martedì 10 gennaio 2012

Breve racconto su Pam




Ho chiesto a Pam come è arrivata qui; il racconto sarebbe molto lungo e meriterebbe di essere approfondito, ma mi limito a descrivere l'essenziale di ciò che ho appreso (anche perché lei parla la sua lingua come io parlo la mia, velocemente e con sfumature che spesso non sono in grado di cogliere a causa del mio poor english).
Nativa dell'area attorno a Nottingham, nel 2000 aveva collaborato con ricercatori di una università inglese alla stesura di progetti di sviluppo per la Nigeria. 
                                       
Lei si è apprestata a raggiungere via terra, utilizzando una vecchia Land Rover, i relatori già volati a destinazione. Giunta da queste parti senza conoscere una parola di francese, è stata colta da piogge e inondazioni che l'hanno costretta a sostare, ma non a stare con le mani in mano. In qualche modo ha trovato il tempo per entrare in rapporti con gente del luogo e per sviluppare dei progetti che poi sono stati incanalati burocraticamente senza idea dei tempi di esame ed eventuale approvazione. 
Quindi, arrivata in Nigeria, dopo qualche tempo è stata raggiunta da una telefonata nell'ambito della quale veniva informata che era necessaria la sua presenza perché qualche progetto da lei redatto aveva trovato le necessarie approvazioni per essere sviluppato. 
Incredula e dopo aver quasi dimenticato la cosa, decide di procedere alla supervisione nella realizzazione del progetto, cominciando una conoscenza più profonda dello stato delle cose. Nel frattempo va e viene dall'Inghilterra, ogni volta portando con se articoli di artigianato maliano che vende nella sua terra ricavandone risorse per qui. In patria, il suo lavoro è nel turismo; nell'albergo dove opera, un bel giorno arriva un signore attempato che non è interessato ad escursioni o a vita sociale; vuole solo riposarsi e stare da solo. 
Nei giorni che passa lì, ogni tanto pone qualche domanda a Pam, così  lei inizia a raccontare della sua "mission" e di come la finanzia, lasciando intendere che non sa se potrà proseguirla a causa delle difficoltà di ogni tipo, non ultime quelle di natura economico/finanziaria. Il tipo, alla fine del periodo di vacanza, ammirato per come lei conduce questa iniziativa, le lascia un assegno di parecchie sterline. 
Con questa linfa insperata lei torna via terra qui, ma questa volta ha dei problemi meccanici lungo la strada: è buio, nessuno si ferma a prestarle soccorso sin tanto che un'auto è costretta ad arrestarsi a causa dell'attraversamento di una mandria. E' cosi che Pam può chiedere aiuto ed ottenerlo in maniera insperata: infatti, a bordo della vettura, vi è la moglie di un alto funzionario che la ospita nella propria casa e, apprendendo delle sue iniziative, la introduce ad alti livelli governativi sia in Mauritania che in Mali. Lei decide di stabilirsi qui, sviluppando su un piccolo terreno una costruzione articolata e spartana ad uso non tanto turistico quanto per aiutare lo sviluppo locale: lo chiama village ventures (www.villageventures-diema.com), dove personalmente vive sotto una tenda così come le popolazioni dei villaggi. 
Si occupa di orfani (non è facile reperirli nei villaggi), per i quali pensa di realizzare una struttura a fianco, ma presto si rende conto che è preferibile pensare a loro senza sradicarli. La collaborazione con Salilhou, un consigliere provinciale dell'area di Diema, diventa sempre più stretta ed essenziale per poter dialogare con chi parla solo la propria lingua tribale, così come quella con ogni persona che si occupa di istruzione.
La vita qui è dura, in modo particolare per la donna; ma la bianca inglese ha un carattere forte, in lei non vi è traccia di sdolcinatezze, anche se quel suo sguardo profondo ed intensamente colorato di azzurro, sempre accompagnato da un sorriso perfetto, potrebbe indurre in errore il visitatore superficiale.
Per fare ciò che lei fa qui bisogna essere dei leoni; come razza animale sono scomparsi da qualche tempo da queste zone, in parte sono stati sostituiti da umani con il carattere da leoni, e Pam è una di queste figure.
Mi ha parlato di tanti progetti, spesso questi si perdono nelle pieghe della burocrazia; ce n'è uno in particolare che potrebbe sbloccarsi ed al quale Pam tiene molto. Si tratta di un progetto Maliano e Mauritano assieme, tendente alla realizzazione di strutture per praticare il gioco del basket.

