lunedì 18 febbraio 2013

Stefan verso Sud, il Nomade verso Nord


Domenica 17.02 – Altra notte rumorosa, ma verranno empi migliori.
Stamane Stefan mi ha scaricato altre info di viaggio prima di recarci a Leon, ultima meta comune ad entrambi.


Subito abbiamo trovato un internet point dove lavorare, quindi abbiamo fatto un giretto panoramico che non mi ha esaltato, anche se la città è segnalata come un bell'esempio di realtà coloniale, poi un passaggio al supermarket prima di salutarci: è stato un breve incontro il nostro, e ciò che non è mancato è stata la comunicazione.


Conserverò un buon ricordo del giovane alemanno: peccato non essere stato più bravo con l'idioma perché lui parla veloce come fosse di madre lingua.




Devo dire che ho faticato un po' durante l'esplorazione della città sotto il sole: tornato a bordo ho consumato voracemente solo frutta e bevuto molto, forse in dipendenza della giornata di ieri.
Quindi lui si è dileguato in direzione Sud mentre io ho ripercorso in parte la strada del mattino sino a San Luis Telica, puntando poi decisamente a Nord e patendo la temperatura elevata.




Prima di arrivare a San Isidoro mi sono trovato in un bel altopiano, ricco di coltivazioni, riso incluso, dove tirava un forte vento. Quindi ho preso per Sebaco mentre la strada ha iniziato a scalare montagne, la temperatura è diventata subito a me più favorevole ed il cielo ha iniziato a minacciare pioggia.


Lasciata da parte Matagalpa, città di certe dimensioni dotata di varie attività di trasformazione dei prodotti agricoli, in particolare il caffè, ben inserita in una conca ridente, è iniziata la parte più impegnativa del percorso su una strada più stretta e con pendenze rilevanti.


Avevo in mente di utilizzare una segnalazione per la sosta notturna non troppo lontano da Matagalpa, ma evidentemente non sto attraversando un momento in cui desidero fermarmi qua e la e quindi ho preferito proseguire sino a Jiontega, ultima possibilità per la sosta sia per l'orario in cui ci sono arrivato che per la sua dimensione.


Dopo aver guardato le gasolinere senza rimanerne attratto, mi sono diretto deciso verso il chiesone che avevo notato lungo la discesa come se una forza interna mi stesse indirzzando la. Parcheggiato sul davanti dove c'è anche il paro comunale, sono sceso dal Nomade pensando di chiedere al parrocco se avesse qualche suggerimento per andare incontro alle mie esigenze. Sull'ingresso ho approcciato un diacono al quale ho rivolto il quesito e questi, prossimo a coadiuvare il Vescovo nella messa delle 18, perché non si tratta di una chiesa bensì di una cattedrale, mi ha pregato di attendere una risposta dopo aver interpellato il suo capo.
Dato che l'aria che tirava all'esterno era parecchio fresca ho deciso di assistere ad una messa Nicaraguense, anche se non è stato uno spettacolo come avviene spesso in Africa.
Mentre ero lì mi son trovato a pensare alle credenze inculcate nelle persone, credenze che ne impostano la vita, condizionando qualsiasi scelta e inducendo il credente a pensare di poter sempre contare in una nuvoletta magica soprastante alla quale appellarsi per qualsiasi esigenza, senza mai prendere responsabilmente nelle proprie mani il filo della vita.
E ripensavo anche al fatto che il chierico, quando gli avevo spiegato perché mi trovassi qui, mi aveva chiesto se ero cattolico, requisito indispensabile per avere delle attenzioni in questo tipo di ambiente, come se il tempo della conquista spagnola continuasse ancora oggi.
Terminata la cerimonia sono stato ricevuto dal prelato appartenente alla confraternita francescana: dopo avermi ascoltato ed aver manifestato la curiosità di visitare la casa su ruote, ha dato disposizioni affinché il Nomade venisse ospitato per la notte all'interno delle mura di un loro collegio, facendomi accompagnare sin lì da un muchacho.
Ritrovate le mie energie grazie alla repentina variazione climatica, questa sera, dopo tanto tempo, me la sono sentita di cucinare.
Disponendo della connessione ho indagato sulla Asociacion Nazareth per ottenerne l'indirizzo: ho così appreso che non si tratta di una piccola cosa, anzi, il progetto è ampio ed articolato, nasce e si sviluppa in ambito “cattolico” ed ha ottenuto l'appoggio governativo.
Ecco perché uno dei referenti è un prete! (pure italico).
Ecco perché il medico italiano che ha prestato la sua opera qui appartiene alla Brigata Medica Internazionale, perché questa è parte attiva sin dall'origine nell'iniziativa.
Domani ne saprò di più!
Per chi volesse curiosare: Asociación Nazareth Nicaragua: Nuestros proyectos andifnicaragua.blogspot.com/.../nuestros-proye... - 
ANDIF es una asociación sin fines de lucro de carácter social, apolítica y ... San Rafael del Norte, Jinotega, Nicaragua ... Proyecto clínica médica Nazareth...




