martedì 22 dicembre 2015

Nove settimane e mezzo da che mi trovo in B.F.: il tempo di una relazione



Domenica 13XII15

Giornata per buona parte trascorsa in casa.
Solo nel pomeriggio, prima del calar del sole, mi sono mosso per un tour nel quartiere.
L'episodio più interessante è stato quello relativo all'incontro con un gruppo di donne intente a cucinare delle fritelline da vendere sulla sterrata: una delle tre mi ha salutato per poi chiedere una foto.
Io ho eseguito e quando le ho fatto vedere gli scatti ho aggiunto che, nel caso avesse un email addresse, avrei potuto spedirle.



Certo, mia figlia ce l'ha ed ora la chiamo: detto fatto, si è materializzata una tipa sovrappeso che ha scritto il tutto su un foglio e mentre io attendevo la prima mi ha messo alcune fritelline nel piatto per un assaggio.
Gustose! Questa sera scaricherò le foto e farò l'invio alla tipa intraprendente.
Altre scenette curiose colte si riferiscono ai venditori su sterrato di indumenti invernali provenienti dall'Europa.




In effetti le notti ora raggiungono minime attorno ai 14° e per i termostati dei Burkinabé sono veramente pochi tant'è che ne sento parecchi tossicchiare; io stesso, che sino ad ora ho dormito con finestra aperta, sento un pizzicorino in gola che potrebbe virare presto in un raffreddore se non mi deciderò a sigillarmi per la notte.



Ovunque mi sono mosso ho trovato ragazzini intenti a giocare con palloni che tutto erano meno che tali, se non per la forma più o meno tonda.
Mi puntavano da lontano richiamando la mia attenzione felici di poter essere ripresi in una foto cercando di scambiare qualche parola con un Bianco!




L'itinerario è stato abbastanza ampio e per la maggior parte su sterrate; basta lasciare il goudron e sembra di essere nella brousse!




L'imprenditore Burkinabé-italico incontrato per la cena ha confermato che lui qui ha paura a girare in mobilette e pertanto ha a disposizione un'auto, non si muove da Ouaga se non per piccole tratte nell'ordine dei 25 km e mi ha chiesto se non fosse un po' bizzarra la mia spedizione a Kao prevista a breve.
Ha parlato molto bene della Costa d'Avorio, paese che mi piacerebbe puntare da qui; con il treno si parte alle 7 del mattino e si arriva ad Abidjan alle 10 del giorno dopo viaggiando da signori in prima classe, mi ha confidato Eugenio, oppure con Bus 5***** notturno si parte verso le 22.30 dalla zona aeroporto e alle 7 del mattino ci si trova nella capitale Ivoriana.
E' stato interessante chiacchierare con lui e alla fine ci siamo lasciati con l'intenzione di rivederci presto.



Lunedì 14XII15

Appuntamento alle ore 9.00 presso la sede della Cooperazione Italiana che ho raggiunto con Bruna invitata alla presentazione delle nuove linee guida che entreranno in funzione a gennaio anche con il supporto di un nuovo sistema organizzativo del Ministero degli Affari Esteri in questo settore.
Al di la delle ore trascorse in un diverso habitat, degno di menzione è come è stato affrontato il percorso.

Mobilette terzo capitolo (ultimo?)
Bruna sembra un venditore ambulante fra la valigia morbida su ruote, zainetto a dimensione variabile sulle spalle e qualche sacchetto della spesa in mano: si presenta così ogni volta, solo che questa volta lei ha deciso senza informarmi di andare alla riunione con tutto il suo equipaggiamento per poi raggiungere una stazione di taxi brousse da dove proseguire per la sua scuoletta.
Il taxi è sempre un argomento difficile e quindi, pensando che poi saremmo tornati qui, avevo proposto la mobilette dopo che ancora una volta Moustapha l'aveva data per buona: Bruna ha accettato con entusiasmo, ma con la variante del bagaglio appresso.
Nel sud est asiatico spesso ho utilizzato moto taxi e i conduttori erano in grado di caricare tutto, quindi ci sarei riuscito anch'io!
A caricare effettivamente ci sono riuscito abbastanza facilmente, anche la messa in moto non è stata complicata, ma appena uscito dal portone il motore si è spento e se la marcia resta inserita (qui non hanno il variatore di velocità come quelli in vendita in Europa) diventa problematica l'operazione.
Moustapha era giusto lì impegnato con un moto taxi e mi ha soccorso immediatamente.
Primo e unico stop previsto quello per il rifornimento; io avevo già fatto Essence una volta ma ora Bruna mi ha messo il dubbio che forse questo veicolo si muove con la Melangé.
L'addetto ha fugato i dubbi confermando Essence, quindi messa in moto a pedivellate multiple ed infine via sul goudron senza avere una indicazione precisa se non quella autofornita dopo la presa visione della mappa tanto ostica a molti, Bruna incluso.
Ho fatto tutto per bene, ma ai semafori, nel bel mezzo del caos, improvvisamente il minimo perdeva colpi ed il motore moriva di morte naturale.
Tenendolo su di giri con la marcia che non si liberava mai verso il folle bisognava anche tenere il pedale del freno attivo, e fin qui ci sta, ma il vero problema è che con tutto quel carico, con il pneumatico posteriore liscio, con la ruota anteriore sbirula, il cambio un optional fuori portata ed il manubrio compromesso dalla presenza della valigia + lo stress da guida nel traffico mattutino che si dipanava nella bambagia della pollution tipo Pekino, ogni momento è stato a rischio sosta per avaria.
Non so dire quante volte il motore non ha risposto, spesso subito dopo una rimessa in moto che si svolgeva nel seguente modo:
  1. la discesa di Bruna,
  2. il posizionamento sul cavalletto laterale,
  3. l'asportazione del mio zainetto che tenevo sul petto e che quindi rendeva difficile l'operazione,
  4. il tentativo di mettere in folle un cambio sgangherato che restava bloccato.
Quando ben la pedivella riusciva a far miagolare il cilindro e tutto il carico di persone e cose si ricompattava ecco improvvisamente rimorire il malefico ancora prima di fare qualche centimetro!
Tante volte è stato prima necessario spostarsi a bordo strada evitando la fiumana, e tante volte qualcuno mi ha visto in difficoltà e senza passare dai 4 punti sopra esposti si è offerto di pedivellare al mio posto.
Insomma, alle 9.20 siamo arrivati dopo aver dovuto subire un cambio itinerario per vialone bloccato dalla gendarmeria ed aver chiesto info solo una volta quando ormai alla meta ci eravamo a ridosso.
Dopo la riunione ci siamo divisi e tutto l'itinerario del rientro è avvenuto con le stesse modalità, solo che ero più facilitato nei movimenti: ma se la marcia non esce allora devi spostarti facendo una gran fatica in quanto in avanti non ci si muove e resta l'opzione della spinta in dietro non sempre fattibile.
Erano le 14.40 quando G.I. mi ha visto rientrare con gli occhi arrossati da inquinamento e polvere: subito ho affrontato Moustapha inducendolo a smetterla di dirmi che la mobilette è in ordine
Sono caduto anche troppe volte nel tranello, e per fortuna che non sono rimasto per strada!
Allora M. ha semismontato il veicolo ed ha fatto un elenco lavori pari a Fcfa 150.000 per poter dire che la mobilette è in ordine; io invece ho sostenuto di darsi da fare a venderla nello stato di fatto in cui si trova e poi cercare un veicolo migliore per il quale mi ha accennato serviranno circa Fcfa 250.000!

