giovedì 22 agosto 2013

Da Brasov - Romania ore 22.30


Sono solo le 20.45 L.T. (un'ora di differenza con la madre patria) ma il buio è già intenso attorno al Nomade fermo per sosta notturna su uno spiazzo sterrato a poche centinaia di metri dal villaggio di Buteni: ma come ci è arrivato il Nomade in questo sperduto villaggio del sud della Romania?
E' una lunga storia e cercherò di sintetizzarla.



Ieri mattina il Nomade si è finalmente risvegliato con tutte le batterie che più cariche non si sarebbe potuto; 



dopo la visita al castello di Ptuj è iniziato il percorso in territorio croato, quindi un rientro in territorio sloveno e poi tutta la giornata è servita per attraversare l'Ungheria.




I contesti paesaggistici sono sempre stati piacevoli, anche se i paesi e villaggi non mi sono sembrati altrettanto interessanti;


inoltre le strade sulle quali mi ha portato Garmin spesso si sono rivelate tortuosissime ed anche con un fondo stradale in condizioni non ottimali: in Ungheria, però, la viabilità mi è sembrata migliore.




Durante il pomeriggio mi sono trovato spinto ad un imbarco su traghetto che ho dovuto evitare a causa della forte pendenza per arrivare al livello dell'acqua ed all'angolo di incidenza troppo marcato per salire a bordo.



Così ho dovuto condurre più a lungo del previsto senza nessuna idea di dove sostare: il primo tentativo espletato verso l'orario canonico non ha sortito alcun effetto, ma in prossimità di Mòrahalom ho notato un segnale indicante possibilità di balneazione e la presenza di un albergo.



Giunto sul posto all'imbrunire ho subito capito che quelle segnalazioni non portavano ad alcuna soluzione del mio problema, ma pattugliando la località ho colto delle indicazioni di parcheggio e così, approfondendo, ho preso la decisione: il posto mi è sembrato tranquillo, era in corso una cerimonia religiosa all'aperto in onore di un santo locale con altoparlanti e luminarie a go go, quindo ok.
Ero molto affaticato dopo aver percorso oltre 450 km. su stradine di campagna, solo gli ultimi un po' meno impegnativi e più veloci, pertanto non avevo alcuna voglia di scrivere, anche se avevo in mente di commentare il comportamento su strada del Nomade dopo oltre 1300 km. dalla partenza.
Forse è stato un bene non essermi dilungato su questo tema perché da stamane la situazione ha subito una evoluzione che non mi sarei aspettato.


Partito presto per godere del fresco mattutino, subito ho cominciato a percepire rumori molesti provenienti dall'anteriore lato guida.
Con l'esperienza maturata in Centro America le associazioni causa/effetto non sono mancate nella mia testa.
Ho subito messo in atto varie strategie per contrastare gli uni e le altre, a volte decelerando per poi riprendere più dolcemente, a volte procedendo pianissimo, a volte pigiando il piede sulla frizione per eliminare temporaneamente i rumori ed attutire il mal di stomaco che situazioni di questo genere tendono a produrre in chi è impegnato in un lungo percorso, a volte dicendomi che potrebbe essere non grave così come era nella mia percezione.


Quando Garmin mi ha condotto ad un imbarco su traghetto, questa volta non l'ho rifiutato: le condizioni di salita e discesa sono state più semplici rispetto all'eventualità precedente, ma il rumore dopo lo sbarco mi è sembrato rendere le cose più complicate.
Ad un controllo visivo mi è sembrato di notare un angolo anomalo fra semiasse e cuffia verso ruota, perciò ho iniziato ad interpellare telefonicamente gli operatori della Franciacorta che ci avevano lavorato, ma senza riuscire a identificare in maniera precisa il tipo di avaria: mi è stato spiegato che se fosse il giunto il rumore si dovrebbe produrre solo sotto sterzo, mentre io ce l'ho sul dritto.
Inoltre, una volta sbarcato dal traghetto, la strada si è fatta stretta e pessima; poi mi sono trovato a ridosso della frontiera e ho pensato di puntare su Arad, distante 60 km..


Ma il rumore è diventato insopportabile, ed anche la guidabilità non è più stata come alla partenza, anche se fin da subito avevo notato delle reattività sullo sterzo alle basse velocità, esattamente quelle che ora sono costretto a mantenere.
Al primo distributore Petrom incrociato in località San Nicolau mi sono fermato per chiedere di un meccanico: il personale è stato gentile e mi ha aiutato subito.
Dopo una ventina di minuti si è presentato un giovane in costume da bagno (date le temperature molte persone girano con questo abbigliamento in questa che è considerata l'area forse più calda della Romania): lingue parlate, il rumeno ed il magiaro! Perfetto, ho subito pensato.
Giunti davanti all'officina che non avrei mai potuto trovare essendo priva di insegne, il giovane ha voluto condurre il Nomade e senza perdere tempo mi ha fatto capire che il problema deriverebbe da un supporto motore.
Nel frattempo mi ha introdotto a Dorica detta Dori, la moglie del padrone, la quale conosce l'italiano ed è stata disponibile sia come interprete che per fare un po' di conversazione con me.
Eseguito un breve intervallo pasto, i meccanici si sono poi dedicati nell'intervento; il supporto motore è risultato sano ma il perno di fissaggio tranciato: vuoi vedere che me la cavo in fretta e senza complicazioni? Mi sembra impossibile per come ho percepito la cosa e per il ricordo di David – Panama.
Alle 15.30 è stato effettuato il test drive: positivo per quanto attiene al supporto motore, negativo per ciò che io avevo identificato sin dall'inizio segnalandolo al collaudatore.
Capisco che di fronte a dei ricambi che nella migliore delle ipotesi arriverebbero in una settimana il meccanico locale dica: “meglio se piano piano raggiungi Bacau”, luogo che io so di dover raggiungere, solo che si trova a circa 650/700 km. da qui.


