giovedì 20 dicembre 2018

Burkina Faso: la quotidianità

Martedì 18.XII.18
Consulenza matrimoniale

Questa mattina di buon ora Bruna e Fulvio si sono messi in moto: direzione Nagreogo.
Io avevo in mente diverse cosette da svolgere oggi, ma già prima delle otto mi sono trovato coinvolto all'interno del locale destinato a cucina in una faccenda nella quale avrei preferito restarne fuori.
Essendo che le due persone in questione mi chiamano papa Gaetano, gravitano a GI da tempo, specialmente lei, hanno una certa differenza di età fra di loro (lei deve avere circa dieci anni più di lui), controvoglia sono stato ad ascoltare.
Inizialmente la lei mi ha chiesto se il vestito che indossava fosse “provocante”; ho risposto che no, che lo indossava bene e non ravvisavo alcun difetto, anzi.
Il lui ha aggiunto che la gonna, seppur arrivasse abbondantemente sotto al ginocchio, sulla parte bassa del retro presentava una fessura e quindi, se la lei si fosse inchinata per qualche motivo in avanti, avrebbe potuto destare sentimenti contrastanti negli osservatori.
Ho precisato che il mio era un parere da occidentale e pertanto qui non avrebbe avuto lo stesso valore; partendo da questa diatriba che evidenzierebbe mancanza di rispetto della lei verso il lui, si è rapidamente passati a comportamenti del lui non condivisi dalla lei.
In particolare uno avvenuto recentemente: lui non l'aveva avvisata che sarebbe andato con la mobilette di lei a fare un servizio in orario ormai notturno.
Durante quella uscita il lui è finito fuori strada a causa di un camion che ingombrava la carreggiata oltre il dovuto , ha scassato la mobilette, si è fatto male in più parti del corpo, ha perso il cellulare e, dulcis in fundo, aveva perso il portafogli. Questo gli è poi stato restituito privo però della cospicua somma - per loro - di Fcfa 25.000.
A questo punto la lei se ne è andata affermando che tutto fra loro era finito.
Quando sono rimasto con lui egli, con una intonazione di voce costante dal tono basso, roba da addormentarsi in fretta, ha cominciato a lanciarsi in un discorso a largo raggio affermando che lui è figlio di un capo o vice capo villaggio di etnia Mossi, che lui non mente, che lui è rispettato anche se non ha un lavoro che gli assicuri entrate quotidiane certe, che ha amici che stanno per entrare nell'Armée de terre (non ricordo in qualità di che) e che probabilmente anche lui potrebbe essere ammesso (effettivamente dispone di un fisico da granatiere di Sardegna), che ha viaggiato in molti paesi qui attorno sapendosela cavare in ogni situazione, alcuna anche grave (mi ha fatto vedere che la tibia della gamba sinistra è stata colpita da proiettili), ma che ora non ha più un tetto dove andare a riposare dopo la dichiarazione ultimativa e senza appello di lei.
A un certo punto non mi è chiaro se stesse invocando un mio intervento economico a suo favore, certo è che poco dopo l'ho salutato anche con un certo dispiacere perché mi era sembrato sincero. Gli avevo chiesto quale fosse la sua religione e mi aveva risposto che non è ancora battezzato ma che frequenta la chiesa di lei.
Passato un po' di tempo è arrivata una Signora per consegnare un bel quantitativo di Beurre de Karitè destinato ai ragazzi di Cinema du Desert prossimi al rientro in Italia dopo la missione in Costa d'Avorio: mi sono intrattenuto con costei, ho ricevuto una sua richiesta, ho consegnato i quattrini.
Tutto a posto.
A questo punto appare la lei e non mi dice nulla sullo specifico, ma all'ora del pranzo ho chiesto se fosse veramente finito tutto fra loro due: no, mi ha risposto, la relazione continua come se nulla fosse accaduto.
A volte una consulenza matrimoniale si può fare anche stando zitti!

Mentre gli allievi stavano eseguendo dei disegni relativi alle parti tecniche del motore in maniera un po' approssimativa, ecco arrivare la chiamata di Abbas pronto a raggiungermi con il lavoro eseguito: accidenti che velocità!
A prima vista non sono rimasto entusiasta, ma si tratta sempre di un lavoro unico eseguito esclusivamente per me! Quando però ha voluto controllare le misure mi sono reso conto che la testiera del letto era stata realizzata in maniera accurata.
Per non fargli buttare via un lavoro già eseguito mi sono inventato un altro utilizzo per quel pezzo, previo smontaggio completo e ricomposizione in altro modo.
Resta il fatto che la testiera deve essere rifatta: quindi altri soldi sperando che non vengano commessi errori (ho visto che aveva tanta difficoltà a capire come avrebbe dovuto fare e l'ho invitato a chiamarmi per risolvere qualsiasi problema prima della consegna).
Quando sarò di ritorno in Italia mi piacerà sicuramente di più quest'opera, però vorrò fare un giro al Grand Marché per vedere cosa offre in questo settore e a quali prezzi.

Quando stavo lavorando sui libri dei ragazzi è arrivata la telefonata di Davide di Cinema du Desert: è appena giunto a Ouaga e mi ha chiesto se possiamo incontrarci domani verso sera nel luogo dove lascerà il Camion in custodia.
Certamente, a domani!



Giovedì 20.XII.18
Dopo la telefonata di Davide, martedì sera mi sono messo a cucinare qualcosa con l'intenzione di preparare un sugo a base di cipolla, aglio, pomodori, carota, melanzana, zucchine e olive: tanto per non lasciare troppo a lungo le verdure nel frigo.
In realtà ho capito subito che non avevo tanta voglia di mangiare per cui ho evitato di mettere su la pasta e mi sono accontentato di un po' di quel sugo accompagnato da due uova.
Con una certa difficoltà ho completato la cena; mi sentivo stanco e quindi sono andato a letto prima rispetto al solito, con il conforto di A/C.
Ad un certo punto mi sono svegliato rigirandomi per il letto con la netta impressione di non stare bene; ho guardato l'ora pensando fosse già mattina, invece erano le 00.20 di notte!
Da quel momento ho dormicchiato senza riposare, rigirandomi e sentendo che se mi fossi alzato avrei potuto vomitare.
Forse sarebbe stato meglio, ma la pigrizia mi ha tenuto disteso; solo verso le sei ho fatto una visita in bagno per poi bere qualcosa: avevo la gola secchissima.
Quando mi sono alzato definitivamente dal letto mercoledì verso le 6.30 sapevo già che avrei vissuto una giornata difficile: le avvisaglie sono diventate presto manifestazioni esplicite per cui oramai la situazione si era definita.
Ho pensato a come io sia costantemente attento nell'usare solo acqua imbottigliata e a non prendere nulla che possa arrecarmi danno, salvo il moka caffè che qualche volta è stato fatto con acqua di rubinetto.
Lunedì sera avevo mangiato al ristorante insieme a Bruna e Fulvio, martedì a mezzogiorno avevo consumato riso in bianco con cavolo e fagiolini forniti dal banco su strada di fronte a GI, la sera invece quel sugo con due uova: non riuscivo a identificare la falla nel mio sistema alimentare, ma l'intestino era stato colpito ed aveva reagito (seppure sia da me costantemente accudito a base di lactoflorene più vari tipi di integratori alimentari trovati fra la mercanzia che i volontari lasciano alla fine della loro missione).
Quindi mi sono sorbito un te senza nulla poter ingerire, poi mi sono sdraiato sul letto dormicchiando sino a quando mi sono deciso a misurare la febbre: niente di che, 37.5° nel momento di massima, ma con un cerchio alla testa permanente. Nel pomeriggio ho assunto un beverone a base di zenzero misto a frutti di bosco nel quale ho versato anche della vitamina C che non fa mai male.
Solo la pastiglia di paracetamolo che mi sono deciso ad ingurgitare più tardi ha dissolto il dolore alla testa lasciando fluire un po' di quell'energia che per tutto il giorno non ho avuto.
Messo al corrente della situazione, Davide ha deciso di venire sin qui sia per salutarmi che per accertarsi del mio stato e portarsi via il Beurre de Karité: sempre cordiale e disponibile era in compagnia di Filippo con il quale ha condiviso la missione.
Mi ha ricordato che lo avevo conosciuto una volta che avevo partecipato ad una serata Cinema du Desert vicino a Rovereto, serate organizzate in varie località della provincia di Trento in osservanza agli impegni assunti con uno sponsor locale.
Tutti insieme abbiamo parlato della loro missione dedicata questa volta alla Costa d'Avorio, paese del quale mi hanno parlato molto bene.
In particolare mi hanno detto che nella stessa località marina dove tre anni fa avvenne un attacco terroristico è insediata da molti anni una iniziativa che fa capo al gruppo Abele di Torino, iniziativa che spazia in vari campi e che funziona per la dedizione di una coppia italica che vive in loco: proprio la presenza costante sui luoghi dove si sviluppano progetti fa la differenza, ed io lo so molto bene.
Mi hanno raggiunto utilizzando una Toyota Rav4 di una amica italiana impegnata con un importante incarico all'interno di un progetto della Cooperazione Italiana, ma attualmente non in Burkina; oggi, finito di sistemare camion e attrezzature presso le suore Camelliane, dopo aver offerto al personale dell'ospedale una serata di Cinema du Desert, si recheranno in aeroporto per il rientro a casa con volo notturno Turkish dove Davide, oltre alla compagna, questa volta troverà ad attenderlo anche il piccolo pargolo.
Mi ha confidato che avrebbe voglia prossimamente di vedere un'altra Africa, quella della Namibia e del Sud Africa: per questo pensa di imbarcare il suo gigante a Lomè -Togo per setacciare un'altra parte di mondo africano.
Anche durante questo breve incontro ho avuto confermate le positive impressioni che avevo avuto altre volte: questi sono ragazzi speciali che sanno fare un po' di tutto, che sanno cavarsela in ogni situazione , dotati di una grande capacità di comunicare perché forniti di tanta empatia.
Dopo la loro visita, durante la quale avevo cominciato a sentirmi più in forze, ho deciso di riprendere una alimentazione minima: patate bollite condite con olio e limone + formaggini LaVacheQuiRit – sottotitolo: A Vaca que ri.
La febbre intanto era scesa a 37° e probabilmente la cosa si può dire risolta.
Infatti oggi, anche se non ancora al 100%, sono in grado di riprendere le attività lavorative mettendo il naso un po' qua e un po' là: ho spinto lo psicologo a concretizzare le visite mediche che BnD ha deciso di far fare ai ragazzi, ho verificato con Moustapha la necessità di chiedere ad Abass l'artista di provare ad ampliare il suo discorso indirizzandolo anche al disegno tecnico, ho fatto rimuovere un cadavere di una mobilette che occupava l'ultimo ponte nell'atelier, ho concordato con Roland l'incontro domani con un fabbro esperto per capire se potrebbe diventare il formatore nel settore della saldatura in tempi brevi, visto che i quattrini per questo sviluppo sono stati reperiti.
Inaspettatamente è arrivato Martin, lasciato qui dal vieux, come lui chiama lo zio Pascal presso il quale vive dopo la morte del padre: si è collocato silenziosamente davanti ad un monitor come fa sempre.