Martedì 15XII15

In prima mattinata Bras Ouvert mi ha comunicato telefonicamente che due ragazzi provenienti da lì sarebbero venuti a vedere G.I. con l'idea di essere accolti.
La notizia non mi ha allietato visto come stanno andando faticosamente le cose dal punto di vista dell'apprendimento, nel senso che è mia opinione che servirebbe la presenza costante di un adulto capace di intrattenere i ragazzi sia nella meccanica che nella alfabetizzazione, oltre al meccanico che può far fare pratica solo a pochi per volta (e infatti gli altri pascolano: ecco perché la mia discesa in campo sta prendendo giorno dopo giorno una connotazione più forte in questa direzione).
Per aumentare gli allievi bisognerebbe aumentare i meccanici in modo che attorno ad un meccanico finito ci possano essere al massimo tre elementi; quindi 6 elementi potrebbero sempre essere mantenuti attivi in quel modo e gli altri tirati dentro nel salone per essere interrogati/alfabetizzati/resi edotti sui calcoli/essere informati ad ampio raggio su argomenti da riportare alla meccanica e/o all'educazione in senso lato.
Perciò oggi ne ho impegnati alcuni con un nuovo giochino: partendo dagli argomenti che sono già stati sviluppati, ho inforcato la brochure meccanica e chiesto a chi di scrivere, a chi di disegnare alla lavagna qualcosa che fosse attinente con l'argomento da me evidenziato precedentemente.
E ha funzionato! Inoltre i ragazzi sanno che prima o poi verificherò la loro capacità di montare e smontare il blocco motore sul quale si esercitano quotidianamente quando io insisto nel volerli vedere in movimento; perciò sono rimasto piacevolmente stupito quando ieri sera, ad atelier vuoto, ho notato e raccolto un foglio di carta strappato da un quaderno e scritto in moré, la lingua locale.
Ho subito capito che poteva essere interessante decifrarlo; quando ho chiesto aiuto per capirlo mi sono reso conto che fra di loro i ragazzi avevano già fatto due prove cronometrate con risultati apprezzabili per almeno tre di loro.
Il più rapido ha eseguito l'operazione in 11' alla prima prova portati a 9' nella seconda: questo si che è un buon suono da ascoltare per le mie orecchie!
Il più lento è anche un caso umano e il suo risultato è stato di 30', ma ci sono parecchi classificati fra i 12' ed i 16'!
Come immaginavo i due di Bras Ouvert sono a zero per alfabetizzazione, quindi lingua francese idem ed anche i calcoli.
E' straziante quando ti vedi due ragazzi di 14 e 15 anni con lo sguardo perso, incapaci di relazionarsi con me per mancanza di mezzi.
Poco convinto della loro ammissione al corso li ho portati nel gruppo e dopo una presentazione con richiesta a M. di tenerseli appresso ho pensato che avrei elargito il pranzo ma che poi avrei voluto parlare con Jacob, il loro tutor.
Invece Jacob è diventato imprendibile e tutti i ragazzi Bras Ouvert hanno lasciato il campo prima che potessi affidare loro una missiva.
Nel frattempo l'operazione Kao sembra essere diventata indifferibile e le pressioni sono aumentate: domani dovrò decidermi a fare qualche cosa.

Mercoledì 16XII15

Sono stato poco attento e ieri sera non ho chiuso la finestra; risultato pizzicorino in aumento, starnuti ed inizio di lacrimazione agli occhi: se ci siamo è perché me la sono cercata.
All'arrivo dei ragazzi Bras Ouvert, con l'aiuto di un interprete ho cercato di capire un po' di più dei due disgraziati, perché di disgraziati si tratta.
Uno dorme nei locali di Bras Ouvert e la famiglia lo ha espulso invitandolo ad arrangiarsi, l'altro abita in un villaggio e più o meno la situazione è la stessa.
Ma come fate ad avere il cellulare, gli occhiali da sole in testa? e mi sono limitato a ciò che era in vista.
Conoscevo già la risposta e in qualche modo mi è stata servita, seppur nella formula più accettabile che è quella della richiesta di denaro alla gente, il che vuol dire che se non c'è una risposta diretta i quattrini me li procuro comunque facendoli "volare" a qualcuno, da cui il termine voleur per indicare il ladro?
Ho indetto una sessione in aula per far stare i due nuovi a contatto con M., quindi li ho trattenuti facendo lavorare due “anziani” con loro, e mi sembra che se la siano cavata bene, ma soprattutto i due sembravano in grado di memorizzare e ripetere a tono ciò che avevano prima udito.
Dopo ho continuato a lavorare con “anziani” arrivando sino alla pausa pranzo; se dovrò assentarmi per qualche giorno qui tornerà l'anarchia? Forse non del tutto, vedo qualche lume di responsabilizzazione in alcuni e da quando ho scritto alla lavagna la frase “Je peux etre toujours concentré” questa sta diventata un mantra come ai tempi del “mago” H.Herrera per i giocatori dell'Inter indotti a diventare vincenti con l'applicazione del suo metodo fatto di ben altro, ma rispondente a questa impostazione.
Il fatto è che qui spesso inizio parlando di meccanica o di calcoli, a seconda dell'occasione, ma il discorso poi lo ampio per cercare di aprire le menti portandole a ragionare sugli stili di vita che con le loro scelte consapevoli, o più spesso inconsapevoli, si stanno preparando a vivere.
Oggi pomeriggio, dopo essere partito dagli effetti della lubrificazione nel motore sono andato ai vari tipi di olio lubrificante che oggi il mercato offre (dall'organico tradizionale al semi sintetico sino al sintetico) per chiedere se sapessero che cosa è il greggio di petrolio: non lo sapevano e allora via per la spiegazione di cosa è e come si è formato, dove si trova e come si fa per individuarlo, dove deve andare per essere trasformato in una catena di prodotti utili, come deve essere riciclato il prodotto esausto e così via.
A un certo punto qualcuno ha riferito di uno di loro che sniffando benzina ha informato gli altri di come fosse buona la sensazione, al che ho replicato che ciò che può apparire buono nell'immediato può rivelarsi distruttivo nel tempo, come chi ha subito i gas tossici tipo diossina e poi muore di cancro a distanza di anni, e quindi ancora sulla salute e la cura del proprio corpo stando attenti a cosa si mangia (qui spesso vedo i ragazzi mangiucchiare/succhiare qualcosa: mi chiedo sempre dove beccano i quattrini, ma ora lo so. Resta il fatto che spesso sono cose dolci e quindi li ho indotti a riflettere sul fatto che, se non ci si lava i denti, le loro bocche sono destinate a rimanerne prive).
Mi auguro che un granellino di quello che dico possa essere utile; alla fine dell'incontro ho chiesto a tutti di riassumere qualche aspetto trattato. Uno di questi che per tutto il tempo mi aveva guardato intensamente negli occhi lasciandomi intendere quanto fosse preso dal discorso, quando è stato il suo momento non ha saputo dire nulla sino a che un compagno gli ha riproposto il quesito in lingua moré ed allora mi ha confessato che aveva capito poco perché non è in grado di parlare il francese.
Mi sono fatto una risata e gli ho dato un buffetto sulla faccia (è lo stesso che per fargli capire l'effetto del raffreddamento e dell'attrito ai quali l'olio pone rimedio avevo invitato a strofinarsi con forza le mani sia per sentire la sensazione di caldo che per percepire l'attrito, ma non era riuscito a dare la risposta giusta comunque).
Mollati tutti e consegnata una lettera per Jacob Bras Ouvert ai suoi ragazzi, ho ripreso i contatti con il mondo attraverso internet dove ho trovato le esortazioni ad organizzare la spedizione a Kao subito; io avevo già provveduto a chiamare Ibrahim al villaggio per riceverne la disponibilità a venirmi a prendere al bus, avevo già organizzato una puntata presso due stazioni di Bus di due compagnie diverse per conoscerne gli orari dei collegamenti facendomi accompagnare da M. con la sua mobilette, inoltre ho già concordato che sempre lui mi accompagnerà alla partenza.
Luca sostiene che piuttosto che dormire a caro prezzo in un misero albergo a Ouahigouya sarebbe preferibile comprare un materasso e portarselo al villaggio: mi sembra un'idea allettante.

Per aver aiutato il proprietario della casa sede di G.I. a disbrigare una pratica con BnD che per lui vuol dire quattrini da ricevere mi sono trovato invitato a cena questa sera in una formula che non avevo capito troppo bene sino a che egli si è presentato per prelevarmi.
Mi ha visto lavorare al pc e quindi mi è stato facile chiedere di scusarmi ma fra il lavoro, il raffreddore crescente e la partenza per Kao sarebbe per me stato preferibile rimandare al mio ritorno.
Una volta uscito è tornato indietro per dirmi che ciò che aveva fatto preparare me lo avrebbe portato qui.
Dopo un po' si è materializzata quella bella signora che quindici giorni fa mi aveva trovato una domenica mattina poco più che in mutande mentre me la prendevo comoda e della cui presenza avevo capito poco o nulla: ora si è svelato il mistero!
E' in un qualche rapporto di parentela con il proprietario dello stabile ed è anche la responsabile di un ristorante dove saremmo dovuti andare a consumare la cena; meno comprensibile è perché me l'abbia portata costei che poi, in attesa di essere prelevata dal parente, è rimasta fuori in attesa mentre io piluccavo continuando ad  usare la tastiera.
Altro tipo rispetto alla prorompenza della collaboratrice di Anika; questa persona mi è sembrata un tipo molto distinto e dotato di classe, con un buon francese e con qualche anno più dell'altra

Giovedì 17XII15

Organizzazione e partenza per Ouahigouya
Mobilette avanti e indietro con Moustapha
Bea non può fare alfabetizzazione e i ragazzi fanno tabelline con me quasi sino all'orario della partenza: alcuni si appassionano!
Visita Jacob contrito e manifestante mancanza di serenità personale: ci parleremo al mio rientro.
Rischio di perdere il Bus pur essendo arrivato in grande anticipo per non aver compreso l'avviso: salgo al volo e via.
4 ore di viaggio, arrivo a destinazione ancora poco convinto circa le condizioni di Garmin che giusto sino a che è rimasto collegato al mio p.c. dava informazioni confuse sul suo stato.
Appena giunto ho chiamato Ibrahim il quale mi ha girato il numero di un suo amico che sarebbe venuto a prelevarmi: quindi poco dopo conoscenza di Issaka/Billy, presa camera nell'albergo suggerito da Luca, consumata cena a caro prezzo con Billy, rientro in albergo sulla sua mobilette percependo una sensazione di freddo.
Appena in camera attivo il p.c.: capisco che la ricarica della batteria di Grmin procede troppo lentamente e così escogito un sistema per procedere più rapidamente partendo dall'unica presa di corrente a disposizione, peraltro priva di salviette, di una sedia e dell'acqua calda inclusa nel prezzo di Fcfa 16.000.
Allo stesso prezzo a Bobo la camera era confortevole come essere al Grand Hotel di Rimini!