Inoltre conta molto nella possibilità di utilizzare una radio locale per canalizzarvi corsi di base della lingua francese ed inglese, messaggi indirizzati alla raccolta dei rifiuti, al miglioramento delle situazioni igienico sanitarie all'interno delle famiglie e nel sociale, e molto altro ancora.

Non ho chiesto la sua età, ma credo che su quella sua struttura così massiccia si siano già depositate molte primavere, estati, autunni, inverni, e poi ancora primavere, estati, autunni, inverni, etc. etc. etc.

Ho chiesto anche come è avvenuto l'incontro con Bambini nel Deserto, così ho saputo che anche questo è avvenuto del tutto casualmente quando, qualche anno fa, Francesca e Davide, in viaggio per consegnare aiuti in Mali per conto della ONG, abbisognando di un posto dove sostare per la notte vengono indirizzati qui dove è privilegiata la conoscenza delle realtà locali per aiutarne lo sviluppo. 
Da allora altri esponenti di BnD sono approdati qui, anche se il primo progetto concreto è rappresentato dalla realizzazione del pozzo a Mambruke, oltre a qualche altro aiuto fatto giungere qui così come vi ha provveduto il Nomade.


04 & 05 & 06.01.2012 trasferimento in Mali


Notte calda, qualche zanzara verso mattina, operazioni per mollare gli ormeggi eseguite in sequenza secondo sincronizzazioni ampiamente collaudate (carico H2O, scarico residui, pulizia parabrezza), uscita dal Menata verso le 8.30 per rifornimento gasolio (650 km. = 70 lt.), gonfiaggio pneus presso Michelin, carico H2O in bottiglia; finalmente si va, ma la troppa sicurezza ci porta sulla strada di Atar, anche perché c'è stata una segnalazione errata da parte di un interpellato . 
Qui non esiste la cartellonistica con indicazioni stradali, si va con l'orientamento in base alla posizione del sole! Pazienza, recupero la giusta direzione, e, lentamente, causa traffico e la dimensione della città che da questa parte è particolarmente sviluppata, superati alcuni controlli con consegna fiches, ecco apparire il paesaggio che mi aspettavo: deserto tipo Sahel, deserto tipo Sahara, ancora deserto tipo Sahel, a volte entrambi presenti contemporaneamente, l'uno da una parte e l'altro da quella opposta rispetto al goudron, colorati in maniera assai diversa fra loro.
La temperatura raggiunge e si mantiene sui 35° con 12% di umidità, pertanto sopportabile; il manto dell'asfalto non è dei migliori ma, dalle descrizioni avute da ben informati, mi aspettavo di peggio. La velocità che si può tenere non è elevata sino a una quarantina di km. dopo la capitale, successivamente aumenta un po'.
Su questo itinerario il traffico è più intenso, il che rende la guida maggiormente impegnativa in quanto la larghezza della carreggiata non è totalmente usufruibile, e ciò a causa di logoramenti del goudron sui laterali; oggi il Nomade è l'unica presenza straniera lungo tutto il percorso!