domenica 17 febbraio 2013

Transito El Salvador -border- Honduras -border- Nicaragua


Venerdì 15.02 – Incredibile, ma durante la notte si è messo a piovere. La temperatura non ne ha risentito e quando, alle 6.30, ero pronto ad occuparmi delle varie operazioni, incluso il rabbocco dell'acqua nel serbatoio, questa segnava 24° in cabina.



Poco dopo essermi rimesso in strada sono arrivato all'innesto con la CA1 dove il traffico era bloccato sin dallo svincolo a causa di lavori in corso. E' stato così per tutto il lungo tratto che penetra la città dove, pur mancando la segnaletica, sono riuscito a non perdermi e a ritrovarmi sulla CA1 in direzione di San Miguel.




In questo primo tratto di percorso ho sofferto l'andazzo degli autobus che continuavano a zigzagare superando per poi subito rallentare accostando per far scendere e salire gente senza di fatto fermarsi, con l'aiutante dell'autista costantemente sul predellino della porta anteriore, rigorosamente aperta, a far segnali con la manina circa le intenzioni dell'autista che, di per se, stava viaggiando costantemente con le luci di emergenza inserite.
Anche quando l'urbanizzazione è andata a rarefarsi, sui bordi della strada c'è sempre stato un gran movimento, anche perché spesso vi si affacciano delle attività commerciali.
Le immagini che ho ripreso mentre mi stavo muovendo nel centro storico sono pietose, ma testimoniano com'è la vita nella capitale.




Più avanti mi sono fermato di fronte ad un terrazzamento sulle pendici di un vulcano attratto dalle sfumature dei colori delle coltivazioni.
Avrei voluto anche cercare una connessione, ma le indicazioni per raggiungere le varie località segnalate mi hanno sempre fatto desistere. Quando ho voluto fermarmi per la pausa ho trovato una bella gasolinera alle porte di San Miguel; mentre mi apprestavo a preparare il pic-nic sono stato avvicinato in lingua inglese da un ragazzo. Lì per lì non mi ero reso conto, ma poi ho capito che Stephan, 27 anni, nazionalità tedesca, essendo in viaggio da solo a bordo di una Ford Explorer targata British Columbia-Canada, con tenda apribile sul tetto, era alla ricerca di qualcun altro per condividere il percorso in maggior sicurezza, con relative soste notturne, sino al Nicaragua.
Dopo il pic-nic abbiamo potuto utilizzare Wifi for free della gasolinera decidendo come muoversi: abbiamo deciso di rimanere sulla CA1 raggiungendo La Union, località sul Pacifico.
Ad un certo punto abbiamo capito che il porto era impraticabile ed abbiamo proseguito verso delle spiagge; solo che la strada è diventata terrazzeria così, dopo un tot. di chilometri in saliscendi, trovato uno slargo il Nomade si è fermato mentre l'Explorer è andato ad espletare il suo mestiere esplorando.


Quando è tornato aveva informazioni tali per cui sono stato indotto a continuare e, una volta giunti alle poche case sulla spiaggia di Punta Chiquirin, abbiamo parcheggiato dopo aver avuto l'assenso dei residenti: il luogo è verace, ancora come madre natura lo ha modellato, la gente si è dimostrata amichevole, il vento caldo proveniente dal mare era ricco di umidità, il vulcano sulla destra e le isolette di fronte assai gradevoli alla vista.





Ci siamo imbattuti in varie persone alle quali spesso ci siamo presentati, compreso un gruppo di pescatori intenti a sistemare le loro barche.




Quando si stava per tornare a casa siamo incappati in Herbert, 32 anni, lavoratore nel settore delle costruzioni in North Carolina, in vacanza per un mese nel paesello natio, il quale si è messo a parlare principalmente con Stephan. Durante una passeggiata in spiaggia abbiamo sputo che l'unico ristorante esistente oggi era chiuso per via del vento, ma al ritorno egli ci ha condotto da un conoscente dove avremo potuto gustare un piatto di mare; questi, di nome Olindo, ha aperto un freezer dal quale ha prelevato due granchi ed una aragostina cadauno dando ordine alla cuciniera di elaborare una zuppa mentre noi si chiacchierava sotto un portico.