Venerdì 18XII15


Attendendo Ibrahim dopo varie telefonate intercorse è arrivato Hamadoulla a prendermi e via in mobilette in una giornata di Harmattan sino alla maisonette di Kao.
A un certo punto, dopo che mi è stata tenuta compagnia da un numero variabile fra uno e quattro persone rigorosamente di sesso maschile, vengo lasciato solo per riposare nell'attesa che Ibrahim termini i suoi impegni: solo allora apprendo che egli è l'animatore della scuola del villaggio, ma ancora ero convinto che risiedesse in loco.


Nel momento in cui mi sono sdraiato a terra su una stuoia all'uopo posizionata arriva una belloccia locale piuttosto giovane, dall'espressione fra il sorridente e il soave: io credo sia per fare pulizia, ma in realtà predispone il tavolo per il pranzo: Ibrahim, Hamadoulla + altri due arrivano poco dopo e inizia così il primo dei pasti consumati al villaggio.
Ibrahim viaggia ancora con le stampelle dopo un incidente di qualche mese fa; mi accompagna verso la zona degli alberi da riprendere con Garmin spiegandomi come fare e informandomi ulteriormente circa il fatto che l'Harmattan li ha completamente spogliati delle foglie: lui palesemente non è in grado di operare e quindi si mette seduto tranquillo in disparte.



Nel frattempo ci sono altri che ripuliscono il terreno dove alloggiano i moncherini di Baobab e mi portano ad ogni pianta: eseguendo gli ordini impartiti dalla casa madre precedenza Baobab, anche se sono veramente difficili da individuare sul terreno.
Poveretti, sono degli stecchini! Fanno venire in mente il gioco con i bastoncini cinesi, ma questi sono in scala ridotta rispetto a quelli.




Dopo aver ripreso 94 piante con altrettante manovre di genuflessione necessarie in quanto non è possibile riprenderle dall'alto mancando di chioma, tutto il gruppetto operativo rientra dopo che Ibrahim mi ha fatto vedere come eseguire la manovra più importante della giornata: Data Export.
L'operazione va a buon fine e a questo punto si pone il problema della ricarica della batteria; sul tetto della maisonette c'è un pannello fotovoltaico ma manca la batteria ed i fili dell'impianto sono messi male e parzialmente scollegati fra loro.



Mi viene offerto di fare una doccia ed io accetto: non credevo di trovare nel vano doccia all'aperto dell'acqua calda scaldata appositamente per me!
Ad un certo punto, a buio inchiostro oramai in corso, arriva una batteria ed il tipo prova a collegare i fili senza successo fino a che uno dei ragazzini sempre presenti gli da le dritte giuste: a quel punto esclusivamente da una delle lampade al neon si propaga una flebile luce.



Intanto viene posato a terra un pannello più rigido che morbido e sopra viene messa una zanzariera: sarà il mio giaciglio.
In un momento in cui sono solo sento bussare alla porta ed io do l'assenso ad entrare: questa volta è una tipa bellina che dopo aver chiacchierato mi dice che sarebbe andata a lavarsi prima di tornare: devo aver capito male, anzi ho capito male, ma è stato divertente fantasticare.
Poi arriva il cibo che si consuma fra uomini come in ogni realtà rurale.
C'é un gran andare e venire di adulti curiosi di incontrarmi: per loro è una grande occasione, ma non sanno come lo sia anche per me!
Tanti discorsi con quei pochi che parlano francese e anche tante risate: questi di Kao sono veramente molto ospitali e sorridenti, i bambini, per quanto non particolarmente puliti, sempre attenti alle mie mosse: non entrano nella maisonette ma la tengono sotto assedio costantemente.




Se qualcuno allunga un piede più del dovuto viene subito richiamato duramente da uno degli adulti che non mi mollano mai.
Ho notato che l'unica signora che è venuta a visitarmi e che non parlava francese, osservando il giaciglio preparato per me, ha lasciato intendere la sua contrarietà circa il fatto che avrei dormito solo!?!
Finalmente, dopo che nell'ultima mezzora erano più gli sbadigli da parte loro che le parole da parte mia, avviene la cerimonia del commiato già sapendo che dopo la preghiera delle cinque comincerà il movimento del nuovo giorno, e non mancano tante ore; sono arrivato qui non in perfette condizioni fisiche e temo questa notte senza troppi ripari dal freddo potrà lasciare un segno.

Sabato 19XII15


Non ho patito il freddo ma la durezza dell'appoggio; inoltre ora è quasi raffreddore e gli occhi lacrimano, la testa è pesante, la voce alterata, ma io sono qui per completare un lavoro e devo agire di conseguenza.
Quando metto fuori il naso vedo che è stata depositata dalla bella locale che provvede al cibo, che poi è una delle due mogli di Hamadoulla, la teiera per il bidè contenente acqua calda per lavarmi: sono manifestazioni che apprezzo molto e che in questo ambiente rurale non te le aspetteresti mai!.



Dopo arriva la coppia, lui per fermarsi e lei per portare la colazione.
Tè, ma anche nescafè, bomboloni e tanto zucchero che io non utilizzo per niente – motivando la scelta - creando scandalo tra i presenti che si fanno delle grandi risate quando spiego i problemi indotti ai denti dei quali quasi tutti soffrono.
Con uno strumento applicato alla batteria dalla belloccia ingegnosa moglie posso mettere sotto carica Garmin, ma la ricarica si palesa molto lenta ed io vorrei cercare di terminare entro un orario utile tale da poter percorrere in sicurezza la pista per la città.




Nell'attesa chiedo ed ottengo di fare un giretto per il villaggio scoprendo subito che i più ricchi, quelli che vestono elegante e con abiti tagliati alla pseudo occidentale, sono quelli che hanno a che fare con le miniere d'oro.




Conosco Marjam, presidente del vivaio, onniscente in materia di alberi e loro localizzazione di impianto: gira con una bimbetta di 14 mesi attaccata alla schiena che poi sposta in avanti per allattarla senza che nessuno dei maschi presenti abbia occhi per il suo bel seno materno.
Qui è tutto così naturale e apparentemente semplice!
Si forma il gruppo come ieri e il lavoro procede per completare i Baobab; quando sto per eseguire la manovra finale tanto importante mi accerto che non ce ne siano altri e così scopro che una delle mie vedette ne ha individuati ancora una trentina.
Poi Export Treedom e i giochi sono fatti.



Al rientro metto subito in carica Garmin; anche il mio mobile sta tirando le cuoia, ma più di un oggetto per volta non si può e la cosa mi pesa perché sono sempre in attesa di sms da parte di Bruna che fa da ponte con BnD attraverso il suo p.c..
Chiedo ed ottengo prontamente accesso ad una toilette che si trova all'aperto, sempre predisposta con acqua calda a disposizione, quindi ancora cibo sempre troppo abbondante che io accetto nella giusta quantità anche se loro continuano a dirmi: “c'est pour vous, mangé”, ed io replico ringraziando e invitando tutti gli altri quattro o cinque a darsi da fare.
Finalmente arriva l'ora della preghiera e posso restare con la testa appoggiata al tavolo e gli occhi chiusi per cinque minuti.
Ma questa è una preghiera breve e si riparte in gruppo per Acacie e Karitè: dovrebbero essere complessivamente 100 pezzi invece sono di più a causa di altri Baobab scovati dalle mie vedette scorrazzanti sull'itinerario.



Il lavoro procede alacremente e sono veramente stanco quando l'ultima Acacia e l'ultimo Karité della serie spariscono alle mie spalle: fra genuflessioni, dolori alla testa e raffreddore ormai conclamato ho bisogno di mettermi al riparo fuori dal vento in un luogo protetto da finestre, anche se mi dispiace lasciare tanto frettolosamente la gente e l'ambiente che ho avuto la possibilità di conoscere ed apprezzare.



Finito l'opera e prese delle foto con gli aiutanti mi appresto a partire, ma prima sono andato a salutare un ottantenne che mi aveva omaggiato di alcuni piccoli limoni, gli ultimi frutti stagionali del suo limoneto posto a confine con il vivaio: è la persona più anziana che ho incontrato, e mi è anche sembrato in buona salute.