Per precauzione oggi resterò tutto il giorno qui affidandomi a qualcuno per piccoli acquisti all'esterno. 


mercoledì 19 dicembre 2018

Burkina Faso: storie correnti

Venerdì 14.XII.18
Qui la sveglia avviene in maniera naturale verso le 5.30, giusto in tempo per pensare di rimanere almeno ancora un'oretta in posizione orizzontale.
Alle 6.45 apertura dell'accesso al salone affinché le guardien possa procedere alle pulizie; per le 7.30 cerco di essere in condizioni di ricevere gli allievi: questo gruppo mi sembra particolarmente in sintonia con l'orario, ma essendo composto da elementi piuttosto giovani c'è da portarli a rispettare alcune regole di base in vigore a G.I..
Appena arrivati loro fanno colazione e poi iniziano le attività.
Per ora mi limito ad osservarli e a sollecitare gli educatori su certi argomenti, qualche intervento diretto (oggi ho visto volare una specie di aereo di carta ed io ho chiesto chi lo avesse lanciato solo per fargli apprendere il modo che conosco io di realizzarlo) salvo delegare Bea al rilevamento di dati individuali dopo che qualcuno mi aveva fatto presente determinate sofferenze.
Ne è emerso, fra l'altro, che alcuni non sono mai stati visitati da un medico, che la maggior parte soffre per certi problemi da anni senza mai essere stati sottoposti a visita e/o a cure.
Con l'occasione ho anche verificato che Hervè, già presente ai miei tempi ed oggi assistente in prova di Moustapha capo meccanico, in questo tempo è cresciuto di circa 9 cm. e pesa 5 kg. in più.
Pure oggi il meccanico della Scenic mi ha sfinito: è andato e tornato non so quante volte per non combinare nulla (alla fine doveva soltanto cambiare il filtro del gasolio già identificato ieri a FCFA 17.500, ma oggi quel filtro non c'era più e ne ha prospettato uno a FCFA 50.000. Ho detto no e bene ho fatto. Più tardi ho esaminato fatture varie che includevano anche il mio periodo e così ho visto che per Toyota 4X4 Runner il filtro del gasolio era costato FCFA 8000: come dire che la donna o l'uomo bianco portano sempre della ciccia e quindi devono rendere un plus!).
Sin dal mattino ho avuto incontri: Bea che ha voluto chiarirmi la sua situazione nei minimi dettagli, il famoso meccanico che ad ogni passo metteva il naso dentro per informare, da ultimo Ioussa che si è presentato incidentato e mal fasciato (ieri sera per evitare un camion che viaggiava in senso opposto con gli abbaglianti ha dovuto scartare finendo a terra con la mobilette: qui è un classico!).
La temperatura max oggi ha sfiorato i 35°, ma i locali in dotazione sono speciali per incamerare caldo: ora siamo sui 28 ed è attesa una notte con minima fra i 18 ed i 19, quindi teoricamente sopportabile, ma senza A/C si soffre a causa dell'accumulo di calore dovuto anche all'esposizione.
Inoltre Bruna non la ama e quindi in sua presenza bisogna trovare un compromesso.
La vita da bianco in Africa con gli africani però ti stressa: questa sera mi sento spompato, e son qui solo da sette giorni!
Quando è arrivata Bruna per trascorrere in ambiente dotato di connessione internet il fine settimana (lei ha ancora un mese buono davanti a se da fare qui) nel raccontarmi delle tre insegnanti della sua scuolina ha manifestato uno sconforto che potrei definire da accumulo: non è facile cercare di fare del bene a terzi così lontani da noi per mentalità.
Me ne ero praticamente scordato.



Sabato 15.XII.18
Appendice alla storia del meccanico e storia stringata di Martin.
Oggi, come avviene ogni sabato, l'ex allievo Martin, sofferente sin da tre anni a questa parte a causa di una malattia che avevo capito essere di natura neurologica, viene condotto qui a Garage Italia dove trascorre la giornata davanti al monitor di un P.C. ascoltando musica e vendo film, nel più assoluto distacco da ciò che lo circonda.
Ha perso peso, oggi è quasi a livello di uno scheletro, ha difficoltà a deambulare, le mani sono parzialmente rattrappite, è chiuso in se stesso, non si relaziona, non capisce il perché di questa malattia.
Indipendentemente dalle visite specialistiche e dalle cure che BnD continua a garantirgli nel tempo, lui ha chiesto che fossero praticate anche altre strade.
Dopo un sogno si è fatto accompagnare al villaggio di provenienza dove lo sciamano ha fatto la sua diagnosi: il ragazzo deve aver mangiato, anche inconsapevolmente, carne di coccodrillo, alimento tabu per la sua famiglia.
Gli ha consegnato delle polveri e delle radici da far bollire nell'acqua prelevata dall'acquitrino locale per poi essere ingerite con una certa periodicità.
Sul discorso della carne di coccodrillo ho avuto modo di sentire il parere di alcuni Burkinabé istruiti: lo psicologo che lavora qui a G.I. ha sostenuto che potrebbe essere vero, un'altro ha esclamato: ecco da cosa dipende il suo stato, mentre altri hanno espresso pareri diversi.
Inoltre Martin nel tempo ha voluto essere accompagnato prima in un luogo di culto per essere sottoposto a trattamenti di preghiera con l'imposizione delle mani che non lo hanno soddisfatto, quindi in un altro posto simile dove poi non ha più voluto essere accompagnato per perdita di fiducia nel trattamento.
Pare sia proprio la speranza quella che gli è venuta a mancare; nel contempo deve essergli cresciuto un senso di rabbia all'interno che non lo facilita nelle relazioni: all'origine della mia conoscenza era un ragazzo gentile, un po' silenzioso, bravo in ogni materia e con un'attitudine specifica al disegno.
Gli ospedali locali hanno eseguito molte indagini su di lui; gli esami sono stati inviati in Francia e sono sempre tornati con esito negativo!
Dai Neurologi locali viene suggerito il trasferimento del paziente in Europa per indagini più accurate, ma questa soluzione al momento non sembra praticabile.
Per riaccompagnare a casa il ragazzo verso le 17 mi sono servito della Megane Scenic che avevo guidato giovedì per un po' di tempo per andare a vedere l'atelier del meccanico.
In quella occasione, per quanto piena di problemi, non si era comportata così male, ma in questa occasione, dopo che il meccanico Eric l'aveva tenuta in mano praticamente per due giorni smontando il filtro del gasolio per poi rimontare lo stesso componente, la situazione mi si è rivelata immediatamente come peggiorata.
A fatica sono arrivato alla casa di Martin, e ancor più faticoso è stato il rientro a GI; nella manovra di parcheggio ho potuto verificare la scia di gasolio caduto a terra. Nel frattempo il meccanico, che avrebbe dovuto portare la ricevuta inerente al suo intervento, si era fatto sentire ma non vedere. Quindi è stato convocato e quando è arrivato a bordo della sua mobilette attrezzata Africa system per il pronto intervento su strada, con il solito sorriso stampato sulle labbra ha aperto il cofano come se nulla fosse e solo allora mi sono reso conto che aveva messo una “camicia” su uno dei due tubicini del gasolio inerenti al filtro, quello che in tutto questo baillame si era strappato.
Con il cacciavite in mano ha continuato a mollare e stringere le viti di fermo della camicia, poi mi ha chiesto di passare all'accensione, ma questa non avveniva perché aveva stretto troppo le viti e il gasolio aveva difficoltà a passare. Allora ha preso dalla sua dotazione un altro tubo in sostituzione di quello già usato per la camicia e, dopo averlo tagliato in misura, lo ha sostituito al precedente, ha stretto le viti e mi ha chiesto di riprovare: il motore si è avviato e lui sembrava uno scienziato nel salone di Oslo pronto al ritiro di quell'importante premio!
Al suo congedo sia io che Bruna avevamo le idee chiare: non sarebbe stato chiamato mai più.
Allora ho cercato Omar, il meccanico a suo tempo suggerito da Eugene che aveva messo Toyota 4Runner in condizioni di poter viaggiare “in sicurezza”.
Quando Eugene mi ha confermato che Omar gode ancora della sua fiducia e che lui stesso avrebbe preceduto la mia chiamata avvisandolo, allora l'ho convocato per parlare inizialmente dell'intenso odore di gasolio che si sente quando si arresta il motore della 4x4: ho pensato ad un iniettore allentato, esattamente come era accaduto al Nomade nei primi giorni americani.
Quando Omar ha ispezionato il motore ha notato che la posizione del quarto cilindro era sporca ed umida, confermando la mia ipotesi.
Ci siamo accordati per un intervento rapido da effettuare lunedì mattina; dopo parleremo anche della Scenic, ma solo per tenerla viva sino al momento della vendita prevista per dopo la mia partenza.