Quando la comida è venuta pronta è stata apparecchiata una tavola con tre coperti: il terzo era per Herbert.
Consumata la cena si sono fatte ancora due chiacchiere durante le quali ho appreso quanto sia semplice costruire una casa sulla spiaggia: quella di Olindo, molto grand, è costata compessivamete $ 40.000.
Al momento del commiato Olindo non ha voluto essere pagato: altro esempio di squisita ospitalità, in questo caso indotta da Herbert.




Quando tutti stavamo andando a casa, dal buio della notte si è materializzato un tipo con delle richieste che ho fatto finta di non comprendere; quando ha cominciato a diventare insistente lasciando intendere che avremmo avuto bisogno di un guardiano notturno a causa di una unica persona non raccomandabile che avrebbe potuto creare qualche problema, lo abbiamo liquidato cercando di spiegargli che non lo comprendevamo.
Ora sono le 22.30, la temperatura è di 30° con il 67% di umidità, le finestre resteranno aperte tutto il tempo ma ipotizzo una notte bagnata dal sudore.

Sabato 16.02 – Il luogo dove passare la notte era grazioso,  ma purtroppo qui la gente tiene i ritmi segnati dalla luce naturale; che poi non è nemmeno così perché sin dalle 4 del mattino si sono intensificati i rumori (che prima erano solo quelli dei cani e delle galline) on quelli degli umani.
Prima di partire Stephan ha voluto passarmi delle info utili al proseguimento del viaggio, info che a sua volta aveva in parte ricevuto da dei francesi che avevano percorso il centro ed il sud america. Nel frattempo l'animazione è ulteriormente aumentata nel piccolo spiazzo antestante le case ove abbiamo trascorso la notte: persino un bus alle 6.30 è venuto a prelevare i suoi passeggeri mentre alcuni bovini, scortati dai proprietari, si avviavano alla ricerca di cibo da masticare.


Superato il tratto terrazzeria senza difficoltà, il Nomade ha preso la testa del gruppo raggiungendo con troppa decisione La Union, e dico troppa perché forse sarebbe stato meglio evitare l'attraversamento del centro urbano, apparentemente in giorno da mercato open air.


Dopo, salvo il caldo, nulla di particolare da segnalare sino al confine in località El Antatillo: qui siamo stati presi d'assalto dai soliti mosconi che desiderano aiutarti a fronte di una volontaria “propina” che però deve essere almeno pari a 10 USD!
Evitati quelli salvadoregni siamo poi rimasti invischiati con uno Honduregno; e pensare che il transito in questo paese, l'Hon-dura-s, sull'itinerario prescelto è lungo appena 120 km., ma si è trattato di una dura esperienza, in linea per come mi sono sembrati meno comunicativi e più duri i cittadini di questa nazione.
Liberatici delle varie incombenze in un paio d'ore, ritornati sulla strada, la CA3, l'abbiamo trovata per la maggior parte in pessime condizioni, con buche di ogni dimensioni disposte in modo tale da prenderne più di una; è stata in una di queste occasioni che ho sentito cambiare il rumore del motore, ma ho subito realizzato trattarsi di nulla di preoccupante: si era sfilato il tubo dello snorkel dal collettore del filtro dell'aria.


Dopo un percorso a zig zag interminabile, adocchiata una gasolinera, verso le 14 ho deciso per una sosta pic-nic.
Mentre lo stavamo consumando a bordo del Nomade si è fatto vivo un moscone solitario, avanguardia di ciò che avremmo trovato poco dopo al confine in località Guasauale. Questo è stato prontamente liquidato, ma chissà com'è, appena uscita dalla gasolinera vi era un controllo di polizia con un solo agente per entrambe le direzioni di marcia.
Questi ha richiesto il passaporto sia a me che a Stefan facendoci accostare sulla sinistra.


Io ho notato subito che il tipo che avevamo in precedenza liquidato si aggirava nei dintorni ed ho elaborato la mia teoria, risultata valida nel momento in cui l'agente si è degnato di occuparsi di noi. Era chiaro che stava cercando di intralciarci, ma gli estintori li avevamo, il triangolo pure, quello che non c'era era una striscia a bande rosse e bianche attorno al Nomade, la stessa cosa che aveva cercato di contestarmi un gendarme all'entrata di San Louis, Senegal.
E' chiaro che né io né Stefan dimostravamo di aver capito , ma qui il giovane Alemanno è stato molto bravo facendo capire all'agente che avremmo potuto chiamare il numero per le emergenze presso l'Ambasciata: è così che ci sono stati restituiti i passaporti.