Lungo tutto l'ultimo tratto del percorso, particolarmente indicato per l'agro pastorizia (ancora continuo a chiedermi come ciò sia possibile), su entrambi i lati della strada, capre, pecore, vacche, ma non solo quelle “al pascolo” nel deserto, bensì molte morte, probabilmente tirate sotto da veicoli in transito.
La particolarità è data dal fatto che, con le condizioni climatiche del luogo, le carcasse non degenerano, si mummificano prima, e poi si fossilizzano confondendosi con le pietre.
Con l'obiettivo di arrivare nel giro di due/tre di giorni in Mali, guido sino a che è possibile, sostando per la notte, previo autorizzazione delle forze dell'ordine, in un villaggio sito a distanza di 487 km. da Nouakchott e 130 km. da Kiffa, che di nome fa Ashram! 
Si tratta di baracche e casupole ai bordi della strada per il Mali. Quando diamo un'occhiata alle varie attività commerciali, i primi ad avvicinarci sono i bambini, poi qualche adulto: questa è una di quelle situazioni che Danilo privilegia. Anche se in pochi parlano il francese, per lui non ci sono problemi: in questi casi da sfoggio della conoscenza di un po' di arabo, tanto per far ridere tutti.
Notte calda e visitata da qualche zanzara. Con davanti 350 km. di strada più impegnativa di quella di ieri, conto oggi di arrivare ad Ayoun el Atrous, ultima località di una certa rilevanza prima di raggiungere il confine del Mali (altri 120 km.) che verrà passato in direzione Nioro du Sahel il mattino del giorno seguente, in modo da raggiungere Diema entro sera e rintracciare l'organizzazione di Pam Young che, avvisata by mail, mi sta attendendo.
Partiti alle 7.50 (ns.guiness dei primati), raggiungo Kiffa pensando di trovare una vera città; in realtà è ancora uno dei soliti mercati sviluppati lungo la strada, caotico, invaso dalla sabbia e dalla sporcizia, dove rischio l'insabbiamento solo per manovrare l'inversione di marcia. Incamero ben 80 lt. di gasolio dopo una percorrenza di km. 480; il consumo è giustificato sia a causa della qualità del prodotto, sia per il tipo di manto stradale che per il vento sui ¾ laterale. 
Ora l'ambiente circostante è molto simile alla savanha, con alberi dal tronco sviluppato e dalla ricca chioma, però la strada non è più asfaltata per un bel pezzo. Per consentire il lavoro di rifacimento della sede stradale andata distrutta, è stata tracciata una pista sinuosa di un certo fascino, ma totalmente ondulé, dove ti senti frullato e sempre in pericolo di insabbiamento. 
Quando non si procede sulla pista, l'asfalto è pieno di buche sabbiose di tutte le dimensioni, di profondità variabile: bisogna procedere a vista corta con grande cautela, la condizione giusta per dare una mazzata agli occhi in quanto la vista, già resa difficoltosa dalla sabbia in movimento sulla strada e dalla luminosità condizionata dal pulviscolo in sospensione nell'aria, li fa stancare più in fretta. 

In questa situazione i normali e ripetitivi controlli di polizia diventano un filo fastidiosi, specie se accompagnati da qualche richiesta inopportuna, esattamente quanto avviene più ci si avvicina ad Ayoun.

