lunedì 6 maggio 2013

Zeebrugge - Paderno Franciacorta


Dal 22 al 26 aprile

Dopo un volo tranquillo, una volta giunto in Italia alla fine di marzo ho avuto modo di trascorrere una settimana a Milano, quindi quindici giorni a Sestri senza alcuna voglia di calarmi nel ruolo dismesso circa un anno addietro, anche se non ho potuto trattenermi dal raccogliere gli agrumi maturati già da tempo negli intervalli fra un acquazzone e l'altro.


L'attesa della nave non è andata delusa: è così arrivato il momento di muoversi per andare a ritirare la parte meccanica del Nomade  sbarcata a Zeebrugge sabato giorno 20.


Tutto ha funzionato perfettamente sino al Terminal dove un donnone fiammingo si è occupato della mia pratica senza che io riuscissi troppo a comprenderlo.
Solo quando costei è uscita a verificare il veicolo, accortasi della targa italica, è diventata molto più simpatica rivolgendosi a me in italiano, lingua che ha iniziato a studiare durante gli ultimi soggiorni estivi nel nostro paese, dopo essersene innamorata avendolo scoperto incantevole.


Verso le 15.30 il Nomade ha lasciato Zeebrugge in uno stato di guidabilità molto precaria; purtroppo non è stato possibile trovare un'assistenza meccanica lungo il percorso che è diventato quasi subito di tipo autostradale.
Dopo 350 km. è avvenuta la sosta per trascorrere la notte;  appena ripresa la marcia il mattino seguente è avvenuto ciò che mi auguravo non dovesse avvenire. 


Esattamente ciò che i sogni premonitori avevano in qualche modo preannunciato e che percepivo già dal mio rientro in patria si è avverato in un momento, alle 8.15: la causa è stato l'impatto con la ruota anteriore destra in uno sperone di asfalto che ha  scatenato l'inferno!
Fumo a bordo e odore di bruciato, sbandamento dell'avantreno controllato a fatica.
L'autostrada a tre corsie è priva di quella di emergenza; fortunatamente sono riuscito ad infilarmi nell'unica piazzola disponibile a latere per controllare la situazione: pneumatico fresato centralmente nell'impatto con la giuntura della parte posteriore del passaruota, ruota rimasta decentrata fuori asse.


Mi sono rivolto all'assistenza stradale fornita dalla copertura assicurativa; dopo una attesa di circa due ore è arrivato un bel camion MAN a caricarmi per poi depositarmi presso un Fiat Service alla periferia della cittadina di Mayen, a venti km. da Koblenz.


Quando il meccanico ha controllato è emerso che la barra trapezoidale era uscita dalla sua sede a causa dello svitamento e perdita del dado di fissaggio: colpevole il rollio della nave? Vai a saperlo, forse il meccanico di David – Panama si sarà sentito fischiare nelle orecchie!


Pensavo peggio ed ho così sperato di poter riprendere a viaggiare nel giro di poco, ma la precisione teutonica ha imposto la sistemazione dell'avaria ricorrendo a pezzi originali (rondelle e dadi) che sono poi arrivati da Francoforte il mattino successivo.
Il telaio presentava una lacerazione che si sarebbe dovuta saldare, ma qui l'operazione non è possibile: ad ognuno il proprio mestiere, la farai in Italia, mi ha detto nel suo inglese addirittura più povero del mio!


Il giorno seguente sono stato in grado di ripartire verso le 14 ed il veicolo era tornato guidabile in maniera quasi inaspettata.


Dopo aver condotto per quasi 500 km. ho deciso di utilizzare l'ultima area autostradale possibile per la sosta in quanto poi la viabilità sarebbe diventata ordinaria: così mi sono fermato con una bella luna piena poco prima di Kempten, nella zona del castello di Ludwing, una delle prime mete raggiunte fra il 1990 ed il 1991in motorhome, quando correvano altri tempi, quelli in cui a bordo viaggiava una famiglia intera.


Pur trovandomi un po' in quota e con montagne innevate tutto attorno il clima trovato era più mite che nei giorni precedenti, quasi dolce come sicuramente sarà quello che troverò valicando le Alpi.
Appena sceso ho però constatato un notevole disassamento fra le due ruote anteriori: strano, visto il lavoro appena eseguito e la buona guidabilità del veicolo. Tanto è bastato a indurmi a pensare che il resto del viaggio sarebbe stato a rischio costante.