Arrivati al confine si è verificato il solito assalto da parte di chi ti vuol aiutare con migracion e Aduana, chi per offrirti il cambio, chi si agita attorno al veicolo per indicarti dove parcheggiare: tutti respinti quando hanno sentito dal mio timbro di voce che ero particolarmente indispettito.
Nel lasciare il border honduregno l'ultimo controllo è dato da un agente che dovrebbe limitarsi a ritirare un talloncino attestante le avvenute operazioni alla migracion, invece questi, forse imbeccato da uno dei respinti che era rimasto nel raggio della nostra potenza visiva, ha cominciato a fare un lavoro di fino con Stefan che ho pensato avrebbe poi replicato anche con me.
Dopo aver messo il naso un po' qua ed un po' là all'interno dell'Explorer ha deciso di non andare oltre ed a me si è limitato a chiedere in rapida visione un documento.
Passati in Nicaragua i mosconi sono stati meno incisivi nell'attaccarci e più rapidi nel ritirarsi.
Mentre stavo attendendo l'espletamento della pratica doganale per il Nomade, dallo sportello accanto un viaggiatore in attesa mi ha rivolto la parola in italiano: aveva visto il Nomade ed era curioso. Ho così appreso che questo centroamericano si era sposato una connazionale. Quando questa mi ha raggiunto, Valentina il suo nome, un bel modo di fare sorridente, giovane romana, abbiamo avuto modo di comunicare positivamente; lei ed il marito, musicista, erano diretti in Costa Rica dove lui si sarebbe esibito in concerti.
Alle 17 è terminata la procedura e ci siamo rimessi a viaggiare, ma per me è risultato presto evidente che non sarebbe stato possibile raggiungere Leon, città coloniale meritevole di visita, prescelta come sede di sosta overnigth, a causa del calar delle tenebre in una situazione non facile per il tipo di frequentazione lungo la strada.
Superato un tratto a buche, anche se di minor pericolosità rispetto a quelle honduregne, la CA3 è diventata scorrevole proprio nel momento del calar del sole.


Allora mi sono auspicato l'incontro di un hotel lungo la strada, ma ai bordi invece c'erano solo canne da zucchero!
Quando la stanchezza ha cominciato a farmi faticare maggiormente alla guida, sulla sinistra è apparsa una gasolinera che è stata immediatamente interpellata circa un'ospitalità notturna: questa è stata gentilmente subito accordata.


Sistemati i veicoli, un po' per il gran caldo odierno (fortunatamente molto secco), un po' per lo stress dato dalla guida a zig zag, un po' per i vari controlli subiti, un po' per i passaggi di frontiera, non avevo alcuna voglia di pensare a cucinare.
Ci siamo intrattenuti a parlare godendo del fresco della sera seduti su due sedie in un prato a margine della gasolinera: è incredibile come un ragazzo di soli 27 anni abbia già maturato tanta esperienza di viaggio in varie parti del mondo, sempre in maniera alternativa; pur avendo studi legati al computer alle spalle non è un'amante della tecnologia come i suoi coetanei, ha già trascorso dei periodi significativi di lavoro in New Zeland ed in Australia.
Sarà che il viaggio attuale, dopo aver lavorato per circa un anno in Canada, lo ha portato in Alaska prima di iniziare la discesa che lo condurrà in Patagonia dove venderà l'auto e raggiungerà l'Australia, mi ha fatto pensare a personaggi resi famosi da film o romanzi ambientati nel grande Nord.
Dopo essere rientrati nei rispettivi spazi coperti (anche questa notte non utilizzerà la tenda sul tetto della sua vettura ma si adatterà a dormire sui sedili), un toc toc mi ha costretto a dismettere ciò ce stavo facendo: era una giovane ragazza che, pur avendo fatto di tutto per non capire, credo si stesse offrendo in cambio di denaro. Quando si è resa conto che con me non avrebbe cavato un ragno dal buco è andata a molestare il muchacho, continuando ad intercalare le parole emesse dalla bocca dei bei sputi a terra, cosa che ho trovato di poco gusto, anche se mi rendo conto che il gesto appartiene ad una cultura differente dalla mia.
Alle 23.20 in cabina si registrano 30,6° con un bel 48° di umidità: l'ambiente, dopo la gran scaldata odierna dovuta al motore, ai periodi rimasto chiuso sotto il sole alle frontiere ed all'aria infuocata esterna, non accenna ad uniformarsi con la temperatura esterna.     

