono guardiani di uno spiazzo sassoso e polveroso, ed io conferisco loro l'incarico di buon grado. Accetto anche di essere accompagnato da Toufik, anni 18, sedicente guida. Il giro è articolato ed interessante, e porta sino alla vecchia Meski, ormai abbandonata da oltre 40 anni quando lo Ziz, esondando, l'aveva resa una rovina.
La posizione sopraelevata, in un contesto desertico con sottostante palmeto&uliveto&coltivazioni di erbaggi, conferisce al sito un fascino dal quale resto attratto al punto da pagare volentieri 150 D a T.


La cosa che accade verso la fine del tour è in linea con le esperienze che sto vivendo in questo territorio: racconto a T, mentre stiamo attraversando un'area destinata a camping, che sono diretto a Merzuga.
Già poco prima, attraversando il camping, avevo avuto modo di dare il saluto a tutti coloro che stavo incontrando, incluso un tipo abbigliato in modo strano. Appena T sente dove sono diretto, mi indica il tipo dallo strano abbigliamento come proveniente da lì e lo chiama. Questi arriva e si fanno le solite 4 chiacchiere; io dico che ho appena lasciato Er Rachidia e questi, di nome Ibrahim, anni 38, mestiere...guida nel deserto! mi chiede di essere accompagnato a Er Rachidia. “Sto andando nella direzione opposta, amico - allora perché non mi accompagni nella tua direzione appena sbrigo alcune faccende? Ma io sto partendo subito – allora posso venire subito!” Ovviamente la cosa è stata più articolata, ma il senso è questo.

Io sono un tipo disponibile e gradisco entrare in contatto con autoctoni, ma poi mi sembra sempre che questi usino un'arte per ottenere dei vantaggi. Sul percorso, per farmi riprendere belle immagini fotografiche, le soste avvengono sempre dove ci sono presenze di commercianti che I conosce, così come quando mi propone una variante non asfaltata che assolutamente non voglio percorrere, allora ripiega sul farmi fare solo un primo tratto asfaltato per cogliere panorami indimenticabili.

I panorami sono fantastici, ma è anche la zona dei fossili dove mi ritrovo sempre una presenza inaspettata proprio quando mi indica di accostare per parcheggiare.
Inoltre, essendosi fatto tardi, propongo una sosta cibo veloce; ok, andiamo al mercato coperto di Erfoud per un piatto da chiosco (il momento è arrivato!).
Mentre mi appresto ad acquistare della carne che viene subito tritata, mischiata con spezie, ridotta a polpettine e posta su una griglia: operazione interamente eseguita a mano ( meglio non osservare!). 
Allora ricevo una serie di telefonate, fra le quali quella di BnD che ha ricevuto le foto della prima consegna. Comprato del pane, ritorniamo a bordo dove preparo dei panini, aggiungendo del pomodoro e riempiendo il veicolo di mosche, accidenti! Doveva essere un'operazione economica e veloce, in realtà mi costa 70 D., un paio d'ore di sosta, acqua minerale e caffè maison incluso.
Finalmente si va per Rissani quando il sole sta scendendo sul palmeto dell'oasi lasciando spazio ad un deserto duro, le dune sono appena visibili in lontananza in quel tipo di luminosità da tramonto in zona polverosa che rende tutto impalpabile. Ora il pericolo è rappresentato principalmente dalle persone in bici, incluse le ragazze uscite da scuola che viaggiano in linea per quattro. E' buio pesto quando giungo in area Merzuga e sto per attenermi alle indicazioni di Dave quando I, che ha parlato sempre come una trottola, arrivando a chiedermi di metterlo in contatto via mail con mia figlia per un possibile matrimonio, dopo aver ripreso l'argomento della sosta camper vicino a casa sua e delle proposte di tour nel deserto, mi induce a prendere per Ocean des Dunes, luogo del rendez-vous, esattamente come mi era stato sconsigliato. Si tratta di pista piena di balzi che percorro lentamente (non voglio ritrovarmi il basculante addosso!), senza riferimenti al punto che anche I sembra non capire più dove siamo. Sono sul punto di tornare indietro quando noto dei camper parcheggiati al di la di un muro; faccio ancora pochi metri aggirando il muro e, miracolo, mi trovo alll'ingresso del camping. Saluti con I, ma senza abbracci fraterni, quindi approccio il bureau pensando di trovare qui Polona, dopo l'ultimo scambio di sms. In realtà lei arriva mentre sto completando la fiche, ci accomodiamo a bordo e iniziamo la conoscenza: Ella è slovena, 29 anni compiuti ieri, volontaria di bella presenza qui da un anno e già in grado di parlare berbero, con alti e bassi del mestiere che capisco essere assai duro. A un certo punto arrivano anche Monica e Dave - sguardo e struttura fisica tipo Ole OMG - così ruoto i sedili e si fa un bel salotto da conversazione. Ci lasciamo con degli appuntamenti per domani mattina sia con Polona che con gli altri mentre il raffreddore sino ad ora in pectore, prende consistenza.

Sino a Er Rachidia il 13.12.2011



13.12.2011

Pur essendo Midelt a quota 1500 s.l.m. la notte è passata in modo confortevole. Nell'attesa del guardiano provvedo a lavare e rimontare gli scudi del parabrezza, predispongo la merce da consegnare a bordo, scarico l'acqua usata e ne carico di pura; a questo punto, con puntualità inaudita, arriva il berbero sessantunenne a bordo del suo ciclomotore di produzione locale e mi fa strada sino ad un atelier un po' fuori nel quale le suore producono tappeti berberi e altro utilizzando mano d'opera del posto. Parcheggiato il veicolo vengo indirizzato poco lontano, in una casetta con giardino occupata momentaneamente da suore che ne sanno poco di BnD. Io presento l'iniziativa e sono ben accolto da Soeur Jeanne che viene raggiunta poco dopo da Soeur Geneviéve, la prima infermiera anni 81, la seconda insegnante anni 86.

Ne ricevo un'ottima impressione, sono entrambe di lingua francese, temprate dalla dura legge del terzo mondo, dove, se fai del bene senza discriminare, diventi parte del tutto. Come organizzazione, le francescane sono lì dal 1920, impegnate per i poveri sia negli ospedali, nell'insegnamento e assistenza portati nei luoghi più remoti, e lì, ve lo assicuro, basta poco per trovarsi in un luogo remoto, appartenente ad un tempo che in Europa non c'è da secoli. Eseguita la consegna ufficiale con foto (alla fine ho dovuto eseguirle personalmente perché risultasse inquadrato qualche cosa di pertinente all'operazione in corso), ho gustato un caffè accompagnato da biscotti de la maison assai gustosi mentre conversavo amabilmente con le due. Quando ho chiesto suggerimenti per approvvigionamenti della cambusa, Jeanne 81 si è offerta di accompagnarmi salendo a bordo e facendo la guardia mentre eseguivo gli acquisti: formidabile, con quella sua aria da innocente capitata lì per caso!
Lasciate le Soeurs sono tornato in centro per collaudare, attraverso un prelevamento, la Genius Card preriempita di euroni; anche questa operazione è andata bene, salvo il limite di prelevamento a 2.000 D, poco meno di € 200. Lasciando Midelt la strada continua a salire senza strappi esagerati sino a scollinare sui 1.950 m.s.l.m.. I paesaggi che incontro sono vari e incantevoli. Quando decido di mettere qualche cosa nello stomaco devo superare l'imbarazzo della scelta fra varie scatolette appena comprate, optando per una tajine di sardine (trasformate in polpettine) veramente gustosa.