Dopo un altro scambio telefonico con la Franciacorta mi sono sentito dire che se si tratta del giunto, il fatto della rumorosità non dovrebbe compromettere la funzionalità: mi sono così deciso a riprendere la marcia, ma fra il caldo, la rumorosità, la guidabilità a tratti inesistente, il percorso indicato da Garmin tutto su strade secondarie in pessimo stato di manutenzione, con l'occhio appesantito ed il fiato corto ho preso al volo l'opportunità appena intravvista : ecco come è maturata per il Nomade la sosta notturna a Buteni!


Mercoledì 21 sveglia alle 5.30 e pronta partenza nel buio; il rumore inizialmente mi ha molestato parecchio, così come il fondo stradale. In queste condizioni la guidabilità è scarsissima: ho riflettuto su quanto è in corso ed ho pensato che probabilmente la convergenza non era perfetta sin dall'origine. Quindi viaggiando si sa che il sovrappeso spinge le ruote ad aprirsi; forse la soluzione attuata a Panama consistente nel rendere maggiorata la campana verso ruota del lato passeggero (quella che riceve il semiasse) che è stato problematico per tutto il viaggio oltre oceano, in modo da impedire che i meccanismi in essa contenuti sforassero potrebbe essere attuata anche sul lato guida.



Inoltre avevo in mente di chiedere se non fosse il caso di maggiorare le misure di entrambi i semiassi, ma le cose sono andate in un modo tale per cui non ho mai potuto esprimere a nessun meccanico questa mia fantasia.
Ad un certo punto, quando è stato possibile correre un po' più velocemente, la situazione è migliorata moltissimo, anche se ogni rallentamento e successiva ripresa è sempre stato come un dazio da pagare ad occhi chiusi.



Dopo aver macinato 330 km. ho deciso di fermarmi nella città di Fagaras per acquisti e pausa pranzo; nel momento di riprendere il viaggio i rumori emessi dall'apparato in avaria sono stati immediatamente strazianti.
Ho pensato che fosse giunto a maturazione il momento atteso, ma intanto ho provato ad avviarmi molto dolcemente; appena immesso sulla E 68 è accaduto l'irreparabile: perdita completa della motricità.



Ho accostato immediatamente sulla destra a fianco di una stazione di servizio Gerom che poi ho capito essere in disuso, altrimenti ci sarei entrato con l'abbrivio: ora sono fuori dalla carreggiata, assai frequentata essendo quella che conduce prima a Brasov, importante centro di questo paese, e poi a Bacau, quindi il posto è rumoroso, ma adatto ad attivare i soccorsi.
Prima ho preso contatto con l'amico di Bacau e quando questi mi ha riferito circa il come avrebbe potuto aiutarmi, allora ho chiamato il soccorso stradale previsto dalla polizza assicurativa del veicolo che, fra le varie garanzie, prevede anche il rimpatrio del veicolo.
Come sempre in questi casi c'è da attendere; ho pensato che quando sarò portato all'officina Fiat più vicina, dopo l'esame dei tecnici chiederò un preventivo completo anche della tempistica perché sono convinto che dovrà essere fatto arrivare un pezzo di ricambio dall'Italia, ammesso che si trovi, come ai tempi della California.
A meno che non si tratti di uno di quei pezzi che scaramanticamente ho lasciato a Sestri prima di riorganizzare il carico.
Infatti il mio contatto a Bacau è preoccupato che i suoi connazionali se ne possano approfittare, aspetto che per me è quasi scontato; una volta conosciuta la richiesta potrò compararla con altre soluzioni, inclusa quella di chiedere il recupero a Sestri del pezzo rimasto tramite mio fratello: la situazione è appena agli inizi....il rientro del veicolo mi sembrerebbe la soluzione più sensata!
Di questa possibilità ho già parlato con il meccanico italico che mi ha dato la sua disponibilità a ricevere il Nomade.
Dopo sei ore di attesa a causa di un disguido fra operatori del soccorso, alle 20.00 è arrivato il camion che mi ha trainato sino alla sede Fiat di Brasov: il custode, Adrian il suo nome, ha una figlia ed una nipotina di nove anni che vivono a Brescia, ma non è in grado di parlare italiano.
Domattina, dopo il rapporto tecnico, avrò un contatto telefonico con Eva, la persona che segue il mio caso dall'Italia, per decidere come procedere oltre.

lunedì 19 agosto 2013

Da Terme di Ptuj - Slovenia ore 9.00




Domenica 18 agosto 2013-   La scalata al borgo è stata effettuata in prima mattinata, nella quiete e nel silenzio che il luogo esprimeva a quell'ora. Chi, come me, ha vissuto il tempo del terremoto che negli anni 70 ha distrutto una vasta area del Friuli/Venezia Giulia, ricorderà le dimensioni della tragedia: la ricostruzione fu immediata, ecco perché oggi Gemona vive ancora, ma il fascino dell'antico; ha lasciato il posto alla funzionalità, e non si può certo incolpare di questo qualcuno!
Non ricordavo che il valico di Tarvisio avesse una quota tanto modesta: è così tutta la zona, che si chiami Carnia da questa parte o Karten dall'altra, ciononostante è possibile praticare gli sports invernali durante la stagione.