Il mattino seguente, prima di dare motore, ho voluto rilevare con delle misurazioni la situazione, in modo da poterla tenere sotto controllo ad ogni sosta.





Da Kempten la strada va via via stringendosi sino a scalare il Fernpass, disceso il quale si costeggia il fiume sino a raggiungere Innsbruck: qui ho effettuato una pausa caffè e rifornito il serbatoio con gasolio a buon mercato; quindi ho ripetuto le misurazioni constatando che la situazione era rimasta quella della sera precedente: ma come è possibile che la guidabilità risulti così buona correndo in questo stato? Ho cominciato a pensare al telaio!




La giornata era splendida, la corona di montagne che ha consentito ad Innsbruck di essere sede di Olimpiadi invernali si presentava in forma smagliante, le abetaie al di sotto della linea dell'innevamento producevano un forte contrasto cromatico ed in me un grande senso di appagamento.
Ora tocca al Brennerpass, mi sono detto, ed il Nomade lo ha affrontato con tutto il brio possibile raggiungendo il confine prima di mezzogiorno: da adesso un eventuale soccorso potrà essere richiesto in madre lingua!


Superata Bolzano ho poi trovato una soluzione per pausa pranzo appena dopo Ora, cittadina invasa da gente attratta da una manifestazione fieristica open air.




Ho pensato bene di non infilarmi nella Gardesana per non correre il rischio di bloccarla in caso di avaria; quindi ho proceduto sulla provinciale dell'Abetone e del Brennero godendomi i panorami, la vista della Paganella e del Bondone prima, quella degli uliveti della zona del Garda dopo.


Una coda verso Peschiera del Garda mi ha inibito di arrivare prima alla meta, quell'officina di Paderno Franciacorta che ha partorito Il Nomade e che ho incaricato di farmi da capo commessa per tutti gli interventi necessari da parte dei vari operatori; meta raggiunta prima dell'imbrunire dopo aver percorso 500 km. su viabilità ordinaria.
Domattina di buon ora mi spetta lo smobilizzo di tutto quanto sarà bene riportare a casa per non esporlo alle polveri delle officine, tutto ciò prima di essere prelevato dall'operatore che ha svolto per me funzioni da base logistica per tanti mesi, una delle persone più affidabili che ho potuto conoscere nella mia vita: mio fratello.        

venerdì 29 marzo 2013

Il sipario cala: questa avventura è conclusa.


Giovedì 28.03 – Il condizionatore è andato per tutta la notte emettendo la sua rumorosità molesta.


Sbrigate le faccende mattutine mi sono deciso ad effettuare una escursione mirata in zona, escursione che mi è pesata in maniera eccessiva tanto da gradire il rientro in albergo verso mezzogiorno, e senza aver combinato ciò che avevo in mente.


Infatti questa è una zona dotata di cliniche ed ospedali, di alberghi e di uffici governativi, di ambasciate, ma non dei negozi che mi sarebbero serviti per trovare l'omaggio che avevo in mente per Janet.


Dopo aver dato l'assetto definitivo alla valigia ho cominciato a stilare l'elenco dei lavori del quali il Nomade necessita in tutti i casi, sia che in futuro venga utilizzato solo per mete raggiungibili con i propri mezzi, sia nel caso in cui dovesse essere sostituto con un altro tipo di veicolo.



Non sto pensando alla realizzazione del Nomade II, c'è solo qualche idea che ogni tanto si spinge oltre: d'altronde questo è stato un prototipo e come tutti i prototipi ha dovuto percorrere molti chilometri per evidenziare ciò che funziona e ciò che sarebbe stato meglio realizzare diversamente.
E ciò che non ha funzionato è stato lo chassis, inadatto a reggere tutto il peso aggiuntivo che ha dovuto sopportare su ogni tipo di strada: ci sarebbe voluto un telaio da 50 q.li per andare bene, anche se questa scelta avrebbe imposto una licenza di guida differente dalla “B” in mio possesso.
Il sovrappeso ha fatto lavorare male vari organi meccanici, e prima o poi tutti i nodi sono arrivati al pettine nei circa 70.000 km. percorsi dal veicolo con la livrea del Nomade.
Se avessi potuto disporre di migliori insegnanti, forse già dopo i primi 20.000 km. si sarebbe potuto mettere una pezza, ma ormai le cose sono andate così.