Marjam mi porta delle arachidi in omaggio: carina e gentile!
Anche la moglie di Hamadoulla è venuta a salutarmi esprimendosi con tutto il francese del suo bagaglio culturale: attenta ai bisogni e allo stesso tempo invisibile, penso proprio possa essere considerata una buona moglie, un affare per Hamadoulla!
Certo che qui cresce ogni ben di dio solo bagnando la terra, e l'acqua per farlo c'è: ho visto diversi pozzi collocati in vari luoghi strategici.



Poi la mobilette percorre i 17 km che separano Kao da Ouahigouya senza problemi e mi deposita all'albergo dove arrivo bisognoso di medicamenti, anche se con me ho solo del Brufen 600 mg granulato effervescente che senza un bicchiere diventa complicato da assumere.
Appena riattivo la connessione wifi avvengono scambi di email veloci e alla fine invio a destinazione il risultato del mio lavoro utilizzando “drive”; poi vengo a sapere che solo usando wetransfer posso avere la certezza che tutto vada per il giusto verso.
Inizialmente ho pensato si trattasse di una funzione di Garmin ma è arrivata al volo l'imbeccata di Luca e ho cominciato a trafficare con questa soluzione: per me è una novità, ma ripeto volentieri l'operazione in questa modalità.
Mentre ancora i files si stanno caricando arriva la prima conferma sul buon esito della spedizione effettuata con la modalità a me nota: bene, allora posso rientrare alla base e lo farò volentieri domani in tarda mattinata dopo aver incontrato Ibrahim per un saluto ed aver informato Hamadoulla che forse ci vedremo più avanti, all'epoca della crescita delle nuove foglie dai bastoncini che ho conosciuto uno a uno..







domenica 13 dicembre 2015

Spigolature quotidiane dal 5 al 12 dicembre



Domenica 06XII15

La mobilette capitolo primo
Per le attività di Garage Italia avevo provveduto ad affidare al capo meccanico Moustapha l'incarico di reperire sul mercato una mobilette non funzionante da rigenerare, una seconda da demolire ed un blocco motore: gli allievi avrebbero dovuto poi fare pratica quotidiana sui pezzi citati sino ad arrivare ad essere capaci di smontare e rimontare un motore ad occhi chiusi.

La mobilette da rigenerare è un cadavere di produzione cinese che Moustapha aveva messo in condizioni basiche per poter essere rivenduta; quando me l'aveva sottoposta in visione personalmente avevo espresso parere negativo.
Trascorso dell'altro tempo, dopo aver incrociato vari pezzi di un blocco motore con quelli di un altro, la scorsa settimana mi aveva comunicato che ora la mobilette era in ordine e che avrei potuto utilizzarla.

Proprio quando non si è presentato al lavoro a causa dell'attacco di malaria che il giorno prima qui lo aveva colto ho pensato di verificare se il cadavere era stato rianimato a dovere recandomi sul Goudron fino ai supermercati dotati di scelta (venerdì dopo le 17).



Il suo giovane vice ha messo in moto l'oggetto e prima di affidarmelo ha controllato che tutto fosse funzionante, ma non lo era e pertanto con il cacciavite in mano ha regolato qualche cosa per poi accorgersi che l'apparato elettrico non dava segni di vita.
Per mettere in condizione il faro di emettere la luce di una candela ha fatto un collegamento volante fra due fili che per un po' hanno mantenuto il contatto e per un po' no: quindi mi ha avvisato che con il calar delle tenebre avrei dovuto far su fra di loro i due mozziconi di filo fuoriuscenti dal comando luci.

Inutile dire che il veicolo così com'è in un qualsiasi paese sito in un'altra parte del mondo non sarebbe ritenuto idoneo alla circolazione; prendendomi i miei rischi sono partito in direzione del distributore di benzina dove, per evitare di dover rimettere in moto l'arnese, ho cercato di tenere acceso il motore.
L'inflessibile (giustamente) addetto alla pompa mi ha fatto presente che la cosa non era regolare ed io ho tolto il contatto: mentre attendevo ho incrociato gli occhi di Fatime che ha il suo atelier fronte stazione di servizio e ci siamo lanciati un saluto.
Dopo mi sono spostato a mano di qualche metro per iniziare le procedure di accensione che devono essere fatte utilizzando l'apposita pedivella.
Pigia che ti ripigia, rumore di motore nulla. Mentre ero concentrato sulla pedivella mi ha avvicinato un aiutante di Fatime che lei, godendosi la scenetta dal suo cubicolo, mi aveva mandato in soccorso.
Il ragazzo ha sostituito il mio piede con il suo sulla pedivella ma il risultato continuava ad essere lo stesso quando gli ho sentito sussurrare qualcosa tipo “bugie”: geniale la sua intuizione in quanto ha smesso di usare il piede ed usando la testa ha controllato la candela trovando che il filo di collegamento era fuori posto.
A quel punto il motore della mobilette ha miagolato un paio di volte prima di reggere il minimo e mettermi in condizione di arrivare a destinazione.
Compiuta la mia missione di acquisti ho spostato la mobilette in zona fuori dai piedi per affrontare la messa in moto in pace. La chiave inizialmente ha avuto difficoltà ad entrare e poi a girare in posizione di contatto, ma quando ciò è stato possibile il motore è partito abbastanza in fretta.
Solo che oramai era buio e mi sono ricordato del discorso dei fili; quindi ho iniziato l'operazione, ma con il motore acceso arriva la corrente sulle dita della mano e l'effetto non è piacevole.
Mi sono deciso a partire egualmente viaggiando accorpato a delle bici per cercare di non essere centrato da qualcuno. Alla sosta presso il mio panettiere di fiducia - più o meno a metà strada - ho spento il motore per poter congiungere quei pochi millimetri di fili fuoriuscenti ed avere la luce prima di girare a destra sulla sterrata.
Premesso che anche sul goudron l'illuminazione stradale, pur dotata di pannelli fotovoltaici, funziona solo parzialmente, in più sullo sterrato, oltre al buio pesto, bisogna anche indovinare il percorso per non trovarsi a sobbalzare nelle buche o a perdere grip sulla polvere di terra.
Una volta conquistata la mia “baguette” la più “croustillant” possibile (le inservienti oramai conoscono la mia richiesta e probabilmente mi prenderanno per un tipo bizzarro - qui nessuno acquista il pane troppo cotto – ma cercano sempre di accontentarmi) mi sono messo a pedivellare sin tanto che il miagolio pervenuto alle mie orecchie in mezzo al rumore del traffico mi ha fatto capire che potevo partire.
Come ho svoltato a destra mi sono trovato dentro un muro nero che, anche se la mia velocità era poco superiore a quella di una bici in simili circostanze, mi ha fatto sentire a disagio e mi ha convinto a non utilizzare più la mobilette di sera perché il lumino di una candela è sicuramente più luminoso del suo faro.



Presentazione ufficiale al Capo Delegazione della Cooperazione Italiana in B.F.
Sabato nel tardo pomeriggio ho avuto la presentazione ufficiale al rappresentante del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in Burkina Faso durante un incontro informale per l'inaugurazione - con rinfresco a seguire - di una iniziativa patrocinata dal MAECI.
Il giorno precedente, onde non perdermi nelle strade senza nome e senza numero che formano la ragnatela dei collegamenti unici possibili a Ouaga, avevo provato il percorso alla luce del giorno.
Prima avevo comunque chiesto info a G.I. senza ottenere chiarimenti, quindi avevo aperto davanti agli occhi dei miei interlocutori la mappa della città, ma questa si è rivelata una mossa azzardata in quanto si sono messi in agitazione senza venire a capo di nulla.
Allora ho deciso per conto mio e mi sono lanciato alla scoperta di un percorso cercando di usare il più possibile il goudron; la cosa ridicola è data dal fatto che questo quartiere si chiama Cissin, è molto vasto ed è diviso in settori.



G.I. si trova nel settore 17 ora rimarcato 25 e il luogo da raggiungere nel settore 16, quindi non è come attraversare la città da sud a nord est, cosa peraltro già riuscita senza intoppi l'unica volta che ho usato la Toyota (solo ed esclusivamente studiando precedentemente il percorso sulla mappa).
Anche in questa circostanza sono riuscito a raggiungere la meta senza problemi, ma ieri sera con il buio la faccenda è stata un po' più complicata, anche se limitatamente alla parte del percorso su sterrata.
Le cose sono andate così: un'ora prima del momento giusto per mettersi in moto è arrivata Bruna accompagnata da Sama il quale si è subito allontanato per affari suoi.
Quando avrebbe dovuto tornare a prelevarci il suo cellulare evidentemente non aveva copertura e pertanto ci siamo decisi di andare alla ricerca di un taxi.
Usando la stessa tecnica di quando è partita Gabriella ho avvicinato Fatime chiedendo la cortesia di cercare il suo conoscente tassista, ma costui era lontano e la cosa non è stata fattibile. Mentre Bruna si è messa sul ciglio del goudron sperando di intercettare la magica auto dal colore verde che qui caratterizza i taxi, Fatime – sempre gentile e disponibile – ha mandato un suo aiutante a bordo di mobilette a cercarne uno più avanti.
Nel frattempo anche Sama aveva risposto dicendo che sarebbe arrivato subito, ma Bruna che lo conosce bene non ha desistito per il taxi.
Poco dopo, scortato dalla mobilette, è arrivato uno dei tanti scassatissimi taxi; saliti a bordo, mentre il tipo si riforniva di gasolio, Bruna ha chiesto il prezzo per la destinazione richiesta.
Al suono dei CFA 2000 richiesti – si sa che quello del costo è sempre un rebus quando ben hai trovato un taxi – lei, indignata, ha replicato che il percorso sarebbe stato da CFA 300 x 2 e che lei avrebbe pagato CFA 1000 max.