Lungo il percorso ho trovato degna di nota la foresta di Tarvisio, indicata come millenaria; più avanti è stato il corso del fiume Drava ad entusiasmarmi: tanto sono a secco i corsi d'acqua sul versante italico quanto quelli sul versante opposto godono di abbondanza.


Prima di Villach, verso le 11.30, mi sono trovato comodo sulla strada un Lidl e mi ci sono fiondato; eseguiti gli acquisti, mentre stavo dedicando la mia attenzione ad altri prodotti che mi avevano incuriosito, sono stato avvicinato da una addetta la quale mi ha fatto capire che avrei dovuto andare subito alle casse per chiusura del negozio; ok., recepito il messaggio mi sono rimesso in moto.



Nella fretta Garmin mi ha colto di sorpresa quando mi ha intimato di cambiare strada, così io ho eseguito passivamente nel timore di essermi distratto. In realtà sono arrivato comunque a Klagenfurt e il percorso è stato scorrevole, paesaggisticamente di pregio: solo che la strada secondaria ha ulteriormente limitato la mia velocità ed inoltre mi ha imposto tornanti stretti e rampe così ripide da doverle affrontare con il primo rapporto inserito.




L'incontro con Drava è stato amore a prima vista: peccato non aver mai trovato la possibilità per una breve sosta, così mi sono limitato a riprendere immagini fotografiche stando ala guida.
Fra Austria e Slovenia, se non ci fosse l'indicazione del cambio di stato, non ci si accorgerebbe di nulla, salvo che per le targhe esposte in una lingua differente, comunque per me incomprensibili entrambe.



Mi ero fatto l'idea che Maribor fosse una località che meritasse una sosta: è così che ho trovato parcheggio addirittura a fianco della cattedrale. In realtà speravo in un sistema di accoglienza adatto al mio veicolo bisognoso di allacciamento all'energia elettrica sino a che le batterie di servizio non si saranno completamente ricaricate, ma non ho trovato nulla di tutto ciò.





In compenso ho trovato una connessione WiFi insperata che mi ha consentito di aggiornare il blog; dopo ho visitato la città che si è rivelata vistosamente deserta, ed ai miei occhi anche un po' sotto tono, tanto da decidere di proseguire sino a Ptuj, cittadina a soli trenta chilometri di distanza, dotata di terme, argomento che sino ad oggi mi ha sempre lasciato indifferente mentre altri, fra le mie conoscenze, so che le adorano.




Essendo le otto di sera pensavo giusto di poter utilizzare qualche parcheggio termale per le mie necessità: piacevole è stata la sorpresa nel trovare una area riservata esclusivamente per trascorrere la notte dedicata ai veicoli ricreazionali, con tanto di H2O e allaccio corrente.
Tutto ha un prezzo, e per me, non avvezzo a queste soluzioni, il prezzo è sembrato alto, ma la forza della ragione mi ha fatto scegliere di fermarmi comunque.

domenica 18 agosto 2013

Da Maribor - Slovenia ore 17.45 (sulla strada del Kurdistan)



16 agosto 2013 – Dopo circa quattro giorni di preparativi svolti senza limiti di tempo è giunto l'attimo: non è stato semplice liquidare in così poco tempo l'interpretazione del ruolo da cittadino di un piccolo borgo marinaro per calarsi in quella da cittadino del mondo, interpretazione interrotta contro voglia 135 giorni prima!
Si è trattato di giornate trascorse più o meno staticamente, intramezzate dalle visite nella zona della Franciacorta dove il Nomade ha trascorso un periodo della sua vita assai complicato.
Non c'è stato nemmeno uno fra i tanti passaggi operativi che non abbia riservato qualche sorpresa: la cronistoria dettaglia che ho dovuto registrare è stata un vero thrilling!
Si sono alternati momenti di sconforto (di più) ad altri di euforia (di meno), a seconda delle notizie che mi raggiungevano da parte dei vari primari dei reparti degli ospedali che lo hanno curato: alla fine si è trattato di saldare dei conti di una certa importanza, per quanto da tutti i primari mitigati per il senso di rispetto che il suo andare per il mondo insieme a Bambini nel Deserto riesce a destare negli animi delle persone di buona volontà.
E' stato così che lunedì 12 l'ho raggiunto in una officina ormai chiusa per ferie dove il titolare si è voluto dedicare in prima persona a tutte quegli interventi relativi all'impianto elettrico che avevo riscontrato come necessari dopo le ultime traversie costellate di esecuzioni parziali da parte di chi forse non poteva fare di più a causa della mancata conoscenza sia del veicolo che dei suoi impianti.
Dopo aver lasciato la Franciacorta il Nomade si è recato a Modena dove, nella sede di Bambini nel Deserto, ha caricato nel vano garage indumenti e scarpe per i bimbi del Kurdistan; quindi, a mezzanotte, ha scaricato ogni cosa a Sestri per poter essere riallestito con criterio nei giorni successivi.
Lasciato a terra la maggior parte dei ricambi meccanici in dotazione e sistemati su cerchio alcuni pneumatici addizionali, giorno dopo giorno è stato via via organizzato per affrontare le destinazioni dove effettuare le consegne.