Domenica 16.XII.18
Bozoulé
Bruna, persona particolarmente sensibile alla tutela e alla difesa dei diritti dei più deboli, aveva organizzato per oggi una visita al villaggio Mossi di Bozoulé in funzione dell'accompagnamento sia di Amadou le guardien che di una signora madre di un ex allievo.
Entrambe queste due persone sono malate ed il primo dei due aveva già iniziato una cura avuta dal depositario delle conoscenze mediche di questo villaggio, persona stimata e riconosciuta in Burkina Faso come specialista nel trattamento della Epatite.
La signora in passato teneva un banchetto di ortaggi al mercato che anch'io avevo frequentato all'epoca: rimase colpita da una paresi che ne ha paralizzato una parte del corpo e di fatto impedito qualsiasi attività; pertanto è accudita da una figlia femmina e dal maschio ex allievo GI quantomeno per il supporto economico.
Questo ex allievo è un personaggio sui generis che aveva creato molti problemi tanto che a un certo punto aveva smesso di frequentare, ma aveva mantenuto un forte legame con Bruna che lo aveva preso in simpatia e che avrebbe voluto offrirgli una seconda chance.
Fatto sta che si era interessata del caso della madre e aveva concordato con le disponibilità del ragazzo la giornata odierna per recarci di buon ora dallo specialista.
Siamo usciti da GI alle 7 del mattino insieme a le guardien e dopo un paio di tentativi andati a vuoto è stato identificato il cancello della corte dove prelevare madre e figlio.
Bruna non è solo una persona sensibile e di buon cuore, ma è anche un tipo molto energico che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno.
Dopo aver ripetutamente chiamato al telefono il ragazzo senza alcuna risposta, giunti alla corte si è diretta verso il locale dove dorme il ragazzo e tanto ha battuto alla porta che è riuscita a svegliarlo tirandolo giù dal letto; a quel punto si è sviluppata una discussione basata sulla mancanza di responsabilità ancora una volta dimostrata dal giovane: con questo atto Bruna ha deciso di chiudere i rapporti con lui.
Allora abbiamo atteso che la signora venisse vestita dalla figlia che l'ha poi sorretta sino all'auto; a fatica l'ho fatta sistemare sul sedile anteriore offrendo alla ragazza (di robusta configurazione) di prendere posto sul sedile posteriore già condiviso da Bruna e Amadou.
Anche lei quindi si è vestita adeguatamente e finalmente siamo partiti.
La direzione è la stessa di Bobo Dioulasso, strada che a un certo punto diventa a pagamento pur essendo dotata di dissuasori di velocità ogni volta che si passa attraverso un insediamento umano: si paga, ma non è un'autostrada come viene intesa in altre parti del mondo (non mancano nemmeno le buche!).
Non ricordo se prima o dopo il “peage” sulla strada era posizionato un posto di controllo della polizia nazionale e Frontera 4x4 è stata scelta fra i veicoli da controllare.
Essendo frequente lungo le strade questa forma di controllo ho subito tolto i documenti dal cassetto per porgerli al militare; egli ha sfogliato tutte le carte e poi ha chiesto di vedere l'assicurazione.
Il veicolo è in attesa dei documenti del Burkina e quindi attualmente circola con una documentazione provvisoria unita al libretto di circolazione italico; avevo già notato l'anomalia data dalla mancanza dell'assicurazione e allora Bruna aveva chiamato Sama che ci aveva tranquillizzati: i documenti andavano bene così.
Ma il militare non ha sposato questa tesi e quindi Bruna ed io siamo scesi dall'auto spiegando che stavamo rintracciando Sama; il militare, molto comprensivo, ci ha risposto di prenderci tutto il tempo necessario. In questo caso ovviamente Sama non ha risposto (sarà già stato impegnato nelle cerimonie religiose settimanali della sua Chiesa?), allora Bruna ha giocato la carta del servizio che stavamo facendo a delle persone ammalate; a quel punto il militare mi ha riconsegnato i documenti dandoci il via libera: salvi!
Ho ripreso la guida consapevole che avrei potuto incappare in altri controlli e così ci siamo messi d'accordo Bruna ed io sul come ci saremmo comportati in tale eventualità.
Giunto il momento di lasciare il goudron è iniziata una pista rossa neanche troppo male, ma all'arrivo al villaggio al guardien è mancato l'orientamento: egli ha allora chiamato lo specialista per farsi spiegare.
In realtà eravamo vicinissimi: al Museo Mossi girando a sinistra l'ambulatorio all'aperto dello specialista è stato subito rintracciato. Ho allora parcheggiato all'ombra a debita distanza sia per rispetto alla persona che per il fatto che costui non vuole avere a che fare con “ les blancs”.
Già la presenza di un moderno Museo collocato nella brousse mi aveva stupito, così come la presenza di coccodrilli ritenuti sacri in uno stagno a pochi passi da lì, ma questo non era niente in rapporto al continuo andare e venire di persone per consultazioni, persone che venivano fatte accomodare all'ombra di una struttura aperta ma coperta di paglia sotto la quale, al centro, risaltavano due pali particolari e dalle punte articolate e colorate: i simboli del potere dell'uomo che, semisdraiato su una sedia tipica del posto e con il suo fucile sul lato sinistro, riceveva le persone facendole poi sedere su due panche poste attorno a lui dopo aver ricevuto il loro saluto ossequioso.
Per non turbare l'andamento delle cose io e Bruna siamo andati prima a visitare il piccolo Museo, dono del popolo Japan, e poi un po' a zonzo prima di defilarci all'ombra nell'attesa dei verdetti per i nostri “pazienti”, verdetti arrivati velocemente (lo specialista ha voluto tenere seduta sulla panca la Signora facendo segno alla fine che avremmo potuto avvicinare l'auto per facilitarla nelle operazioni per risalire a bordo), seguiti dalla consegna dei medicamenti personalizzati da parte degli assistenti.
Bruna ha provveduto personalmente a pagare tutto ciò che c'è stato da pagare: una persona esemplare.
Terminata la prima parte della buona azione quotidiana ci siamo recati allo stagno per incontrare qualche coccodrillo; il sito è stato premiato nel 2017 quale migliore attrazione turistica del Burkina e per accedere bisogna dotarsi di biglietto che da diritto alla visita condotta da una guida. Al bureau del ticket vi è un cartello che indica i prezzi per l'accesso e, in coda, il prezzo unitario per pollo eventualmente da donare ai coccodrilli: ci siamo limitati a pagare l'ingresso ascoltando poi le spiegazioni della guida mentre sostavamo in un'area dotata di cartelli esplicativi sulla specie qui vivente.
Poco dopo l'incontro con lo stagno dotato di sempre meno acqua in questa stagione: diversi esemplari se ne stavano immobili al sole fuori dall'acqua, alcuni a bocca aperta (solo adesso ho appreso che questi animali sono privi di lingua, tengono la bocca aperta per portare ossigeno nel loro corpo, fuori dall'acqua sono estremamente lenti, ma nell'acqua diventano temibili), oziando nel momento della lunga digestione che li rende particolarmente avvicinabili: infatti ho voluto toccarlo con mano senza indurre alcuna reazione nell'animale, quasi si trattasse di un gofiabile da spiaggia. Ad un certo punto ho sentito un forte sciabordio ed ho visto due di loro che erano poco prima fuori acqua: probabilmente uno dei due non ha gradito la vicinanza dell'altro e lo ha fatto sloggiare inducendolo ad allontanarsi velocemente attraverso una pozza d'acqua.
In passato avevo incontrato altri coccodrilli sacri in Mali nei pays Dogon, dopodiché non mi ero mai più interessato a questo tipo di animale, ma oggi ne ho percepito la sacralità esattamente per come sono ritenuti sacri da queste popolazioni: si tratta di un animale longevo che viene vissuto come una figura che ha vissuto al tempo degli antenati degli attuali abitanti e pertanto incarna qualcosa di loro.
Come sempre accade il rientro alla base è sembrato avvenire più rapidamente che l'andata al villaggio; al punto di controllo della polizia nazionale non sono stato fermato, ma ho incrociato lo sguardo del militare che si era comportato tanto gentilmente un paio d'ore prima e ho provveduto ad un saluto che è stato immediatamente ricambiato.
La Signora è stata silente per tutto il viaggio, accettando i miei movimenti attorno a lei mentre le allacciavo la cintura di sicurezza: una donna che, seppur nella disabilità che l'ha colpita, ha mantenuto quella fierezza e quella postura diritta che conferiscono a molte donne locali un particolare fascino.
Arrivato a destinazione l'ho aiutata a scendere mentre la figlia, ma pure lei per quanto le è possibile, ci ringraziavano: Bruna ha ripetuto alla figlia che suo fratello con lei ha chiuso definitivamente.
Quando una persona alla quale lei ha dato ripetutamente fiducia, a volte su basi totalmente emotive, scade ai suoi occhi, la faccenda diviene insanabile.
Per motivi ben più seri fu ciò che accadde ai miei tempi qui con Jacob – Bras Ouverte.