La strada da percorrere è ancora lunga, essendomi riproposto di arrivare ad Erfud, se non addirittura a destinazione finale (Merzuga – Hassi Labiad) con luce solare; le cose prendono una piega diversa quando, superato il tunnel del legionario, desidero fermarmi per eseguire delle foto.

Lo slargo che mi andrebbe bene è occupato da una 4x4 Toyota L.C. a targa locale; poco male perché mi fermo subito dopo. Essendo questo un tratto spettacolare rappresentato dal Uedi Ziz che si incanala fra gole, generando ai suoi lati oasi con palmeti, ulivi ed altra vegetazione che destano in me il massimo dell'ammirazione, le soste sono frequenti.
E' così che ci ritroviamo, il Nomade e Toyota L.C., negli stessi spazi, sin tanto che si inizia a dialogare. Mohamed, sposato, ha una bimba e si occupa di tour nel deserto con questa 4x4 (boudine.med@gmail.com ).


Parliamo in francese, ma ci scappa anche l'italiano che lui conosce per frequentazione di lavoro; da qui in avanti lui mi indica i luoghi migliori dove prendere foto e, in due occasioni, mi fa salire sul 4x4 per piccole divagazioni sull'itinerario, rivelatesi entrambe di grande interesse fotografico.

E' chiaro che presto mi delucida sulla sua professione, sulla sua conoscenza del territorio e sulle sue tariffe, ricevendo da me risposte evasive in funzione di quello che sarà l'incontro con Polona e Dave.

Praticamente arriviamo a Er Rachidia al tramonto, incontrando difficoltà dovute al blocco delle principali vie di accesso da parte del petit taxis in disaccordo con i grand taxis. La città è in grande crescita, piena del solito traffico caotico, con strade larghe confinanti con distese polverose. Al terzo tentativo Mohamed riesce ad aggirare i blocchi, così ci dirigiamo all'Hotel Kenzi dove lavorano dei suoi amici e dove io posso connettermi. Prima prendiamo un the in un locale ad uso del personale, assolutamente inaspettato così da ultimo mondo pur appartenendo ad un Hotel con un numero elevato di stelle: attraverso questa operazione vengo a conoscere quattro autoctoni che espletano funzioni diverse nell'hotel, e la conversazione, aiutata dall'inserimento di M ogni volta che si rende necessario, scorre piacevolmente.
Poi vengo messo in condizione di operare nella hall, ambiente freddo inteso come numero di gradi celsius rilevabili (qui il riscaldamento è un optional non sempre disponibile), e il tempo vola. Quando ho quasi terminato M mi propone di cenare assieme al suo amico, ed io accetto prontamente; ormai il Nomade resta parcheggiato dove si trova, anche se 100 D. non mi sembrano affatto pochi per la sosta. Al momento di lasciare l'hotel sulla 4x4 apprendo che la cena sarà in famiglia dell'amico, il che mi stuzzica non poco. Arrivati nella casa, area urbana periferica in grande espansione con costruzioni a due piani tutte eguali, si affaccia una bimba graziosa che mi viene presentata, ed il rito prevede subito baci sulle guance; poco dopo arriva la sorellina più grande, Samira, altrettanto graziosa, con la quale si scambiano altri baci. Ora mi aspetto di essere presentato alla moglie, ma questa resta defilata e, anche quando compare, è come un fantasma che c'è ma non si vede e non si tocca! Vengo invece introdotto in una camera dove giace la madre dell'amico ( egli porta il nome Elhamadaoui Elkhlafa ), donna di anni 71 logorata al punto da sembrare un cadavere, ammalata di qualche cosa per cui mi viene chiesto se a bordo dispongo di una medicina adatta. Indago sulla questione e apprendo che un medico l'ha visitata dopo alcuni giorni dall'inizio della malattia, prescrivendo uno sciroppo per la tosse, ma la vecchietta sostiene di aver bisogno di altro e, sia il figlio E che l'amico M, sono desiderosi di accondiscendere ai suoi voleri. Chiedo se ha la febbre e mi inducono a toccare la fronte; non essendo medico, a me non sembra calda. In ogni caso accetto di tornare all'hotel per vedere se posso fornire qualche cosa. Così approfitto per prendere su un presente per le bimbe, unitamente al termometro e a tre medicine da valutare in base alla febbre. In realtà la temperatura rilevata alla vecchietta è di oltre 38°, quindi lascio due medicinali appropriati con le indicazioni terapeutiche ed i ringraziamenti di tutti. Fatto accomodare nella sala da pranzo dopo essermi tolto le scarpe esattamente come gli altri, noto che i posti preparati sono solo per noi tre maschi! Samira porta avanti e indietro i piatti (la sorellina è già andata a letto), mentre si mangia in maniera tradizionale con le mani un'ottima tajine, sviluppando discorsi interessanti sotto l'influsso di quel buon profumo che i piedi emanano alla fine di una giornata dopo essere stati usati parecchio. M dormirà lì, ma prima mi riaccompagna all'hotel: saluto Samira come se fossi uno zio, o meglio, un nonno, ma alla donna di casa riesco a dare un saluto di ringraziamento solo da lontano. A bordo scarico foto e utilizzo ancora wi fi, ma il segnale è debole rispetto a quello catturato nella hall, perciò le cose vanno a rilento. Sono le 2 l.t. quando guadagno la posizione orizzontale.


mercoledì 14 dicembre 2011

arrivo a Fez il 10 e proseguimento sino a Midelt il 12.12.2011


N.B.: Rimando la pubblicazione di foto per quando potrò contare su un buon segnale di rete.