I momenti più significativi della giornata sono stati quelli degli incontri; il primo con i ragazzini di un villaggio dove Danilo si era visto costretto a trascorrere un'intera giornata durante il viaggio dell'anno scorso a causa di un'avaria al veicolo che lo aveva in carico, il secondo durante una sosta a bordo strada che ha polarizzato in un attimo un tot di ragazzi, ma anche alcune donne, due delle quali con bimbi piccoli in braccio, uno dei due completamente nudo. 
Ho trovato divertente che, a fronte della paura ad avvicinarmi manifestata da parte dei ragazzi, quando ho avvicinato il bimbetto nudo in braccio alla madre tendendo la mia mano, questi mi ha spontaneamente porto la sua senza alcuna remora, guardandomi per quello che appaio, uno Shibànì (forse si scrive diversamente, ma il suono è questo) , con due occhi fra il sorpreso ed il curioso, per niente intimorito. Ho poi cercato di invitare i ragazzi attorno alla mappa del mondo del Nomade per fotografarli, ma non c'è stato verso. 
Nessuno parlava francese, così ho indicato la Mauritania e loro, poi ho indicato l'Italia e me, e questo l'hanno capito. Quindi ho elencato altri paesi lontani dei quali loro ripetevano i nomi, li ho salutati dando la mano a tutti e li ho lasciati dopo aver dato loro una nuova storia da raccontare nel villaggio.
Al penultimo controllo di polizia, effettuato alle 17.15, dopo scambi telefonici con quello successivo da parte del capo posto, veniamo autorizzati a raggiungere quello di Ayoun distante 50 km. per le 18 e a sostare lì per la notte. Con questa tempistica da rispettare mi ritempro quel tanto che basta, inoltre il fondo stradale ora è nuovamente decoroso, così alle 18.05 arriviamo a destinazione.
Per la prima volta in questo viaggio, oltre alla fiche mi viene richiesto di esibire anche la copertura assicurativa: probabilmente qualche occidentale in transito per il Mali “dimentica” di sottoscriverla al confine di entrata, e così viene poi pizzicato nei pressi dell'uscita dal paese. Non è però il mio caso. Parcheggiato il Nomade dietro il posto di polizia, anche se entrambi affaticati, procedo a cucinare del riso nella formula di un risotto, del quale entrambi siamo ghiotti.
Non tarda poi ad avvicinarci un poliziotto che, promettendoci una protezione speciale, cerca di spillarci qualche banconota.
..e oggi è arrivato il momento, si va nel Mali. Puntuale s'è rivisto il poliziotto con la sua richiesta; Danilo lo ha dribblato e poi, al momento di muoverci, è passato a salutare il nucleo di guardia regalando una confezione di thè che non ha del tutto soddisfatto il boss.
Fatto un giro in centro alla ricerca di compagnie di assicurazione, procediamo oltre in quanto nessuna attività è ancora entrata in funzione. 
Puntiamo allora decisi verso la frontiera, entrando in Kobenni con lo stesso scopo. Qui, data l'ora, le attività sono tutte in corso, ma decidiamo solo per il cambio valuta. In “down town” troviamo un gran numero di donne, chi è seduta a terra, chi è in piedi attorno ad un camion carico (probabilmente di sacchi di riso), e ci chiediamo il perché; veniamo così a sapere che si tratta della traduzione in generi di sussistenza delle donazioni effettuate da ogni buon islamico professante nella misura max. dell'1,5% del proprio reddito o qualcosa che gli si avvicina. Infatti, in mezzo alle donne, ci sono due individui con carta e penna a prendere nota delle persone bisognose.