Quando alle 15 odierne tutto era ormai accettabilmente in ordine per dare motore, l'occhio mi è caduto sul display dei pannelli fotovoltaici: un numero lampeggiante in costante decrescita stava indicando la carica ridotta delle batterie di servizio!
Come ci si arrugginisce in fretta: avrei dovuto evitare di tenere il frigorifero in funzione in questi giorni di sosta, ma tant'è che tutta l'esperienza acquisita non è stata messa a frutto dalla mia mente che, tesa a cercare di partire il prima possibile, ha ignorato la questione: mi rimane solo da augurarmi che non sia intervenuto qualche fatto dannoso e nuovo.
Con questo tarlo per la mente ho comunque deciso: partenza e direzione di marcia così come stabilito, con la possibilità, una volta raggiunta Parma, di cambiare itinerario nel caso la situazione non avesse dato segni di positiva evoluzione.
Già a Borgo Val di Taro dal 30% iniziale il valore lampeggiante era salito al 35%, quindi la ricarica fornita dai pannelli in base ai raggi di sole catturati e dal motore stava funzionando, anche se i valori restavano ancora critici tanto da continuare a lampeggiare.


A Ferrara il luogo deputato ad ospitare il Nomade per la notte si è però rivelato dotato di colonnine per la connessione all'energia elettrica e la mia decisione in tal senso è stata immediata.
Ho dovuto lavorare più del previsto per riattivare il cavo “europeo” dopo tanto utilizzo di quello “americano” in quanto il primo era rimasto inattivo con una spina montata non adatta alla colonnina qui presente.
Altro problema: la fornitura avviene solo introducendo monete da 50 centesimi o da 1 € ed io ho poche possibilità nel mio portamonete! Data l'ora che si è fatta ormai sono poco invogliato a raggiungere qualche esercizio in centro dove poter cambiare, così ho provveduto ad infilare nella fessura il mio eurino che avrebbe garantito una erogazione di energia per quattro ore, ma subito si è accesa una luce rossa a segnalare il funzionamento anomalo della connessione.
Temendo di non aver collegato i fili correttamente nella presa ho lavorato ancora cercando di venirne a capo, salvo decidere di chiedere poi l'ausilio di una persona che aveva già effettuato il collegamento poco lontano da me.
Niente da fare, ogni volta che il mio cavo ha cercato la connessione l'impianto è andato in tilt: anche il soccorritore non riusciva a capacitarsene sino a che non ho osservato il retro della colonnina: ho così visto che ogni presa era dotata di interruttore da riarmare in caso di avaria!
Detto fatto, ma solo dopo plurimi tentativi l'operazione è andata a buon fine: finalmente la carica è divenuta potente e costante sul filo dei 14 V e il display ha smesso di lampeggiare al raggiungimento del valore pari al 45% di carica.
Consumata una frugale cena non mi è rimasto altro da fare che cominciare a sistemare un po' di cose ancora rimaste in giro volanti prima di dedicarmi al riposo notturno, quest'ultimo preceduto dalla conferma che qui vi è la possibilità di connessione WiFi a patto di seguire una certa procedura a me ignota e molto originale: grande città questa Ferrara!



Sabato 17 agosto 2013 – Mi sono risvegliato con l'idea di muovermi presto da qui, ma subito dopo ho riflettuto sul fatto che mi stavo trovando in un giorno feriale nell'ultima città italiana dove poter effettuare un acquisto utile al viaggio prima di passare il confine con l'Austria attraverso Tarvisio.
Allora via per il centro “pedibus calcantibus”: avevo ricordi molto buoni della città, ed anche la breve escursione odierna li ha riconfermati.
Prima di lasciare casa ho potuto chiedere ad altri camperisti (intenti ad osservare il Nomade) il cambio di miei spicciolini con una loro moneta da 50 centesimi, tanto per rinforzare la carica delle batterie con altre due ore di energia elettrica: loro intanto mi stavano sottoponendo ad una serie di domande alle quali le mie risposte destavano stupore e meraviglia.


Dopo, mentre mi stavo muovendo lungo stradine silenziose e vuote, ombreggiate e dotate spesso di portici, mi è capitato di ascoltare un simpatico scambio di battute fra due locali alla fine delle quali mi sono rivolto loro chiedendo informazioni circa la possibilità di trovare una libreria aperta da qualche parte.
Con dovizia di particolari mi sono state fornite le coordinate utili a raggiungere le due librerie più importanti in città, nel caso una potesse essere chiusa per ferie:qui, oltre alla cortesia, si percepisce nella gente il piacere dell'incontro.


Nella prima visitata mi sono soffermato anche in altri reparti oltre a quello dotato di ciò che andavo cercando: avrei potuto rientrare a casa e muovermi, ma perché non rimettere il naso più in centro ed annusare quel sapore della vita che solo le città di questa regione che si muovono in bici possiedono, contornato dal colore caldo del materiale da costruzione utilizzato per secoli, il mattone rosso.