Nel pomeriggio ho incontrato privatamente Abass l'Artista. Lui è stato così gentile da venirmi a prendere a GI per poi farmi strada sino a casa sua.
Effettivamente sta ben lontano da qui!
La Megan Scenic all'andata ha dato il peggio di se, ma in qualche modo mi ci ha portato, sebbene il segnale rosso della riserva cominciasse a preoccuparmi.
Nella corte dove abita la sua famiglia egli dispone di 6 mq. indipendenti comprendenti un letto, una TV ed un divano: esattamente come Arnaud, l'artista delle tele in versione Tiébélé.
I componenti la famiglia sono stati tutti molto accoglienti nei miei confronti, compresa una sorella che sembra lui, ma al femminile: saranno mica gemelli?
Lui è un bel tipo alto ed asciutto e la sorella, per quei pochi centesimi di secondo dedicati alla stretta di mano, mi è sembrata particolarmente graziosa.
Nel suo loculo mi ha fatto vedere il catalogo delle opere realizzate in occasione di una recente esposizione; spiegandomele io mi facevo un'idea un po' più precisa su di lui.
Egli non ha compiuto studi di nessun tipo, ma ha una testa pensante, forse troppo pensante, con pensieri indirizzati prevalentemente ad un filone: quello della verità, di apparire ed essere capito per quello che si è.
E proprio da qui credo si possa intravvedere il suo dramma interiore: una persona che vive sul filo del rasoio fra ciò che è mentalmente sano e ciò che è insano, persona geniale ma insicura, abile nel far lavorare i ragazzi GI nel suo settore, persona che sente di godere della protezione di Salvador Dalì sin dai tempi di un certo sogno effettuato non so quanto tempo fa.
Parlando con lui ho citato casualmente nomi di grandi pittori le cui genialità sono state riconosciute ed apprezzate da chi ha convissuto la stessa epoca ed anche dopo: non ne conosceva nessuno tanto che mi ha chiesto, nel caso io avessi qualcosa da inviargli riguardante il mondo della pittura, di farglielo arrivare attraverso qualche italiano che verrà a GI nel futuro.
La persona sostanzialmente al momento non ha lavoro anche se l'esposizione è andata bene in quanto sono rimaste poche opere disponibili nelle mani del francese che l'ha promossa in un bello spazio di sua proprietà allocato in zona centrale defilata: il francese si chiama Lucien Hunbert e la sua realtà Villa Yiri Suma.
Forse Abass sperava di farmene acquistare una, ma devo dire che ciò che ho visto mi è sembrato troppo cervellotico e lontano dai miei interessi; in realtà quando l'ho conosciuto qui a GI avevo guardato con lui il lavoro dei ragazzi, poi gli avevo proposto la bella esperienza pittorica vissuta in Senegal durante il Festival rilevando un suo forte interesse proprio perché conosce poco, salvo le tecniche da lui stesso utilizzate che coprono anche l'utilizzo di materiali per ottenere delle maschere o per realizzare dei Batik, tecniche che ha fatto praticare anche agli allievi.
Io proprio sul Batik mi ero soffermato con lui ricordandomi come tre anni fa ci avessi provato restando truffato dalla persona che mi era stata presentata; ora ho in mente di completare la divisione della camera matrimoniale in mansarda con copriletto e testiera in nuance con i colori predominanti e, avendo sentito che l'uomo ha le giornate libere, avevo gettato l'esca alla quale il pesciolino aveva immediatamente abboccato.
Rapidamente ho deciso di affidargli questo lavoro dopo aver dialogato sui disegni da realizzare, ma alla fine affidandomi alla sua proposta.
Il prezzo non mi è sembrato cosa da poco, sicuramente superiore alle proposte del truffatore, ma il ragazzo mi piace e ho sentito di potermici affidare: forse il vero pesciolino sono io e non lui!
Ho lasciato un cospicuo acconto per l'acquisto di tele e materiali restando quasi a zero FCFA, ma proprio poco fa mi ha chiamato per venire a farmi vedere ciò che ha già fatto.
Quando sono uscito dalla sua casa ha voluto comunque accompagnarmi a visitare lo spazio espositivo: oramai era buio pesto e quindi gli ho chiesto di portarmi ad una stazione di servizio prima di trovarmi senza carburante su una strada polverosa nel buio delle strade di notte della capitale, che già di per se sono al buio salvo i goudron principali.
Dopo un lungo tragitto siamo arrivati allo spazio espositivo che mi è piaciuto; il proprietario francese che vive all'interno qui offre anche servizio ristorante e qualche camera.
Una soluzione originale e alternativa.
Abbiamo parlato per un po' e poi mi ha pregato di tornare a gennaio per poter vedere le opere di Abass avvisandolo prima in modo da poter far partecipare all'incontro anche un italiano che vive a Ouaga: si tratta di un artista e credo insegni.
Dopo di nuovo sino a casa di Abass, ma giunto qui egli ha voluto prendere la mobilette per aiutarmi e rendere più agevole il superamento di una certa deviazione imposta alla viabilità nei pressi di una importante Caserma (senza la deviazione sarebbe stato un gioco da ragazzi per me rientrare).
Unico stop per acquisto pane e biscotti prima di arrivare verso le otto di sera alla base.

Lunedì 17.XII.18
Oggi nel pomeriggio arriverà Fulvio, fotografo ufficiale Save the Children ed amico di Bambini nel Deserto. Era stato qui non molto tempo fa e per qualche motivo era stato rapito dalle immagini della gente e della brousse tanto di decidere di tornare appoggiandosi a noi per buona parte della sua permanenza: Bruna ha preparato la strada per fargli visitare progetti BnD, ma soprattutto per parlare con la gente e riprenderla sia in filmati che immagini fotografiche.
Per questo venerdì quando lei è arrivata era preoccupata per l'organizzazione visto che già il 27 avremo qualche italiano da accudire più o meno con gli stessi obiettivi.
Quindi avevo organizzato affinché Omar prelevasse il 4x4 in prima mattinata per poterlo usare poi; intanto Sama avrebbe provveduto all'assicurazione.
Mentre eravamo sul goudron - in largo anticipo sull'arrivo previsto dell'amico - per effettuare una sosta presso les bonnes amies e anche alla banca per bancomat ho visto scendere un aereo a pinna blu con un motivo penta/esagonale e scherzando ho detto a Bruna: vuoi vedere che quello è l'aereo di Fulvio? E lei: ma no, è troppo presto! Al che ho replicato che con il vento favorevole a volte si guadagna un bel po rispetto al tempo previsto. Poi ci siamo dedicati alle nostre faccende, ma mentre ci si avvicinava all'aeroporto, essendo quello visto prima l'unico areo a terra, ho preso convinzione che la mia boutade corrispondesse a realtà. Proprio mentre si parcheggiava in aeroporto è arrivata una chiamata sul telefono di Bruna ed io ho subito anticipato che poteva trattarsi di Fulvio: così era.
Non vedendoci all'uscita l'intraprendente fotografo, fra l'altro autore di viaggi memorabili in giro per il mondo a bordo di una vecchia Panda 4x4, ha chiesto ad un locale di chiamare con il telefono dotato di scheda BF Bruna per accertarsi di dove fossimo.
Il bello è che il suo viaggio con Ethiopian Airlines era iniziato 24 ore prima da Milano, poi stop a Roma, quindi lungo stop ad Addis Abeba, poi scalo tecnico a Nyamei e finalmente Ouagadougou: ciononostante non era stanco tanto che siamo subito andati alla sede di Save the Children dove ho potuto conoscere il locale responsabile, un certo Alfredo proveniente dalla Sicilia che ha vissuto in molti posti anche piuttosto disagiati lavorando sempre nel settore umanitario. Giunto qui ha portato con se per la prima volta la sua bella famigliola tutta denominata al femminile: una moglie da lui definita figlia dei fiori e quattro ragazze in età fra i quattro e i sedici anni!
Incontro assai cordiale e gradevole, dilungatosi solo perché Fulvio ha subito messo a disposizione la sua disponibilità per risolvere un problema che per Alfredo era diventato insuperabile.
Forse ci rivedremo nel periodo in cui Fulvio è dei nostri anche se da venerdì Alfredo raggiungerà in auto un resort in zona San Pedro sulla Costa d'Avorio per vacanze; rientro previsto ai primi di gennaio.
Noi tre abbiamo consumato la cena in un ristorante caldeggiato da Bruna ma cassato da Alfredo; in ogni caso ce lo siamo trovati sulla strada e ci siamo fermati.
Bruna aveva parlato di un'ottima pizza, ma io quando la pizza è sul menu ad un prezzo esagerato preferisco sempre assaggiare altro; Bruna è rimasta sulla pizza e Fulvio inizialmente gli era andato dietro, ma io ho scelto poulet all'ail e verdure così Fulvio ha cambiato l'ordinazione replicando la mia. Inoltre Bier pression Castell per tutti!
Alla fine sia io che Fulvio siamo rimasti soddisfatti a differenza di Bruna che non ha ritrovato la qualità della volta precedente: forse il pizzaiolo dell'altra volta non era in servizio oggi!
Da quel posto a GI è un mezzo viaggio che si è fatto su strade suggerite da Bruna evitanti il centro e aggiranti l'aeroporto; arrivati eravamo tutti un po' stanchi, ma la presenza di Sama ci ha tenuto ancora un po' impegnati prima di andare a letto con A/C in funzione e Bruna leggermente raffreddata.


venerdì 14 dicembre 2018

Burkina Faso nel Sahel

13.XII.18
L'intervento chirurgico è stato eseguito il giorno nove di novembre: da lì è iniziata la corsa per rendere operativa la missione con Bambini nel Deserto – destinazione Sahel.

Tolti i punti il giorno diciotto novembre, tralascio tutti i numerosi tasselli che sono andati via via al loro posto sino ad arrivare al fotofinish, ma con il VISA già acquisito durante un blitz a Milano fra il 25 ed il 26 novembre.
Dopo il terzo trattamento Shiatsu resosi necessario post intervento ho pensato che la mia schiena sarebbe stata pronta a sostenere il periodo che mi vede ora logisticamente accasato a Garage Italia – Ouagadougou, come tre anni addietro.
Quindi saluti in ambiente Yoga e non solo, la preparazione del bagaglio, l'inserimento di oggetti provenienti da lontano e destinati qui, recuperati alla vigilia della partenza nella casa di mio fratello a Milano.

Il giorno sette dicembre mio fratello mi ha accompagnato di buonora al Bus navetta per Malpensa:due bagagli al limite dei 23 Kg. non sono facili da spostare, ma sapevo che ce l'avrei fatta in tutti i casi.
Il volo Tunisair al quale mi sono affidato è stato onesto con me; inoltre Tunisi è davvero vicina.
Alle 16.30 ancora Tunisair sino ad Ouagadougou: in questa tratta molti Burkinabé rientranti a casa; con alcuni ci sono stati dei simpatici scambi.
Le operazioni all'arrivo avvenuto alle 20 circa sono state assai più veloci che in passato; quando ho informato il tipo del controllo passaporto che si trattava della seconda volta per me, egli mi ha risparmiato la presa delle impronte digitali!
Appena fuori ho incontrato lo sguardo di Bruna e di Bea accompagnate da Stefano, il conduttore da Siena a qui della Opel Frontera 4X4 denominata Folgore.
Subito siamo andati al ristorante dove ci attendevano Francesca e Antonio, i motociclisti dell'Africa Twin lasciata in dono a Garage Italia, ma all'ingresso è accaduto un fatto speciale.
Un ragazzo ha visto Bruna e l'ha salutata, ma lei non si ricordava di lui. Poi ha visto me e c'è stato un grande abbraccio spontaneo e sincero: era Gerard, un ex allievo G.I. che al momento della mia partenza nel 2016 inizialmente si era defilato per un attacco di commozione profonda che lo aveva portato al pianto.
E' stato bello riprendere contatto con un territorio già conosciuto e già praticato in questo modo!
A seguire, dopo aver consumato una omlette (mio terzo pasto odierno), per primo è stato accompagnato all'aereo Stefano e dopo un paio d'ore Francesca e Antonio: incontro breve con loro, ma intenso.
Alla fine G.I., Amadou le guardien, Bea ed il suo buon amico che mi hanno presentato un dono di benvenuto, il materasso che avevo comprato allora ad attendermi in una camera dotata da pochissimo tempo di A/C!