Immediatamente veniamo attorniati da alcune, con bimbi al seguito, con richieste di denaro: in quest'area si ripetono le visioni di bambini completamente nudi, sesso al vento, in netto contrasto con la ricchezza di mandrie delle varie specie, costantemente in movimento, alla ricerca di “pascoli”.
Prima di partire noto ragazzi sparpagliati a giocare in vario modo; nel momento in cui mi vedono estrarre la macchina fotografica si precipitano di corsa verso di me. 
Dopo aver cercato di dialogare in qualche modo, li attiro attorno alla mappa del Nomade, riscontrando in loro interesse e curiosità. Hanno studiato, mi dicono, conoscono il francese, fanno considerazioni corrette sulla dislocazione dei luoghi, dimostrano di conoscerne diversi. Quando punto il dito sull'Argentina, ad alta voce, quasi in coro, ne dicono il nome; allora io dico Messi, e loro subito dicono Barça, qualcuno dice Ronaldo, io dico Real Madrid, suscitando grandi risate; a questo punto, in un territorio così alla fine del mondo, si schierano alcuni a dito alzato, altri a dito abbassato, a dimostrazione che il tifo per le due squadre spagnole li suddivide abbastanza equamente. Dopo avermi chiesto dove si trova Milano, Torino e qualche altra città dell'Italia, ci lasciamo felici del breve incontro.
Da adesso in avanti le richieste di fiches si fanno esagerate, sin tanto che arriviamo alle casupole che rappresentano il posto di frontiera Mauritano. Qui le procedure scorrono rapidamente e con una sorpresa: a detta dell'ultimo funzionario (con l'occhio lungo, era riuscito a vedere il carnet de passage en douane nel mio sacco) il carnet è necessario per la Mauritania. Ma allora quelli all'entrata hanno cercato di spillarmi denaro dicendomi che non è valido e costringendomi ad una pratica diversa, nota come pratica dei 10€, anche se a me poi non sono stati richiesti.
Complessivamente il Nomade ha percorso km. 2.945 sulle strade mauritane, km. 6.645 dalla partenza, sino ad ora in perfetta forma.
Anche nelle casupole del Mali tutto procede quasi con la stessa rapidità, però c'è da effettuare una sosta negli uffici doganali di Nioro du Sahel per la temporanea importazione del veicolo.
Sorpresa, per arrivarci bisogna superare una sbarra e pagare un pedaggio; qui l'addetto cerca di spillarci il doppio della tariffa, ed in parte ci riesce, smascherandosi poi con la consegna della ricevuta dove è segnato l'importo che si sarebbe dovuto pagare.
Lungo il percorso cambiano i panorami: la vegetazione diventa più fitta, il terreno piatto ma non più così sabbioso, le mandrie più numerose e unitariamente con maggior numero di capi.
Giunti lì alle ore 13.30, scopriamo che non serve il carnet e che la pratica deve essere autorizzata dallo Chef che attualmente sta alla moschea! Ok., si torna a bordo per pranzare, quindi nuovamente nell'ufficio dove ancora non si vede il funzionario. Poi scopro che è lì ma sta dipanando una faccenda con degli svizzeri, ai quali gli sento dire che non si può fare. Non so cosa non si possa fare, ma capisco che la sosta sarà lunga. Finalmente gli sottopongo il mio caso; mi risponde che se ho il carnet è tutto più semplice, invitandomi a portare il veicolo davanti all'ingresso per visionarlo. Nel mentre procedo allo spostamento, quello si eclissa; no, non è corretto, semplicemente si mette a mangiare con un altro funzionario e due segretarie dentro all'ufficio, e non è il caso di interromperlo!