10.12.2011

Come al solito mi sveglio prima di sentire la sveglia, anche se poi resto ancora un po' sotto la coperta nell'attesa che Webasto si dia da fare a stemperare l'ambiente ed a riscaldare il bagno.
Sono pronto in ordine di marcia poco dopo le otto; ora si tratta di decifrare le indicazioni stradali, sempre che ci siano.
Lasciato il campeggio dirigo verso valle in modo da recuperare la direzione dell'arrivo. Con un paio di varianti ce la faccio; a questo punto non dovrebbero esserci problemi, ma non è così. Infatti, ad una rotonda, c'è l'indicazione per Tetouan ma non per Meknes/Fez. Ciononostante piego a sinistra su strada non indicata: si tratta di una ripida discesa. Prima di inoltrarmi preferisco tornare alla rotonda dove avevo notato un adulto in compagnia di una bimba; chiedo info ed apprendo che la mia intuizione era corretta. Non ci sono indicazioni per un bel po', ma vengo invitato a proseguire tranquillamente sino ad una rotonda dove, a sx troverò una stazione di servizio, e a dx mi immetterò sulla retta via. Caspita, che strana circonvallazione (perché di questo si tratta), con discese ardite e relative risalite, tali da dover scalare i rapporti sino ad inserire la prima! In giro ci sono solo studenti ed operai, entrambe le categorie portate a salutare. Questo è un rito che mi accompagnerà spesso, specialmente gradito ai ragazzini più piccoli, che vedo andare e venire da scuola da soli, camminando al margine della statale.
Il percorso odierno è ancora caratterizzato da strade di montagna, dal fondo stradale accettabile, sempre senza protezioni, con un traffico scarso e scorrevole, salvo i posti di controllo e di blocco sia della polizia che della gendarmeria, quasi sempre prima e dopo l'attraversamento di un centro urbano. Gli scenari sono accattivanti, ulivi in quantità esagerata, ovini accuditi e bovini sparpagliati qua e la, coltivazioni di agrumi, boschi di eucalipti, ouedi che vanno dal secco ad acqua corrente in quantità non trascurabile, colori della terra che virano dal bruno e grasso al sassoso e chiaro, furgoni Mercedes in ogni variante predominanti su qualsiasi altro tipo di veicolo, ma anche tante fuoristrada straniere che vanno come se fosse in corso un rally.
Mentre mi sto perdendo in tutti questi pensieri suona il telefono: al primo tentativo la voce va e viene in maniera incomprensibile tanto che chiudo. Poco dopo vengo richiamato e questa volta va un po' meglio; è la fida Tania che mi chiede di essere richiamata per una faccenda urgente. Allora mi fermo e scendo per avere più campo. Apprendo così che la mia avventura non si sta giocando solo qui, bensì anche in patria: infatti e lì che sono stato attaccato, o meglio, è lì che qualcuno è penetrato nella mia abitazione. Da lei invitato a mettermi in contatto con il muratore rumeno di mia fiducia, vengo a conoscere i dettagli: è capitato a lui, recandosi a portare avanti i lavori in sospeso, di scoprire l'accaduto. Il mio pensiero va subito all'albanese che si era portato appresso per essere aiutato prima che scegliesse di farsi aiutare dalla moglie. Mi dice che ha chiamato mio figlio per farsi dare il numero telefonico di mio fratello, che è già andato dai carabinieri, che ha avuto anche istruzioni da mio fratello. Poco dopo vengo contattato sia da mio fratello che da mio figlio. Sembra un atto come quello del 1995 quando fu attaccata solo la mia casa esattamente come oggi. Mio figlio mi induce a prendere in considerazione anche l'ipotesi di uno sgarbo subito, esattamente come io pensai sedici anni fa. Proseguo il viaggio sino a fermarmi in una stazione di servizio per un caffè: in realtà, in ogni località che ho attraversato c'è la possibilità di prendere qualche cosa, ma sinceramente non mi sono ancora abituato alle situazioni di grande confusione, polvere e rifiuti di ogni tipo presenti attorno ai punti ristoro su strada. Dove mi sono fermato non c'è nessuno ed il luogo è pulitissimo; mentre sto per ricevere il caffè vedo arrivare le classiche similpita; allora chiedo di averne una da bagnare nell'olio, ma questa volta l'operatore, che tanto bene aveva risposto alla mia richiesta di caffè, non comprende sino a che non indico con le mani ciò che desidero. Mentre mi gusto il pane bagnato nell'olio penso che sarebbe bene se la fida Tania, conoscitrice approfondita della mia casa, andasse a dare un'occhiata. Lei, disponibile come sempre, ci corre al volo così, quando più tardi la richiamo, mi tranquillizza sul fatto che non è stato asportato nulla (perché è una casa senza nulla di interessante da asportare). Al tempo stesso la telefonata si interrompe per volontà di Telecom Maroc in quanto ho già terminato il credito. Riprendo deciso a non fermarmi più, ma in realtà, non riuscendo a prendere foto mentre guido, non resisto alla tentazione quando nel paesaggio si inserisce l'acqua azzurra di un lago ottenuto con un barrage.
Poi vado deciso, la strada diventa meno impegnativa, ed è già Fez quella che si intravvede: ora che fare? Piazzarsi in uno dei due campeggi ed organizzare la visita per domani oppure cercare il parcheggio custodito vicino alle mura della Medina del quale ho notizia?
Il dubbio me lo toglie il solito assalitore che mi vuol catturare ad una stazione di servizio di periferia dove mi sono fermato per decidere: insiste per guidarmi al campeggio, per farmi da guida, per portarmi al ristorante etc. Gli dico che sono stanco e voglio essere lasciato in pace, che la città già la conosco per esserci stato, che dispongo di GPS (mezza bugia, nel senso che non sono dotato di navigatore ma è la macchina fotografica ad esserne dotata). Questi molla la presa ed io mi indirizzo verso la Medina. Arrivato sotto le mura cerco un parcheggio che in realtà trovo, ma non come mi aspettavo, con guardiano notturno e chiuso con sbarra. Parlando con l'addetto, questi mi informa che quello che cerco appartiene sempre alla stessa organizzazione di questo dove sono arrivato e, se lo desidero, è disposto a salire a bordo per accompagnarmi. Decido immediatamente in maniera affermativa e presto sono a destinazione. Ora, dopo aver indagato se ho birra o altra tipologia di alcolici, mi viene proposto di essere accompagnato: qui cedo perché ricordo la miriade di viuzze nelle quali è facile perdersi. Concordato il prezzo ci muoviamo di buon passo, anche con un breve tratto di petit taxi. Il vantaggio è che ci muoviamo su stradine quasi vuote, entrando in “”atelier” di vari artigiani disponibili a lasciarmi prendere qualche foto senza dover trattare, mettendo il naso in aree difficilmente raggiungibili dal turista (preferisco pensarla in questo modo), lo svantaggio è che i monumenti sono visitabili solo al mattino!
Concludiamo il tour con una sosta in una casa che non ho capito se appartiene al tipo che si chiama Ahmmed o ne ha solo la disponibilità: in ogni caso un riad vero! Parliamo abbastanza a lungo sino a lasciarci al posteggio, non dopo aver risolto suo tramite il problema della ricarica ed aver avuto alcuni suggerimenti per il proseguimento della serata. Mi sento stanco, ma non abbastanza da fermarmi; sicché riparto, finalmente solo, così come farò ancora domattina, prima trovando la porta Boujloud, poi infilandola e percorrendo un lungo tratto in discesa. Qui, anche se si sta avvicinando l'ora di chiusura serale, c'è molto fermento, attività di ogni genere ancora aperte, odori e colori, e anche altri turisti senza guide alle loro calcagna. Riesco persino a incontrare un artigiano della filigrana dal quale mi aveva condotto Ahmmed, e poi, a parte le indicazioni per acquisti e per mangiare, qualche simpatico scambio sia con dei ragazzini che con proprietari di negozi, in particolare ricorderò come molto gradevole quello con la piccola Haissa e suo padre, entrambi seduti sul gradino dell'atelier quando il padre mi ha rivolto il solito benvenuto con invito a visitare la sua merce, invito da me rifiutato; allora la bimba, nel salutarci, mi ha offerto alcuni dei semi che stava sgranocchiando. Ripassando loro davanti, noto che questa volta lui tiene fra le mani una chitarra: ho chiesto se potevo prendere una foto, e non solo mi è stata accordata la possibilità, ma anche una terza persona, in qualche modo legato a loro, mi ha chiesto di prenderne una con tutti e tre. Gradevole è stato anche l'approccio con il titolare del caffè Barcellona, un localino da suggerire per la sua atmosfera, così come con un commerciante di tappeti Berberi fabbricati nel medio Atlante, la sua terra di provenienza.
Al mio arrivo al parcheggio ho trovato ancora Ahmmed il quale, dopo avermi detto di avermi notato mentre prendevo delle foto alla porta Boujloud, oltre ad essere stato ben compensato per la sua prestazione, mi ha chiesto un souvenir dall'Italia: devo dire che questa idea di essere sempre controllato e sotto qualche richiesta mi scoccia alquanto. Prendo tempo dicendo che guarderò se ho qualche cosa di adatto; intanto salgo a bordo dove mi rinchiudo, mangio qualche cosa senza accendere il kooker e mi dedico alla scrittura. 
Intanto sento che qui fuori i rumori non mancano, né umani né animali, anche se mi sembra si stiano diradando così come la notte si fa più profonda.
Mentre mi appresto a ritirarmi sento un ticchettio alla porta; non rispondo e mi allerto. Poco dopo la cosa si ripete; io nel frattempo ho tirato tutte le tende possibili e resto attento, sin tanto che mi decido ad andare a letto. Probabilmente si sarà trattato del guardiano notturno alla ricerca di alcolici.