Il mio itinerario odierno avrebbe potuto condurmi sino a Villach o a Klagenfurt, ma essendomela presa comoda certamente la fermata per sosta notturna avverrà prima.


Me la sono presa comoda anche perché ho da tempo preso un impegno con me stesso che prevede un appuntamento lungo la strada, appuntamento possibile solo in certi orari.


Erano anni che non mettevo piede nell'area geografica che considero come quella originaria della mia famiglia da parte di padre; questa volta, prima di allontanarmi dall'Italia, ho sentito il desiderio di recarmi dove si perdono nel tempo le tracce del mio spirito.


La visita nel luogo dove sul marmo sono apposti i nomi dei miei familiari che hanno da tempo conclusa la loro esperienza più o meno lunga di vita vissuta, per alcuni di loro indicanti esclusivamente l'anno in cui sono andati via, per me è stata importante non tanto per un dialogo ipotetico con loro quanto esclusivamente per quelle considerazioni che mi sono sentito di sviluppare, troppo personali per essere qui riportate.


Resta il fatto curioso della lapide indicante il nome della famiglia: la storia è vera e risale nel tempo, ma è accertato che il cognome reale è Zambon mentre quello scolpito lì è Zamboni, quasi una snobberia dovuta ad un certo passato del quale ormai non c'è più nessuno che possa smentirlo, di quando a Ca Donà costoro la facevano da padroni dando lavoro ai locali nelle fornaci di proprietà ed esportando mattoni sino in Dalmazia.
Ma giacché nulla è destinato a perdurare in questa dimensione, vista ex post questa sembra una storia pertinente con l'affermazione: persino il seme di questo nucleo familiare si è disperso, in parte non troppo lontano da lì, ma per un'altra parte allontanandosi parecchio.
L'unica cosa rimasta è la tomba che ha riunito nel tempo le persone di generazioni precedenti: storie ormai disperse delle quali più nulla sarà dato sapere ai posteri, tomba che terminerà la sua funzione nel momento in cui riceverà l'ultimo fra i nati nel primo novecento di questo nucleo familiare, evento che prevedo andare in scadenza presto, molto presto.
Oltre a quei nomi e quelle date non c'è nulla di me in questi luoghi; i miei genitori sono arrivati qui perché lo desideravano quasi come atto dovuto essendoci la loro primogenita, persona che solo dopo cinque anni se ne era andata ancora tenera e pura come solo i bimbi possono essere.
La tragedia ha segnato tutti quelli che allora vivevano, ed in misura e forme diverse anche chi è arrivato in quella famiglia poco dopo.
Ormai i giochi di tutti si sono giocati, anche quelli di chi sta ancora effettuando gli ultimi giri della giostra: tutto sarebbe potuto essere diverso.
Ma le recriminazioni ormai non servono più a nessuno: la concretezza porta a dire che è andata così in questa vita.
Solo un arcaico sentimento mi ha portato qui oggi, forse..... per l'ultima volta!


Quando ho lasciato Donada, oggi inglobata con Contarina sotto il nome di Porto Viro, ha cominciato ad allentarsi il dolore alla nuca che mi aveva preso a partire da metà mattinata.
Poi sono stati gli scorci del paesaggio semi lagunare che andavo attraversando a calamitare il mio interesse: tanta acqua, elemento con il quale non sono mai stato in grande sintonia.


Un liquido, come quello che ti alimenta, quello nel quale prendi forma, il grembo materno dal quale sei costretto a staccarti con dolore e nel quale vorresti sempre trovare un conforto senza tempo.


Il clima caldo, per quanto con un tasso d'umidità piuttosto basso, è portatore del subdolo colpo di sonno; quindi, appena trovato lo spazio adatto, meglio effettuare una sosta e assumere coca cola fresca.
Poi la viabilità è diventata abbastanza penosa a partire dall'area di Venezia; non tanto per il traffico quanto per i limiti di velocità: nel momento in cui ho cominciato ad accusare stanchezza mi sono venuto a trovare in un'altra area geografica per me significativa, quella nella quale ho maturato il rapporto con l'unico nonno che ho conosciuto, quello materno: è la zona attorno al fiume Tagliamento, area coinvolta nella prima guerra mondiale, della quale sentivo le storie raccontate dal nonno, storie che avevo sempre piacere riascoltare.
Attorno alle 20 non ho potuto evitare di verificare la possibilità di sosta a San Vito al T.to, ma poi ho deciso di continuare ancora un po' sino a Gemona, solo 60 km. da Tarvisio, luogo che consideravo sede di tappa.


Sono arrivato con il buio, ma domattina non sarebbe male scalare il borgo antico: inch'Allah!