Dopo ancora un bel po' di tempo, dopo essere stato sollecitato informandolo che dobbiamo visitare qualcuno a Diema, nel metterci al corrente dell'anziana francese che sta lì, delega alla visita lo stesso che prima aveva detto che senza il parere dello Chef non poteva fare nulla. Dopo un altro bel po' di tempo avviene la visita a bordo.
Dopo l'agente inizia a scrivere fino a che si tratta di lasciare lì 5.000 CFA (meno di € 10), di raggiungere un comando di polizia poco lontano e far apporre un timbro. Individuato il comando vi ci entro trovando un ambiente “rilassato”; dall'uno vengo passato all'altro, quest'ultimo mi invita a seguirlo in un ufficio e comincia ad esaminare ciò che gli ho passato. Intanto un altro, seduto di spalle a me sulla stessa panchetta, inizia a parlarmi. Fortunatamente riesco a capire ciò che dice: è stato ad Orvieto all'accademia di formazione, nell'ambito di programmi governativi esistenti. Da quel momento sono costretto a sorbirmi centinaia di foto che si affretta a far passare a video, spiegandomi i vari passaggi dell'addestramento. Non so come fare ad andarmene, anche perché il primo mi fa capire che ciò che lui doveva fare l'ha fatto, ma chi deve intervenire dopo di lui non c'è! Quello di Orvieto mi dice che non ci sono problemi, non mi farà dormire una notte lì per questo, implicitamente ordinando all'altro di completare la pratica. La situazione mi sembra una di quelle da richiesta di qualcosa, allora io invito l'accademico ad uscire per conoscere il mio amico. Quando siamo fuori lo presento a Danilo che nel frattempo era stato raggiunto dal furgone delle due francesine (toste per essere già qui a ridosso di noi) le quali non hanno caricato Duilio che era ancora in alto mare per la pratica della moto. Do loro qualche utile consiglio circa la Dogana, salutiamo il graduato e ci dirigiamo verso Diema. Altra sbarra, altro tratto “autostradale” dove contrattare il pedaggio, e via. Compaiono i primi baobab, i villaggi sono i classici villaggi con le capanne tonde dal tetto di paglia, chiunque incontriamo sulla strada lancia un saluto, ora si vedono anche i cavalli, il terreno appare scuro con fili di erba diventati paglia, anche se ancora ben radicati nel terreno, all'attraversamento dei villaggi c'è una corretta segnaletica stradale che preannuncia la riduzione della velocità e la presenza di dissuasori, ma non evidenzia la loro dimensione!
Quindi, all'intercettazione del primo, salto e letto basculante sulla testa! Poi nessun problema, si rivede anche il sole che può riapparire dopo che la sabbia spinta in aria dal vento della Mauritania l'aveva oscurato per tutto il tempo!
Arrivo a Diema ed individuo village ventures con una semplice indicazione avuta per strada; l'accoglienza da parte di Pam è ottima, e poi non è nemmeno così anziana, oltre a non essere francese! Ci introduce agli altri presenti, una coppia inglese con camper e mongolfiera al seguito, una tipa ungherese di Budapest, Emilia, ed una U.S. di Boston. L'ambiente è gradevole. Mettendo insieme qualcosa ceniamo all'aperto riproducendo lo spirito del bivacco, mentre Pam racconta vari aneddoti. Ad un certo punto mi sento troppo stanco per riuscire a seguire la conversazione che avviene principalmente in inglese, ma anche in francese ed in spagnolo, così aggiorno il proseguimento dei discorsi all'indomani.