A quel punto il taxista, un tipo eccitevole, ha contestato il fatto che era stato chiamato; si, è vero, ma sei arrivato dopo aver percorso poche centinaia di metri.
Allora Bruna è scesa inviperita carica di tutti i fastidi patiti anche questa settimana per il continuo protrarsi dei lavori di una scuola che avrebbe già dovuto aprire i battenti agli allievi da tempo e che rappresenta il suo lavoro principale; a mala voglia sono sceso anch'io mentre l'eccitevole si è completamente eccitato nella disputa con la piccola bianca pronta a tutto pur di difendere la posizione assunta.
Il tono delle voci è salito e vari Burkinabé in transito dalla stazione di servizio sono stati coinvolti dall'uomo per avere un appoggio che non ha trovato; anzi, è stato invitato dai suoi connazionali a moderare i toni.
Allora Bruna gli ha messo nell'auto CFA 500 per la chiamata, il tipo non ha visto corrispondenza fra ciò che diceva Bruna ed i quattrini in quanto erano finiti a terra dietro al sedile: insomma, una vera commedia.
L'aiutante di Fatime ha allora allungato al taxista altri CFA 500 per farlo andar via senza che la situazione degenerasse (CFA 500 + 500, esattamente quanto chiedeva l'eccitato per la chiamata).
Nel frattempo è arrivato Sama ed io, prima di imbarcarmi sulla sua auto, avendo notato l'azione calmieratrice del ragazzo, gli ho messo in mano CFA 500 che egli non voleva accettare.
Conclusione: in qualche modo il taxista ha vinto, ha vinto anche Bruna che poi ha riconosciuto di aver ecceduto in animosità in quanto la sua vita è densa di esperienze stressanti a causa del modo di operare della gente con la quale ha a che fare (bisogna sempre negoziare tutto e anche se pensi di aver trovato un accordo spesso ti trovi spiazzato).
Finalmente, assolutamente in overtime, ci siamo mossi; alla guida Sama, Bruna era seduta davanti ed io da dietro ho fatto da navigatore.
Tutto bene sino all'85% dell'itinerario quando ho indicato una svolta a sx che subito non mi ha convinto: infatti bastava andare sempre dritti, ma con quel buio io non ero riuscito a riconoscere un vasto terreno nudo che bastava attraversare.
Appena arrivati era ormai in corso la parte dell'intrattenimento rappresentato da musica e danze alla presenza dei pochi invitati rimasti (il tutto era iniziato alle 15.30 ed ora erano le 18.30), ma il Capo Delegazione della nostrana Cooperazione era ancora lì attorniato da graziose collaboratrici.
L'incontro è stato caloroso e subito molto confidenziale: egli si aspettava di dover incontrare un ragazzino ed invece si è trovato davanti una persona ben più datata – anche di lui che pure è a fine corsa con questo incarico.



Così ho scoperto la sfaccettatura che ignoravo della cooperzione internazionale: quella della gente elegantemente vestita, che tiene discorsi ufficiali, che vive in una zona della città dotata di ville adeguate agli incarichi delle persone che le occupano, che può disporre di personale per ogni servizio possibile, che è in grado di spostarsi ovunque senza dover incorrere nel taxistress, che può partecipare a tutti gli eventi mondani che si svolgono nella capitale e anche altrove.
Ci siamo accomodati tutti attorno allo stesso tavolo ed anche a noi ritardatari è stato servito dell'ottimo cibo Burkinabé mentre le danze condotte da abili fanciulle salivano di tono così come le battute dei loro piedi sul terreno, sempre più rapide e accompagnate da armoniose gesta effettuate con gli arti superiori mentre i corpi, nel loro insieme, assumevano ai miei occhi sembianze pari a quelle di un'opera d'arte: fantastico!
Dopo un intrattenitore cantante ha cercato in tutti i modi di coinvolgere anche me in altre danze: ho rifiutato e poi me ne sono pentito. Bruna ed il Capo Delegazione, così come una delle sue graziose, alla fine hanno ceduto accettando il reclutamento.
Assieme ad un'altra danzatrice nera totalmente nerovestita e con il capo acconciato con le treccine (forse è l'acconciatura che qui preferisco) è iniziato un piacevole momento.
Come accade per ogni aspetto della vita anche la serata è finita (forse troppo presto), ma ora che sono inserito nel carnet ufficiale del MAECI probabilmente verrò invitato in altre occasioni alle quali io cercherò di non mancare: dopo la “prigione-guarnigione” di Cissin G.I. i miei occhi avevano bisogno di potersi posare su qualche cosa di diverso in un ambiente tanto “agreable”.




Lunedì 07XII15

Il passaporto
Appena mi sono vestito mi sono reso conto che il Passaporto da infilare nella tasca laterale dei pantaloni non c'era; dove sarà finito?
Ho guardato per tutta la casa e mi sono convinto che sabato sera – al rientro dal vernissage - così come il figlio di Sama mi ha raggiunto per portarmi il cellulare trovato sul sedile posteriore dell'auto paterna, probabilmente lì era scivolato anche il passaporto.
Trattandosi di una cosa seria ho nuovamente rovistato per la casa, recuperando intanto le fotocopie del documento, quindi ho fatto mente locale e ho identificato varie possibilità di smarrimento.
Nel frattempo c'è stato del movimento qui a G.I. per cui non mi sono potuto allontanare, ma ho iniziato a pensare alla situazione più difficile rappresentata dalla perdita definitiva del documento.
Ho cercato un contatto email con il Consolato del B.F. a Milano onde poter recuperare il modulo attestante l'ottenimento del VISA; proprio mentre stavo per dare il comando invio ho sentito arrivare un sms: Sama mi dava comunicazione di averlo trovato – Deo Gratias – come il titolo della mostra fotografica sulle madonne del Burkina recentemente in visione alla Triennale di Milano! Finalmente ho potuto assentarmi e l'ho fatto volentieri anche se all'andata sono stato accerchiato da una quindicina di bambine e bambini della scuola di Bea per la solita cerimonia della stretta di mano – bonjour – au revoir, ma al ritorno ben metà scuola mi si è fatta attorno e mi ha scortato sino a casa cercando di vedere il contenuto dei sacchetti di plastica che stavo reggendo.




Recupero Toyota 4Runner
Avevo chiesto a Sama se il luogo fosse lontano, ma lui aveva replicato che no, non era così lontano.
La mobilette di Moustapha si è mossa agilmente nel caotico traffico mentre io cercavo di memorizzare il percorso.
Ad un certo punto M. si è fermato per tornare parzialmente indietro, poi ha tolto il contatto per comunicarmi che non vedeva gras in giro.
Sono stato rapido a capire che quel gras stava per garage e quindi ho telefonato al meccanico per avere ulteriori ragguagli.
M., dopo aver parlato a lungo nella sua lingua con la controparte, facendomi un segno di assenso mi ha fatto intuire che si poteva proseguire. Dopo un altro quarto d'ora ha deciso di fermarsi dove c'è un grande rondò e mi ha invitato a richiamare. Anche questa volta i due si sono parlati ancora più a lungo nella loro lingua; allora ho intuito che M. non è in grado di spiegare dove ci troviamo.
Lì c'è una grande Farmacia e accenno a M. di segnalarla, ma lui non sa leggere e quindi mi ha chiesto di leggere il nome sull'insegna: questa è la realtà locale, e M. fa parte di quelli svegli – ma quanto capisca quando ci parliamo è ancora un mistero per me (lui fa sempre segni di assenso)!
Quando è arrivato il meccanico per guidarci gli ho chiesto se era questo il posto convenuto per il rendez vous, ma la risposta è stata negativa: chissà cosa aveva capito M.?
A quel punto in 5' è stato raggiunto RICH Italia, il garage che ha avuto in cura il veicolo in diverse occasioni; per me è stato come fare un viaggio nella brousse, invece quello dove mi trovavo era solo il Secteur 01 di Ouaga (Cissin è il 25!).
Affrontato il tema dell'affidabilità del motore vengo messo a conoscenza che sul posto non sarebbe possibile ricondizionarlo perché non si trovano i ricambi adatti (camicie maggiorate etc. etc.). Allora ho chiesto la preparazione di un dettagliato elenco in quanto per fine gennaio sono stati preannunciati 5 Bikers in arrivo, e loro potrebbero essere i tipi giusti come vettore per il trasporto dei pezzi.