Verso le 15.00 ho effettuato un'altra uscita, questa volta in una direzione diversa: la mia ricerca è però andata delusa come in mattinata, anzi, ora mi è sembrato di notare che molti esercizi sono rimasti chiusi nel pomeriggio; quelli aperti sono negozi di mobili, di abbigliamento e di cianfrusaglie.


Si vede che era scritto che non sarebbe stato questo il momento per ringraziare Janet con un presente oltre che con delle belle parole; sono comunque rimasto molto dispiaciuto per questo, come lo studente che non è riuscito a portare a termine il compito nel tempo assegnato.


Con .la disponibilità di wifi in albergo mi è stato possibile inviare e ricevere emails, oltre a comunicare by skype: da adesso però diventerò irreperibile sino all'atterraggio, sperando che il mio Nokia da quattro soldi riprenda a funzionare appena capirà di essere tornato sul suolo europeo.


Ora non mi resta che chiudere i bagagli, fissare la sveglia per le 4.00 e cercare di riposare quanto basta per riuscire a prendere la navetta per l'aeroporto da sveglio.


L'occasione mi sembra quella buona per ringraziare chi, leggendo il blog, ha condiviso le mie esperienze in questi mesi; inoltre è anche il momento giusto per augurare un buon periodo di vacanze pasquali, augurio che idealmente esprimo a tutte quelle persone che ho incontrato sulle strade dei vari paesi visitati, con le quali ho dialogato, dalle quali ho avuto simpatia ed amicizia: PAZ Y BIEN!