mercoledì 4 gennaio 2012

02 & 03.01.2012 Nouakchott stanziale



La prima mattinata trascorsa nella capitale è dedicata all'Ambasciata del Mali per il visa di Danilo: sorpresa, è chiusa per festività in Mali, tutto rimandato a domani. Il traffico nel quale ci stiamo muovendo in bici è caotico,rumoroso e polveroso; agli incroci ci sono persone che chiedono l'elemosina, spesso avvalendosi di più o meno giovani con handycap, a volte su sedia a rotelle. Lo sporco è ovunque, ma non ci sono tutti gli animali al pascolo visti a Nouadhibou. 
                                                                                
Ci dirigiamo al cinquieme marché, e ancora non ho parole per descrivere ciò che ho potuto vedere; forse le foto che ho ripreso possono dare un'idea di quell'enorme girone dantesco.



Anche in questo ambiente le persone sanno stare al loro posto e si gira in completa sicurezza, ovviamente dopo aver parcheggiato le bici legate fra di loro.

Successivamente ci fermiamo in un altro mercato gironzolando a caso (dimenticavo, in Africa il mercato è ovunque ti giri); solo quando Danilo chiede per un cinturino d'orologio in sostituzione di quello andato rotto durante le operazioni di insabbiamento, allora i commercianti del settore si agitano facendosi un po' pressanti, ma tutto entro limiti ragionevoli.
Di solito, per togliersi dall'impaccio senza farsi tirare dentro ad una trattativa, il trucco sta nel non dichiarare un qualsiasi prezzo quando, molto amichevolmente, ti viene detto: ma tu, per esempio, quanto saresti disposto a spendere per questo oggetto? La mia risposta, ormai consolidata, è: mi sto guardando attorno per farmi un'idea degli oggetti esposti e della loro qualità, ma oggi non compero nulla, assumo conoscenze per riflettere su cosa veramente mi interessa maggiormente rispetto all'offerta che mi viene fatta conoscere.
Alle 14.30 rientriamo al Menata con l'idea di andare poi al mercato del pesce; in realtà, dopo lo stress dei mercati, preferisco rilassarmi e restare sotto le tende a scrivere, salvo cucinare in serata quanto è stato acquistato per l'occasione da D.. 
La serata fila via parlando un po' con le varie nazionalità qui presenti; in particolare con Duilio, 29 anni, fisico che lavora nel web, specializzato in viaggi su pista. Attualmente è qui con una moto da fuoristrada che è andata in avaria, perciò la sta vendendo per proseguire con dei passaggi e mezzi pubblici (qui c'è già un furgone attrezzato di due francesine che lo porteranno sino a Bamako); è il momento della presenza di diversi italiani, fra i quali ne individuo un gruppetto impegnato in un particolare tipo di rally con tre auto che andranno regalate all'arrivo a Dakar. Anche i francesi di Chinguetti sono in attesa di perfezionare la vendita della loro auto prima di partire verso il confine con il Marocco dove troveranno un'altra auto, lasciata lì parcheggiata, ad attenderli. Altri francesi che sono qui fanno la spola con la Mauritania due volte al mese, continuando a portare auto da vendere: sono dei tipi simpatici ma un po' loschi, come i traffici che trattano. E sì perché, stando alla legislazione vigente, sembrerebbe impossibile poter fare quello che questi fanno di mestiere; ma con gli agganci e le mazzette pare che qui si riesca a togliere il timbro apposto sul passaporto, quello che indica il tipo di veicolo al seguito!
Con un colpo di fortuna riesco a parlare tramite skype con diversi parenti e amici, sin tanto che decido di ritirarmi per predisporre l'aggiornamento del mio racconto.
Stamane, quando ho quasi completato l'operazione per caricare sul blog le foto, questo si blocca e perdo circa due ore di lavoro. Allora ci riprovo, questa volta ottenendo il risultato voluto, ma che fatica!
Poi accompagno D. all'ambasciata del Mali e, a seguire, diamo un occhio al mercato dell'artigianato; guardo e chiedo un po' di prezzi, ma alla fine decido di rimandare eventuali acquisti al momento in cui ripasserò da qui, dopo aver visionato le varie possibilità che offrono sia il Mali che il Senegal (le cose più belle si trovano nelle loro boutiques – loro si definiscono come la parte di Africa artisticamente più evoluta, e forse c'è del vero in ciò che affermano). Pranzo consumato sotto la tenda del Menata, scelto nel menu del giorno: Yassa poisson (dorade grillé, sauce d'oignon, riz): il tutto molto gradito al costo di circa € 2,50.
Nel frattempo è arrivato al bivacco un veicolo antico che penso possa anche essere 4x4, camperizzato, che ho voluto riprendere quale esempio di spartanità idonea a questi luoghi.
Nel pomeriggio mi muovo per fare altre fotocopie (fiches) e per cercare una compagnia di assicurazione in grado di darmi la copertura per Mali e Senegal; la prima operazione va in porto mentre, per la seconda, sono tutti alla moschea! Il rimando al mattino di domani non so se sarà possibile, così ho girato, muovendomi in bici, almeno quattro Assurances andando a vuoto.


Il programma del mercato del pesce è sul punto di essere abortito sia per l'ora che per il pensiero di tornare con il buio; la genialità, unita alla flessibilità, è stata quella di rinunciare alla bici e muoversi con uno dei tanti “meravigliosi” taxi dei quali è dotata la città.


L'escursione è stata interessante, anche se le piroghe, tutte belle allineate, erano già quasi tutte spiaggiate; la qualità del pesce visto non era superiore a quella del pesce esposto a Nouadhibou, ma certo era inferiore a quella di quello esposto a Dakhla! 

In ogni caso, cercando, siamo riusciti a conquistarci una aragosta da kg. 2,150 al prezzo di € 14,50 al kg., tanto per trovare un pretesto idoneo a farcela gustare fin da questa sera!
Domani si riprende a viaggiare: la strada sino al Mali è lunga ed impegnativa, navigheremo a vista.