martedì 6 agosto 2013

La rinascita del Nomade sotto il segno del Leone

Dal 11 luglio al 06 agosto

Le cose poi si sono evolute in maniera diversa dall'attesa, come spesso accade nella vita.
Quando sono stato chiamato dall'officina meccanica per provare su strada il Nomade prima del suo passaggio all'allestitore storico, mi sono immediatamente dato da fare per ottenere in prestito un'auto in grado di portarmi direttamente da Sestri a Rovato.
L'auto, una piccola tedesca mossa da un motore diesel dai consumi contenuti, mi ha condotto sin là nella giornata del 18 luglio; ma il giorno prima, effettuato il rifornimento di carburante, alla fine dell'operazione mi ero accorto di aver introdotto benzina super anziché diesel!
Non mi era mai capitato prima una cosa del genere, quasi un segnale premonitore sulle difficoltà che avrei dovuto ancora affrontare: ormai esse sembravano del tutto superate mentre invece la verità è che bisogna essere sempre presenti e concentrati su ciò che si affronta, anche se si tratta di cose di poco conto .
Ho dovuto così lasciare ferma l'auto, cercare dei meccanici compiacenti ad effettuare l'intervento a ridosso del loro orario di chiusura serale, ripetere poi il rifornimento con il combustibile giusto: il tutto per eccesso di zelo in quanto di carburante il serbatoio ne conteneva già a sufficienza, ma le notizie sullo sciopero dei gestori delle stazioni di servizio mi aveva spinto a cercare di non complicarmi la vita sulla strada: così me la sono complicata sotto casa!
Il giorno dopo la partenza è avvenuta in orario mattutino in modo da essere a destinazione in un orario utile alla bisogna, dopo 240 km. percorsi su viabilità ordinaria in sole quattro ore.
Una volta apprese le spiegazioni sull'andamento del lavoro ottenute dal titolare dell'officina, purtroppo mi sono reso conto immediatamente che non è in queste condizioni che ci si aspetta di trovare un veicolo dopo tanto tempo sapendo di dover poi saldare un conto importante.
Inizialmente ho pensato di accettare la situazione così come l'ho trovata per non doverlo lasciare ancora nelle mani di chi, pur dimostrandomi grande disponibilità, non era riuscito a coordinare i propri vari specialisti in maniera tale da ottenere un risultato accettabile, ammesso che fosse possibile ottenerlo su un veicolo tanto diverso da quello nato la prima volta nel giugno del 1990.
Inoltre ormai i tempi si erano fatti stretti per i successivi interventi in quanto il mese di agosto si stava avvicinando prepotentemente; durante quel mese le attività vanno tutte in blocco tanto da diventare complicato inanellare quelle mancanti e da indurre il Nomade umano al pensiero di vedersi costretto a rinunciare a questa partenza.
Sarebbe folle muoversi nelle condizioni testate sapendo che nei territori da raggiungere avrei trovato anche la complicazione rappresentata dalle comunicazione con gli autoctoni.
In aggiunta il presidente di Bambini nel Deserto, persona che nel tempo ha frequentato diverse volte i territori meta del viaggio, mi aveva informato by email delle possibili difficoltà a raggiungere i villaggi curdi in quanto questi sono posti lungo il confine con Siria, Iraq e Iran: la guerra in Siria ha sicuramente modificato ogni cosa ed il suo consiglio era di stare più spostati verso Nord.
Quanto più i villaggi sono piccoli e dispersi tanto più le condizioni di vita delle popolazioni sono simili, qualsiasi etnia vi si trovi, e pertanto l'obiettivo umanitario sarebbe comunque centrato anche senza arrivare proprio dove risuona l'eco dei mortiferi mortaretti.
Nel pomeriggio, dopo aver consultato direttamente chi aveva effettuato le ultime tarature sull'avantreno senza trovare la possibilità di miglioramento, sono stato indirizzato presso una grande organizzazione che opera prevalentemente sugli allineamenti di veicoli di vario genere.
Il tentativo non è servito a nulla, anzi, ha reso più confuso il quadro d'insieme tirando in ballo i semiassi ed un cuscinetto di una ruota a causa di un certo rumore di fondo percepibile in movimento. A questo punto il titolare dell'officina meccanica, comprendendo perfettamente i miei sentimenti, ma convinto che la sostituzione delle molle degli ammortizzatori con altre rinforzate avesse peggiorato la situazione alzando ulteriormente il veicolo da terra, su mio consiglio ha accettato di parlare con il fornitore di quelle molle per trovare insieme una soluzione: perché alla fine si tratta di azzeccare la giusta taratura dell'apparato, ma solo uno capace può essere in grado di farlo su un veicolo che non è predisposto a questo tipo di trattamento per scelta costruttiva, e pertanto la riuscita dell'opera sta tutta nelle capacità e nell'inventiva di chi ci lavora.
Dopo aver consegnato il Nomade all'allestitore per procedere agli alleggerimenti concordati e ad altre operazioni di ripristino e di finitura prima di ritornare sull'argomento “assetto dell'avantreno”, alle 17 non mi è rimasto altro da fare che salire in auto e tornarmene a casa.
Durante il viaggio ho ripensato ai vari passaggi intervenuti nelle operazioni iniziate alla fine di aprile: i tempi previsti non sono stati rispettati, è vero, ma la complessità delle operazioni e le difficoltà nel coordinamento fra i vari artigiani li giustificano, soprattutto in rapporto al convincente risultato ottenuto sul telaio.