giovedì 28 marzo 2013

Last steps to leave Panama


Mercoledì 27.03 – Ora sembra proprio fatta: sono stati due giorni faticosi ed intensi, durante i quali, per arrivare in tempo agli appuntamenti previsti, il Nomade si è messo in moto sempre prima (martedì alle 6.30 e mercoledì alle 5.30): si tratta di una folle corsa con il tempo che vede protagonisti quotidianamente i Panamegni di ogni ordine e grado.
Gli studenti del primo turno entrano a scuola alle 7.00 e per arrivare si muovono ad orari impensabili da noi, gli impiegati che abitano in periferia e che devono raggiungere il posto di lavoro per le 8.00 si muovono a partire dalle 4.00, sia in auto che con gli autobus.
Qui il problema è rappresentato dal fatto che per entrare nella city ci sono solo due ponti utili, che la gente è consapevole di doversi fare almeno 2 ore di coda in entrata e due ore in uscita, che prima ti muovi più coda trovi, salvo partire alle 4 del mattino o dopo le 7.30; la schizofrenia da traffico è accettata da tutti ed usata anche come scusante per i ritardi agli incontri programmati.
Ieri, martedì 26. è stato il giorno della documentazione di polizia inerente al veicolo; orario stampato sul pro memoria dalle 9.00 alle 10.00, le sedi da raggiungere erano due, separate da una autostrada urbana per oltrepassare la quale e arrivare a centrare l'obbiettivo è servita tanta pazienza e la presenza di Janet sia per la conoscenza della viabilità che per le richieste di delucidazione estemporanee.
Quando il Nomade è riuscito a collocarsi al posto giusto in anticipo sull'orario, il pensiero è stato: bene, così il successivo passaggio a WWL potrà essere effettuato prima di mezzogiorno.
Invece le cose sono andate diversamente in quanto è tassativo che il veicolo da esaminare sia in loco per le 9.00, ma il funzionario addetto all'ispezione (verifica del numero dello Chassis) la effettua alle ore 10.00. Ok., mi sono detto, per le 11.00 forse potrò avere nell'altro ufficio il documento che mi spetta e poi correre a WWL.
No, non è andata così: l'ispettore rigorosamente parlante solo lo spagnolo panamegno ha indicato l'orario delle 14.00 per il ritiro del documento.
Erano le 10.30 quando mi sono consultato con Janet su cosa fare: tornare a casa neanche a pensarci, meglio andare a trovare aria fresca in un centro commerciale dove poter utilizzare WiFi e trovare da stampare la nuova prenotazione Condor da presentare al banco in aeroporto.
Prima di muoverci in tal senso ho chiamato la sede Condor locale confermando la mia partenza, senza così dover girare nel traffico cittadino con un veicolo poco adatto.
Nel centro commerciale si è temporaneamente interrotto il cordone ombelicale che mi tiene costantemente unito a Janet, la disponibilità della quale nel farsi carico delle mie esigenze non trova aggettivi qualificativi idonei nel mio vocabolario perché è oltre.
Dopo circa un paio d'ore, non vedendola arrivare, ho cominciato ad effettuare una prima ricognizione a corto raggio. Ho subito capito che lei non mi ha trovato nel posto dove ci eravamo lasciati in quanto il cyber WiFi lì non c'era, ma era poco lontano da lì con insegna visibile.
Volendo essere puntuale alle 14.00, consapevole del problema del parcheggio, ho pensato di andare ad attendere nei pressi del veicolo o di riuscire a far eseguire un annuncio tendente alla ricerca; questa ipotesi mi è sembrata più difficile e quindi mi sono avviato nella direzione del Nomade; ma qui i centri commerciali sono esageratamente sviluppati e non è facile orientarsi.
Stavo percorrendo esattamente l'itinerario dell'andata in senso opposto quando, utilizzando una scala mobile in discesa, miracolosamente mi è apparsa la figura di Janet sulla scala mobile contigua, quella della salita.