L'educatore
A fine giornata ho dovuto tener fede ad una impostazione palesata più volte ai ragazzi che usano le bici catorcio messe loro a disposizione da G.I.: sabato avevo ritirato dalle mani di un ragazzo Bras Ouvert il cadavere che era diventata la sua bici e gli ho messo a disposizione quella che stavo usando io, ma dopo avergli fatto firmare una dichiarazione di responsabilità.
Oggi quella bici è arrivata senza freno e con non so quale altro problema; pertanto ho imposto al giovane di lasciare la bici in avaria e di tornarsene a casa a piedi avendo disatteso l'impegno assunto solo sabato pomeriggio.



Martedì 08XII15

Normative sulla temporanea importazione di veicoli in B.F.
Ieri sera ho esaminato i documenti ammassati nel cassetto porta oggetti di Toyota 4Runner: non per un mio divertimento ma in quanto BnD mi aveva posto dei quesiti circa la documentazione che sarà necessaria per intestare le cinque moto in arrivo immatricolandole B.F. con la formula della temporanea importazione; perciò ho voluto capire come BnD si era comportata con il veicolo che è arrivato qui con targa italiana prima di essere immatricolato B.F. - stante lo stato di temporanea importazione doganale.

La più clamorosa delle mie scoperte (il veicolo è stato immatricolato la prima volt nel 1991), è che oggi non sarebbe stato possibile muovere il veicolo per dirigermi a Kao sotto la pressione delle richieste italiche in tal senso; da giorni chiedono di effettuare con urgenza la missione.
E non per i rischi di carattere meccanico derivanti dall'impressionante consumo di olio del motore, bensì perché l'autorizzazione doganale a circolare è scaduta il 28 novembre: praticamente già ieri sera se fossi stato fermato per controlli lungo il percorso probabilmente il veicolo sarebbe stato sequestrato o cose del genere, oltre a far scattare delle ammende.

Dopo che ho diffuso la notizia a BnD per tutta la giornata c'è stata una attività febbrile di contatti vari che si è estesa anche alle 5 moto in procinto di muoversi dall'Italia per arrivare qui dopo l'attraversamento lungo la costa del Marocco, della Mauritania, del Senegal sino a Dakar per poi risalire verso il Mali in modo da percorrerlo longitudinalmente nella unica sua parte possibile, quella sud, onde entrare in Burkina Faso e quindi giungere a Ouaga – Garage Italia.
Perché qui? Perché le cinque moto dovrebbero diventare proprietà di BnD, essere immatricolate B.F. e quindi generare un reddito a favore BnD G.I. affittandole: peccato che le normative sulla temporanea importazione non consentano ciò così come pongono altri veti e/o vincoli nell'uso.




La mobilette capitolo secondo
Alla chiusura della giornata, quando il portone è chiuso e degli allievi si notano solo tracce qui e là, ho deciso di usare la mobilette sulla quale Moustapha non c'è giorno che non vi dedichi un po' di tempo, anche se le chiazze a terra dove si parcheggia la dicono lunga circa la persistenza delle perdite d'olio.
Al primo colpo di pedivella il motore si è messo a ronzare ed io sono salito per fare al rallentatore la manovra di inversione verso l'uscita; al primo accenno di accelerata ho capito che c'era qualcosa che non andava ed ho provato a frenare mollando la manopola la quale invece, e del tutto autonomamente, ha dato il consenso per far ulteriormente salire di giri il motore.
Inevitabile l'impatto con il portone ormai a portata di ruota: l'ho preso toccandolo tangenzialmente e lasciando cadere a terra la mobilette mentre i miei occhiali si sfilavano depositandosi nella stessa area - fortunatamente senza rimanere particolarmente danneggiati.



Sono stato soccorso da Hamadou che ha assistito alla scena con grande preoccupazione: temeva che mi potessi essere fatto del male, ma non c'è niente da segnalare se non lo sfregamento della tempia sul portone (colpo in più o in meno non fa differenza ormai la mia testa è quello che è!).
Dopo mi sono reso conto che agli occhiali è venuto a mancare un nasello, ma ormai si era fatto troppo buio per cercarlo e l'operazione si farà domattina.
Con tutta la fantasia della quale sono dotato, un incidente più banale non sarei riuscito ad immaginarlo; domani capirò dall'incontro con il capo meccanico se il rottame è meglio rottamarlo definitivamente o se è pensabile una seria riparazione.
Certo è che le mie perplessità sulle capacità di M. si sono rafforzate, o semplicemente quella mobilette nelle condizioni attuali da me definite pericolose è da considerarsi idonea ad un pubblico locale di fascia bassa (la stragrande maggioranza).
L'episodio mi ha fatto venire in mente certe scene di film ormai passati in cui qualcuno manometteva una parte meccanica di un veicolo per far apparire come incidente ciò che in realtà era un attentato: nei prossimi giorni ne saprò di più.

Giovedì 10XII15

Il ristorante Chez Anika
A sorpresa è arrivata Bruna verso le ore 20.00 utilizzando un taxi brousse effettuando vari cambi lungo i 45 km che la separano da dove abita (vicino alla sua scuoletta) alla sede ufficiale BnD.
A un certo punto della serata si è parlato di cibo quando probabilmente erano già passate le 21.00, ma io non ero andato al mercato al mattino e quindi non ero in grado di proporre soluzioni, però ho proposto un ristorante non lontano da qui posto nella direzione opposta a quella che normalmente prendo sul goudron.
In effetti se non si sta attenti quasi non si vede in quanto sul gudron affaccia un cancello mischiato ad attività commerciali, un cancello bianco un po' arretrato dalla strada, ma oltrepassato questo ci si trova in una ampia corte dove il colore dominante è il bianco: un bancone sulla sinistra per chi si ferma solo per una birra, alcuni tavoli in fondo, parte dei quali coperti da una tettoia per chi desidera utilizzare il servizio ristorazione.
Una piacevole ragazza ci ha condotti al tavolo e ha preso le ordinazioni; nell'attesa Bruna ed io abbiamo conversato ad ampio raggio mentre l'attraente figura femminile è tornata per scusarsi del protrarsi dell'attesa.
Tutto questo più il tavolo con tovaglia, i piatti in ceramica ed i tovaglioli mi ha indotto a pensare che la tizia avesse trascorso un periodo in Francia.
Il cibo richiesto era semplice ma si è rivelato ottimo, inclusi dei fagiolini presi in più per golosità, ed il prezzo, pur superiore a quello per ristoranti che servono cibo afro, più che accettabile tanto da indurre Bruna a pensare di tornarci il giorno dopo.



L'incontro casuale con Eugenio
Quando ci siamo recati al banco per pagare un nero alto che si presentava molto in ordine ci ha chiesto in italiano se eravamo italiani; a quel punto abbiamo conversato con Eugenio, originario della Costa d'Avorio ma di fatto burkinabé, 35 anni, persona che 17 anni fa si è stabilito in Italia.
Abita a Concesio, nella Franciacorta che più mi è nota, dove ha sposato una italica dalla quale ha avuto una bimba che ora ha tre anni, e quando, dopo aver spiegato di cosa ci occupiamo qui abbiamo posto la stessa domanda a lui, Egli, con la cadenza che più bresciana non si potrebbe, ha risposto: “pota”, sono un imprenditore io e porto qui un container al mese pieno di pannelli fotovoltaici e altro (che io non ricordo), ho un grande magazzino ed abito proprio qui dietro.
Aveva visto i cartelli Garage Italia ed ha promesso una visita, inoltre ha aggiunto che quel ristorante dove ci trovavamo avrebbe voluto aprirlo lui che ha già portato in B.F. tutto il necessario per aprirne uno e così ci ha messo al corrente che la titolare è una ragazza molto attiva, impegnata su più fronti lavorativi, fra i quali consulenza non so di che tipo, catering per eventi etc etc etc.
Quindi esiste anche un Burkinabétipo diverso da quasi tutti quelli che ho conosciuto sino ad oggi!

Venerdì 11XII15

Il giorno in cui il B.F. (allora Alto Volta) si è reso indipendente dalla Francia
In Burkina Faso oggi è la ricorrenza dell'indipendenza avvenuta 55 anni fa ed il paese, o meglio, le istituzioni, osservano la giornata come festiva mentre per tutti gi altri si tratta di una normale giornata da affrontare durante la quale trovare il sistema per sbarcare il lunario.


Ce 13 décembre 2015 marque le 17e anniversaire de l’assassinat de Norbert Zongo et de trois de ses compagnons, cruellement massacrés et brûlés sur la route de Sapuy. Un (...) Si tratta di un coraggioso giornalista che stava cercando di chiarire le circostanze della morte di T. Sankara.