11.12.2011

Solito rituale mattutino, mi alzo precedendo la sveglia. Oggi sono deciso ad affrontare le difficoltà della Medina in autonomia, iniziando da un prelevamento Bancomat, operazione che devo assolutamente collaudare.
Muovendomi per tempo ho anche glissato sulla possibilità di rivedere Hammed, pur avendo portato con me il souvenir per lui. In realtà, più ci penso, meno ho voglia sia di incontrarlo che di lasciargli il regalo. L'orario è fra quelli che preferisco, nessun turista in giro, la città che si rimette lentamente in moto, solo gli asini sono già impegnati a tempo pieno (dai rifornimenti delle merci ai magazzini al servizio di trasporto per la nettezza urbana). Ho con me una mappa assolutamente ridicola ma che mi da l'idea della direzione da prendere partendo dalla porta Boujloud, inoltre ci sono delle indicazioni aeree che a volte aiutano ed a volte confondono per mancanza di continuità. In ogni caso, anche se a zig zag, procedo con soddisfazione, stoppando quasi tutti i cacciatori con una semplice manovra: ignorandoli. Salvo alcuni con i quali si fa conversazione, beneficiando poi di qualche vantaggio moderatamente retribuito, come per la conceria, la terrazza sulla moschea Quaraouiyyne, le 2 sterline cambiate a dei ragazzini che me lo chiedevano. Questa è una città dove bisognerebbe avere tanti pezzi da 10 e 20 D sempre in tasca, perché queste sono le tariffe medie per le prestazioni degli accalappiatori; loro hanno il lavoro facilitato dal fatto che non si riesce a raggiungere qualsiasi luogo, specialmente le terrazze, per le quali bisogna transitare dai negozi sottostanti Sono stato molto contento di aver visitato la Medersa El Attarin, riconoscendola una volta all'interno. Addirittura, ripassandoci davanti qualche ora dopo, avevo già pagato il tiket per una nuova visita pensando si trattasse di un altro sito quando mi sono spiegato con l'addetto, ricevendo i 10 D di ritorno. Altrettanto piacevole è stato rivisitare l'Ensemble Nejjarine e sostare sulla terrazza per un caffè. Presa confidenza, ho cominciato ad effettuare delle divagazioni, andate quasi sempre a buon fine. Sono stato intercettato da un ebreo berbero (sempre che mi abbia raccontato il vero) con la scusa che la rivista Traveller ha pubblicato delle immagini del soffitto del suo negozio, una vera opera d'arte. La sua è un'attività che si potrebbe definire d'antiquario. Al suo invito a guardarmi in giro sono rimasto attratto da un oggetto che ho poi saputo essere un calamaio, a detta del berbero, datato 200 anni addietro. Con una procedura molto elaborata che ha visto giocare un ruolo anche l'offerta del the, mi sono invischiato a trattare l'articolo, convincendomi nel durante che l'oggetto è così particolare da valere l'acquisto, acquisto che è maturato con la terza ed ultima offerta visto che il berbero era partito da 3000 D e che, solo a causa del fatto che è un periodo che non si vende nulla, se ne è privato per 1000 D quando ha avuto conferma che l'oggetto sarebbe stato tenuto da me e non sarebbe stato regalato ad altri. Eh sì, perché il tipo si è convinto che non ho grandi capacità di spesa, ma ha sostenuto che ho grandi capacità artistiche e di cuore! Quando comincio ad essere stanco realizzo che si sono fatte quasi le 14; cerco di districarmi fra le viuzze, ma questa volta ho meno naso e non riesco a venirne fuori. Così facendo intercetto Palazzo Glaoui e chiedo di visitarlo, ignorando che si tratta di una realtà quasi abbandonata, bisognosa di restauro; si è rilevata comunque una visita interessante, anche per la conoscenza del proprietario, artista di una certa fama. Successivamente riesco a trovarmi fuori dalle mura della Medina proprio all'altezza del parcheggio. Ho capito che farò ancora una notte qui, così informo in guardiano il quale, senza mezzi termini. mi dice che non c'è problema e chiede a mano subito i 50 D come per la giornata ormai trascorsa. Sono quasi le 15 quando inizio il pranzo: pasta abbondante condita con tonno, olive, formaggi a cubetti e aromi (ce n'è anche per domani). Verso le 16 mi rimetto in moto diretto al palazzo reale ed al quartiere Mellah; a piedi ci vuole circa un quarto d'ora. Arrivo davanti ai pregevoli portoni del palazzo del re risalendo la strada che 6 anni avanti avevo percorso in discesa: stessa impressione di allora, non mi prende. Questa volta mi inoltro anche all'interno sapendo che vi si trova una sinagoga da visitare. Anche qui vengo accalappiato e pilotato, portato per meandri scuri che hanno destato in me un minimo di preoccupazione, venendo informato, su mia richiesta, che ormai di ebrei nella Mellah non ce ne sono più dal primo dopoguerra, tutti migrati in Israele. Finalmente si arriva all'ingresso della sinagoga e mi viene chiesto il compenso. Non dispongo di tagli piccoli; il custode della sinagoga può cambiare, e nel farlo, si trattiene 20 D a mò di ticket che non c'è. In compenso vedo qualche cosa che non avevo mai visto, con ampia possibilità di prendere foto. All'uscita trovo ad attendermi l'accalappiatore al quale mollo 10 D con l'impressione di renderlo scontento, ma in fin dei conti ha parlato per non più di 15' su sua iniziativa! Torno a casa sapendo di aver fatto risultato pieno fra mattina e pomeriggio, ma non è finita! Con la scusa di andare ad approvvigionarmi di frutta e verdura dove so che viene venduta, esco nuovamente. Sono combattuto fra l'idea di cucinare non so cosa e quella di sfamarmi in qualche modo con cibo da chiosco; con questa ambivalenza procedo, consapevole che non è ancora arrivato il momento del cibo da chiosco in quanto ci tengo a mantenermi in buona salute e non ci sono ancora situazioni di emergenza da indurmi a questo passo. Sulla strada vengo salutato da un tipo seduto in un bar: si tratta di un autoctono che ha vissuto prima a Sassari ed ora vive a Brescia. E' uno di quelli che viaggiano con il furgone, sovraccaricando il tetto, portando merce di seconda qualità che poi vende per le strade. Gli chiedo come ha fatto a capire che sono Italiano visto che sono stato anche preso per Russo qualche volta; mi risponde che, vivendo in Italia, non ha dubbi nel riconoscerne i figli!
Fatti gli acquisti e scansati i soliti procacciatori d'affari dei ristoranti, vengo avvicinato da un ragazzo che inizialmente ignoro; poi mi siedo nella piazza con fontana vicina al parcheggio e questi, di nome Youness (non ho capito se è il corrispettivo di Giuseppe o di Giovanni, ma propendo per la seconda ipotesi), con le solite modalità, ma con qualche cosa che desta la mia attenzione, inizia a parlarmi non solo dei ristoranti dove vorrebbe convincermi ad andare, ma, su mia spinta, anche di se e del suo paese. Il giovane ha 18 anni, frequenta il primo anno di Università, ha un fratello studente in Italia che si arrangia lavorando in una pizzeria, è di famiglia numerosa, dice di sapere dove è Genova, ma io capisco che sta barando quando dice che è al sud, così lo pizzico. Da qui in avanti procede una buona conversazione nell'ambito della quale si espone a dure critiche al sistema vigente nel suo paese. Alla fine, pensando che i ristoranti da lui proposti siano vicini, acconsento a visitarli. Camminiamo un po' per il primo, bel locale elegante che offre anche uno spettacolo; mi viene sottoposto il menu che giudico da ricchi, mentre per il secondo ristorante camminiamo un bel po'. Si tratta del Palais des Merindes dove ho la vaga idea di poter esserci stato nel 2006; qui il menù è più ragionevole ma sempre fuori dai miei budget. Ringrazio per l'accoglienza e accenno alla possibilità di usufruirne l'indomani con gli amici inventati per non dire che mi muovo da solo. Mentre risaliamo verso il luogo dove sono stato avvicinato, dopo aver preso il numero di telefono di Youness, vedo due poliziotti al lavoro davanti a noi. Anche Youness deve averli visti perché cerca di distanziarsi da me, ma non ce la fa e viene fermato. Pensando di rendergli più facile la situazione, continuo nella mia direzione, credendo anche di aver sbagliato qualche passaggio; invece arrivo al punto giusto e proseguo per casa. E' stato interessante parlare con questo giovane rivoluzionario che per qualche suo modo di fare mi ha ricordato il figlio di Tania, Yon (che poi vuol dire Giovanni, come Youness). Mi dispiace che si prenderà la delusione della mancata chiamata da parte mia, ma con il lavoro che sta facendo ciò gli accadrà spesso e saprà farsene una ragione.
Rientro abbastanza tardi, ma in tempo per scrivere, cucinare qualcosa e tirare mezzanotte.