Ho allora effettuato una manovra istintuale e inconsulta per non perdere l'aggancio: ho cercato di risalire la rampa che stava scendendo. Manovra da non ripetere mai più se non si vuol rischiare di farsi del male: a me è andata bene in quanto mi sono procurato solo delle escoriazioni, ma c'è stato un momento in cui continuavo ad inciampare sul meccanismo mentre questo continuava a colpirmi, come un pugile quando si trova alle corde con l'avversario che lo incalza.
Ricostituita l'accoppiata, dopo aver consumato velocemente uno Yogurt gelato con frutta come pranzo, il Nomade è arrivato all'ufficio di polizia preposto al rilascio del documento utile per l'imbarco in leggero anticipo. Raggiunta la scrivania dell'addetta mi son sentito dire che ancora non erano arrivati i semilavorati che questa avrebbe dovuto completare.
Nel frattempo sono arrivati anche altri che avevo conosciuto in mattinata, due cinesi californiani a bordo di un mini bus a targa Ceca acquistato negli U.S.A. dopo che i Ciechi avevano concluso il loro giro per le Americhe ed un ragazzotto del Colorado con un mini bus a targa U.S.A.
Quando la tipa mi ha chiesto quale fosse la nazione di sbarco (sul modulo avevo indicato Zeebrugge senza precisare Belgium), non è riuscita a capire la mia spiegazione neanche con la mappa dell'Europa sotto gli occhi. In pratica non era al corrente dell'esistenza di questa piccola nazione e non l'ha presa in considerazione ostinandosi a scrive Francia come nazione di arrivo. Ho pensato che non sarebbe stato grave, già le avevo imposto di ristampare il modulo dopo averle fatto notare un'imperfezione sul numero del mio passaporto, per la destinazione non ho quindi insistito.
Con il prezioso documento acquisito ho raggiunto WWL, ho pagato USD 150 ed incassato le ulteriori istruzioni per Manzanillo. L'orario dell'ufficio WWL che va raggiunto prima di espletare le pratiche successive va dalle 8.30 alle 12 e dalle 13 alle 15, mentre quelli della dogana vanno dalle 9.00 alle 16.00: il consiglio è stato di essere mattinieri per non trovarsi in Dogana nel momento di maggior carico di lavoro.
Con queste informazioni Janet ha subito indicato l'orario di partenza per domani: ore 05.30!
Rientrato al parcheggio è iniziata la ricerca dell'albergo onde poter lasciare la valigia prima di andare a consegnare il Nomade.
Alla fine, dopo che Janet aveva utilizzato il suo computer per aiutarmi a trovare qualcosa, io ho utilizzato il mio arrivando ad effettuare una scelta obbligata quando ormai era già tardi; l'albergo individuato è stato scelto sulla base di tre requisiti basici: disponibilità di A/C, di WiFi, di navetta per l'aeroporto (è inclusa anche la prima colazione, ma penso sarà una mezza bufala).
Era rimasto in dubbio come consegnare la valigia in quanto Janet aveva pensato che avrebbe potuto occuparsene il figlio.
A questo punto ho dovuto mettere mano al rush finale nella predisposizione del veicolo nell'assetto di viaggio, dopo però essere andato a salutare la coppia italo-panamegna: Luisa mi avrebbe invitato a cena per la seconda sera di fila, ma io non ho potuto accettare pensando a quanto avrei ancora dovuto lavorare, tenuto conto che l'indomani mi sarei dovuto alzare prima delle 5.00.
Allora mi è stato offerta la possibilità di portarmi il loro cibo a bordo: l'ho trovata una proposta interessante ed utile, quindi l'ho accettata. Ho così potuto anche utilizzare una bilancia di Adriano per verificare il peso della valigia in modo da decidere come completarla.
Successivamente, nel sistemare le cose con l'idea di non lasciare cibo ad invecchiare, ho messo insieme ancora un po' di prodotti che Janet ha gradito ricevere, l'olio ed il caffè in particolare.
Alla fine della corsa mi sono concesso una doccia ad acqua abbondante; poi ho cominciato a scaricare i serbatoi come atto finale della giornata.