Il giorno seguente Bruna mi ha presentato agli allievi, dodici, e ai formatori presenti: e già, ora l'offerta formativa si sta ampliando e l'organizzazione risulta meglio strutturata.
E' stato redatto un regolamento interno e ogni settimana vi è un calendario sull'impiego dei tempi: alla meccanica di base che fa capo al solito Moustapha aiutato da Hervé, si affiancano un educatore dell'Action Sociale presente quasi sempre, uno psicologo, un artista, un elettricista, un informatico oltre a Bea per l'alfabetizzazione.
A breve forse si aggiungerà anche l'offerta per imparare a saldare: io qui dovrò usare il cacciavite per regolare le viti del sistema e coordinare il lavoro degli adulti.
Il resto sono optional quotidiani generati dai numerosi imprevisti costanti e continui.
Come l'incontro con Achille, il trivellatore che per conto di BnD a breve realizzerà un forage nella brousse a circa due ore di macchina da qui e con il quale si è concordato un sopralluogo per mercoledì.

Domenica commissioni varie e poi la visita di Kaka, persona sulla quale Bruna conta molto, seguita a quella di Roland, l'informatico.

Lunedì mattina, dopo qualche ragionamento operativo, via per comprare la scheda telefonica locale e quindi puntare AICS, la sede della cooperazione Italiana per la presentazione e l'accreditamento: ho guidato sciolto ritrovando i punti di riferimento senza nulla sbagliare, ma AICS ora è diventato un avamposto italiano in terra straniera e si è trasformato in un fortino dopo i plurimi attacchi terroristici avvenuti in città. A parte che il Direttore era impegnato in riunione, ma ora l'ammissione avviene solo per appuntamento! Ciononostante una impiegata ci aveva pregato di tornare prima delle 13, ma al secondo giro ci è stata ricordata la ferrea procedura da seguire: OK, intanto ho lasciato l'informativa che mi aveva inviato Luca Presidente BnD.
Il Grand Marché l'avrei evitato volentieri, ma Bruna doveva andarci e così sono stato anche in quel girone dantesco prima di poter godere di A/C sul 4x4 rientrando a casa.
Nel pomeriggio ancora Roland che è in procinto di aprire la realtà Cyber per la quale sono qui accumulati i computer rastrellati nel tempo da BnD, in attesa di trovare spazio nella loro sede, quindi Sama, altro uomo di punta di Bruna e di BnD.

Il giorno 11 dicembre, festa dell'Indipendenza Nazionale, durante la mattinata Roland ci ha guidati insieme a Marcel, Presidente AJDS, nella visita ai locali destinati al Cyber, ora finalmente in fase di allestimento.
Ma prima c'è stata la sorpresa di trovare Folgore, parcheggiata sullo scivolo di ingresso a G.I., violata nella notte: è stata asportata la batteria! Ho allora convocato Moustapha che si è precipitato per montare quella di scorta lasciata dal gruppo italico appena partito.
In questa occasione ho appreso che qui non c'è più un carica batterie perché alcuni mesi fa, alla chiusura per un fine settimana, era stato lasciato nell'atelier: qualcuno aveva scavalcato e lo aveva fatto sparire. 
Quindi Bruna è rientrata nella sua sede di Nagreongo così l'ambiente è rimasto completamente a mia disposizione.

Mercoledì mi sono reso attivo sin dal primo mattino per farmi trovare pronto ad accogliere i ragazzi alle 7.30; poi ho usato l'auto rimasta qui, una Scenic con oltre 270.000km., prima di essere prelevato da Achille per l'itinerario nella brousse.
Al Total concordato abbiamo imbarcato Kaka, quindi ci siamo trovati con Bruna in un Maquis dove ho consumato un Igname al ragout assolutamente non confrontabile con quello di Tiébélé. A seguire via per il villaggio: ad un incrocio ci attendeva il direttore della scuola locale con la sua mobilette perché senza di lui mai si sarebbe potuta raggiungere la meta.
La brousse comunica serenità con i suoi spazi ed i tempi lunghi rispetto a quelli ai quali siamo abituati: il benvenuto dei notabili, il tradizionale acquisto delle noci di Cola da donare al capo villaggio, l'incontro in assise plenaria nel luogo a ciò deputato, i discorsi a giro quasi sussurrati in lingua Moré tradotti da Kaka, i nostri in francese sempre tradotti da Kaka, la soddisfazione di tutti all'annuncio che la loro richiesta di un forage ha trovato un donatore italico e che oggi si presentava loro il professionista che avrebbe poi trivellato il suolo, il commiato dal Capo e le foto con alcuni allievi della scuola locale che ha già goduto di un intervento Bnd consistente nella piantumazione di un certo numero di alberi i quali, crescendo, daranno riparo alla scuola stessa dal vento e la possibilità di coltivare fra una pianta e l'altra.
Con la guida della mobilette ho riconquistato il goudron fermandomi al maquis per una bibita fresca: qui Bruna ci ha lasciato ed è tornata alla sua base mentre noi tre abbiamo iniziato il rientro fermandoci in un altro posto nella brousse, dalle parti di Université Ouaga 2, dove il trivellatore avrebbe dovuto incontrare Soeur Rosalie che da sola gestisce un gruppo di malati mentali in un posto dotato di nulla, salvo un forage attualmente mal funzionante, frutto di una donazione, che consente comunque di coltivare ortaggi.
Non c'è una struttura, c'è solo una rete di protezione che non impedisce alle caprette di andare ogni tanto a brucare i fagiolini; ci sono delle tende ex protezione civile italiana messe a disposizione da una organizzazione umanitaria italiana che opera all'interno delle carceri e che ha la sede non lontano da qui.
La Soeur mi ha colpito per il suo coraggio e la sua soavità, sicuramente in sua dotazione per il credo profondo nel Superiore che ci vede dall'alto e ci mette una pezza quando necessario; qui di pezze deve averne messe già parecchie, tante da continuare ad alimentare il suo entusiasmo: per certi versi mi ha ricordato Madre Teresa di Calcutta!
La visita si è rivelata interessante sia per me che per Kaka: ma come fa costei da sola ad occuparsi di tanti casi appartenenti a tutte le età? Mantenendo tutto in ordine e con fiori qua e la come se non si trovasse nella brousse! Entrambi, con modalità diverse, siamo stati presi dell'impulso di darle una mano.
Con il buio ci siamo rimessi in marcia percorrendo la strada privata in capo all'organizzazione italica della quale ho fatto cenno prima; giunti davanti alla sua sede abbiamo trovato il responsabile in sella ad una bici,
Achille si è rivolto a lui in italiano mentre io scendevo per presentarmi e chiedere ammenda, ma quando ha saputo che venivamo dalla suora e che io sono un volontario BnD ci ha informati di conoscere molto bene la nostra ONG attraverso i ragazzi di Cinema du Desert. Dopo un veloce scambio che mi ha fatto apprezzare il lavoro che viene svolto all'interno delle carceri, abbiamo proseguito.
Lasciato Kaka mi è sembrato che non si arrivasse mai a casa sia per il traffico che per il buio vestito di un inquinamento solito, ma più impressionante alla luce dei fari.
La giornata per me non era ancora terminata in quanto ho trovato ad attendermi tutte le verdure che erano state acquistate da Bea su mia indicazione: mi sono fatto coraggio e così mi sono passato ai ferri l'equivalente di tre melanzane e due zucchine giganti mentre pulivo i fagiolini e mondavo le carote. Dopo aver cenato con sardine marocchine e pomodori all'olio mi sono sentito esausto, tale per cui avrei potuto andarmene solo a letto,

Oggi giovedì quattordici me lo immaginavo come un giorno da trascorrere tranquillamente all'interno di GI: invece il meccanico venuto per la Scenic mi ha tenuto in ballo a più riprese per un tempo indefinito senza nulla concludere.
Quindi approccio informativo con i ragazzi, conversazione con l'artista Abass, qualche parole con Basil, vari interventi con Moustapha e Amadou. Infine la mia richiesta telefonica ad Achille per poter incontrare Soeur Rosalie in termini più professionali onde capirne i bisogni e come sarebbe possibile soddisfarli, magari solo per una parte.

Le temperature qui a Ouaga sono ancora calde, ma per il momento sopportabili; entrare in camera da letto alla sera è sempre un sollievo: lì la temperatura cerco di mantenerla fra i 26 ed i 27°.

sabato 3 novembre 2018

4 novembre 1966 - 4 novembre 2018: breve racconto di un Angelo del Fango & Altro inerente al 2018

Il giorno 11 di settembre Il Nomade si è mosso verso la Toscana con l'obbiettivo di arrivare in terra Etrusca e poi, al giro di boa, destinazione “olive all'ascolana”.

E' stato un bel viaggio accompagnato dal bel tempo, includente incontri con persone varie nella prima parte e nella seconda da una conversazione telefonica che non mi sarei mai aspettato: "Grazia Disgrazia" (appellativo ideato da mia madre).

La prima tappa l'ho conclusa a Prato con la visita a Lisa e Cesare.

A seguire ho raggiunto in treno Firenze dove ho camminato a lungo per raggiungere la Fortezza prima, P.le Michelangelo poi ed infine, by bus, Fiesole (era il giorno anniversario del mio “matrimonio”).

Il terzo giorno ho fatto tappa a Pistoia, città che in precedenza non avevo mai esplorato: mi è sembrata un po' addormentata, ma gradevole. 

Il quarto giorno, avendo constatato mancanza di tensione al Webasto Cooking, prima di dirigermi a Razzuolo ho provato a cercare un'assistenza in zona. All'arrivo presso un rivenditore di camper usati ho trovato Giacomo Simonini, l'uomo di Onelove Onlus con il quale si era vagheggiato di realizzare qualcosa insieme a BnD durante il mio periodo senegalese. Incredibile veramente! Lui era lì alla ricerca di un furgone camperizzato da pochi soldi proprio nel momento, del tutto casuale, in cui mi sono fermato giusto un attimo, il tempo per capire che lì non avrei concluso nulla.