Inoltre, per quanto poco si possa alleggerire il veicolo, fra una cosa e l'altra sarà sempre in condizioni di salute migliori rispetto all'utilizzo effettuato in ogni epoca precedente, tanto da decidermi ad utilizzare ancora pneumatici della misura ammessa prima di accollarmi un superiore rischio rappresentato dall'adozione della misura maggiorata.
Mentre stavo cullando tutte queste considerazioni rimanendo presente alla guida, guida che su viabilità ordinaria è sempre più impegnativa rispetto all'utilizzo dell'autostrada, ho superato l'area di Borgo Val di Taro in un attimo così fallendo l'imbocco del Cento Croci, venendomi automaticamente a trovare sulla strada per Bedonia; ho indugiato il tempo minimo necessario e mi sono immediatamente attivato per riprendere la “retta via”, così per le 21 sono rientrato in casa avendo compiuto il percorso di ritorno praticamente nello stesso tempo dell'andata: tenuto conto della tipologia della strada l'ho considerato un buon risultato.
Nei giorni immediatamente successivi al mio rientro sono stato informato dal meccanico circa l'esistenza di una super struttura industriale che opera nel rimettere in sesto - per consentire di viaggiare diritti - veicoli di grossa taglia; il meccanico me lo ha consigliato dopo aver effettuato il consulto con l'operatore di Brescia da me inizialmente interpellato per il rinforzo dell'avantreno in questa lunga vicenda: ho subito deciso di affidarmi a costoro.
Visto che l'allestitore aveva nel frattempo eseguito la maggior parte dei lavori concordati, ho pensato di lasciare per ultimo l'intervento dell'elettricista, disponibile a lavorare per me anche in agosto, e di far portare il Nomade a Montichiari, sede dei super specialisti.
Il meccanico mi aveva poi informato che questi lo avrebbero esaminato fra il 26 ed il 27, venerdì pomeriggio e sabato mattina, in modo da avere un contatto telefonico diretto con Battista, il socio dell'organizzazione che lo ha preso in esame, per ottenere dei chiarimenti già nella giornata di sabato.
Prima del contatto avevo indagato sul web trovando il sito dei super specialisti in modo da visionare le tipologie degli interventi che costoro sono in grado di effettuare: vi ho trovato positivi riscontri (www.pesciattrezzature.it).
Ma questi positivi riscontri sono stati un niente in confronto alla chiacchierata telefonica avvenuta prima di mezzogiorno: Battista mi ha elencato il da farsi sulla base dello stato in cui si trova il Nomade comunicandomi la certezza di potergli dare l'assetto corretto lavorandoci un paio di giorni a partire da martedì.
Alla mia richiesta di conoscere l'entità dell'importo che avrebbe comportato l'intervento mi sono sentito dire che, avendo saputo dal meccanico che il Nomade non va in giro per il mondo solo per divertirsi, mi sarebbe stato riservato un trattamento speciale in virtù delle operazioni umanitarie che contraddistinguono il suo muoversi nel mondo, senza escludere che, dopo averne parlato con i socio, ciò avrebbe potuto essere del tutto gratuito.
Nell'ascoltare quanto sopra riferito, per di più da persona assolutamente sconosciuta, sono stato preso da un profondo moto di commozione che è stato percepito anche dall'altra parte.
Le mie parole di ringraziamento sono subito sgorgate sincere come testimonianza di un atteggiamento di talune persone che personalmente ho trovato diffuso anche in altre parti del mondo a me noto; il mio pensiero mi ha portato a quei parenti tanto vicini a noi che sono i Bonobo, esseri altruisti, compassionevoli e sensibili, dediti l'uno all'altro pur nel rispetto di una gerarchia.
Nel loro habitat vige un sano matriarcato naturale ed una sensazione diffusa di benessere dovuto alla pacifica convivenza, laddove l'eccezionale propensione a praticare sesso ricreativo di ogni tipo possibile secondo NATURA (cioè seguendo qualsiasi fantasia) tende ad appianare le tensioni all'interno del gruppo e rappresenta una forma evoluta di comunicazione sociale.
Altri prima di me hanno osannato i Bonobo; io, nel mio basso profilo, sono limitato ad una conoscenza che in talune occasioni mi ha fatto pensare: perché l'umanità non si è maggiormente attenuta alle tradizioni degli antenati? Probabilmente è stata la ricerca di un “padrone superiore” che non c'è a creare tanti divieti, tante regole fasulle, a pensare di risolvere le questioni con delle “sante crociate” delle quali ogni epoca ha avute le proprie.
E così nella giornata di domenica ho raggiunto Milano dove ho potuto contare sulla disponibilità dell'auto di mia figlia per i movimenti nel bresciano.
Quindi lunedì di buonora mi sono mosso alla volta di Montichiari dove ho incontrato qualche difficoltà a trovare la sede della super organizzazione; questa non è lontano dall'aeroporto, solo che la zona non è riconosciuta da Garmin e così sono stato costretto ad arrangiarmi usando i metodi antichi.
Arrivato all'aeroporto di Montichiari verso le 8.30 mi sono trovato in un ambiente surreale, disabitato, come se fosse stato abbandonato per chiusura estiva.
All'interno dell'aerostazione nessun segnale di vita; poi ho percepito il ticchettio in avvicinamento di un alzo 17 cm. indossato da una creatura con abbronzatura lacustre da fine settimana: Quando è stata a tiro ho chiesto aiuto ed aiuto mi è stato dato consentendomi l'accesso ad un ufficio dotato di p.c. al quale è stata girata la mia richiesta.
Il p.c. é stato poi rapido a fornire la dritta necessaria, trasformata in un dato utile dalla creatura, la quale mi ha aperto gli occhi sul fatto che avrei dovuto indirizzarmi verso la zona artigianale non lontana da dove mi ero fermato.