Oggi mercoledì 27, prima di partire, quando Janet mi ha comunicato che la valigia tramite suo figlio prima di domani non sarebbe arrivata, ho pensato di rischiare il passaggio nella city ed effettuare personalmente la consegna.
Come mi aspettavo, dopo 12 chilometri il Nomade è incappato nella coda; Janet allora mi ha invitato a cambiare strada, e per un po' il Nomade l'ha trovata scorrevole sino a che non è stata agganciata la coda.
Vedere trascorrere il tempo mentre sopraggiunge l'alba stando in coda a passo d'uomo è scoraggiante, ma dopo un certo punto è stato possibile ritrovare un ritmo decente, tale da far imboccare le strade cittadine attorno alle 7.00.
Pur avendo l'indirizzo esatto dell'albergo, stante la viabilità a senso unico e delle deviazioni per lavori, dopo aver consultato taxisti vari che hanno fornito indicazioni imprecise, visto un ufficio di polizia ho chiesto a Janet di riproporre il quesito in questa sede.
Praticamente il Nomade non è lontano, solo che si è reso necessario fare un aggiramento di lavori in corso con indicazioni carenti sulle strade; quando ormai stavo pensando che in questo giro non l'avrei agganciato, Janet mi ha fatto notare l'insegna del parcheggio dell'hotel: bel colpo, anche perché ormai erano passate le 7.30!
Sono sceso al volo e la prima cosa che è successa è stata la definitiva rottura dei manici della borsa leggera: pazienza, la eliminerò, ho pensato.
Con la tipa alla reception non è stato semplice intendersi, ma alla fine questa ha aperto un bugigattolo pieno di simil rumenta dove ho lasciato le mie cose sperando di ritrovarle.
L'impressione del luogo non è stata buona, ma in quello stesso momento io dovevo pensare ad altro. Guidando su una strada che corre all'interno di un Parco tutelato ho goduto finalmente di un ambiente gradevole in questo paese; poi il Nomade si è inserito su un'autopista e la velocità di marcia è aumentata; ma non troppo perché lo sterzo è nuovamente troppo leggero, perché ho percepito un problema che potrebbe essere quello del cuscinetto ad aghi dello sterzo, perché la frenata non è stabile, perché il quinto rapporto è uscito spesso dalla sua sede.
Arrivare alla sede WWL non è stato difficile, solo che la persona che avrebbe dovuto prendermi per mano nelle varie operazioni è arrivata alle 10.15, dopo ben 45' di scomoda attesa. Poi è iniziata la richiesta di documenti che avevo già fornito, ma chi li aveva ricevuti probabilmente non li avrà nemmeno esaminati. Mi sono tolto lo sfizio di far correggere un valore che Pamela aveva inserito in maniera indicativa, anche se io glielo avevo fatto notare immediatamente.
Finalmente ci siamo recati presso l'ufficio della Dogana dove ho incontrato sia gli stessi ragazzi di ieri che la coppia alemanna già conosciuta in Mexico e ritrovata in Belize: tutti diretti a Cartagena per involarsi poi verso la Tierra del Fuego (chissà Stefan dove sarà già arrivato nel frattempo).
In dogana si è trattato di firmare documenti e farsi apporre sul passaporto il timbro di scarico del veicolo dal paese.
Il passaggio a seguire è stato il pagamento all'ente del porto di USD 58 con la motivazione della fumigazione (non eseguita) e del parcheggio di un paio di giorni in attesa dell'imbarco.
Tutte queste operazioni che ho descritto sono state espletate in un paese che ho visto vivere di burocrazia cartacea: escluso l'ispettore di polizia che ha verificato ieri il Vehicle Identification Number, tutti gli altri passaggi non hanno comportato nessuna verifica sul veicolo.
L'ultimo passaggio, quello dell'affidamento del veicolo all'autorità che gestisce i movimenti nel territorio portuale, è stato lungo per l'attesa e scadente nel contenuto.
Prima è passato un tipo con un cane da tartufo che non era assolutamente interessato ad annusare dove gli veniva indicato, poi un altro tipo ha crocettato un modulo tendente ad evidenziare stato e consistenza del veicolo in fase di affidamento, infine uno sportellista ha completato l'opera senza ricordarsi di chiedermi di lasciare le chiavi!
Nel frattempo io mi ero reso ulteriormente conto di come l'officina di David sia stata approssimativa in molte parti del lavoro, incluso nel rimontaggio della protezione motore che ora ho trovato penzolante in buona parte a causa della perdita di un certo numero di bulloni.
In più, nel momento di utilizzare lo stacca batteria, mi sono accorto che questo non stacca un bel niente! Il rischio è che le batterie si scaricheranno quasi sicuramente: in questo caso mi dovrò affidare alla buona volontà degli operatori di Zeebrugge per trovare il Nomade a terra!
Il giovanotto che mi ha guidato in tutti questi passaggi, tale Alfredo, parlava in maniera incomprensibile sia in spagnolo (a causa della cadenza della gente di Colon) che in inglese (per lo stesso motivo). Janet è stata molto paziente nell'assoggettarsi alla tempistica che ne è scaturita, sin tanto che alle 15, dopo essere tornato indietro per affidare le chiavi, l'addetto WWL ci ha accompagnato a Colon Terminal per poter rientrare con un Bus diretto.
A bordo ho dormito un po', ma l'aria condizionata era così potente da sentirne il fastidio: lungo la strada è caduta anche qualche goccia d'acqua, forse le prime avvisaglie dell'imminente stagione delle piogge.
In vista di Panama city Janet mi ha detto che mi avrebbe accompagnato sino all'albergo, ma io, essendo al corrente che la sorella la stava aspettando al terminal, avevo rifiutato questa ulteriore gentilezza che sarebbe andata a discapito del suo meritato rientro a casa insieme alla sorella: probabilmente non ci siamo capiti, così mi sono trovato su un bus cittadino che ci ha scaricati non troppo lontano dall'Hotel. Solo allora ho realizzato che lei, vedendomi stanco e sfiancato dalla giornata, ha preso l'iniziativa di darmi il saluto di addio mettendomi nella migliore condizione possibile.
La generosità di questa persona va oltre qualsiasi scala di valori: serberò un posto speciale per lei nei miei ricordi e mi piacerebbe poter un giorno ricambiare le sue attenzioni in suolo patrio: io so che ha molti progetti che vorrebbe realizzare e qui le auguro di cuore che possano andare in porto tutti, o perlomeno quelli ai quali tiene maggiormente.
Entrato nell'Hotel ho provato la stessa sensazione del mattino, questa volta avvalorata dal fatto che in camera ho trovato la macchina dell'aria condizionata mezza scassata, che la camera è un buco senza finestre, che il telefono non funziona, la TV non l'ho nemmeno accesa, le salviette ed il sapone mancavano totalmente.
Dopo essere riuscito a riequilibrare la situazione non mi è rimasto che assaltare un vicino McD prima di mettermi sotto la doccia, nella speranza che WiFi funzioni.
Al di là di ogni altra considerazione, una volta che troverò il modo di trascorrere la giornata di domani, e lo troverò, poi qui dovrò solo salire alle 4.30 di venerdì sulla navetta per l'aeroporto per iniziare il rientro nel mio emisfero: è presto per dirlo, ma questa volta sembra tutto ben avviato.              