All'orario concordato mi sono fatto trovare a Razzuolo nel Mugello dove è attivo un progetto BnD denominato Fo.Sa.M. (formazione salvaguardia montagna Mugello).

Da tempo Luca Presidente BnD mi intratteneva sul FoSaM ipotizzandolo come un progetto esportabile, ad esempio nel Levante Ligure.

Per questo motivo ho voluto approfondire andando sul posto per incontrare Andrea Castagna, la persona che opera sul campo.

Si è trattato di un'esperienza inattesa in quanto non conoscevo il luogo, la storia, le persone che si stanno impegnando in un progetto di vita assai alternativo. Al podere da loro gestito non c'è né luce né acqua, si cucina a legna utilizzando una antica cucina economica, non esiste il riscaldamento. Ciononostante persone motivate e anticonsumiste ci vivono progettando il loro futuro.

Mi sono fermato per la notte ed il giorno successivo sono stato riaccompagnato al piazzale dove avevo lasciato Il Nomade.

Da lì mi sono avviato per Camaldoli via Poppi fra paesaggi sempre di alto livello, scalando i monti su strade ombrose rese più buie a causa dell'arrivo di una perturbazione che alla fine ha scaricato solo poche gocce. La notte l'ho trascorsa a Bibbiena e l'indomani mi sono mosso presto per La Versa, monastero francescano mai visitato in precedenza.

Ed è proprio nell'area del luogo sacro che ho ritrovato il contatto con la realtà di questa Italia. Giunto sul presto a destinazione ho seguito l'indicazione per il parcheggio riservato ai camper. Quando ben sono arrivato sull'ultimo piazzale, pur non vedendo spazi adeguati, alla fine mi sono messo dentro le strisce di uno spazio stretto dopo aver verificato alla macchinetta l'esistenza della tariffa camper. Ritirato il ticket, dopo averlo esposto sul cruscotto mi sono dedicato alla visita del luogo: affascinante per la sua posizione a strapiombo su e aggettante su una natura verace.

Tornato al parcheggio ho visto che ero stato multato: operazione eseguita alle 11.04, un minuto dopo lo scadere del tempo acquisito. Inoltre ho verificato che non sarei riuscito a muovermi da lì ora che il parcheggio era al completo. Sono quindi andato alla ricerca dei vigili e li ho indotti a venire sul posto. Questi hanno sostenuto che le auto erano tutte ben parcheggiate mentre ero io nel posto sbagliato. Ho fatto rilevare che il cartello parcheggio camper era proprio lì e che il ticket era stato emesso dalla macchina con la tariffa per i camper. I vigili mi hanno spiegato che il cartello era lì per indicare l'accesso ad una stradina in discesa dove sostano sia i camper che i bus; inoltre le macchinette dei biglietti sono tutte eguali ed io avrei dovuto stare più attento! Il bello è che ero stato attento, che avevo visto la stradina ma mi era sembrata troppo disagevole per essere percorsa da veicoli come il mio. Conclusione della storia: di fronte all'inflessibilità dei tutori dell'ordine e all'ambiguità della segnaletica la buona fede individuale vale zero: prendi, incarta e porta a casa!

Ma perché in giro per il mondo non mi sono mai trovato in situazioni simili? Addirittura nel Vermont un policeman, compresa la mia buona fede, mi fece strada di notte con la vettura “police” sino ad un posto dove poter sostare senza problemi! Differenti culture? O solo questione di buon senso e cortesia verso un ospite venuto da lontano? Certo che quando viaggio in Italia perdo l'aurea del viaggiatore che viene da oltre oceano.

Ho accettato la situazione e ho ripreso il viaggio con destinazione Arezzo.

Il mio ricordo del luogo era assai sfuocato e pertanto si è trattato di una scoperta della città della quale porterò il ricordo attraverso la “Chimera”. In tutti questi luoghi vedo che sono particolarmente attratto dalle ceramiche antiche, senza distinzione di nazionalità fra etruschi, romani, greci e fenici; anzi, proprio dalle influenze degli uni sugli altri avvenute per i contatti fra i popoli è possibile ammirare l'evoluzione delle tecniche.

Ad Arezzo, in maniera assai più prosaica, ho anche apprezzato Satsuma Miyagawa, un agrume dalla buccia sottile e verde che si toglie con facilità in modo da poter gustare gli spicchi dell'agrume (senza semi) molto simile al mandarino.

Sempre qui ho dato soluzione al problema inerente al webasto cooking acquistando un fornelletto Camping Gas con relative cartucce: dopo ho potuto riprendere a cucinare a bordo gestendo con avvedutezza la cambusa in quanto l'avaria che andrà sistemata segnala la ricezione di tensione inferiore ai 10,5 volt anche quando il display ne segnala fra i 12,4 ed i 14 e pertanto anche il frigorifero è inutilizzabile.

A seguire mi sono spostato a Siena dopo aver visitato sia Cortona che Lucignano: le località sono sempre posizionate sui cucuzzoli e le strade spesso non sono troppo ampie, quindi molta attenzione nel procedere e nel trovare il parcheggio.

A Cortona sapevo che, a richiesto presso il Comune, sarebbe stato possibile visitare la sala delle adunanze e tanto ho fatto per poterci mettere il naso.

In serata sono giunto al parcheggio di Siena indicato dalla cartellonistica e mi sono sistemato adeguatamente; poi sono andato alla ricerca dei ticket per l'autobus che mi avrebbe condotto in piazza del campo.

Così prima delle otto ero già a bordo e ho potuto godermi una visita che è durata sino alle 17, sempre camminando su e giù per raggiungere i vari siti di interesse.

Con grande soddisfazione ho utilizzato come traccia durante tutto il viaggio le guide raccolte con il Corriere della Sera in tempi oramai remoti.

Sono rimasto assai appagato da ciò che ho potuto ammirare; addirittura strabiliato dalla vicinanza al super centro di una realtà agricola dalla quale ho avuto for free sia fichi che susine!

Il tempo scorre leggero senza che me ne stia rendendo conto e così, lasciando Siena, ho colto al volo una indicazione carico/scarico H2O per camper apparsa in località Buonconvento: meglio anticipare che trovarsi in difficoltà, anche se di indicazioni simili in questa parte di Italia ne ho viste diverse.

Arrivando a Montalcino sono stato oggetto di attenzione da parte di anziani ciclisti stranieri che hanno trovato modo di salutarmi mentre si stavano spremendo nella salita: non è l'unica manifestazione di simpatia suscitata da Il Nomade, peraltro egli si fa trovare sempre preparato....

Pienza, tappa successiva, non mi ha concesso spazio per la sosta e quindi mi sono visto costretto a saltarla; però i panorami che si sono susseguiti sono stati talmente interessanti da effettuare brevi stop per ammirare.

Per la sera del giorno 20 eccomi arrivato a Montepulciano, sistemato in un ampio piazzale dedicato a sosta camper con bella vista sui dintorni; inoltre comodo per la “scalata” al centro storico.

La giornata di venerdì è stata vissuta in compagnia di Silvia Baglioni, persona conosciuta ai tempi del Senegal e con la quale avevo mantenuto il contatto: è venuta a prelevarmi verso le 11 e da allora siamo stati insieme sino alle 19 impegnando il tempo con tanti discorsi in parte fatti al ristorante Le logge del Vignola. Ottima scelta quella della mia amica: essa ha comportato un aperitivo della casa, pici all'agliata, risotto al tartufo, tagliata ai funghi, Nobile di M.te Pulciano e dolci della casa.

Il piacere di essere stato al ristorante: soddisfatto.

A seguire, dopo il caffè in un locale storico con vista sulla vallata e un'escursione per rivedere/ammirare le bellezze del luogo, ho provveduto all'acquisto di una ceramica precedentemente individuata in un atelier tenuto da una graziosa artista/artigiana. Dopo via sino a Pienza per acquisto di Pecorino sul luogo di produzione. Rientrando ho visto anche la casa di Silvia; dopo esserci lasciati ed una breve sosta a bordo ho deciso di riscalare la montagna con l'intento di acquisire un'altra interessante ceramica che avevo visto in mattinata, ma il nobile intento si è scontrato con l'orario di chiusura e pertanto ho accettato il mio destino.

Sabato, in costanza di tempo splendido, per le solite strade non troppo frequentate ho raggiunto Orvieto. Ho fatto di tutto per poter effettuare la visita, ma i miei ripetuti tentativi sono rimasti senza esito in quanto il parcheggio dedicato ai camper era occupato da vetture. Altra decisione rapida: proseguire verso Viterbo: così è stato.

Prima mi sono trastullato in acquisti in un centro commerciale e dopo mi sono avviato alla ricerca del parcheggio lungo le mura. Non avendolo individuato ho rintracciato quello vicino alla Questura, ottimamente posizionato per la visita a piedi in programma il giorno dopo.

Domenica 23 (stessa data di un matrimonio nel 1961: quello di mia sorella) è stata la giornata ideale per effettuare a piedi la visita della città che ho concluso con il museo archeologico, una vera chicca! Esso risulta essere il più importante museo al modo incentrato sulla vita degli Etruschi, popolazione che non amava combattere e perciò facilmente sopraffatta dai romani.

Durante la notte uno strano sogno: rappresenta un incontro con P.R. durante il periodo dei procedimenti legali; ella mi racconta di una telefonata ricevuta da Marta come se in realtà fossi stato io a riceverla.

Lunedì 24 è il giorno del giro di boa dopo Tuscania e Tarquinia: sono stato in dubbio se raggiungere in treno Luca Presidente BnD a Roma, ma alla fine non è stato possibile. Invece Grazia Disgrazia, che prima della mia partenza mi aveva pregato di contattarla con messaggio W.App. anziché Messanger a causa di problemi di connessione, avrebbe gradito incontrarmi, cosa che avrei anche fatto se l'incontro si fosse localizzato fra A.P. e S.B.Tr., ma per lei ciò non sarebbe stato possibile. Inoltre aveva avanzato l'ipotesi che avrebbe potuto essere uno shock, tanto che io replicai di stare tranquilla perché lo shock non ci sarebbe stato in quanto io ormai mi stavo allontanando dall'area vicino a Roma. La sosta per la notte infatti l'ho passata a Civita Castellana, località raggiunta percorrendo stradine poco frequentate e a tratti anche un po strette.