sabato 16 febbraio 2013

Passaggio da Guatemala a El Salvador


Giovedì 14.02 – Alle 6.00, con 27° a bordo (pur avendo tenuto tutte le finestre costantemente aperte per l'intera notte), ho iniziato le procedure per mollare gli ormeggi, dopo aver provveduto a cucinare le verdure acquistate ieri. Prima di andarmene sono andato a salutare Rolando, già al lavoro dopo che lo aveva dismesso alle 21.30 la sera prima!
Stamane il piede non riesce a pigiare quanto dovrebbe sull'acceleratore e quindi la velocità resta sotto gli 80 km/h sul percorso retto che congiunge il porto a Escuintla e poi a Città del Guatemala. Ripresa la CA 2 mentre l'afa non da tregua, ho provato ad entrare a Taxisco per cercare una connessione; il luogo non si è rivelato adatto ed inoltre, per via dell'orario, molti esercizi erano ancor chiusi.
Poco prima di Chiquimulilla ho sostato in una gasolinera dotata di market: obiettivo, far fuori i Quetzales ancora disponibili.
Il market non offriva nulla di interessante e quindi, dopo un caffè con croissant farcito, ho pensato di rabboccare il serbatoio del gasolio.
Avendo appreso che in città avrei trovato facilmente la connessione ho lasciato la strada maestra risalendo un po' la montagna (mai un insediamento urbano in piano, tipo Antigua!) e, seguendo le indicazioni di un vigile, mi sono infilato su una parallela alla via centrale oggi occupata dal mercato.
Devo dire che la gente è sempre stata molto cortese con me: quando si è trattato di parcheggiare ho chiesto ad un addetto di un negozio, questi ha rintracciato una vigilessa che mi ha praticamente preceduto a piedi dove poter lasciare il Nomade in sicurezza.
Internet point era proprio lì di fronte, ma non era possibile usare la mia computadora e pertanto mi è stato indicato un altro posto dove andare, sempre con atteggiamenti amichevoli e una grande disponibilità.


Terminato il mio lavoro non mi è rimasto altro da fare che percorrere l'ultimo tratto di strada in territorio guatemalteco, in parte su una terrazzzeria dove gli autisti dei pullman sembravano in pista.



E finalmente sono arrivato in vista del confine, in località Pedro de Alvarado; qui si è scatenata una bagarre da parte di tutti quelli che si offrono di accompagnarti ai vari sportelli. Ho cercato di mantenere la calma ringraziandoli e spiegando loro che sarei stato in grado di cavarmela da solo, ma in caso contrario li avrei interpellati. E' chiaro che non mi hanno mollato. Approfittando dei tumulos, dove lo stop è obbligatorio, hanno continuato a tampinarmi, alcuni anche affiancandomi a bordo di moto: veramente una situazione stressante per uno che era in piedi dalle 6 e che stava boccheggiando.


La coda di camions in attesa era particolarmente lunga, ma un milite mi ha fatto segno di passare sulla corsia dei veicoli leggeri e procedere: facile a dirlo quando il varco in cui infilarsi è stretto a causa dei camions in sosta sia nella direzione di El Salvador che in quella del Guatemala.
A un certo punto mi son dovuto fermare a causa di un incrocio con un camion che procedeva in direzione opposta alla mia.


Innestata la retromarcia ho avuto difficoltà di visibilità nei retrovisori a causa dei mosconi che continuavano a starmi addosso: è così che mi son trovato a toccare un retrovisore tondo di un camion facendo cadere a terra lo specchio, come se l'operazione fosse organizzata per spillarmi dei quattrini.
A fronte di una richiesta di 500 Q.= 70 USD ne ho sganciati 50 di USD all'autista del camion, e, all'improvviso i mosconi sono spariti, probabilmente per suddividersi parte di quanto pagato.