martedì 26 marzo 2013

First step leaving Panamà


Lunedì 25.03 – Ok., pronti via per le 7.00; inizialmente il traffico si è presentato scorrevole, ma dopo un po' è stato inevitabile trovarsi in coda, un po' fermi ed un po' in movimento a passo d'uomo. 
Il Nomade è riuscito  presentarsi presso gli uffici WWL verso le 8.30/9.00; identificata la persona addetta a supportarmi, la pratica in se e per se è stata quai una presa in giro, ma costerà comunque USD 150 “efectivo”. 
Pamela mi ha fornito mappa e istruzioni scritte per il secondo step da effettuare domattina, rappresentato dai controlli di polizia, l'ottenimento di un documento con il quale dovrò ripresentarmi presso WWL. In questa circostanza otterrò le istruzioni per la consegna a Manzanillo; ho chiesto come fare per il pagamento, ma sono stato demandato a due WWL email address in Belgio per ottenere chiarimenti.
La giornata è stata una di quelle in cui il sole quasi non si vede a causa della foschia da caldo e umido, quindi situazione pesante per me.



Quando Jenny mi ha proposto di raggiungere Miraflores, luogo ove sono ubicate delle chiuse del canale, ho accettato di buon grado onde cercare di far passare in qualche modo la giornata.
A Miraflores ho trovato parecchi turisti in visita, ma le navi sono state preannunciate dopo le 13.30 e pertanto abbiamo raggiunto un Centro commerciale dove potermi procacciare l'”efectivo” per WWL, respirare aria fresca e sbrigare la procedura della pausa pranzo.



Alla fine del viaggio tutti i nodi stanno venendo al pettine: lo zainetto che mi sono sempre portato appresso ha avuto un cedimento da parte della cerniera e non è più utilizzabile; ad una borsa pieghevole che contavo di portare a bordo dell'aereo insieme allo zaino si sono tranciate le maniglie., la valigia è quello che è.
Ho così dato un'occhiata per un eventuale sostituzione, ma ciò che ho visto non è stato di mio interesse per vari motivi, così vi ho rinunciato. Come zaino ne utilizzerò uno scadente che tenevo a bordo, mentre le maniglie della borsa le ho condite su con del nastro americano, la valigia è già pronta e spero sia entro i 20 kg. autorizzati: basta che il tutto regga per il tempo necessario.




Una volta ritornati a Miraflores ho potuto veder transitare, da Atlantico a Pacifico, tre tipologie di navi: una petroliera, una porta container, ed una Ro.Ro. di nome Tiger appartenente proprio a Wallenius Wilhelmsen.






Verso le 15.30, spompato dal clima, il Nomade ha ripreso la strada del suo parcheggio.





La nota particolare della giornata è stato un incontro casuale avvenuto stamani prima di muovermi: mi sono sentito appellare “cosa ci fa un milanese qui”. Ho pensato ad un Panamegno curioso, invece si trattava di un italico trentino! Il suo nome è Adriano, vive a Mattarello di Trento che ben conosco, lavora nel settore del trasporto dei disabili e cinque anni fa ha conosciuto Luisa, una Panamegna che da sette anni vive e lavora a Trento. Stanno terminando un lungo periodo trascorso qui, nella case della madre di Luisa, che loro hanno ampliato di quel tanto per poter avere indipendenza e comfort. Sono stato invitato a cena, invito che ho subito accettato.



Terminato il tour che ha fatto percorrere al Nomade oltre 100 km., svolte varie pratiche utilizzando la connessione di Jenny, verso le 20 ho percorso i pochi metri che separano le due case e sono stato introdotto al compagno della madre di Lusia ed alla stessa madre.
Ho trovato un'ottima pasta condita con pesto Barilla acquistato al Super chiamato 99 che appartiene alla famiglia del Presidente Martinelli (propone anche prodotti provenienti dall'Italia). A seguire insalata e carne in umido; gelato come dessert: un vero pranzo che ho apprezzato.
In questi ultimi giorni non sto più cucinando, sto consumando le ultime provviste ed il calore mi fa preferire cibo freddo; il pranzo seduto attorno ad un tavolo con altre quattro persone mi mancava dai tempi del Belize, ed è stato ricco di informazioni sul paese, notizie che ho appreso con interesse.
Adriano e Luisa rientreranno in Italia poco dopo di me, ma quando erano partiti nutrivano progetti di trasferimento qui; per ora si sono volatilizzati di fronte ai vari “contro” trovati sulla loro strada, ma in futuro non si può sapere se l'idea riprenderà vigore.
Alle 23.30 mi sono ritirato per avere il tempo di “bagnarmi”, come si usa dire qui: mi sono concesso una doccia abbondante visto che poi dovrò alleggerire il veicolo di tutti i pesi possibili prima dell'imbarco. 