Martedì 25 ho prima raggiunto Rieti (Medium Totues Italiae), località che rappresentava la sosta del Bus che in una vita precedente mi portava da S.B.Tr. a Roma e viceversa, ma che non avevo mai visitato, e successivamente a L'Aquila.

Ho riportato una piacevole impressione di entrambe, anche se all'arrivo nella città terremotata, per un errore di comunicazione con Silvia Garmin, ho rischiato di rimanere intrappolato nei vicoli della città alta. Sudando le fatidiche sette camicie sono riuscito a districarmi e alla fine ho avuto accesso al parcheggio (anche questo con Questura a vista) senza danni.

Per ciò che ho potuto vedere la città sembra essersi ripresa dalla batosta, anche se alcuni edifici sono ancora in sicurezza.

Mercoledì 26, prima di dirigermi per Amatrice-A.P., ho sostato per una visita ad Amiternum, dove ci sono i resti di un'antico insediamento romano sovrapposto a quello dei Sabini, gli abitanti originali della zona. Una situazione idilliaca di pace agreste ha contribuito a farmi valorizzare la sosta.

Ingenuamente pensavo di raggiungere Amatrice e sostare per pranzo nel luogo dove compii i primi assalti a fuoco in qualità di partecipante al 43° corso A.U.C. .

Poco prima di indirizzarmi al centro storico ho notato le casette dei nuovi mini insediamenti nei quali sono state sistemate le popolazioni, ma non immaginavo che da lì in poi fosse ancora tutta zona rossa.

E' stato un colpo al cuore vedere tutte quelle macerie in fase di rimozione; ho pensato a Beirut, alla Siria. Non potendomi fermare ho ripreso delle immagini mentre percorrevo la strada che fu quella principale della località sentendomi addosso un peso ed il disagio dovuto alla mia ingenuità.

Mi sono poi immesso in una via Salaria completamente diversa da quella che percorrevo nel '68 a bordo della MiniCooper incontrando i paesi che allora sembravano più distanti fra loro.

Lungo tutto il percorso ho notato piccoli agglomerati completamente abbattuti.

Quindi sono entrato ad A.P. e mi sono facilmente collocato nel parcheggio dedicato ai camper, incredibilmente comodo per visitare a piedi la città.

Inutile dire che non ricordavo quasi nulla, anche se l'ultima occasione in cui ci avevo messo piede deve essere stato per Pasqua 1996, relativamente “poco tempo fa”, ma sempre 22 anni sono trascorsi da allora!

Si è trattato quindi di una riscoperta di questa città resa chiara dalla pietra con la quale sono stati costruiti i suoi palazzi e le chiese.

Invece ricordavo la scorpacciata di olive all'ascolana, ma non c'è stato modo di rintracciare il ristorante che, molto probabilmente, non esiste più.

Seguendo i consigli di mio figlio ho utilizzato Trip Advisor per identificare il fornitore del prelibato cibo che ho poi consumato a bordo.

Giovedì 27 mi sono indirizzato verso Nord, ma prima ho fatto sosta a Porto d'Ascoli per acquisti. Durante la sosta ho cercato di capire se poi sarebbe stato meglio raggiungere la zona bresciana o rientrare a casa. Il messaggio ricevuto in serata da All.V.In.(per risolvere problemi di tensione alle utenze) mi è stato di aiuto per decidere che sarebbe stato opportuno rientrare a casa.

Da Porto d'Ascoli a S.B.Tr. è un niente: così mi sono presto ritrovato sul lungomare senza riconoscere i luoghi. Per caso ho colto l'insegna del Seaside sulla mia sinistra: si tratta della costruzione nell'ambito della quale vi è stata la mia prima proprietà immobiliare, quella utilizzata esclusivamente dai miei sino al momento della rivendita.

Poi traffico, semafori e panorami verso il mare insignificanti, mentre quelli verso le colline sono stati sempre gradevoli.

Senza mai sostare se non per soddisfare esigenze tecniche, sul far della sera sono arrivato in vista di Ravenna. A pochi km. dalla meta Silvia Garmin mi impone di girare a sinistra per stradine ed io eseguo pensando che voglia facilitarmi le cose. Ma non è stato così. Dopo aver girato nel buio per diverso tempo, quando mi ha informato di essere arrivati in realtà mi sono trovato chissà dove. Allora ho attivato iPhone e finalmente sono arrivato al parcheggio per i camper, anche questo molto comodo per la visita che effettuerò domattina.

Da domani Silvia Garmin è licenziata per giusta causa!

Venerdì 28 ho voluto usare la bici per raggiungere la zona monumentale; sono rimasto affascinato dai monumenti e dalla storia di questa sede imperiale esattamente come nel 1989 quando, in una situazione familiare diversa, la visitai per la prima volta.

Lasciata Ravenna con l'idea di fermarmi fra Modena e Parma per la notte, alla fine mi sono sentito stimolato a continuare a viaggiare nell'intento di riuscire a recuperare la richiesta di esame per il Pylori nella farmacia dove l'aveva depositata Ivo nella giornata di sabato.

Tutto bene sino a Varese Ligure. Dopo ho cominciato a sentire un brutto rumore che mi ha riportato ai tempi del viaggio nelle Americhe: problemi al gruppo cambio & differenziale. Anzi, solo al cambio perché in quarta marcia, quella della presa diretta, il rumore sparisce.

Con una certa apprensione, cercando di utilizzare solo la quarta (ma come si fa su un territorio come questo?), verso mezzanotte, aiutato nella mia impresa da assenza di traffico, ho parcheggiato nel piazzale del cimitero.

Quindi ho tirato giù l'essenziale e ho guadagnato casa con pensieri poco positivi sul futuro de Il Nomade, con tutto che si era comportato benissimo sino a 30 km. da casa!

La vacanza itinerante però è risultata perfetta.

Sarà stato casuale, ma da allora io ho serbato un ricordo vivo circa la mia partecipazione a quanto accaduto nel Nord Italia all'inizio di novembre del 1966.



Ero un ragazzo di vent'anni e vestivo l'uniforme perché allora questa era la regola.
Avevo partecipato al 43° corso AUC (Allievi Ufficiali di Complemento) ad Ascoli Piceno e successivamente fui destinato - in qualità di Sergente AUC - al 67° Reggimento Fanteria Legnano di stanza alle porte di Verona.

Nel tardo pomeriggio del giorno 2 di novembre 1966 fui mandato in missione straordinaria ed urgente a Pordenone a bordo di uno dei tre o quattro C.M. (camion medio) caricati di viveri destinati a quell'area d'Italia dove le piogge e le esondazioni erano avvenute per prime. 
Fu un viaggio complicato perché molte strade non erano percorribili e molti ponti erano già impraticabili.
Giunti a destinazione nel cuore della notte, scaricati i materiali, il piccolo convoglio invertì immediatamente la marcia per tornare alla base: alla fine tutti eravamo stanchi e provati tanto che ci fu concesso la parte residua del giorno tre di novembre per riposare e recuperare energie.
Grande fu la sorpresa quando il giorno 4 - all'ora del rancio - la tromba chiamò un'adunata generale: il motivo non era lo scoppio di una guerra bensì il disastro provocato dai fenomeni atmosferici a Firenze.


Fu annunciato di prepararci in assetto da battaglia per raggiungere la caserma dei Lupi di Toscana con base a Scandicci dove ci saremmo trattenuti tutto il tempo necessario per portare soccorso alla città di Firenze massacrata dall'esondazione dell'Arno.
Nel tardo pomeriggio la colonna era pronta ed in ordine di marcia: secondo le regole militari allora vigenti si viaggiò a 30 km/ora sino a destinazione.

Fu così che, casualmente, secondo il film uscito nel 2003 con la regia di Marco Tullio Giordana dal titolo "La meglio gioventù", mi ritrovai in quel racconto limitatamente alla parte inerente ai cosi chiamati "Angeli del Fango".


Ricordo turni inumani di 12 ore dalle 6 o 8 di sera sino alle 6 o 8 del mattino con un breve intervallo per una bevanda calda verso le 2 o 3 di notte, eseguiti inizialmente con indumenti inadatti e senza alcun strumento di lavoro adeguato alla bisogna: nel frattempo la devastazione aveva portato via 35 (dico trentacinque) vite lungo il corso del fiume.

Il Comando Generale alla fine mi gratificò con un Encomio Semplice, ma non fu certo per ottenere quel riconoscimento che mi dedicai con abnegazione al compito per il quale ero stato scelto: si trattò di lavorare ogni giorno in un luogo diverso al comando di una squadra di una decina di ragazzi miei coetanei, assecondando le esigenze della popolazione, in un ambiente non sempre amico, spesso al freddo.

Come poi il decorso della mia vita mi insegnò: nulla è per sempre!
Dopo oltre un mese, anche se acciaccato dalla prova, si tornò alla base.
Oramai mancava poco alla nomina a Sotto Tenente di Complemento, nomina che arrivò verso la fine di quello stesso anno e che mi portò all'11° Reggimento Fanteria Casale nei primi giorni del 1967, località dove terminai la "carriera" militare nel successivo mese di luglio.


Recentemente sono tornato a Firenze per trovare qualche traccia di ciò che era accaduto allora: con l'aiuto di gente del posto alla quale chiedevo informazioni alla fine ci sono riuscito!