12.12.2011

Ho avuto la sensazione che la temperatura fosse più elevata questa notte rispetto ai giorni scorsi. In ogni caso gli scudi di protezione parabrezza sono pieni di umidità al punto tale che, non riuscendo a pulire bene la parte verso il parabrezza e dovendo viaggiare con la miglior visibilità possibile, li smonto velocemente. All'uscita dal parcheggio, uno dei tanti guardiani che si sono succeduti, con il quale ho sempre scambiato qualche parola, che cosa mi chiede? Un souvenir/cadeau italiano! Ora, fin che è un bimbo a fare la richiesta, passi, ma un adulto già pagato profumatamente per il suo lavoro mi sembra un'esagerazione!
L'uscita da Fez non è complicata, salvo qualche indicazione mancata che mi porta a transitare nella zona moderna dove avevo alloggiato in passato. La strada che ho deciso di percorrere è la seconda scelta possibile in quanto non sono interessato a transitare da Ifrane e Azrou, mentre mi incuriosisce Sefrou. Fino a lì si percorre una strada quasi autostrada, e dopo soli 30 km. sosto per visita. Trovo subito il parcheggio e l'addetto, che non parla francese, si dimostra molto per bene e onesto al momento di saldare il conto. Qui non me l'aspettavo, invece avviene la solita scena, Questa volta è una guida autorizzata a farmi il pressing, ma per questa piccola Medina ritengo proprio di non averne bisogno. La visita non mi prende per niente e dopo un'ora torno al Nomade. Indovinate chi mi trovo alle costole? La guida che prima avevo liquidato ora ripropone le possibilità che aveva già manifestato per visitare le aree limitrofe: circuito dei laghi, zona delle cascate, etc.
Essendo già a conoscenza di queste possibili opzioni raccomandate anche dalla guida TCI, prendo in considerazione quella delle cascate che si può fare in un tempo limitato. In realtà il berbero mi ha raccontato qualche bugia: non si tratta di percorrere 3 km. bensì oltre 12 su asfalto e successivamente un fuori strada stretto; inoltre, alla mia richiesta sulla qualità della strada, mi era stato risposto che non ci sarebbero stati problemi con il mio veicolo (che invece si è strisciato nei passaggi più stretti con della vegetazione ed ha rischiato di impantanarsi per il tipo di terreno dove obbligatoriamente si è parcheggiato); alla richiesta del prezzo per la sua prestazione, mi era stato detto che sarebbe andata bene qualsiasi offerta, ma al rientro il tipo ha cominciato a dirmi che aveva già portato altri italiani ad effettuare questo giro al costo di 220 D cadauno; il tempo da impegnare doveva essere breve mentre si è trattato di oltre due ore. 
Diciamo che dopo il bagno di umanità di Fez avevo bisogno di natura pura, e questa, senza dubbio c'è stata. Tante spiegazioni le ho trovate superflue e quasi fastidiose, ma l'area ad uliveto, la gente (maggioranza donne) impegnata al lavoro di raccolta  a 30 D. al giorno, le varietà di essenze incontrate e l'abbondanza d'acqua mi hanno appagato più delle cascate in se e per se. 
Al rientro sono stato subissato di altre proposte tendenti a farmi rimanere qualche giorno in zona, ma io ho tagliato corto rifiutando anche il rito del thè a casa sua sostenendo che si era già fatto tardi per arrivare a destinazione con luce solare. Non solo ha voluto lasciarmi tutte le sue coordinate, ma ci è rimasto male quando, rifiutando anche l'indirizzo di un ristorante, gli ho detto che avrei mangiato un boccone a bordo al momento ritenuto da me opportuno. Qualsiasi spiegazione si dia, non c'è niente da fare, tu sei comunque un ricco, anche se, come gli ho fatto capire, i ricchi non girano in camper, e chi gira in camper non lo fa per snobismo! e che io di Argent ho solo il colore dei capelli!!!!
Al dunque gli ho accennato che gli avrei dato 100 D, sostenendo che a me non interessava sapere se altri avevano esaudito la sua richiesta a quota 220 D per lo stesso giro in quanto lui a me aveva parlato di offerta libera: alla fine si accontenta di 150 D a fronte della mia banconota da 200 che chiede di andare a cambiare. L'ho atteso a bordo fiducioso, e dopo un po' si è presentato con il resto, con un gran sorriso, con tutti gli auguri del mondo, con l'auspicio che la prossima volta sarei tornato con la famiglia per trattenermi di più! Uffa, tutte queste moine elargite in tante lingue diverse mi allontanano da questa gente, anche se, da un altro punto di vista, si potrebbe dire che il comportamento più umano e maggiormente presente nel mondo è proprio questo!
Alle 13 riprendo il mio itinerario; ora la strada non è più similautostrada e si fa via via più impegnativa (non devo dimenticare che mi trovo nel medio Atlante e le montagne all'orizzonte sono già cariche di neve), sino a diventare una pista con dell'asfalto logoro presente solo nella parte centrale (ed è proprio per lo scadente manto d'asfalto che a un certo punto mi trovo con il letto basculante fuoriuscito dalle sicurezze e crollato sul mio capo! tranquilli, nessun danno!) . I panorami sono sempre superbi, anche quello del plateau de l'Arid, gli insediamenti per un lungo tratto non esisto quasi più, e quando ci sono c'è da chiedersi come questa gente riesca a vivere nelle condizioni in cui vive, difficili da comprendere per una mente che si ritiene moderatamente evoluta, ma che resta permeata di cultura europea!
Sono giusto le 17 quando entro a Midelt, dopo essere stato lasciato passare in maniera privilegiata al solito posto di blocco delle forze dell'ordine: evidentemente devono aver istruzioni di fermare tutti meno i turisti, specialmente quelli identificabili anche da lontano perché a bordo di camping car. Qui ora dovrei cercare le suore francescane, ma mi sento stanco e desideroso di rete wi fi. Penso che potrei trovarla al camping, ma non ho visto indicazioni in materia anche se so che ce ne dovrebbero essere ben due. Eseguendo un altro passaggio in senso di marcia opposto, quando noto l'indicazione di un certo albergo capisco che ho trovato anche il campeggio (in quanto è indicato come confinante in un elenco che mi ero procacciato): infatti ci arrivo facilmente, solo che non da l'idea di un campeggio, anche se vedo un veicolo tedesco al suo interno. Risulta senza utenti, e va bene, ma senza reception, senza guardiano, in pratica senza tutto. Sono quasi deciso a cercare l'altro dell'elenco quando arriva il guardiano: mi fa una buona impressione, si rende subito disponibile e mi dice che domattina alle 9 mi accompagnerà personalmente dalle suore.
Così rassicurato resto, anche se la connessione mi sarebbe stata assai utile sia per fissare i successivi appuntamenti con Polona e con Dave nell'area di Merzuga che per trovare news fra la posta .