Arrivato finalmente a contatto con il personale addetto alle operazioni al confine si sono materializzati altri mosconi, meno rumorosi ma molto pressanti. Ho spiegato anche a questi che sarei stato in grado di leggere e quindi di trovare gli sportelli dove svolgere le varie pratiche.
In queste circostanze mi esprimo esclusivamente nella mia lingua, ciononostante uno ha continuato ad “aiutarmi” senza averlo ingaggiato.
Con l'immigracion la cosa è stata rapida mentre con la dogana (per il veicolo) la cosa è andata per le lunghe anche perché era l'ora della comida ed il personale all'opera era al minimo. Quando l'attesa stava andando troppo oltre, l'aiutante ha cominciato a scrivere sul cellulare ciò che non voleva dire a voce, e cioè che con una mazzetta si sarebbe potuto fare più in fretta. Nel momento in cui l'aiutante si è temporaneamente allontanato ho preso l'iniziativa di chiedere ad una sportellista se dovevo attendere ancora, mettendole sotto il naso tutta la documentazione necessaria, incluse le fotocopie eseguite poco prima.
Ho dovuto spiegare alla tipa dove leggere i dati a lei necessari per sviluppare la pratica e dopo un po' si è mossa per effettuare l'ispezione al veicolo; rientrati tutti in ufficio, in poco tempo sono stato licenziato dalla parte Guatemalteca.
L'aiutante mi ha informato che il lascito per la sua prestazione sarebbe stato deciso unicamente da me ed io, che avevo ancora qualche quetzales in tasca, gliene ho sganciati 40 = circa 5 USD, troppi per il suo “impegno”, ma ho pensato che per lo meno era stato tutto il tempo al mio fianco dandomi le dritte giuste sulle fotocopie da eseguire.


Percorso un chilometro, dopo un ponte sul fiume, è El Salvador, località La Hachadura: qui l'immigracion non ha perso tempo ad apporre timbri sul passaporto, si è limita a scannerizzarlo.
Il passaggio successivo in Dogana è stato quasi da ridere: a causa di lavori di falegnameria in corso agli sportelli il servizio era temporaneamente sospeso!
Il fato ha voluto che mi scontrassi senza accorgermi con un funzionario in transito: ciò mi ha dato l'opportunità di presentare la mia richiesta per ottenere il permido.
Raccolti tutti i documenti che avevo già preparato, dopo aver elaborato un modulo interno, il funzionario mi ha convocato per l'ispezione durante la quale mi sono stati chiesti altri dati da trascrivere sul modulo, dati che erano contenuti nelle fotocopie da me fornite, ma va bene così.
Quando il modulo interno è stato trasformato da un altro addetto in permesso di temporanea importazione, allora ho potuto riprendere la marcia.


Tempo complessivo impegnato nell'espletamento di tutte le pratiche 2 ,5 h, dalle 12.30 alle 15: lo considero un buon tempo.
Il territorio salvadoregno non è tanto diverso da quello contiguo, ma si percepisce una certa differenza. La strada, quantunque mi sia stata fatta pagare una gabella di 5 USD (El Salvador non ha una sua moneta, corrono gli USD, segno di una certa marcata dipendenza dagli U.S.A.), è piena di buche infide che non sempre sono riuscito ad evitare.


La mia ipotesi era quella di procedere sulla strada più vicina al mare, ma alla prima opportunità di spostarmi un po' più in alto non ho perso tempo: ho girato a sinistra per Sonsonate con il duplice obiettivo sia di portarmi sulla CA 1 che di utilizzare una segnalazione per la sosta notturna proprio in quella località.


Invece le cose sono andate diversamente: a Sonsonate non ho incrociato i riferimenti utili, era ancora abbastanza presto ed ho deciso di andare oltre: ora la strada è decisamente migliore rispetto a quella precedente ma non presenta urbanizzazioni utili alle mie necessità, perciò ho proseguito sino quasi a Lourdes e quando ho visto una bella gasolinera ho chiesto la possibilità di essere ospitato sul piazzale anti market per la notte: permesso accordato con il pagamento di 2 USD + 1 per il vigilantes.
Ho avuto tutto il tempo per godere gli effetti benefici di una doccia somministrata con acqua a temperatura ambiente, quindi tepida, prima di dedicarmi alle solite operazioni serali.
Mi sembra di aver fatto bene a cambiare direzione: il clima esterno qui è più fresco e la notte sarà più confortevole rispetto alla precedente.
Il Nomade oggi ha dato buona prova di se: guidando sul piano i freni quasi non si usano, e al momento dell'uso ormai so come compensarne l'imperfetto funzionamento.


Non so come comportarmi in questa nazione, visto che le spiagge ed il relativo clima vado sfuggendo, la capitale non presenta aspetti di interesse, la mia mente è un po' affaticata e così probabilmente effettuerò un puro transito, consapevole che la meta è sempre più vicina!