E' molto triste per me osservare oggi ciò che sta accadendo ovunque lungo la penisola: chissà se i giovani attuali si troveranno pronti a fare qualcosa sporcandosi le mani e mettendo se stessi al servizio di chi è rimasto, spesso ingiustamente, coinvolto nella tragedia.

martedì 9 gennaio 2018

Primo semestre 2018

  1. 28.11.17 in serata volo Milano Malpensa Delhi-Uttar Pradesh by Air India fly dopo aver conosciuto coppia mista lui indiano lei italica con casa a Varanasi; 29.11 Delhi; 30.1.17 Delhi; 01.12.17 Delhi-Bikaner Rajasthan by train; 02.12 Bikaner; 03.12 Bikaner; 04.12 Jaisalmer by train; 05.12 Jaisalmer; 06.12 Jodhpur by Bus; 07.12 Jodhpur; 08.12 escursion villaggi Bishnoi; 09.12 Udaipur by Bus; 10.12 Udaipur, in serata incontro con Nathan; 11.12 escursione a Kumbhalgarh Fort e Ranakpur Jain Temple condiviso con Nathan by Tata Indica; 12.12 by train Cittorgarh visita e proseguimento per Bundi condiviso con Nathan; 13.12 Bundi visita e Pushkar by Bus con Nathan; 14.12 Pushkar condiviso con Nathan; 15.12 Pushkar scuola di cucina condivisa con Nathan che poi parte; 16.12 Ajmer by Bus; 17.12 Jaipur by Bus; 18.12 Jaipur; 19.12 Agra Uttar Pradesh by Bus; 20.12 Taj Mahal all'alba, poi Forte, Akbar e altro; 21.12 Gwailor Madhya Pradesh by Bus; 22.12 Gwalior; 23.12 Jhansi jnc by train e poi Tuc Tuc per Orchha; 24.12 Orchha; 25.12 Orchha Wildlife Sanctuary; 26.12 Khajurao by train; 27.12 Khajurao; 28.12 Khajurao; 29.12 Panna National Park, in serata Varanasi Uttar Pradesh by train; 30.12 Varanasi con 6 ore di ritardo; 31.12 visita a coppia conosciuta a prima dell'imbarco, colazione indiana condivisa e poi grande passeggiata lungo i Ghats;

  2. 01.01.18 Varanasi Ghats e altro; 02.01 malessere, in serata a cena da amici; 03.01 Sarnath by Tuc Tuc; 04.01 problematico trasferimento a Bodhgaya Bihar; 05.01 Bodhgaya; 06.01 Bodhgaya, sensazione di malessere; 07.01 escursione a Rajgir-Nalanda e dintorni in mezzo alla nebbia e malaticcio; 08.01 Bodhgaya visita a scuola buddhista, nel pomeriggio trasferimento by Tuc Tuc condiviso con Igor e Sara (croati di Rovigno) sino a Gaya dove apprendo dell'annullamento del mio treno. Sosta forzata a Gaya; 09.01 in attesa di un treno per Bishnupur West Bengala che continua ad essere segnalato sempre più tardi; 10.01 alle 3.15 imbarco sul treno e arrivo alle 11 circa con visita immediata; 11.01 Kolkàta by train; 12-15.01 Kolkàta; 16.01 Bhubaneshwar Odisha (Orissa) by train; 17.01 Bhubaneshwar (malessere da raffreddamento?); 18.01 Konark; 19.01 Bhubaneshwar; 20.01 Koraput by train; 21 Koraput; 22.01 Visakhapatnam Andhra Pradesh; 23-24.01 Visakhapatnam; 25.01 Chennai (Madras) Tamil Nadu by Bus; 26.01 Chennai; 27.01 Mamallapuram by Bus; 28.01 Mamallapuram; 29.01 Puducherry (Pondicherry) by Bus; 30-31.01 Puducherry; 01.02 Thanjavur by train; 02-03.02 Thanjavur; 04.02 Chennai by train; 05-06.02 Chennai;

  3. 07.02 Colombo Sri Lanka by Indigo fly deposito Samsonite; 08.02 Triangolo culturale Anuradhapura by train, Mihintale by Tata Nano driver Sinethra; 09-10.02 Anuradhapura by Tata Nano; 11.02 Sigiriya-Polonnaruwa-Habarana by Tata Nano; 12.02 Dambulla-Ridi Vihara-Kandy by Tata Nano; 13-15.01 Regione collinare Kandy; 16.01 Ella by train; 17-18.02 Ella con escursione all'ospedale; 19.02 Costa Sud Matara by Bus; 20.02 Galle by Bus; 21.02 Galle; Colombo by Bus recupero Samsonite e proseguimento by Bus Negombo Airport area; 23.02 Chennay-Delhi by Indigo fly; 24.02 Milano Mxp by Air India fly.

Bloccato a Gaya

Venirci per credere: in questa stagione viaggiare nel Nord dell'India comporta un livello superiore di accettazione.

Si, perché la nebbia la fa da padrona, quasi tutti i treni sono a lunga percorrenza, i ritardi si accumulano.
La prima esperienza l'avevo fatta fra Khajurao e Varanasi,  la seconda fra Varanasi e Gaya Jn (in quell'occasione ho dovuto acquistare un nuovo biglietto per un altro treno), la terza è in corso di maturazione.

 Al momento la situazione è la seguente: ieri sera alle 20.30 il treno in servizio da Delhi a Puri non c'era causa rischedulamento!  Railinfo indicava oggi alle 13 come orario.
Inevitabile accasarsi in un hotel di fronte alla stazione di Gaya che è risultato freddo e rumoroso.
Fin dal mattino ho iniziato a controllare e via via l'orario cambiava: prima alle 16, poi alle 18, adesso alle 20.40.
Il problema è  anche che le temperature giornaliere, causa umidità, si percepiscono come più fredde mentre l'abbigliamento al seguito è parzialmente inadeguato.
Per farla breve a mezzanotte sono andato in stazione tenendo sotto controllo l'andamento del treno che è poi arrivato alle 3 passate, ma almeno mi sono tolto dal cul de sac. 

22.07.18

La stagione si sta confermando scarsa, inferiore a quella precedente. Ciononostante non mi preoccupa questo andamento lento con i mesi di alta stagione coperti solo a macchia di leopardo.

Proprio per mancanza di clienti mi sono assentato per una settimana a bordo del Nomade così da ritrovare la mia dimensione ideale: quanto mi piacerebbe riprendere il viaggio interrotto a Panama nel 2013, ma ciò non sarà mai più possibile con quella modalità.

(Note prese durante il viaggio: 1) Che mondo difficile, che vita difficile. Resta l'amore cosmico ad aiutarmi nel procedere verso la meta. 2) Non occorre fare nulla, solo attendere: arriverà il suo momento. B3) A volte vorrei già essere in quell'altrove, come diceva mio padre quando l'interrogavo su dove stesse vagando la sua mente mentre subiva la seduta su una sedia a rotelle: rispondeva “altrove”. Io capii che stava solo attendendo il compimento del suo destino. Ho provato struggimento ed amore per la sua anima rimasta delicata dopo tanto vivere già vissuto. 4) Sono le 10.38: me ne sto seduto al sole lungo la strada per Mavignola. Davanti a me il gruppo del Brenta, i boschi e i prati sottostanti che evidenziano tonalità differenti di verde: sento pace attorno a me.)

E' una questione statistica; il tempo scorre e si porta via gli anni che mi sarà ancora dato vivere: Uno? Due? Dieci? Chi può dirlo. Certo è che l'imbuto si sta restringendo portando con se il percorso con il tunnel finale.

Durante il breve itinerario Il Nomade si è cimentato su passi alpini destreggiandosi in maniera positiva: il tour è stato contraddistinto da visite ad amici a partire da Bruna incontrata a Peio prima della partenza per il Burkina Faso.

Questo incontro ha condizionato il percorso; a seguire Maria e Giancarlo a Mavignola, poi Ezio ad Arco, quindi un pit stop da Beppe per cambio tubo dello snorkel, infine Milano dove sono stato accompagnato da D&D a visitare la casa che rimpiazzerà quella di Via Gaffurio. A Milano ho potuto incontrare anche mio figlio e brevemente pure mio fratello appena rientrato dalla Corsica.

Mentre viaggiavo sono stato preso dall'idea di regalarmi un veicolo come quello attuale dei Menrad: loro hanno abbandonato lo stupendo Volvo super attrezzato con il quale erano in viaggio quando li ho conosciuti in Belize per passare ad un pick-up 4x4 con cellula.

Fantasie, sogni, ma la realtà mi riporta presto al mio posto: viaggerò ancora, spero sino a che potrò, utilizzando aerei e trasporti locali; Il Nomade è stato un grande progetto, affascinante e di grande soddisfazione, ma il suo tempo è passato.

Lo ricordo con nostalgia: da quando iniziò sono già trascorsi otto anni, anni pesanti durante i quali ci sono state mille avventure, mille incontri, mille disavventure; poi gli interventi chirurgici e la sensazione che nulla sarà più come prima.

Ultimamente qui ho continuato a lavorare mediamente dieci ore al giorno; solo ora, dopo aver ingaggiato Laurent, quarantaduenne ivoriano agganciato alla Coop, vedo la fine sia delle sistemazioni agricole che di quelle da artigiano progettista realizzatore.

Prossimamente passerò a dedicarmi a sistemazioni all'interno della appendice dove vivo già dai primi di giugno: tutte queste attività a che pro? Me lo chiedo spesso. Perché va bene il lato estetico e la sostanza, ma è sempre tutto così necessario? O è un modo per non lasciarmi prendere dalla depressione dell'anziano consapevole che la fine del proprio respiro è sempre più prossima?

Peccato essere ancora tanto indietro da restare vittima di illusioni che come minimo portano a delusioni: Gheorghe, storia assurda, i miei figli lontani, uno anche perso, la potente presenza nella mia vita del mondo femminile senza riuscire a costruire niente di duraturo, gli aiuti umanitari sempre più complicati e difficili.

Troverò il tempo per pensare alla prossima partenza: Oriente (Cina – Giappone), ma potrebbe essere anche Sud America.

A volte vorrei che finisse tutto in fretta, ma a volte vorrei invece che non finisse mai!

domenica 3 dicembre 2017

Un altro mondo

Solo 6.500 km. dal Nord Italia, distanza tutto sommato percorsa in poche ore di volo, e poi l'India di Alì Baba e i sette ladroni che è la stessa di Aladino, del Kamansutra, che è tuttora culla di religioni e filosofie in stretta connessione fra ciò che si definisce terreno e ciò che è spirito.
Ogni giorno qui tutto può succedere; è  così che la distanza intesa come spazio prende un'accelerazione in senso temporale.
Le ore si riempiono di incontri casuali e sensazioni con una velocità tale per cui sono trascorsi solo cinque giorni dal decollo avenuto a Malpensa, ma mi sembrano già tante settimane!

P.S.: questa è solo una prova di scrittura di un post effettuata da Smart Phone.  Purtroppo, forse per mia imperizia, non riesco a caricare le foto.
Allora forse sarà meglio seguirmi sula posizione Gaetano Zambon su F.B. dove la scrittura è inesistente, ma le foto sono tante