domenica 11 dicembre 2011

Caro Gaetano,  oggi ho aperto il tuo blog e ho visto che il  viaggio sta prendendo forma, con qualche imprevisto che comunque, verificatosi subito, dà immediatamente le misure entro cui muoversi. Peccato che alcune foto non siano intelleggibili, però le ultime sono molto meglio.
Ho preso nota del nuovo numero, certo è una bella seccatura non aver più la vecchia italiana, anche se sembra che sia possibile recuperare il numero.   Ciao, abbracci   Franca

sabato 10 dicembre 2011

Chefchouen

Già da ieri le foto pubblicate non riesco ad acquisirle in maniera corretta: pare dipenda dalla rete e me ne scuso.
Oggi la giornata si presenta grigiastra quando mi metto in movimento; la decisione presa è quella di negarmi a chiunque voglia offrirmi i propri servizi, che spaziano indistintamente dal fumo alle merci.
Essendo venerdì, quasi tutte le attività sono chiuse ed in giro incontro solo pochi autoctoni.
 L'ulivo, dal tronco si direbbe assai antico, probabilmente era già lì prima che la città lo incorporasse.
Il colore dominante della pitturazione degli intonaci delle case risulta assai gradevole, ricca di sfumature.
Praticamente sto eseguendo una visita in tutto relax, anche se faticosa perché qui non c'è un centimetro quadrato di terreno che sia pianeggiante.
Solo sul tardi, e limitatamente a place Uta el-Hamman e alla Grande Moschea, incontro turisti, principalmente Spagnoli, che forse si sentono ancora un po a casa loro in questo luogo.
Improvvisamente sento un vociare che riconosco come quello tipico dei ragazzi quando escono da scuola: infatti sono proprio loro. Li osservo attentamente, sia maschi che femmine, e cerco di immaginare come sarà la loro prossima inevitabile evoluzione data dalla loro crescita, ma non prendo alcuna foto rispettandone la privacy. 







venerdì 9 dicembre 2011

Traversata e primi passi in Nord Africa

Partenza da Sestri Levante ore 13.30, contachilometri 218.250, condizioni meteo in netto miglioramento.
A Genova riesco a trovare facilmente la sede del corriere ove mi attendono i colli che la ONG Bambini nel Deserto mi ha affidato per il trasporto sino al Mali; inizialmente ne vengono trovati solo alcuni, ma quando cerco meglio fra le mie carte rintraccio i numeri delle spedizioni e l'operazione va a buon fine.
E' il momento di organizzare al meglio lo stivaggio, il tempo c'è perciò libero il garage per poter sfruttare ogni spazio.