Appendice 4) a gran finale


Domenica 24.03 – Meno 1 a WWL/documenti, meno 2 a controllo polizia, meno 3 a consegna veicolo in Manzanillo e ad albergo con A/C, meno 5 a Condor: con queste ipotesi davanti agli occhi ho trascorso una notte che mi ha mantenuto leggermente inquieto, l'inquietudine di chi aveva già sentito vicina una scaletta simile e poi tutto è stato rimesso in discussione!
Penso che potrebbero manifestarsi problemi meccanici sino all'ultimo momento, penso che potrei avere difficoltà a confermare il volo nell'ufficio Condor in Panamà city (aperto solo il martedì), ma soprattutto temo il pagamento tramite carta di credito da effettuare all'aeroporto con un documento che fisicamente non possiedo.
Se non dovesse essere utilizzabile la mia carta prepagata cosa potrei inventare venerdì mattina all'alba in aeroporto di fronte ad un inflessibile incaricato Condor? Mi porterò dei contanti, ma il mio contatto a San Josè ha precisato by mail che il pagamento dovrà essere effettuato esclusivamente tramite carta di credito in quanto il centro operativo negli U.S.A. è stato informato in questi termini.


Per fortuna che verso mattina il venticello che penetrava mi ha quasi indotto a coprirmi, regalandomi una sensazione piacevole; poi sono arrivati i primi raggi del sole ed ho dovuto subito passare ai ripari, chiudendo le aperture da quella parte.
Ieri sera mi era stata preannunciata la possibilità di un movimento, ma oggi tale possibilità è rientrata.
Tenuto conto di come è parcheggiato il Nomade, è praticamente impossibile restare a bordo dalle 10 alle 17, ed anche alle 17 non è facile; ma con il ventilatore a soffitto lasciato andare a manetta e le finestre di un lato completamente aperta, spogliandosi di ogni indumento ci si può provare.


Inoltre, per le abbondanti sudorazioni dei giorni scorsi ho la pelle irritata tipo morbillo dalla cintura in su: da ieri sera ho cominciato ad avvalermi di una crema, ma ritengo sarà il cambiamento climatico che troverò a partire da Frankfurt la medicina giusta.
Ho quindi trascorso buona parte della mattinata nel soggiorno dove un ventilatore cerca di fare quello che può; quando stavo comunque pensando di salire a bordo rischiando un suicidio naturale, l'”avocado” e Angelica, la sua compagna, mi hanno proposto di accompagnarli qui attorno: ho risposto positivamente all'istante, contando sull'aria condizionata della Suzuki Swift.
Il giro non è stato di particolare interesse, ma ho avuto modo di parlare con il figlio di Jenny: egli è coetaneo di mio figlio, si reca al lavoro ogni giorno, escluso la domenica, alle 5 del mattino, torna a casa verso le 20.30, e dopo aver cenato effettua delle sessioni di studio al computer. Infatti sta cercando di conseguire una specializzazione in logistica attraverso l'università di stato e nel contempo segue un altro corso in materia marittima presso una università privata. Dorme poche ore per notte ed il fine settimana lo usa sia per recuperare sonno perduto che per studiare.
Anche Angelica lavora con gli stessi orari, salvo che tiene libero anche il sabato.


Quando mi è stato richiesto se volessi bere qualcosa, ormai erano quasi le 14, ho accettato. Il luogo, una panaderia dove sarebbe stato possibile pranzare in un format self-service, disponeva di empanada appena sfornate; quindi ho scelto una bibita di tamarindo, non come quelle ottenute usando lo sciroppo bensì ottenuta partendo dalla pianta che porta questo nome (diversa da quella conosciuta in Europa), accompagnata da una empanada di pollo ed una di queso. Ho imposto il pagamento di tutte le consumazioni da parte mia; come avrebbe potuto essere altrimenti con due ragazzi in età da poter essere figli miei?
Una volta rientrati mi è stato proposto di pranzare, ma io non me la sono sentita affatto e, dopo essermi accertato che Jenny non si sarebbe offesa, ho declinato l'invito.
Non sapendo come portare avanti la giornata ho chiesto di vedere la lavatrice solo perché essa è ubicata in una parte aperta della casa, ma al coperto, zona che risulta essere la più ventilata e vivibile.


Lì c'è una amaca dove sono poi stato invitato a sdraiarmi, cosa che ho fatto quando sono rimasto da solo: inutile precisare che sono riuscito ad addormentarmi per un po'. In questo momento le porte delle varie stanze sono chiuse e non si sentono rumori, io scrivo cercando di non pensare a domani.