La non facile attività di educatore
In questi giorni che sono stato spesso a contatto con i ragazzi, specialmente da quando mi sono reso conto che se sono scarsi nell'alfabetizzazione sono a livello zero in matematica, proprio ieri ho partecipato ad un episodio in cui praticamente tutti si sono scagliati contro il più piccolo di Bras Ouvert.
Di storie che riguardano questo elemento ormai ne conosco tante e spesso ho visto i ragazzi prendere posizioni dure nei suoi confronti: non a torto, devo dire.



Si tratta dello stesso ragazzo che sabato scorso ha avuto sostituita la bici di proprietà G.I. - distrutta in poco più di un mese di utilizzo - con quella che stavo usando io, e ciò a fronte di una dichiarazione di responsabilità dal ragazzo sottoscritta in piena regola.
L'operazione è avvenuta contro il parere degli altri per i quali la mia azione deve essere apparsa eccessivamente buona: già diverse volte avevo ricevuto le loro lamentele motivate dal comportamento tenuto da questo allievo.
Ho replicando dicendo che volevo dare ancora una volta, ma per l'ultima volta, la mia fiducia al piccolo Bras Ouvert.
Lunedì si è presentato con la bici in avaria ed io ho dovuto ritirarla esattamente così come era scritto nell'accordo.
Ho pensato che non lo avrei visto il giorno dopo, invece da allora sta arrivando a piedi osservando una puntualità superiore a quanto fatto in precedenza.



Bene, dopo che Action Social ha intrattenuto i ragazzi sull'argomento inerente alla sicurezza nei rapporti sessuali, io ho proseguito con matematica a livello asilo infantile.
Quando ormai avevo oltrepassato l'orario dell'intervallo pasto si è consumato il dramma.
Un ragazzo ha accusato il piccolo Bras Ouvert di aver rubato 50 CFA mentre era in svolgimento l'incontro sulla sessualità.
Il piccolo, come un pugile costretto all'angolo, ha replicato con forza negando. Tutti erano contro di lui, ma quando è entrato colui che aveva visto la scena e l'ha confermata la situazione sembrava aver preso la piega della caduta libera: ho pensato che avrebbe accettato di esprimere le sue scuse ed avrebbe restituito il mal tolto.
Ma lui non ha battuto ciglio, anzi mi è sembrato prendere coraggio fresco dalla situazione resasi per lui più difficile, continuando energicamente a negare e motivando la sua posizione.
I ragazzi ho capito che avrebbero voluto la mia partecipazione attiva in qualità di giudice, ma io ho replicato che tale non ero; però ho parlato molto con tutti.
Quando ho invitato il piccolo alla restituzione questi ha detto, fra l'altro, che non possedeva denaro.
Bene, ho replicato io, allora oggi non ti vedrò comprare l'arancio dalla donna che ogni giorno passa a fare buoni affari con i ragazzi a metà pomeriggio, né ti vedrò ciucciare una certa bibita gelata di colore fra la fragola e il mirtillo che spesso gli ho visto fra le mani.
A questo punto c'è stato l'applauso spontaneo degli altri colti anche da una irrefrenabile risata e tutti sono andati al pranzo, me compreso.



Durante il pomeriggio, quando eravamo nuovamente impegnati nel salone, si è presentata la donna delle arance chiedendo: chi è fra di voi il piccolo ragazzo che stamattina è venuto a portarmi CFA 50 per l'arancia?
Ecco un modo per capire come le bugie hanno le gambe corte, ho subito aggiunto, e rivolgendomi al piccolo Bras Ouvert ho anche detto che ha tutte le capacità per fare l'attore, forse più spiccate che per frequentare un corso di apprendistato di una scuola di meccanica.
Il ragazzo è un gran furbacchione, uno che cerca di svicolare appena è il suo turno per rispondere o essere interpellato alla lavagna, uno che è già stato buttato fuori dalla scuola pubblica dopo aver ripetuto la prima all'infinito combinandone di tutti i colori, uno che è stato preso in carico da Bras Ouvert perché i genitori risultano nulli nei suoi confronti, ciononostante sento simpatia per lui; mi sembra che uno così ci sarebbe potuto stare in un qualsiasi film del realismo italiano, che forse non avrebbe nulla da imparare dai ragazzetti della odierna Napoli dei quartieri.
Forse mi sbaglio, ma non mi sembra così un duro come poi nelle situazioni che si va cercando appare, e poi ha questa forza che appena il momento critico è superato per lui è come se non fosse nemmeno verificato: dalle parti dalle quali provengo si dice anche avere la faccia di bronzo, e la sua come colore va anche oltre al colore di quel metallo!
Addirittura mi era sembrato tenero quando (a fronte delle risposte ricevute ho chiamato alla lavagna i singoli regalando loro un flaconcino di shampoo da albergo) se lo stava portando alla bocca il bel flaconcino dorato per ciucciarselo: ehiii, gli ho detto, questo è sapone per lavare i capelli e se lo metti in bocca farai le bolle di sapone (che forse qui non sanno nemmeno cosa siano così come non sanno che cosa sia lo shampoo), suscitando l'ilarità generale del gruppo.



Giornata programmata per terminare la “mise a jour” di G.I. versione G.Z.
Avevo pensato che oggi fosse il giorno giusto per far eseguire le pitturazioni ancora mancanti nei locali G.I. contando sul fatto che non ci sarebbe stato nessuno in funzione della festività.
Invece ieri sera ho visto arrivare una Bruna molto affaticata con l'idea di passare qui tre giorni e stamane ho percepito le voci degli allievi come in qualsiasi altro giorno: quindi la faccenda si è un po' complicata dovendo seguire il lavoro dei pittori, i ragazzi che sembrano travolti dalla voglia di apprendere i calcoli e mi stanno attorno per farsi assegnare delle operazioni che poi devo verificare, mentre Bruna non è riuscita ad alzarsi dal letto ed io, quando ha ripreso un minimo di tono, l'ho assistita invitandola a rimanere dove si trovava per servirle un bel caffè con latte in polvere e biscotto a latere.



Inoltre le giornate sono tornate sui 35° diurni ed il fatto che la notte sia fresca va benissimo ma non sposta l'ago della bilancia.
Anzi Bruna mi ha confermato che questo è il periodo dell'anno in cui si respirano più schifezze; io steso l'ho percepito riscontrando qualche problema agli occhi e un mal di gola modestissimo che in certi momenti del mattino ingenera stizzosi schiarimenti di gola.



Stante l'odore che le vernici a olio rilasciano per alcuni giorni dopo la loro applicazione Bruna ha deciso di migrare in quanto il suo organismo non lo sopporta, ed anche il mio ne è rimasto provato tanto da prendere in considerazione un albergo per la notte.




Il ritorno chez Anika
Non potendo utilizzare nemmeno la cucina per cucinare qualche cosa, ho optato per una replica al ristorante Anika dove ho ritrovato l'avvenente giovane donna della sera precedente a ricevermi con i suoi capelli lisciati e sciolti sulle spalle + una catena similoro indossata a doppio giro sul collo ed una tshirt azzurro carico che sulla pelle scuro-chiaro come la sua produce un effetto cromaticamente gradevole alla vista.


Alla fine della cena – riso presentato sotto forma di una torre con salsa al pomodoro contenente due bei pezzetti di carne + fagiolini ove erano presenti altri pezzetti di carne + 1,5 lt H2O in bottiglia al prezzo di CFA 1950 - ho potuto parlare abbastanza a lungo con costei la quale ha colto al volo l'occasione per presentarmi la titolare, una tipa non altrettanto attraente ma molto ben curata, direi sui quaranta, con un biglietto da visita che recita: “service traiteur - placement d'hotesses – decoration”, tanto è vero che stava giusto decorando un'auto prestigiosa per un matrimonio del giorno dopo che, a fine della cerimonia, avrebbe visto tutti i partecipanti gustare il cibo del suo ristorante.

Sabato 12XII15



Completamento dell'opera “mise a jour”
Anche oggi è stata una giornata piena e calda, fortunatamente ben dormita con finestre tutte aperte e ventilatore a soffitto in funzione onde mitigare l'effetto gas che la pittura ad olio utilizzata localmente scatena a svantaggio dell'apparato respiratorio e della vista.
In prima mattinata sono stati praticati grandi lavori di pulizia così come è d'obbligo dopo il lavoro di un artista che per sopravvivere si dedica alle pitturazioni di qualsiasi tipo: egli questa volta si era dotato di qualche plasticone già utilizzato all'infinito il quale ha dato pure lui il suo contributo a rendere impraticabili i locali.