Soddisfatto del risultato ottenuto, raggiungo un parcheggio nelle vicinanze, grazie IKEA, per montare con calma gli scudi del parabrezza. In sede di progettazione e realizzazione in officina è stato fatto un buon lavoro, tanto che in un attimo sono in grado di fissare le lastre di plexiglass nei loro alloggiamenti.
Non mi resta che raggiungere il porto e attendere la chiamata a bordo. Sono fra gli ultimi veicoli a salire sul ferry Excellent GNV, forse sarò fra i primi a sbarcare.
La nave parte in ritardo sullo schedulato, con un carico di passeggeri e veicoli molto ridotto: ciò mi fa pensare che nel mio posto letto in cabina condivisa potrei essere solo, ma non è così.
Ho il tempo per un pasto frugale prelevato dal Nomade e per seguire alla TV “l'infedele”, quindi mi ritiro e trovo che tutti gli altri letti sono occupati da persone già dormienti.
Accidenti come si mettono presto in movimento al mattino per le preghiere i cabincomunisti! Io me ne sto a cuccia sino alle 7.30 e poi vado alla colazione: spremuta d'arancio espressa, cornetto e cappuccio “special price “ € 5,00. Dopo aver gironzolato alla scoperta delle facility della nave sento l'annuncio per i passeggeri diretti a Tangeri: convocazione per le operazioni di Polizia e Dogana.
Compilate le fiches e atteso il mio turno mi libero in fretta dell'incombenza; dopo lo sbarco pensarò alla copertura assicurativa del veicolo. Un simpatico chiaccherone di nome Redoune, marocchino sposato con torinese, cassintegrato Pininfarina, diretto a Casablanca, mi riconosce come cabincomunista mentre mi trovo seduto nell'area bar e allaccia con me una conversazione che riprenderà in vari momenti della giornata, sino a “Ballarò” che conclude la serata lasciandomi infelice e impotente di fronte agli argomenti di attualità trattati, tutti inerenti alla manovra economica approvata dal governo.
Gradevole è stato lo scalo a Barcellona; temperatura primaverile, dal ponte riprendo la città che avvicino utilizzando lo zoom della Canon SX 230 HS, dotazione entrata per ultima sul Nomade e non ancora “studiata”; riconosco i luoghi visitati nella primavera del 2000, quando ancora viaggiavo in assetto “famiglia”.
La seconda notte è contraddistinta da tanti movimenti rumorosi generati da cabincomunisti, quindi colazione e pensate su dove dirigermi dopo lo sbarco che, per quanto ci sia un fuso che fa guadagnare un'ora, sempre con il buio avverrà; inoltre il porto di arrivo è quello nuovo che dista 47 km. Dal centro di Tangeri. Perciò sarà gioco forza dirigersi verso la zona del Rif.
Quando si arriva, il controllo di dogana, a causa del cambio di turno degli addetti, blocca tutti per parecchio tempo. 
Superata l'incombenza trovo Redoune ad attendermi davanti alla zona assicurazioni. Mi assiste in tutto e per tutto dando prova della sua generosità; prima il cambio, poi l'assicurazione, quindi la scheda per il telefono con relativa ricarica e successivo scambio di numeri telefonici con l'invito a chiamarlo per qualsiasi evenienza.
Volendo complicarmi la vita, anziché sostare per la notte nella zona (dove avevo visto qualche altro camping car) decido per inoltrarmi verso Cabo Negro, subito dopo l'enclave spagnola di Ceuta., e ciò contravvenendo alla regola che mi ero dato di non viaggiare con il buio. Lungo la strada vengo colto dal primo imprevisto, la nebbia! Il secondo è dato dal fatto che il Re del Marocco sta sviluppando a 360° anche la costa mediterranea che risulta, per quel che vedo, cioè poco, piena di case nuove, dotata di larghe strade illuminate, apparentemente disabitata. In qualche modo raggiungo il luogo e lì, come per ogni capo, non solo la strada finisce, e le alternative sono solo due: o si torna indietro o si accede ad un gigantesco piazzale buio quasi vuoto. A poca distanza c'è segnalato un insediamento Club Med dotato di guardie all'ingresso, ma sembra del tutto chiuso. Decido di spostarmi a Martil: sempre strada illuminata senza traffico, il luogo sembra moderatamente in vita nel centro, ma il grande parcheggio fronte spiaggia che trovo è periferico. Sono stanco e desidero fermarmi. Vedo che c'è già in sosta un camping car francese dall'altra parte; lo avvicino e percepisco il fastidioso rumore del generatore di corrente posto al suo esterno. Anche allontanandomi si sente. Mi sistemo allora molto più lontano, sotto un faro che illumina l'area. Comincio ad affrontare tutte quelle sistemazioni che ho trascurato dato il trambusto fra dogana e operazioni accessorie successive quando sento bussare alla porta: si presenta un giovane che mi spiega che il parcheggio è custodito, che lui è il sorvegliante, che il prezzo da pagare lo posso leggere su un'insegna poco lontano. Lo seguo ed apprendo che per la grand nuit ci vogliono 12 D.. Mentre mi sposto verso il Nomade seguito dal tipo, estraggo dalla tasca ciò che la mano riesce a prendere per poi selezionare il dovuto. E' allora che il “guardiano”, con uno scatto felino, preleva dalla mia mano ciò che può facendo cadere il portamonete sul quale cerca di avventarsi. Mettendoci un piede sopra riesco ad evitare di perdere anche quello. Nel frattempo si sono materializzati altri due compari: faccio a tempo a guardarli negli occhi, la distanza è tale che potrebbero facilmente aggredirmi. Per qualche ignoto motivo decidono invece di darsela a gambe con il maltolto, dirigendosi verso il buio più completo che porta ad una via di fuga. Non ci provo nemmeno ad inseguirli e salgo a bordo un po' scombussolato.
Cerco di capire quanto è fruttata loro la rapina: non si è trattato di molto, ma dopo quella azione movimentata non riesco più a trovare la scheda telefonica italiana che avevo temporaneamente messo in tasca avvolta nella carta di uno scontrino (caricata abbondantemente per l'occasione!). Lo scontrino c'è, la scheda è svanita. Scendo con una pila e batto il breve tratto di asfalto dove penso possa essersi dissolta: nulla. Forse è rimasta impigliata nelle banconote sparite, oppure non sono riuscito a vederla a terra.
Decido comunque di rimanere sul posto, mettendo la sveglia all'alba. In realtà non ne ho bisogno perché sono le cinque quando mi metto in movimento; questa è stata una scelta azzeccata perché mi ha fatto trovare pronto a muovermi quando un altro sedicente guardiano è venuto a bussare. Non ho aperto e gli ho fatto capire che era meglio per lui dileguarsi, azione che ha subito eseguito. La cosa strana è che mi è sembrato lo stesso che mi aveva già lavorato, ma capisco che, statisticamente parlando, non può essere vero.
Mi sono così diretto a Tetouan dopo aver cercato di ripulire gli scudi del parabrezza, carichi di umido sia dal lato esterno che da quello interno: se in Norvegia quest'estate ho guidato con pioggia battente mentre il tergi era fuori uso, mi sono detto che ora posso farlo anche in queste condizioni! La distanza da percorrere fra le due località è breve e arrivo velocemente a destinazione, ma trovo difficoltoso cercare un parcheggio adatto con quel buio, sin tanto che, gira e rigira, mi decido a fermarmi in uno spiazzo sapendo che probabilmente non andrà bene.
Qui, visto la devozione della popolazione, molti sono da tempo per strada, avvolti nelle loro tuniche con cappuccio; fin che non ci si fa l'abitudine possono incutere un certo timore.
Appena si fa chiaro si intensificano anche gli autobus per le strade. Chiedo ad una coppia di vigili se è consentito parcheggiare dove mi trovo e mi sento rispondere che devo spostarmi in un parcheggio lì vicino (dal quale ho visto muoversi molti autobus). Lo raggiungo e mi viene detto che è privato, ma più avanti ne troverò uno adatto. Forse non sono riuscito a identificare l'indicazione, o forse non c'è proprio, fatto sta che sono stufo di girovagare e così chiedo ad altri due vigili che sorvegliano l'accesso ad una stradina in salita che porta verso la Medina, al momento bloccata da transenne. 