Giunto sul posto sono stato introdotto in una enorme e linda officina dotata di molti macchinari e di una serie di fosse utili per lavorare i bisonti della strada ed altri affini.
Il Nomade era lì ad attendermi, parcheggiato un po' defilato, tutto impettito per quanto il frontale risulta alto da terra.
Nell'attesa del rientro di Battista sono stato intrattenuto con un caffè condito con una conversazione incentrata sulle attività che vengono normalmente svolte lì dove il Nomade rappresenta un ospite inusuale.
Quindi è arrivato Battista, 54 anni ben portati, la maggior parte dei quali spesi nel dedicarsi allo stesso lavoro, dotato di capacità professionali ad alto livello, un cuore grande e tanta sensibilità.
Mi ha spiegato dettagliatamente come si dovrà operare iniziando con l'eliminazione del disassamento fra le due ruote anteriori, un possibile limitato abbassamento del veicolo per consentire di lavorare al meglio a tutte le componentistiche coinvolte, la ricampanatura e poi la convergenza.
Ho colto l'occasione per lasciare lì i tre pneumatici nuovi da montare prima della fine delle operazioni mentre Battista mi comunicava la decisione presa con il socio di mettere il Nomade in condizione di marciare con il giusto assetto senza chiedermi alcuna contropartita economica, semmai al rientro dal mio prossimo itinerario qualche foto dei luoghi e delle genti.
Ancora una volta sono stato colto da commozione, ma questa volta ho voluto intanto subito regalare a lui ed al socio l'album fotografico relativo alla missione in Africa, con l'idea di fare loro omaggio anche di due tele maliane fra quelle che mi sono rimaste e poi di devolvere a BnD e a Pam Young l'importo che non mi verrà richiesto.
La giornata e poi proseguita presso la Vola s.n.c., il mio storico allestitore, e poi facendo visita al meccanico per pianificare i tempi dei successivi movimenti in quanto sono state rilevate alcune perdite di liquidi da eliminare.
Il giorno successivo l'ho trascorso a Milano per decidere se attendere in zona la fine del lavoro di Battista onde poter provare subito su strada Il Nomade oppure no.
Tenuto conto che la storia della sua rinascita si è caratterizzata per i continui ritardi, dopo aver trascorso del tempo visitando Gallerie d'Italia in Piazza della Scala dove sono esposte opere della collezione Intesa San Polo sotto il nome di Cantiere del '900 (fra queste ho trovato anche Emilio Scanavino al quale sono legato per l'amicizia condivisa con un amico che era della sua scuola, e poi Vincenzo Agnetti, il padre di una persona alla quale sono stato molto legato emotivamente negli anni ottanta in quanto sorellina gemella in un percorso personale che ci ha fatto frequentare gli stessi luoghi per anni), ho ritenuto fosse preferibile rientrare a casa a rilassarmi nelle attività di giardinaggio/agricole e rimanere aggiornato sull'evoluzione telefonicamente.
Scelta azzeccata: infatti il Nomade è stato ritirato dal meccanico dopo essere stato riassettato solo il tre di agosto; dopo il suo trasferimento a Rovato - che è servito anche come prova su strada superata positivamente - sono stato informato circa le tipologie delle perdite.
Due macchioline dipendono dall'olio motore e sarebbero di facile eliminazione, ma le altre due dipendono dal differenziale e si tratta di tutta un'altra storia.
Infatti il meccanico ha escluso di lasciarmi partire con questa tipologia di perdita in quanto il controllo del livello dell'olio del cambio e differenziale comporta l'entrata in officina e tutta una serie di difficoltà che sarebbe meglio cercare di evitare in partenza.
Ok., vada per un altro smontaggio del gruppo differenziale/cambio, ma che tempi si prospettano? ho chiesto.
Ora il personale è in ferie e quindi se ne può riparlare più avanti, mi sono sentito rispondere.
No Cesare, forse non hai capito che io punto ad essere in viaggio fra il 10 ed il 15 di agosto: bisogna trovare una soluzione!
Cesare ha allora dato la sua disponibilità a cominciare lo smontaggio già in giornata in modo da poter terminare personalmente l'intervento entro martedì.
Ora che tutti sono ormai chiusi per ferie è solo la buona volontà e disponibilità dei singoli operatori nei miei confronti a farmi pensare che la partenza sarà ancora fattibile attorno alla data da me ipotizzata.
Il fatto che il Nomade sia rinato questa volta a nuova vita sotto il segno del Leone potrebbe essere di buon auspicio; d'altronde anche prima ha dimostrato di essere uno che non molla facilmente.
Nell'attesa dell'ultimo atto ho avuto la soddisfazione di far arrivare in Mali un importo consistente per quel paese: ho provveduto ad informare Pam la quale mi ha espresso subito la sua riconoscenza.
Hello Fantastic ..i was so worried about donations for the food program .. it helps so much me..If you send the money as before i will call Salihou so he can collect it..
Thankyou so much... Keep well hear from you when you have time

Pam”
E così tutti questi ritardi non sono avvenuti per nulla; mi hanno permesso di consentire a Pam di poter andare avanti con il programma incentrato sull'alimentazione dei bambini orfani che vivono nella “brousse”: mi sento di dire che miglior risultato non sarebbe stato raggiungibile altrimenti.
Chissà se qualche lettore del blog vorrà unirsi a me per un ulteriore conferimento quanto prima!