Dato che la volta precedente l'avevo redarguito sull'argomento, a fine lavoro in realtà ha cercato di fare pulizia insieme al suo assistente, utilizzando anche un diluente puzzolentissimo, ma questa non è risultata di un livello che potesse essere da me accettata.
La persona che si è impegnata oggi ha finalmente reso l'ambiente gradevole ai miei occhi: ora manca la realizzazione di un sostanzioso miglioramento all'impianto di illuminazione e per questo ieri sera si è presentato un elettricista proprio nell'orario in cui il buio era calato e quindi ha potuto valutare meglio il da farsi.



La visita di Eugenio a G.I.
Nel frattempo gruppetti di ragazzi venivano da me intrattenuti alla lavagna quando, in un momento in cui avevo liberato gli allievi, si è presentato in visita Eugenio, l'imprenditore “italiano” conosciuto al ristorante.
Mi sono intrattenuto un po' con lui in quanto potrebbero esserci delle collaborazioni con BnD, ma il tutto deve ancora prendere forma.
Mi ha invitato ad accompagnarlo nei prossimi giorni in un villaggio a 25 km. da qui dove lui vorrebbe realizzare dei progetti con le donne locali.



Da quanto ho capito vorrebbe realizzare un grande ambiente entro il quale le donne sarebbero organizzate per lavorare con le macchine da cucire per realizzare capi d'abbigliamento, altre dovrebbero dedicarsi al burro di keritè e a tutte le possibili varianti dalle creme a non so che cosa, altre ancora dovrebbero trattare le arachidi: insomma, via via che esponeva il progetto ho pensato agli ambienti di lavoro delle varie chinatown (anche nostrane).
Se farò questa escursione dovrebbe essere presente anche un altro italiano conosciuto da Eugenio e interessato a investire in qualche settore: tutti imprenditori d'assalto, me escluso!



La venditrice di verdure
Al mercato ormai da tempo mi servo principalmente in due banchi, uno per le banane, unica frutta in questo momento alla mia portata, ed un altro per le verdure.
La venditrice è una tipa sul robusto e simpatica che mi accoglie sempre con grandi sorrisi ed io oggi, arrivando, le ho subito scattato un paio di immagini così alla fine degli acquisti, scherzando, le ho chiesto un cadeau visto che io glielo avevo già fatto fotografandola.


Lei mi ha sorriso, mi ha fatto scegliere fra la sua mercanzia una cosa da aggiungere alla mia spesa e poi mi ha aggiunto: “la prossima volta se tu mi porti un cadeau io ti do il mio numero”.
Ho sorriso e me ne sono andato senza approfondire, ma con un po' di inquietudine dovuta al fatto che per me, ottenere il numero telefonico da parte di una signora che ride volentieri alle tue battute ha qualche significato recondito che spero non sia lo stesso per costei in quanto io da lei voglio continuare a comprare solo verdura, ma nel caso in cui dovessi capire che c'è pericolo allora riprenderei le iniziali usanze rivolgendomi a banchetti differenziati per i miei acquisti.
Capisco che per quanto io sia datato qui prima di tutto sono un BIANCO (nazara in lingua locale), e come ebbe a dirmi un saggio senegalese quando ho visitato quel paese, fra un bianco anziano ed un nero meno anziano la donna locale preferisce sempre puntare sul bianco: quindi cerchiamo di fare tesoro delle esperienze acquisite, e se nera deve essere che sia almeno come la tipa del ristorante!




Sopra: Immagini tratte dal viaggio in Senegal



venerdì 4 dicembre 2015

Venerdì 04XII15



Dopo giornate ancora al limite della mia sopportazione durante le quali ho però comunque voluto utimare i lvori in cucina, da giovedì il clima è mutato.
Immagino che queste giornate non siano tanto diverse da quelle che verranno a gennaio quando l'Harmattan è solito soffiare da nord ovest con intensità variabile, il cielo diventa lattiginoso, il sole, schermato da tutto quanto è in sospensione nell'aria, improvvisamente non è in grado di fare arrivare a terra tutto il suo calore.


Così ieri mattina, prima che avesse inizio l'incontro programmato a Garage Italia fra un responsabile dell'Action Social e gli allievi sul tema della tossicodipendenza, sono stato in grado di uscire senza copricapo perché il sole era talmente velato da lasciar pensare di potermi esporre,



ma quando nel pomeriggio ho voluto raggiungere il sito dove sabato incontrerò il responsabile locale della Cooperazione Italiana ho respirato costantemente schifezza (il percorso si è dipanato per un lungo tratto su sterrate) e mi sono dato del superficiale per non aver utilizzato quelle mascherine che mani attente mi avevano consegnato prima di partire con l'invito ad utilizzarle qualora avessi raggiunto dei villaggi lontani: la realtà è che bisognerebbe usare la mascherina quotidianamente già nella capitale sin dal momento in cui ci si alza dal letto!


Da 48 h, ma certo non fa più notizia, qui non c'è erogazione d'acqua; è veramente fastidioso sentirsi avviluppati, anzi impregnati dalla polvere che impalpabilmente è ovunque.
Sui mobili, sulla scrivania, sul p.c, nel naso, nella bocca, nei capelli (chissà nei polmoni!) e non avere la possibilità di scrollarsela di dosso attraverso il lavaggio di se stessi e di ciò che è attorno.



Nel frattempo il Burkina Faso si è dotato di un Presidente democraticamente eletto.
Degli aventi diritto (5.517.015) hanno espresso il voto poco più del 60% con 191.293 schede nulle.
Il voto è stato indirizzato per circa il 54% su Roch MC. Kaboré del MPP e per circa il 30% su Zéphirin Diabré del UPC, come dire che circa l'84% dei votanti ha premiato uomini che avevano strettamente collaborato con Blaise, il presidente dittatore che non voleva andarsene nemmeno dopo 27 anni di potere esercitato in sfregio ai dettami costituzionali, ma ben appoggiato in occidente, Francia in testa.
Ad esclusione dei due citati, la miriade di partiti presenti nelle liste ha avuto preferenze irrisorie, un po' come avviene da noi con quelle sigle nate dal nulla sulle quali unitariamente a volte non si indirizza nemmeno l'1% delle preferenze.


La giornata di venerdì è iniziata subito con il fiato corto: al disagio per il permanere della mancanza d'acqua si è aggiunto quello di dover risolvere al volo il problema derivante dal mancato arrivo del Capo Meccanico e del suo assistente.
Già ieri pomeriggio Moustapha era stato colto da un attacco di malaria e a un certo punto lo avevo trovato tremante e senza forze steso nello stanzino dove vengono tenute le attrezzature dell'officina: in quelle condizioni non sarebbe certo stato in grado di rientrare a casa alla guida della sua mobilette.
Oltre ai vestiti che già indossava gli ho infilato addosso la mia giacca antivento e con la guida del suo vice la mobilette si era avviata per accompagnarlo a casa seduto come passeggero.
Anche un allievo di provenienza Bras Ouvert ieri pomeriggio mi aveva chiesto un medicinale per il mal di testa ed oggi ho saputo da Jacob che è all'ospedale (nemmeno l'altro allievo da Bras Ouvert - che per me ha rappresentato il primo impatto con un soggetto sotto attacco di malaria – oggi si è presentato: una vera débacle).
Inoltre il guardiano Hamadou mi ha chiesto di assentarsi per visita medica a causa di un fastidio agli occhi, probabilmente sotto stress a causa dell'impatto con qualche polvere velenosa fra le tante che veleggiano nell'aria.


Quindi mi sono visto costretto a dichiarare lo stato di emergenza: ho appeso un avviso sul portone spiegando in poche parole la situazione, ho chiuso i cancelli e mi sono tirato dentro al salone tutti i presenti per cercare di intrattenerli in qualche modo che potesse essere per loro interessante e creativo.
Primo step: immagini di paesi lontani – l'Oriente, Thailand country – Bkk (con mie spiegazioni sul paese e le sue tradizioni mentre le immagini si succedevano a video).
A seguire lavoro alla lavagna e sui quaderni.




Dopo aver avviato l'attività ho lasciato lavorare i ragazzi in autonomia mentre il computer mi consentiva di rimanere informato su ciò che sta avvenendo altrove da qui e di rispondere a email ricevute: quando ho alzato la testa sulla lavagna sono rimasto stupito dalla capacità espresse dai ragazzi, uno in particolare.
Ho allora controllato i quaderni e non ho potuto fare a meno di riprendere delle foto dei lavori realizzati; quasi tutti i ragazzi qui presenti non sanno praticamente né leggere né scrivere, nemmeno il loro nome, ma invece riescono ad esprimersi con il disegno!




Sono rimasto colpito circa il fatto che i ragazzi hanno privilegiato immagini che riportano alla tradizione culturale e religiosa della Thailandia, trascurando la modernità rappresentata dai grattacieli che a BKK imperversano.




Ho avuto una indiretta conferma che la mia permanenza a Garage Italia comincia ad avere un senso non solo per il lavoro che sto eseguendo come Facility Manager, ma anche per quello improvvisato che proviene dal precettore annidato in qualche parte profonda di me.