Sono gentili e mi indicano un garage che sta giusto aprendo il portone poco più avanti; interpellano l'addetto e questi fa cenno che si può fare. Avuto il consenso avvicino il garage, una specie di scantinato pieno di colonne, di spazzatura e di veicoli. Il tipo ne sposta un tot. e poi mi aiuta nella difficile manovra di inserimento. Non parla il francese, ma capisco che posso chiudere a chiave il Nomade ed allontanarmi: per fortuna! Per un attimo ho temuto che mi chiedesse di lasciarle sul cruscotto per eventuali manovre in mia assenza.
Abbastanza velocemente raggiungo una piazza tutta transennata e guardata a vista da tutti gli organi di polizia ed esercito dei quali il Marocco dispone. Sono le otto del mattino, ancora tutte le attività sono chiuse, per questo sono ancora più visibile nella mia giacca a vento arancione; subito vengo intercettato da un tipo che si offre di farmi da guida per 20 D. Ci penso un attimo, alla fine sono 2 €, accetto e lo invito a bere un caffè che mi vale anche per colazione in quanto messo insieme ad un panino tondo farcito di un uovo strapazzato nell'olio (2 caffè e panino circa 2 €!). Prima di iniziare la visita di questa città andalusa, contesa all'infinito alla Spagna con fasi alterne, sino all'indipendenza del Marocco, apprendo che lo schieramento di forze è dato proprio dalla presenza del Re in città.
E' tutto un salire e scendere in quanto la città vecchia è abbarbicata sulle pendici del Rif, stradine poco più che viottoli con lo scolo dei liquidi al centro, nella parte alta capre libere così come nella vasta area occupata dal cimitero (diviso per appartenenza religiosa). Via via che il tempo passa cominciano ad animarsi le botteghe: dal tipo di abbigliamento che la maggior parte della gente indossa, intuisco che queste Berberi devono essere molto tradizionalisti. Tutto sta procedendo bene sin quando vengo introdotto nel negozio di una cooperativa berbera che produce tappeti. Inutile raccontare come è andata a finire! La merce che mi viene presentata è bella, ma io non ho alcun interesse a comprare oggetti, almeno per ora. Riesco a cavarmela con poco, anche se la richiesta iniziale era stata di € 140: proprio il mio disinteresse ha fatto si che, piuttosto che non vendere, venisse accettato un quid più basso di quello ultimo proposto dallo stesso venditore. Chissà quale percentuale ci guadagna questo cinquantacinquenne che si propone sulla strada come accompagnatore!
Ma la vera avventura è avvenuta nel momento in cui avremmo dovuto lasciarci, quando il tipo mi indirizza in una certo modo per ritrovare il garage. Dalle spiegazioni che mi da non mi ritrovo; a fronte di altri particolari da me forniti sembra capire tutto. Comincia così una passeggiata a spron battuto che ci porta a ripercorrere ogni dove. A un certo punto viene interpellato un altro soggetto (saranno stati d'accordo?) incontrato “per caso” proprio lì, e anche questo super esperto dice la sua prendendo le redini della ricerca. Dopo un bel po' di tempo trascorso senza risultati apprezzabili a fronte di miei nuovi apporti esplicativi, certo imprecisi, ma sicuramente più orientanti dell'intuizione messa in campo dai due, si decide di salire tutti e tre su un “petit taxi” che si lancia subito sulla ricerca, con un proprio apporto di indicazioni. 
Sono le 11.30 quando si decide di lasciare il “petit taxi” in quanto i miei ulteriori apporti hanno convinto tutti che ormai ci siamo, anche perché alla vista di un certo distributore di carburante avevo dichiarato che il luogo era lì attorno, ma il guidatore aveva seguito l'onda del traffico spostandosi in altra direzione. Solo adesso il “socio” della “guida” capisce tutto e in pochi minuti raggiungiamo il garage. Chiaro che per tutte queste prestazioni extra, oltre ai 12 D. per il taxi ho dovuto sborsarne altri 100 per i due consiglieri. Alla fine tutto il pacchetto di 112 D è pari a poco più di € 10; così almeno posso scrivere questo racconto senza inventare nulla!
Finalmente solo, vengo interpellato sulla prestazione della “strana coppia” dal garagista, che non è più il ragazzo del mattino, bensì il titolare, e assomiglia tantissimo a Ibrahimovic ( ma non glielo dico).
In compenso è proprio lui che ha voglia di parlare con me; mi fa accomodare nel suo “studio” dotato di TV sempre accesa e sintonizzata su canali internazionali, mi mette al corrente di una notizia clamorosa data dall'arresto di un imprecisato figuro molto vicino all'ex premier di casa nostra (non sa dirmi di più sull'argomento). Così si apre una vivace conversazione ad ampio spettro che tende a non trascurare quasi nulla; in compenso, si rende disponibile a guidarmi con un suo amico sino all'imbocco della strada per Chefchaouen e mi dice di pagare quanto preferisco per la sosta. Purtroppo ho solo una banconota da 50 D e gliela offro. Con molta signorilità mi dice che è troppo e si accontenta dei pochi spiccioli disponibili nel portamonete. Dopo avermi aiutato nella manovra di rinculo per uscire dal garage ed avermi fornito il suo numero telefonico per qualsiasi necessità, mantiene la promessa di farmi strada e, al momento di salutarlo definitivamente, scende dall'auto insieme al suo amico raccomandandomi attenzione, augurandomi buona strada e lanciandomi baci con la mano: chissà se tutto questo è avvenuto perché ho la stessa età di suo padre, e quindi lui potrebbe essersi identificato come figlio, o se è stata una manifestazione di generosità che qui la gente tende ad offrire a fronte di una breve conoscenza avvenuta nel tempo dedicato ad una conversazione!
Fatto sta che sono su strada, non ho fame, ma comincia a farsi sempre più presente un intontimento da caldo e sonno: mi fermo a bordo strada dove si può, mi rilasso prendendo un caffè dopo aver consumato della frutta.
Lungo la strada, sapendo che ci sono tipi che tendono a fermarti per offrire Hascish che si produce abbondantemente in questa zona del Rif, ho capito in ritardo che chi mi faceva segnali mi stava in realtà offrendo delle cose apparentemente rotonde e rosse, forse pomodorini: ho saputo guardare altrove, così come quando mi è stato chiesto a più riprese un passaggio.
Arrivato a destinazione, senza alcun indugio seguo l'indicazione dell'unico campeggio e mi ci piazzo.
Ottenuta la connessione WiFi mi preoccupo subito di segnalare il mio nuovo numero telefonico (00212634507139) mentre ricevo la chiamata di Redoune; aggiornato sugli ultimi avvenimenti, mi invita a consegnare in fretta il materiale Bambini nel Deserto e a raggiungerlo a Casablanca dove dispone di un appartamento nel quale può ospitarmi, ma io non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia mission!
Ottenuta la connessione WiFi mi preoccupo subito di segnalare il mio nuovo numero telefonico (00212641313917) mentre ricevo la chiamata di Redoune; aggiornato sugli ultimi avvenimenti, mi invita a consegnare in fretta il materiale Bambini nel Deserto e a raggiungerlo a Casablanca dove dispone di un appartamento nel quale può ospitarmi, ma io non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia mission!

domenica 4 dicembre 2011

Breve storia 3

....sono ormai arrivato al momento del commiato: saluti scambiati e tanti  incoraggiamenti ricevuti.
Ora  è tempo di  impegnarsi sul campo, e non sarà facile come dirlo!


Prima dell'imbarco, raggiungerò la sede del corriere dove BnD ha concentrato il materiale da portare principalmente in Marocco e in Mali: solo allora potrò organizzare lo stivaggio in maniera definitiva.
La pioggerella di questi ultimi giorni mi ha impedito il montaggio degli scudi a protezione del parabrezza, ma


li ho già spostati in cabina prima che il materiale BnD riempia il garage rendendoli irraggiungibili.
Sulla base dell'esperienza sin qui maturata, dopo averci riflettuto, alla fine ho caricato anche la bici, e spero non debba diventare zavorra.


Al prossimo aggiornamento dal Marocco, dove vado incontro a temperature minime attorno ai 4° nelle zone di montagna o a ridosso del deserto e massime attorno ai 22 sulla costa Atlantica!!!!